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Sicurezza email: soluzioni avanzate contro phishing, BEC e attacchi AI-driven



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La sicurezza delle email non può più essere trattata come un semplice filtro antispam. Serve una scelta consapevole, basata su efficacia reale, integrazione architetturale e impatto sui processi

Pubblicato il 19 feb 2026



Sicurezza email; atti penali

Le soluzioni di sicurezza email sono diventate una componente critica della strategia di cybersecurity aziendale. Phishing mirato, business email compromise e attacchi di social engineering basati su AI colpiscono oggi processi finanziari, relazioni con i fornitori e identità digitali, spesso senza utilizzare malware o indicatori tecnici tradizionali. Partendo da un simile scenario, scegliere la piattaforma giusta non significa solo migliorare il filtraggio della posta, ma ridurre il rischio operativo, integrare la sicurezza email con identity e security operations e garantire una protezione sostenibile nel tempo.

Scenario attuale: perché la sicurezza email è tornata una priorità critica

La posta elettronica resta il principale vettore di attacco per le organizzazioni, ma la natura delle minacce è cambiata radicalmente. Phishing, business email compromise (BEC) e impersonation attack non si basano più solo su link malevoli o allegati infetti: oggi sfruttano il contenuto del messaggio, il contesto della conversazione e la fiducia tra interlocutori.

Secondo Gartner (Gartner, Overcome AI-Powered Attacks by Leveling Up Your Email Security Platform), gli attaccanti stanno utilizzando gli LLM per automatizzare campagne di phishing sempre più convincenti, riducendo drasticamente i costi operativi e aumentando il ritorno sull’investimento criminale. Questo ha portato a un incremento di attacchi più frequenti, più vari e più difficili da distinguere da comunicazioni legittime, soprattutto nei casi di frodi BEC, vendor email compromise (VEC) e tentativi di account takeover.

Il rapporto CLUSIT 2025 evidenzia che nel primo semestre 2025 sono stati registrati 2.755 incidenti cyber, il valore più alto mai rilevato in un singolo semestre, con una crescita del +36% rispetto alla seconda metà del 2024. Gli incidenti basati su phishing e social engineering rappresentano l’8% del totale, ma il dato più rilevante riguarda la loro pervasività come fase iniziale di attacchi più complessi, spesso combinati con furto di identità e compromissione degli account.

Sempre secondo CLUSIT, nel campione italiano la quota di incidenti con gravità medio-alta continua a crescere: nel primo semestre 2025, il 93% degli attacchi ha avuto un impatto medio o alto, a conferma di una pressione costante sulle organizzazioni, anche quando l’esito non è classificato come “critico”.

Un ulteriore elemento di complessità è legato alla trasformazione dell’infrastruttura IT. La diffusione di piattaforme cloud per la collaborazione e la posta elettronica ha reso meno efficaci gli approcci tradizionali basati esclusivamente sul perimetro. In molti contesti, i controlli nativi offerti dai provider di email non sono sufficienti a intercettare attacchi semanticamente corretti, costruiti su misura per ruoli, processi e relazioni aziendali.

A questo si aggiunge un problema organizzativo: la sicurezza email è spesso frammentata tra più funzioni – infrastruttura, security operations, identity, awareness – con il rischio di punti ciechi nella prevenzione e nella risposta agli incidenti. Anche quando sono presenti soluzioni evolute, la mancanza di integrazione e di una visione multilivello riduce l’efficacia complessiva della difesa.

In questo scenario, la sicurezza email torna a essere una priorità strategica. Non si tratta più solo di filtrare spam o malware, ma di adottare piattaforme capaci di analizzare il comportamento, il linguaggio e il contesto, integrandosi con i processi di risposta agli incidenti e con le altre componenti della strategia di cybersecurity.

Dal gateway tradizionale alle piattaforme cloud-native

Per anni la sicurezza email è stata affidata principalmente ai Secure Email Gateway (SEG), soluzioni progettate per intercettare i messaggi prima della consegna, analizzando allegati, URL e pattern noti di spam o malware. Questo approccio, efficace in un contesto dominato da infrastrutture on-premise e minacce relativamente statiche, mostra oggi limiti strutturali di fronte a campagne di phishing mirate e attacchi BEC basati su linguaggio e contesto.

