Un paywall migliore

Chiedere i dati personali per leggere il giornale online: informare bene i lettori è un obbligo, non un favore

Molte testate italiane hanno deciso di dare ai lettori la possibilità di visualizzare gli articoli online scegliendo di sottoscrivere un abbonamento (paywall) o di offrire in cambio informazioni personali. Una strada possibile, ma occorre una comunicazione corretta, non come “premura”, ma perché lo impone la normativa

Pubblicato il 24 Gen 2023

Sergio Aracu

Founding Partner di Area Legale S.r.l.

giornalismo indip

I have a dream. Un sogno nel quale un quotidiano online offra, dietro corrispettivo, le notizie che interessano di più al singolo lettore ma facendolo in modo da restare nell’alveo della conformità alla disciplina in materia di protezione dei dati personali e di quella a tutela dei consumatori. E no, non è semplice, perché il tema è assolutamente controverso e fluido.

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Il dibattito sulla soluzione adottata dalle maggiori testate italiane

Indice di ciò, è stato il fiorire di posizioni diametralmente opposte tra professionisti ed esperti di innegabile spessore, rispetto alla soluzione adottata da alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane, sulla scia di quanto già accade in altri paesi dell’Unione Europea.

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Io stesso, a caldo, dichiarai che probabilmente la strada scelta da quegli editori si sarebbe rivelata in qualche modo percorribile, ma criticai le modalità con cui era stata concretizzata.

Ecco, quindi, il momento per offrire qualche ulteriore spunto di riflessione e discussione su come forse avrebbe potuto essere percorsa quella strada, pur in coscienza del fatto che, almeno sino alla pronuncia dell’Autorità Garante (che speriamo non venga pubblicata prima di questo articolo) è difficile poter affermare di essere nel giusto rispetto ad un tema così pieno di sfaccettature.

Accedere alle notizie in cambio di denaro o di informazioni personali

Il punto di partenza, quindi, è un quotidiano online che, non volendo restringere la sua fruibilità solo a chi lo acquista, permetta al lettore di scegliere tra il pagare un giusto prezzo per leggere davvero tutto o accontentarsi di leggere solo i titoli o gli articoli di fondo. Che lasci, inoltre, al consumatore la scelta tra il pagare quel prezzo in denaro oppure offrire in cambio informazioni che lo riguardano, facendo sì che queste informazioni vengano trattate in modo da far fruire a quel singolo consumatore le notizie di maggiore interesse per lui.

Esempio: Tizio vive a Roma, detesta il calcio, ama la montagna, ama leggere notizie di cronaca. Gradirà, magari, un po’ più di approfondimenti sulla vita nella Capitale e sui rilievi Abruzzesi, con maggiore enfasi e contenuti sui temi di cronaca rispetto agli altri.

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Acquisendo queste informazioni di base (che zona geografica interessa a Tizio, quali argomenti e quale taglio giornalistico), l’Editore potrà offrirgli un’informazione profilata e di sicuro interesse.

Un’informazione che convincerà Tizio a restare fedele alle pagine del giornale, leggere i banner pubblicitari (perché no, anch’essi tarati sui gusti di Tizio).

Tizio, quindi, viene messo di fronte alla scelta tra il pagare il prezzo del giornale o dell’abbonamento o, diversamente, offrire all’Editore la possibilità di raccogliere maggiori informazioni e/o effettuare maggiori trattamenti con le informazioni che Tizio gli ha concesso di conoscere.

Tizio, in questo caso, ha scelto non solo di ottenere la fruizione del giornale, ma di avere un filtro rispetto alle notizie che più gli interessano, scambiando la possibilità di trattare le sue informazioni (al posto di pagare in moneta corrente) con tale servizio ulteriore.

Tizio potrebbe persino decidere di permettere all’Editore di comunicare le informazioni a terzi, affinché questi le processino per potergli inviare delle proposte ad hoc rispetto ai suoi gusti.

