La security convergence è un approccio strategico indispensabile per le grandi imprese che vogliono proteggere persone, asset e continuità operativa in uno scenario di minacce in costante evoluzione.
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Il nuovo scenario delle minacce: numeri e urgenze
Le grandi imprese, infatti, si confrontano ogni giorno con sfide di sicurezza che vanno oltre i confini tradizionali dell’IT. Non si tratta più di una percezione, ma di una realtà quantificabile: secondo l’ultimo Rapporto Clusit di ottobre 2025, la media mensile di incidenti gravi a livello globale è triplicata in 5 anni, e quelli con impatto “Critico” o “Alto” sono cresciuti del +143%.
In questo contesto, la convergenza tra sicurezza fisica e informatica è un fattore ormai irrinunciabile per poter proteggere persone, asset e continuità operativa. Tuttavia, nonostante la sua importanza cruciale, la Security Convergence non è ancora un argomento “sexy”. Non domina l’agenda mediatica, semplicemente perché non esiste un singolo prodotto da vendere e la sua implementazione è complessa, richiedendo competenze che superano le barriere tradizionali tra il mondo fisico e quello digitale.
Il concetto stesso di sicurezza si è esteso: non riguarda più solo la protezione dei dati, ma la salvaguardia dell’intera operatività aziendale in un ecosistema dove il confine tra fisico e digitale si è ormai dissolto. Questo scenario fa emergere con forza un nuovo paradigma: la security convergence, l’integrazione strategica tra sicurezza fisica, digitale e, come vedremo, operativa, a garanzia di una resilienza solida e di una continuità sostenibile.
Oltre i compartimenti stagni: la sicurezza come ecosistema integrato
Per troppo tempo, la sicurezza è stata concepita come un insieme di compartimenti stagni, con una visione che l’evoluzione tecnologica ha reso ormai obsoleta e pericolosa.
Oggi, la resilienza di una grande corporate dipende strettamente da quella della sua filiera. Si pensi a un fornitore specializzato che produce un componente unico per il settore automotive o aerospaziale. Un suo fermo produttivo si tradurrebbe in un ritardo diretto e costoso per il committente, con la sicurezza del fornitore che diventa parte integrante di quella del cliente.
La dimensione OT: il tallone d’Achille del manifatturiero italiano
A questo, dobbiamo aggiungere una terza dimensione fondamentale: quella dei sensori e della telemetria di fabbrica (OT). Si tratta di un comparto chiave specialmente per il nostro tessuto manifatturiero, che continua ad essere bersaglio primario di attacchi malevoli: nel solo primo semestre 2025, il manufacturing ha subito il 90% del numero totale di attacchi registrati in tutto il 2024.
Immaginiamo un processo chimico a ciclo continuo dove la qualità dipende da parametri controllati da PLC su una rete OT. Se un attacco mirato compromette questi parametri, l’azienda potrebbe accorgersene solo a fine ciclo, con un enorme spreco. Un approccio convergente, invece, è in grado di correlare un’anomalia nei sensori con un evento sospetto sulla rete, permettendo di interrompere il processo quasi istantaneamente.
NIS2: da obbligo normativo a catalizzatore strategico
È proprio in questo scenario che la Direttiva NIS2 interviene, non più come un semplice adempimento normativo, ma come catalizzatore che rende questa visione olistica un obbligo strategico. Imponendo requisiti stringenti sulla gestione del rischio operativo e sulla sicurezza della supply chain, la normativa costringe le organizzazioni a superare definitivamente la vecchia separazione tra IT, OT e sicurezza fisica, rendendo la sicurezza una responsabilità diretta del board, che è chiamato a rispondere non solo della protezione dei dati, ma della continuità operativa dell’intera impresa. Questo cambiamento di prospettiva è esattamente ciò che trasforma un obbligo in un’opportunità strategica.
I quattro pilastri della security convergence in azione
L’opportunità offerta dalla Security Convergence diventa concreta attraverso un approccio che si fonda su due pilastri interconnessi: una piattaforma tecnologica unificata e un SOC (Security Operations Center) Integrato. Questo modello supera la frammentazione tradizionale, trasformando la gestione della sicurezza in un processo data-driven che genera valore misurabile.