L’evoluzione delle architetture IT verso servizi cloud e piattaforme SaaS ha favorito la diffusione di modelli alternativi, noti come Integrated Cloud Email Security (ICES). Queste soluzioni operano tipicamente a livello API o tramite connettori, analizzando i messaggi dopo la consegna o in linea con i flussi cloud, con un impatto minimo sull’operatività dell’email.

Il cambiamento non è solo architetturale, ma funzionale. Le piattaforme ICES fanno ampio uso di AI e machine learning, incluse tecniche di natural language processing, analisi comportamentale e social graphing, per individuare anomalie nei contenuti e nei pattern di comunicazione. Questo consente di intercettare attacchi che non presentano indicatori tecnici tradizionali, come link malevoli o allegati infetti, ma che puntano a manipolare il destinatario attraverso messaggi credibili e contestualizzati.

In molti contesti enterprise, la scelta non è più tra SEG o ICES, ma verso un modello ibrido. Le organizzazioni adottano soluzioni cloud-native per compensare le lacune dei gateway tradizionali, creando una difesa più profonda contro minacce avanzate. Questo approccio consente di mantenere il controllo sul traffico email in ingresso e in uscita, integrando al tempo stesso capacità avanzate di rilevamento per BEC, impersonation e account takeover.

La progressiva convergenza tra i due modelli sta inoltre riducendo i confini storici tra gateway e piattaforme cloud. Molti vendor offrono oggi architetture flessibili, in grado di operare sia in modalità predelivery sia postdelivery. Tuttavia, questa flessibilità richiede una valutazione attenta: latenza, complessità operativa e impatto sui flussi di posta diventano fattori critici nella scelta della soluzione più adatta al contesto aziendale.

Attacchi più sofisticati, difese più stratificate

L’aumento della complessità degli attacchi email rende evidente un limite strutturale: nessuna singola tecnologia è sufficiente a fermare tutte le minacce. Anche le piattaforme di sicurezza email più evolute possono intercettare solo una parte degli attacchi, soprattutto quando questi sfruttano credenziali valide, relazioni di fiducia o tecniche di social engineering altamente contestualizzate.

Le più recenti tipologie di attacco tendono a bypassare un singolo livello di controllo, colpendo dove la difesa è più debole. È il caso, ad esempio, delle frodi BEC che utilizzano account compromessi, o delle campagne che sfruttano domini correttamente configurati dal punto di vista tecnico ma usati in modo malevolo. In questi scenari, il solo filtraggio email non è sufficiente.

Per questo motivo, la sicurezza email deve essere inserita in una strategia multilivello, in cui le piattaforme di protezione lavorano in sinergia con altri controlli di sicurezza. L’adozione di meccanismi di autenticazione dei domini riduce drasticamente gli attacchi tramite “impersonificazione”, mentre l’integrazione con soluzioni di identity security consente di mitigare i rischi di sottrazione degli account. Allo stesso tempo, le funzionalità di rilevamento e risposta agli incidenti permettono di intervenire rapidamente quando un messaggio malevolo riesce a superare i controlli iniziali.

Un ulteriore elemento chiave è la visibilità end-to-end. Le organizzazioni che trattano la sicurezza email come un silo isolato faticano a correlare gli eventi con quanto accade su endpoint, identità e ambienti cloud. Al contrario, l’integrazione con piattaforme di security operations consente di arricchire il contesto, migliorare la qualità delle indagini e ridurre il tempo medio di risposta agli incidenti.

Infine, Gartner sottolinea come l’approccio multilivello non riguardi solo la tecnologia, ma anche processi e comportamenti. La combinazione di controlli tecnici, automazione e intervento umano è fondamentale per gestire attacchi sempre più rapidi ed evasivi. In questo modello, la sicurezza email diventa un elemento centrale di una difesa più ampia, progettata per ridurre il rischio complessivo, non per inseguire l’illusione di una protezione totale.

Come valutare una piattaforma di sicurezza email

La scelta di una piattaforma di sicurezza email non può basarsi solo su un confronto funzionale o su promesse di efficacia.

