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Safer Internet Day: siamo tutti a rischio e non l’abbiamo (davvero) capito



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Nel giorno del Safer Internet Day emergono dati preoccupanti: furti di credenziali, attacchi potenziati dall’AI, bambini online sempre prima e segnali clinici legati a social e videogiochi. Proteggere identità digitale e minori richiede igiene digitale, educazione, strumenti di controllo e politiche pubbliche basate su evidenze

Pubblicato il 10 feb 2026

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu



safer internet day

Il 10 febbraio si celebra il Safer Internet Day, la giornata dedicata alla sicurezza online. I numeri che arrivano dall’Italia e dai rapporti internazionali dicono che non siamo di fronte a un problema solo “tecnico”: l’identità digitale delle persone – adulti e minori – è sempre più esposta, mentre gli attacchi informatici puntano direttamente sulle nostre abitudini, sulle emozioni, sulla distrazione.

Al tempo stesso, è sempre più un problema politico e geopolitico, come si vede dalle ultime spinte normative in Spagna, Francia, Italia per il blocco dei minori sui social e le mosse dell’UE (da ultimo su TikTok).

Norme e politica a parte, però, il Safer Internet Day è un momento per aumentare la nostra consapevolezza digitale. Nostra e dei nostri figli.

I rischi aumentano di continuo.

Nel 2025, secondo l’Osservatorio Cyber di CRIF, in Italia sono stati rilevati circa 1,2 milioni di alert relativi a dati personali esposti online nella sola prima metà dell’anno: in testa compaiono le email e le coppie email/password, spesso poi usate per campagne di phishing e smishing mirate. Sul fronte degli attacchi, un’anticipazione del nuovo Sophos Active Adversary Report indica che nel 2025 le credenziali compromesse sono state la principale causa di incidente informatico, in oltre quattro casi su dieci (42,06%).

L’AI aiuta gli attaccanti e crea nuove minacce (vedi deefake, deepnude).

Sicurezza online e identità digitale: cosa mostrano i numeri

Allo stesso tempo, bambini e ragazzi entrano molto presto in questo ecosistema, spesso senza gli strumenti per difendersi.

Identità digitale sotto attacco: il ruolo delle credenziali

Il furto di dati personali è obiettivo centrale. L’esposizione di email, numeri di telefono e combinazioni di accesso su dark web e open web rende decine di migliaia di utenti italiani vulnerabili a truffe e frodi di identità digitale sempre più raffinate.

Secondo Sophos, nel 2025 le credenziali rubate sono state il vettore più usato per violare reti e account aziendali. I criminali non devono più “sfondare” un perimetro di sicurezza se riescono a farsi consegnare – spesso con un messaggio credibile – la chiave d’accesso.

La dinamica è nota ma continua a funzionare: email e SMS che imitano banche, corrieri, piattaforme note, avvisi di sicurezza apparentemente legittimi, messaggi su WhatsApp che sembrano provenire da colleghi, parenti o clienti. Più dati personali circolano online, più questi messaggi possono essere cuciti su misura, con riferimenti precisi a servizi, acquisti, perfino ai figli.

Attacchi mirati e AI: i nuovi trucchi dei cybercriminali

John Shier, Field CISO Threat Intelligence di Sophos, sottolinea come automazione e intelligenza artificiale generativa stiano moltiplicando velocità e volume degli attacchi. Non è solo una questione di quantità: i testi di phishing, i finti siti di login, i messaggi via SMS o chat sono sempre più curati, grammaticalmente corretti, localizzati e quindi credibili.

L’AI viene utilizzata per costruire campagne estremamente dettagliate, capaci di imitare il linguaggio di un’azienda, di un ufficio HR, di un amico. L’obiettivo resta sempre lo stesso: indurre l’utente a rivelare password o dati finanziari, o a cliccare su link che installano malware.

Questa evoluzione rende più fragile l’idea, ancora molto diffusa, che la cybersicurezza sia un tema solo “da tecnici” o “da IT aziendale”. La prima linea di difesa è diventata il comportamento quotidiano delle persone.