La possibilità di un doppio canale di scelta

Ma il quotidiano potrebbe anche, ad esempio, offrire un cosiddetto ‘doppio canale’ di scelta: un prezzo ‘base’, pagato il quale Tizio si assicurerebbe la fruizione di notizie non selezionate per lui e, volendo, con un minor livello di approfondimento e l’opportunità di fare degli upgrade scegliendo tra pagare in moneta o scambiare il miglior servizio con una maggiore pervasività dei trattamenti dei dati sulle sue informazioni personali.

Potrebbe essere un buono strumento di scambio tra Tizio e l’Editore, a patto che il servizio di informazione sia a quel punto estremamente completo, affidabile, tailor-made.

Informazioni chiare e possibilità di controllo sui dati

Sarebbe bene che tutto questo venisse spiegato a Tizio (e a tutti gli altri fruitori o potenziali fruitori del quotidiano), magari anche e soprattutto sulle pagine di quel giornale, con una campagna di informazione moderna, intellegibile, interessante.

Una campagna di informazione preventiva rispetto all’uscita del giornale o, se il giornale già esiste, rispetto al cambio di paradigma che lo porta dall’essere gratuito all’essere a pagamento.

Sarebbe bene che Tizio potesse avere la possibilità di controllare, momento per momento, quante informazioni abbiamo messo a disposizione ed a chi sono state cedute e per quali finalità.

Sarebbe bene che a Tizio fosse offerta la possibilità, giorno dopo giorno, di modificare tali informazioni.

Tizio, in effetti, nel frattempo si è trasferito a Honululu ed ha avuto un colpo di fulmine per il mare, quindi perché continuare a proporgli di leggere articoli sugli scioperi a Roma e sugli incidenti sul Gran Sasso?

Sarebbe bene (addirittura!) altresì avere la possibilità, in ogni momento, di diminuire la quantità di informazioni concesse e/o le possibilità di trattamento, ottenendo notizie meno profilate e/o meno pubblicità, sino ad arrivare a non poter leggere più notizie ed a non ricevere più alcuna pubblicità né dall’Editore né da terzi.

Sarebbe bene, in fine, che se Tizio sceglie di pagare l’abbonamento o comunque in denaro, poi non dovesse subire trattamenti pervasivi dei suoi dati personali, quali ad esempio la profilazione.

A ben vedere, questo è esattamente ciò che accadrebbe qualora avessimo scelto di pagare in moneta e smettessimo di farlo. Magari non rinnovando o revocando il nostro abbonamento.

Correttezza e trasparenza, l’esempio di Ikea

Il sogno che viene qui tratteggiato è, a dirla tutta, stato tradotto in realtà da parte di alcuni players del mercato, certo in contesti differenti, ma comunque significativi.

Portiamo l’esempio di Ikea, per citare un brand da sempre pionieristico nei suoi approcci verso i clienti.

Nel video “Ikea Privacy” viene spiegato, in modo estremamente chiaro ed intellegibile, come funziona la Applicazione web Ikea sotto l’aspetto della raccolta e dell’uso delle informazioni ed è, ad opinione di chi scrive, considerabile un esempio di scuola di come potrebbe e dovrebbe essere condotto un rapporto tra Titolare ed Interessato rispetto allo scambio di informazioni vs la fruizione di un servizio più o meno accurato.

The new IKEA Data Promise gives privacy and transparency to customers

Non premura, ma obbligo di legge

È utile ribadire alcuni concetti fondamentali, tanto per chiarire che molti dei ‘sarebbe bene’ che abbiamo descritto sopra non corrispondono ad una mera ‘premura’ da parte di un Titolare del trattamento ma che, di converso, rispondono a precisi obblighi di legge.

Le norme contenute nel GDPR, come affermato anche nelle Linee guida dell’EDPB sulla trasparenza sono categoriche rispetto alla necessità che i trattamenti vengano spiegati tenendo conto del contesto e, soprattutto, della capacità di comprensione media degli interessati a cui si riferiscono i dati che si intende trattare.