  1. Secondo Gartner (Critical Capabilities for Email Security), il primo criterio da considerare è l’efficacia nel rilevamento delle minacce avanzate, in particolare phishing contestuale, BEC e attacchi di impersonation. Questo richiede motori di analisi capaci di andare oltre firme e indicatori statici, sfruttando analisi semantica, comportamentale e contestuale. Tuttavia, un’elevata capacità di rilevamento perde valore se non è accompagnata da una gestione chiara degli alert e da strumenti che facilitino l’analisi da parte dei team di sicurezza.
  2. Un secondo fattore critico è l’integrazione. Le piattaforme più mature sono quelle che si inseriscono senza frizioni nell’ecosistema esistente, dialogando con soluzioni di identity security, endpoint protection e threat detection and response. Questa integrazione consente di correlare gli eventi email con altri segnali di compromissione, migliorando la qualità delle indagini e riducendo il tempo di risposta agli incidenti.
  3. La facilità operativa rappresenta un ulteriore elemento di valutazione spesso sottovalutato. Console frammentate, policy complesse o flussi di lavoro poco chiari aumentano il carico sul security team e possono rallentare la risposta agli attacchi.
  4. Infine, è fondamentale considerare la copertura dei diversi casi d’uso. Oltre alla protezione in ingresso, molte organizzazioni hanno esigenze crescenti di sicurezza in uscita, legate a data loss, invii errati e compliance normativa. Una valutazione completa deve quindi tenere conto delle capacità di protezione outbound e del supporto a modelli di deployment diversi, inclusi scenari cloud, ibridi e in alcuni casi on-premise.

Prova sul campo prima della scelta definitiva

Nel dominio della sicurezza email, le differenze tra le piattaforme emergono in modo chiaro solo durante l’uso reale. I benchmark teorici e le valutazioni comparative sono utili per restringere il perimetro dei vendor, ma non sostituiscono una prova sul campo condotta nel contesto operativo dell’organizzazione.

Molte criticità segnalate dagli utenti non riguardano tanto l’accuratezza del rilevamento in sé, quanto l’impatto quotidiano della soluzione su processi, persone e flussi di lavoro. Falsi positivi, alert poco contestualizzati o remediation complesse possono annullare i benefici di motori di detection molto sofisticati. Un proof of concept efficace dovrebbe quindi concentrarsi su alcuni aspetti chiave.

  1. Il primo è la qualità del rilevamento su casi d’uso realistici: phishing contestuale, BEC, tentativi di impersonation e messaggi provenienti da domini legittimi ma compromessi. È importante valutare non solo cosa viene bloccato, ma anche come viene spiegata la decisione della piattaforma agli analisti.
  2. Il secondo elemento è la gestione operativa degli incidenti. Le organizzazioni dovrebbero verificare quanto sia semplice investigare un evento, isolare i messaggi già consegnati, attivare azioni correttive e coordinare la risposta con altri strumenti di sicurezza. In questo ambito, l’integrazione con i sistemi di security operations e identity può fare la differenza tra una risposta rapida e una gestione frammentata.
  3. Infine, la prova sul campo consente di valutare l’allineamento con i processi aziendali. Alcune piattaforme sono estremamente efficaci ma richiedono competenze avanzate o un tuning continuo; altre privilegiano l’automazione e la semplicità, a scapito di una minore granularità di controllo. Capire quale modello si adatta meglio alla maturità dell’organizzazione è essenziale per una scelta sostenibile nel tempo.

Sicurezza email: le 5 soluzioni da considerare nel 2026

La scelta di una piattaforma di sicurezza email dipende fortemente dal contesto operativo, dal livello di maturità della funzione di sicurezza e dal tipo di minacce a cui l’organizzazione è maggiormente esposta. Le soluzioni analizzate di seguito rappresentano approcci diversi allo stesso problema: alcune privilegiano l’efficacia contro frodi BEC e phishing mirato, altre puntano su integrazione nativa, copertura funzionale estesa o consolidamento della sicurezza. L’obiettivo non è individuare una soluzione “migliore in assoluto”, ma fornire elementi concreti per capire quale piattaforma risponde meglio a specifiche esigenze di rischio, integrazione e operatività.