Come l’igiene digitale protegge sicurezza online e identità digitale

I consigli operativi degli esperti sembrano spesso ripetitivi, ma i dati dicono che proprio queste misure di base mancano ancora in molti casi. Da qui riparte anche Sophos, con tre pilastri semplici, ma spesso trascurati:

Aggiornamenti regolari per sistemi, app e dispositivi

Aggiornare sistemi e dispositivi resta la forma più immediata di prevenzione: computer, smartphone, tablet e perfino router di casa non aggiornati diventano bersagli facili. Nella maggior parte dei casi è sufficiente attivare gli aggiornamenti automatici o verificare periodicamente la disponibilità di nuove patch di sicurezza.

Password uniche e gestore affidabile

L’uso di un gestore di password, integrato nel sistema operativo o di terze parti, permette di avere credenziali uniche e complesse per ogni servizio senza doverle ricordare tutte. Così, se un singolo sito viene violato, il danno non si estende automaticamente a tutti gli altri account dell’utente.

MFA e passkey per rafforzare l’accesso

Infine, l’autenticazione multifattoriale (MFA), preferibilmente tramite app di autenticazione e non via SMS, aggiunge un ulteriore livello di protezione: anche se la password viene rubata, l’accesso non è possibile senza il secondo fattore. Si stanno diffondendo anche le passkey, che consentono l’accesso con riconoscimento biometrico sullo smartphone, riducendo l’uso stesso delle password e la possibilità di furto.

Bambini connessi e rischi per l’identità digitale

La questione delle credenziali si intreccia con un’altra tendenza: l’accesso sempre più precoce dei minori a internet e ai dispositivi connessi. Secondo l’Osservatorio SaveFamily, fino al 68% dei bambini inizia a usare la rete prima degli 11 anni. SaveFamily, azienda europea che offre soluzioni tecnologiche per famiglie, raccoglie da tempo le preoccupazioni di genitori che vedono i figli alle prese con smartphone e social senza avere strumenti reali di supervisione.

I principali rischi online per i bambini

I rischi descritti sono ormai ben documentati: esposizione a contenuti violenti o sessualizzati, cyberbullismo, contatti con adulti sconosciuti, dipendenza da schermo, difficoltà a gestire tempo e frustrazione. Molti bambini ricevono uno smartphone completo, con accesso libero al web e ai social, prima di aver maturato le competenze necessarie per orientarsi in un ambiente digitale complesso.

Da qui l’idea di utilizzare dispositivi “ponte”, come gli smartwatch per bambini proposti da SaveFamily, che consentono chiamate solo verso numeri autorizzati, geolocalizzazione gestita dai genitori, pulsanti di emergenza e – soprattutto – l’assenza di browser e social non filtrati. Non si tratta di una soluzione miracolosa, ma di uno strumento di mediazione: permette di garantire comunicazione e sicurezza, limitando al tempo stesso l’esposizione ai contenuti più problematici.

Il punto centrale, però, resta educativo: introdurre gli strumenti in modo graduale, proporzionato all’età e al livello di maturità, con regole condivise e dialogo costante.

AI, Generazione Alpha e sicurezza online e identità digitale in crescita

La Generazione Alpha, nata tra il 2010 e il 2025, cresce in un contesto in cui l’intelligenza artificiale è già parte della vita quotidiana. Assistenti vocali domestici, chatbot generativi, app educative basate su AI: per molti bambini sono strumenti naturali quanto un motore di ricerca o un videogioco.

Un recente vademecum di Kaspersky in occasione del Safer Internet Day ricorda però una serie di punti essenziali per i genitori.

Spiegare ai ragazzi che l’AI può sbagliare

Prima di tutto, è inutile limitarsi a proibire: i bambini troveranno comunque il modo di usare l’AI. Diventa cruciale quindi spiegare che questi sistemi non sono amici né persone, ma strumenti che possono sbagliare, essere parziali o fuorvianti. I ragazzi vanno abituati a verificare le informazioni, proprio come farebbero per una ricerca scolastica, e a non affidarsi all’AI su temi delicati come salute, benessere mentale o sicurezza personale.

Filtri di contenuto, privacy e parental control

Serve poi attenzione agli aspetti tecnici, spesso sottovalutati: molte piattaforme integrano già filtri di contenuto e impostazioni di privacy che possono essere personalizzate in base all’età e ai valori della famiglia. Dove questi strumenti non bastano, può essere utile ricorrere a software di parental control, che limitano app e siti pericolosi e aiutano a gestire il tempo di utilizzo.