Così come è semplicemente dovuto il rispetto della possibilità di opporsi al trattamento, chiedere la modifica e/o la cancellazione dei dati raccolti.

Una grande attenzione andrebbe poi posta sulla base di legittimità più adatta ad effettuare dei trattamenti come quelli descritti.

Fermo restando che, anche qui, i migliori esperti di privacy in circolazione si sono già espressi e, di nuovo, non in modo univoco, nel nostro piccolo ci limitiamo ad alcune considerazioni meramente tecniche.

Leggittimita del trattamento dati: la strada del consenso

I quotidiani citati, hanno scelto la strada del consenso.

È noto quali siano le caratteristiche del consenso: esso deve essere infatti inequivocabile, libero (liberamente prestato), specifico (ergo granulare), informato, verificabile, revocabile.

Tra tali caratteristiche quella che certamente risulta di maggior rilevanza rispetto all’uso di pay wall è quello della libertà.

Affinché si possa affermare che il consenso ai trattamenti sia reso in modo libero è necessario che sussista un’alternativa davvero equipollente per l’interessato che scelga di non prestarlo, ossia che il servizio per cui è richiesto il consenso sia fungibile e rinunciabile. Alternativa che, a seconda della vision che si intenda adottare, dovrà essere garantita dallo stesso Titolare (cfr. Linee guida 5/2020 sul consenso) ovvero anche da terzi (cfr. Cass. 17278/2018). Grande attenzione va poi riposta rispetto alla effettiva equipollenza del servizio acquistato con denaro rispetto a quello scambiato con la possibilità di trattare informazioni personali e acconsentire a che le informazioni che ci riguardano vengano profilate o trasferite a terzi con finalità di marketing diretto.

È importante sottolineare questo perché anche il fatto di proporre un prezzo irrisorio per la fruizione di un quotidiano (di solito, pochi euro al mese) potrebbe indurre gli interessati a ritenere che l’alternativa sia altrettanto ‘economica’. E così non è, visto che spesso i dati e i trattamenti oggetto di scambio sono estremamente pervasivi della sfera di intimità delle persone (pensiamo a lettori che prediligono notizie scritte da giornalisti politicamente schierati o leggono quotidiani politicamente schierati) o particolarmente invasivi (marketing diretto).

Pertanto, la quantità di informazioni raccolte e la tipologia di trattamenti proposti in scambio rispetto alla fruizione del giornale, per correttezza e trasparenza dovrebbe ad opinione di chi scrive, essere equipollente (come valore) al prezzo proposto per un simile livello di fruizione.

Conclusioni

Se si sceglie di intraprendere la strada del consenso come base di legittimazione ai trattamenti proposti in alternativa al pagamento di una somma di denaro, inoltre, occorre impostare il rapporto in modo da far sì che detto consenso sia richiesto in modo granulare rispetto ai vari trattamenti che si ha intenzione di porre in essere.

Non si può pensare che per Tizio sia la stessa cosa acconsentire al fatto che l’Editore utilizzi i suoi dati di posizione ed i suoi gusti per fornirgli notizie più aderenti alle sue necessità o che trasferisca i suoi dati a dei terzi che, oltre a profilarlo, lo contatteranno anche a fini di marketing.

È necessario che Tizio possa liberamente decidere se acconsentire ad entrambe o ad una sola delle due, avendo ben chiare le conseguenze della sua decisione.

Non dimentichiamo che la granularità del consenso è stabilita con chiarezza sia dalle Linee Guida EDPB n. 5 del 2020, dall’art. 7 del GDPR e dal considerando n. 43, i quali ricordano l’importanza che l’interessato possa prestare un consenso separato a distinti trattamenti.

Questo è il sogno, o forse è solo un semplice, ulteriore e magari ultroneo spunto di riflessione e discussione.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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