VendorPunti di forzaLimiti strutturaliQuando ha più senso sceglierlo
ProofpointProtezione avanzata contro BEC e phishing mirato, ampia copertura inbound e outbound, forte analisi contestualeComplessità operativa, costi elevati, più consoleGrandi organizzazioni con alta esposizione a frodi BEC e team di sicurezza maturi
Microsoft Defender for Office 365Integrazione profonda con Microsoft 365, identity ed endpoint, costo incrementale ridottoEfficacia inferiore sui phishing più sofisticati, DMARC non nativoAziende già standardizzate su Microsoft che cercano baseline solida e integrata
MimecastCopertura funzionale ampia (email security, DLP, archiving, continuity), forte outbound securityLicensing complesso, esperienza amministrativa frammentataOrganizzazioni con esigenze di compliance, archiviazione e continuità operativa
Abnormal AIEccellente rilevamento BEC e social engineering, semplicità di deployment, basso overheadCopertura limitata su outbound, DLP e aspetti infrastrutturaliCome strato aggiuntivo per ridurre il rischio BEC in ambienti cloud
Check Point Harmony Email & CollaborationConsole unificata, buona copertura inbound/outbound, integrazione XDRMeno specializzazione su BEC rispetto ai leaderAziende che puntano a consolidamento e integrazione della sicurezza

Proofpoint

La piattaforma di sicurezza email di Proofpoint è storicamente orientata alla protezione avanzata contro phishing mirato, business email compromise (BEC) e account takeover, con un posizionamento forte nelle grandi organizzazioni e nei contesti enterprise complessi. L’offerta combina protezione inbound, sicurezza outbound, gestione dell’identità e capacità di analisi del rischio umano, andando oltre il semplice filtraggio dei messaggi.

Secondo l’ultimo Magic Quadrant di Gartner (Gartner, Magic Quadrant for Email Security), Proofpoint si distingue per l’ampiezza funzionale e per l’efficacia nel contrasto agli attacchi di social engineering, in particolare quelli che sfruttano relazioni di fiducia consolidate e flussi di comunicazione legittimi.

La piattaforma integra motori di analisi semantica e comportamentale per individuare email fraudolente anche in assenza di indicatori tecnici tradizionali. Supporta modelli di deployment flessibili, inclusi gateway e integrazione API con i principali servizi di posta cloud, e offre funzionalità avanzate di DMARC, DLP, cifratura e protezione outbound. Un elemento distintivo è la capacità di correlare eventi email con segnali provenienti da identità e altri sistemi di sicurezza, migliorando il contesto investigativo.

Punti di forza principali

  • Elevata efficacia contro BEC e phishing mirato, confermata da feedback costanti degli utenti enterprise
  • Ampia copertura funzionale, che include protezione inbound, outbound e gestione del rischio umano
  • Analisi contestuale avanzata, basata su linguaggio, comportamento e relazioni tra interlocutori
  • Supporto a scenari complessi, inclusi ambienti ibridi e integrazioni con tool di security operations
  • Approccio maturo alla remediation, con strumenti per la gestione post-consegna dei messaggi malevoli

Aspetti che richiedono attenzione

  • Complessità operativa superiore alla media, soprattutto in ambienti con risorse di sicurezza limitate
  • Esperienza amministrativa frammentata, con più console e moduli da gestire
  • Costi elevati rispetto a soluzioni più focalizzate o cloud-native
  • Sovradimensionamento possibile per organizzazioni di piccole dimensioni o con requisiti meno avanzati

Microsoft

Microsoft offre la sicurezza email attraverso Defender for Office 365, integrato nativamente nell’ecosistema Microsoft 365. La soluzione è progettata per proteggere la posta elettronica e gli strumenti di collaborazione da phishing, malware, BEC e attacchi di account takeover, facendo leva su telemetria globale, segnali di identità e integrazione con le altre componenti di sicurezza Microsoft.

Il posizionamento di Microsoft è fortemente legato alla diffusione capillare della piattaforma: per molte organizzazioni rappresenta il primo livello di difesa email, spesso già incluso nei bundle di licenza.

Defender for Office 365 combina protezione inbound, analisi di allegati e URL, sandboxing e funzionalità di risposta post-consegna. Sul fronte outbound, sfrutta le integrazioni con Microsoft Purview per DLP e cifratura. La piattaforma è strettamente integrata con Defender, Entra ID e Sentinel, consentendo una visione unificata degli incidenti email all’interno delle operazioni di sicurezza.

Un elemento distintivo è l’uso di intelligence su larga scala, alimentata dall’osservazione di miliardi di segnali provenienti dall’ecosistema Microsoft.