Scegliere app affidabili e ridurre le autorizzazioni

Infine, c’è il tema dell’affidabilità delle app: in un mercato in cui nascono continuamente nuovi servizi “AI powered”, diventa essenziale scaricare solo da store ufficiali, verificare l’azienda sviluppatrice e limitare le autorizzazioni richieste, a partire da quelle che riguardano dati personali, microfono e fotocamera.

La raccomandazione di fondo è di restare coinvolti: chiedere ai figli che cosa hanno chiesto all’AI, che risposte hanno ricevuto, che cosa li ha divertiti o messi a disagio. L’obiettivo è passare da un controllo puramente repressivo a un ruolo di guida informata.

Quando la sicurezza online e l’identità digitale diventano un tema clinico

La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) richiama, in un comunicato diffuso per il Safer Internet Day, la necessità di considerare la sicurezza digitale dei minori anche come questione clinica e sociale, non solo tecnologica.

Richiamando dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la società scientifica segnala che una quota significativa di adolescenti tra 11 e 15 anni mostra un uso problematico dei social media, con difficoltà psicologiche associate. Circa il 12% dei ragazzi è a rischio di dipendenza da videogiochi, con impatti rilevanti sullo sviluppo psico-sociale.

Social, videogiochi e impatto sullo sviluppo

SINPIA cita anche un ampio rapporto dell’agenzia sanitaria francese ANSES, che ha analizzato oltre un migliaio di studi sugli effetti dei social sugli adolescenti. Il documento sottolinea come l’esposizione prolungata a piattaforme progettate per massimizzare l’attenzione possa incidere negativamente su sonno, autostima, regolazione emotiva e benessere mentale, soprattutto nei soggetti più fragili e nelle ragazze.

Al centro del ragionamento non c’è la demonizzazione della tecnologia, ma il modo in cui essa si intreccia con i processi di sviluppo neuropsicologico. Bambini e adolescenti non “visitano” il mondo online: spesso lo vivono in modo immersivo, senza confini chiari con l’esperienza offline. Gli algoritmi che personalizzano i feed e le logiche di notifica continua possono amplificare fragilità preesistenti, alimentare confronto sociale negativo, accentuare sentimenti di inadeguatezza o isolamento.

Il ruolo di scuole, pediatri e politiche pubbliche

Per questo SINPIA insiste sulla necessità di politiche pubbliche basate su evidenze scientifiche, formazione specifica per genitori, insegnanti e pediatri, e una regolazione più attenta delle piattaforme, tenendo conto del modo in cui modellano comportamenti ed emozioni dei più giovani.

Dal Safer Internet Day alla cura quotidiana di sicurezza online e identità digitale

Guardando insieme questi contributi – dai dati di CRIF e Sophos alle riflessioni di SaveFamily, Kaspersky e SINPIA – emerge un punto comune: la sicurezza in rete non è più solo un problema di antivirus o di filtri, ma di competenze, cultura e responsabilità condivisa.

Non sappiamo quanto e se le nuove leggi aiuteranno a proteggere meglio i minori e le persone più vulnerabili sui social. Ma appare già chiaro che non bastano e non si tratta solo di vulnerabilità individuale.

Siamo tutti a rischio e tutti dobbiamo imparare a difenderci meglio, con nuova consapevolezza.

Le azioni immediate per gli adulti online

Difendere la propria identità digitale significa, per gli adulti, adottare in modo sistematico strumenti come password manager, MFA e passkey, aggiornare i dispositivi, diffidare di messaggi non richiesti, sviluppare un minimo di “istinto” per riconoscere tentativi di phishing.

Accompagnare i minori e cambiare mentalità

Per i minori, la sfida è ancora più ampia: introdurre la tecnologia con gradualità, creare spazi di dialogo in famiglia e a scuola, coinvolgere pediatri e neuropsichiatri quando emergono segnali di disagio, pretendere da piattaforme e aziende scelte progettuali che riducano i meccanismi più aggressivi di cattura dell’attenzione.

Il Safer Internet Day può essere un momento utile solo se diventa l’occasione per rivedere in concreto le proprie pratiche: controllare se le password sono riutilizzate, attivare l’autenticazione a più fattori dove manca, impostare filtri sui dispositivi usati dai figli, chiarire insieme alcune regole di base sull’uso di social, giochi online e strumenti di intelligenza artificiale.

Il cambio di mentalità passa da qui: considerare l’identità digitale – propria e dei più giovani – come un bene da proteggere ogni giorno.

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