- Creare un SOC integrato per la continuità operativa: facendo convergere i flussi di dati provenienti dai sistemi di sicurezza fisica (videosorveglianza, accessi), cybersecurity (allarmi di rete, endpoint) e operativi (sensori OT) in un unico centro di comando, il SOC non è più solo un aggregatore di allarmi, ma un team con competenze trasversali in grado di correlare eventi apparentemente slegati, garantendo reazioni tempestive che salvaguardano l’intera supply chain.
- Implementare una Piattaforma Unificata per una visione completa: è necessario abbattere i silos tra i diversi sistemi di monitoraggio, offrendo un unico pannello di controllo sull’intero perimetro cyber-fisico. Questo permette di ottenere una visione completa e in tempo reale che consente di identificare e neutralizzare minacce ibride (come un attacco informatico veicolato da un’intrusione fisica) e, soprattutto, portare alla luce le vulnerabilità latenti che affliggono il mondo OT.
- Passare da una difesa reattiva a una prevenzione proattiva: la capacità di analizzare dati da fonti diverse, grazie a motori di AI e Machine Learning integrati nella piattaforma, consente di identificare pattern anomali che anticipano un attacco, attivare contromisure automatiche (es. isolare un segmento di rete) e coordinare in modo sinergico l’intervento dei team di sicurezza fisica e digitale. In questo modo, si passa da una logica di reazione al danno a una di prevenzione attiva del rischio.
- Generare efficienza e valore misurabile: la gestione unificata attraverso una singola piattaforma e un unico team di gestione riduce drasticamente la complessità operativa, i costi di manutenzione di sistemi multipli e il numero di falsi positivi da gestire. Inoltre, analizzando i dati reali di funzionamento delle macchine, si possono ottimizzare i cicli di manutenzione predittiva e i processi produttivi. L’investimento in sicurezza si trasforma così da un puro “costo” a un generatore di “efficienza e valore aggiunto”, con un ROI tangibile.
Intelligenza artificiale agentica: il copilota della sicurezza moderna
L’impatto più rivoluzionario dell’AI non è solo nei singoli strumenti, ma nella sua capacità di agire come un sistema di supporto al governo della sicurezza, evolvendo verso una vera “Intelligenza Artificiale Agentica“.
Immaginiamo un copilota per la sicurezza, una piattaforma AI addestrata prima sui principi della Security Convergence e poi sui processi e dati specifici di un’organizzazione. Questo strumento diventa un consulente esperto, sempre disponibile, in grado di rispondere alla domanda che ogni CEO pone al suo CISO: “Siamo sicuri oggi? Quanto siamo sicuri?”.
Grazie all’analisi integrata dei dati provenienti da sistemi fisici, logici e operativi, questo copilota non solo fornisce una valutazione sintetica del livello di rischio, ma offre raccomandazioni concrete, suggerisce le priorità su cui intervenire e aiuta a tradurre il linguaggio tecnico della sicurezza in metriche di business comprensibili al board. L’AI, quindi, sta già cambiando concretamente i paradigmi di gestione, diventando un alleato fondamentale per prendere decisioni informate e strategiche.
Dalla teoria alla pratica: un percorso graduale verso la resilienza
Il Rapporto Clusit evidenzia una verità scomoda: il divario tra la capacità offensiva dei cybercriminali e quella difensiva delle organizzazioni continua ad ampliarsi, e l’Italia indossa purtroppo la “maglia nera” della cybersecurity, subendo il 10,2% degli attacchi globali. Questo non è solo un rischio tecnico, ma uno svantaggio competitivo per il Sistema-Paese. Le grandi imprese non possono più permettersi di “sperare” che non accada nulla.
Per le enterprise, “convergere” significa semplificare la protezione, migliorare la visibilità e accelerare i tempi di risposta. Il momento è favorevole: norme come NIS2 spingono verso scelte più mature, mentre le esperienze sul campo mostrano che l’integrazione tra fisico, digitale e operativo porta benefici misurabili. Il passo successivo? Disegnare un percorso graduale — trimestre dopo trimestre — con la sponsorship del top management, obiettivi chiari e risultati tangibili. Solo così la sicurezza si trasforma da centro di costo a leva strategica per la resilienza e la competitività.