Punti di forza principali

  • Integrazione nativa con Microsoft 365, senza necessità di componenti aggiuntivi
  • Ampia visibilità sugli incidenti, grazie all’integrazione con identity, endpoint e SIEM
  • Copertura funzionale estesa, soprattutto nei piani E5 e superiori
  • Facilità di adozione per organizzazioni già standardizzate su Microsoft
  • Costo incrementale contenuto rispetto a soluzioni best-of-breed, se incluso nelle licenze

Aspetti che richiedono attenzione

  • Efficacia limitata sui phishing più sofisticati, soprattutto quelli altamente contestualizzati
  • Analisi semantica meno avanzata rispetto ai vendor specializzati in BEC
  • DMARC management non nativo, che richiede soluzioni esterne
  • Necessità frequente di integrazione con soluzioni terze, per livelli di protezione più elevati

Mimecast

Mimecast è uno dei player storici della sicurezza email e si posiziona come piattaforma completa per la protezione della posta elettronica, dei canali di collaborazione e delle comunicazioni in uscita. L’offerta è particolarmente apprezzata dalle organizzazioni che, oltre alla difesa dalle minacce, hanno esigenze strutturate di email archiving, continuity e compliance.

La piattaforma supporta sia modelli Secure Email Gateway (MX) sia integrazione API, con differenze funzionali tra i due approcci. Sul fronte della protezione inbound, Mimecast combina analisi dei contenuti, analisi degli artefatti e rilevamento semantico per contrastare phishing, malware e BEC. Integra inoltre funzionalità di browser isolation per la gestione sicura degli URL sospetti.

Sul versante outbound, Mimecast offre DLP, cifratura, protezione contro invii errati e strumenti di supporto alla compliance normativa. La soluzione include anche DMARC management, archiviazione email e funzionalità di security awareness, rendendola una piattaforma trasversale per la gestione del rischio email.

Punti di forza principali

  • Copertura funzionale molto ampia, che va oltre la sola protezione inbound
  • Forti capacità di sicurezza outbound, utili per compliance e riduzione del rischio umano
  • Supporto a casi d’uso enterprise, inclusi archiving e continuity
  • Rilevamento efficace del phishing, con buona visibilità delle decisioni di sicurezza
  • Ampia diffusione e maturità della piattaforma, con roadmap consolidata

Aspetti che richiedono attenzione

  • Esperienza amministrativa frammentata, con più console per moduli diversi
  • Differenze funzionali tra deployment MX e API, che richiedono valutazioni preventive
  • Costo complessivo elevato, soprattutto quando si attivano più moduli
  • Approccio meno agile rispetto a vendor nativamente cloud e focalizzati sul BEC

Abnormal AI

Abnormal AI è una piattaforma di sicurezza email cloud-native focalizzata sulla protezione avanzata contro phishing contestuale, business email compromise (BEC) e vendor email compromise (VEC). Il posizionamento è chiaramente orientato all’augmentation dei controlli nativi dei provider email, piuttosto che alla loro sostituzione, con un’attenzione particolare alla riduzione del carico operativo per i team di sicurezza.

Abnormal si distingue per l’uso estensivo di analisi comportamentale e social graphing, risultando particolarmente efficace contro attacchi che sfruttano relazioni di fiducia e flussi di comunicazione legittimi.

La piattaforma opera prevalentemente tramite integrazione API, analizzando i messaggi nel contesto delle conversazioni e dei comportamenti storici degli utenti. I modelli di AI valutano tono, intento, relazioni tra mittente e destinatario e deviazioni rispetto ai pattern abituali. Abnormal estende la protezione anche ai principali strumenti di collaborazione, mantenendo un approccio leggero dal punto di vista infrastrutturale.

La remediation è gestita in modo automatizzato, con azioni post-consegna rapide e una console progettata per semplificare il triage degli incidenti.

Punti di forza principali

  • Eccellente efficacia contro BEC e phishing mirato, anche senza indicatori tecnici evidenti
  • Approccio comportamentale avanzato, basato su social graph e contesto
  • Semplicità di deployment, senza modifiche ai flussi MX
  • Ridotto overhead operativo, con automazione spinta della remediation
  • Ottima esperienza utente per i team di sicurezza, con dashboard chiare e focalizzate

Aspetti che richiedono attenzione

  • Copertura funzionale limitata su aspetti come DLP, cifratura ed email security outbound
  • Assenza di funzionalità infrastrutturali, come gateway, MTA o archiving
  • Dipendenza da soluzioni terze per una protezione email completa
  • Non ideale come soluzione unica, ma come componente di una strategia multilivello

Check Point

Check Point propone la sicurezza email attraverso Harmony Email & Collaboration, una piattaforma progettata per offrire protezione unificata su email e strumenti di collaborazione, integrata nativamente con l’ecosistema di sicurezza Check Point. La soluzione si rivolge a organizzazioni che cercano un equilibrio tra copertura funzionale, semplicità operativa e integrazione con XDR, senza rinunciare a un buon livello di protezione contro phishing avanzato e BEC.

Check Point è riconosciuta per la solidità complessiva dell’offerta e per l’attenzione all’usabilità, risultando una scelta credibile sia come soluzione primaria sia come componente di una strategia di sicurezza più ampia.

Harmony Email & Collaboration supporta modelli di deployment API-based e gateway, e protegge ambienti Microsoft 365 e Google Workspace. La piattaforma utilizza analisi semantica, rilevamento comportamentale e sandboxing avanzato per contrastare phishing, malware e attacchi di impersonation. Offre inoltre funzionalità di DLP, cifratura, DMARC management e protezione outbound, con una console unificata che semplifica la gestione operativa.

Un elemento distintivo è l’integrazione con Check Point Horizon XDR, che consente di correlare gli eventi email con segnali provenienti da rete, endpoint e cloud, migliorando il contesto investigativo e la risposta agli incidenti.

Punti di forza principali

  • Piattaforma bilanciata, adatta a coprire più casi d’uso senza eccessiva complessità
  • Console unificata, che riduce la frammentazione operativa
  • Buona integrazione con XDR, per una visione end-to-end degli incidenti
  • Copertura completa inbound e outbound, inclusi DLP e DMARC
  • Adatta a organizzazioni di medie e grandi dimensioni, con esigenze di consolidamento

Aspetti che richiedono attenzione

  • Meno specializzata sul BEC rispetto a vendor focalizzati esclusivamente su questo vettore
  • Minore profondità analitica rispetto alle piattaforme best-of-breed più avanzate
  • Dipendenza dall’ecosistema Check Point per massimizzare il valore dell’integrazione
  • Possibile sovrapposizione funzionale in ambienti già dotati di più soluzioni di sicurezza

Oltre la tecnologia: persone, processi e integrazione

La scelta di una piattaforma di sicurezza email, per quanto centrale, non è sufficiente da sola a ridurre in modo significativo il rischio. Gli attacchi più efficaci sfruttano infatti comportamenti, contesto e processi organizzativi, aggirando i controlli tecnici quando questi non sono integrati in una strategia più ampia.

Uno dei principali punti di debolezza delle organizzazioni è il trattamento della sicurezza email come un dominio isolato, separato da identità, endpoint e security operations. Questo approccio crea zone di fiducia implicita che possono essere sfruttate, ad esempio attraverso account compromessi o applicazioni autorizzate in modo improprio.

Dal punto di vista delle persone, la sicurezza email resta fortemente dipendente dalle decisioni degli utenti. Anche le piattaforme più avanzate possono fallire se non sono affiancate da programmi di security awareness contestuale, capaci di intervenire nel momento del rischio. In questo senso, Gartner evidenzia come i modelli più efficaci combinino automazione e intervento umano, riducendo l’esposizione senza rallentare i processi di lavoro.

I processi rappresentano il secondo elemento chiave. La capacità di investigare rapidamente un incidente, isolare i messaggi già consegnati e coordinare la risposta tra team diversi è spesso più determinante della singola funzionalità di rilevamento. L’integrazione tra sicurezza email e strumenti di threat detection, investigation and response (TDIR) consente di ridurre il tempo medio di risposta e di limitare la propagazione degli attacchi.Infine, l’integrazione architetturale è ciò che trasforma la sicurezza email da controllo puntuale a leva strategica. L’allineamento con i sistemi di identity, le policy di accesso condizionale e i modelli zero trust permette di ridurre la superficie di attacco complessiva, evitando che l’email diventi l’anello debole della catena. In questo contesto, la sicurezza email non è più un componente accessorio, ma una parte strutturale della postura di sicurezza dell’organizzazione.

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