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Smart city sicura senza violare la privacy: il modello Lignano



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Il Garante ha sanzionato il Comune di Orte per gravi violazioni nella videosorveglianza: assenza di base giuridica, DPIA tardiva e dati conservati impropriamente. A Lignano Sabbiadoro un sistema basato su intelligenza artificiale garantisce sicurezza urbana senza registrare volti né identità personali

Pubblicato il 8 apr 2026

Gea Arcella

Notaio, Assessore al Comune Udine alla smart city ed innovazione digitale



Videosorveglianza nei negozi (1) videosorveglianza e diritti Videosorveglianza e privacy
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Il recente Provvedimento n. 669 del 13 novembre 2025 del Garante per la Protezione dei Dati Personali, relativo al sistema di videosorveglianza del Comune di Orte, offre lo spunto per una riflessione sul complesso rapporto tra le esigenze di sicurezza urbana e la tutela dei diritti fondamentali.

L’evoluzione tecnologica legata agli strumenti collegati a una moderna Smart City ha trasformato i centri urbani in infrastrutture costantemente connesse, dove l’osservazione diffusa tramite telecamere dotate di ottiche miniaturizzate e ad alta definizione rischia spesso di tradursi in una forma di sorveglianza di massa, lesiva delle libertà dei cittadini.

Videosorveglianza tra sicurezza e diritti: i limiti del modello tradizionale

In questo scenario, le pratiche tradizionali di videosorveglianza mostrano gravi limiti legali, spesso sanzionati dall’Autorità. Di contro, il progetto sperimentale “anti-risse” avviato a Lignano Sabbiadoro rappresenta un modello virtuoso, capace di garantire un ambiente sicuro e protetto risolvendo alla radice le violazioni della privacy tipiche dei sistemi tradizionali.

Le violazioni sanzionate dal Garante: il caso Orte

L’istruttoria del Garante sul Comune di Orte ha evidenziato come la videosorveglianza non sia uno strumento “neutro”, ma un trattamento di dati ad elevato impatto che richiede assoluto rigore giuridico. Le principali e più gravi violazioni riscontrate dall’Autorità riguardano:

Assenza di base giuridica e proporzionalità

Il trattamento pubblico di dati non può fondarsi su richiami generici alla sicurezza. A Orte, il “Patto per la sicurezza urbana” siglato con la Prefettura non indicava il numero di telecamere, la loro collocazione o le specifiche valutazioni di necessità e proporzionalità per i singoli siti, rendendo di fatto illegittimo l’intero sistema di monitoraggio.

Grave carenza di trasparenza nell’informativa all’utenza

L’Amministrazione ha mancato di informare correttamente i cittadini, trasformando un requisito sostanziale in un adempimento formale mal gestito. I cartelli di avvertimento di primo livello riportavano finalità inconferenti (come la generica “tutela del patrimonio”), omettevano la base giuridica del trattamento e fornivano QR Code che rimandavano erroneamente a una pagina generica del sito del Garante, ingannando di fatto gli utenti. Inoltre, l’informativa di secondo livello conteneva dati di contatto errati per il DPO (Responsabile della Protezione dei Dati) e ometteva diritti cruciali previsti dal GDPR, come il diritto di opposizione.

Mancata valutazione di impatto (DPIA) preventiva

La Valutazione di Impatto sulla Protezione dei Dati (DPIA) è stata redatta dal Comune solo dopo l’avvio dell’istruttoria da parte del Garante. Questo errore ha trasformato un fondamentale processo decisionale, volto alla prevenzione del rischio prima dell’accensione delle telecamere, in un mero e tardivo documento difensivo.

Conservazione prolungata dei dati personali

Le immagini acquisite venivano registrate e conservate per 7 giorni. Questa archiviazione sistematica di immagini configura una sorveglianza continua che incide profondamente sulle libertà fondamentali degli individui, e che avrebbe richiesto giustificazioni ben più solide di quelle fornite dall’Ente.

La soluzione Privacy by Design di Lignano Sabbiadoro

Partendo da queste problematiche evidenziate nel modello tradizionale, il software sperimentale sviluppato dalla Società Lignano Pineta in collaborazione con lo SMACT Competence Center e il Dipartimento di Scienze Matematiche, Informatiche e Fisiche dell’Università di Udine (guidato dal prof. Gian Luca Foresti) propone un radicale rovesciamento del paradigma tecnologico. Il sistema si avvale di innovativi algoritmi di Computer Vision uniti a telecamere ad alta definizione e collegamenti in fibra ottica FTTH. L’obiettivo principale dell’iniziativa è, infatti, accrescere la sicurezza urbana e la percezione di protezione tra i turisti, rendendo la località balneare un modello tecnologico all’avanguardia. Grazie alla connessione tramite fibra ottica, il prototipo permette di inviare segnalazioni immediate alle autorità locali in caso di emergenza, ma senza registrare immagini di volti, rovesciando il paradigma dei modelli sin qui utilizzati. Le specifiche di questo software, infatti, annullano le criticità evidenziate dal Garante essendo strutturate nel seguente modo:

Elaborazione esclusiva in tempo reale: nessuna data retention

A differenza del caso di Orte, in cui i dati venivano impropriamente conservati per una settimana, il software di Lignano analizza i flussi video esclusivamente in tempo reale. L’assenza totale di registrazione e memorizzazione delle immagini elimina alla radice il problema della ritenzione dei dati personali, mitigando i rischi di accessi abusivi e semplificando enormemente gli oneri di informativa verso il pubblico, poiché la telecamera non crea alcun archivio storico.

Anonimizzazione strutturale attraverso l’analisi dello skeleton

Il recente Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act) classifica i sistemi di identificazione biometrica remota negli spazi pubblici come un “rischio inaccettabile” o “alto”, sottoponendoli a divieti e deroghe severissime per prevenire derive autoritarie. Il sistema di Lignano elude questo rischio progettualmente: il software è addestrato unicamente a riconoscere la variazione di frequenza e l’accelerazione dei movimenti estraendo semplici parametri da un “ipotetico skeleton” (uno scheletro virtuale umano). Di conseguenza, il sistema rileva l’azione (la rissa, lo scippo, il malore) ma non acquisisce alcun dato identificativo o volto.

Inibizione fisica del riconoscimento facciale

Come specificato dai ricercatori dell’Ateneo friulano, vi è un accorgimento tecnico fondamentale per la privacy: la distanza tra l’inquadratura e la scena ripresa è dimensionata in modo tale da rendere fisicamente impossibile l’identificazione dei volti delle persone inquadrate. Questa distanza garantisce che nessun passante possa mai essere riconosciuto, assicurando la riservatezza totale.

Da dispositivi di sorveglianza a sensori di allarme: un modello replicabile

Il monito che emerge dalla sanzione comminata al Comune di Orte è inequivocabile: la sicurezza urbana è un traguardo legittimo e necessario per le amministrazioni, ma non può assolutamente essere perseguita a scapito dei diritti fondamentali della persona. Le statistiche dimostrano che per oltre 3.000 turisti intervistati la sicurezza è il quarto fattore determinante nella scelta di una destinazione di vacanza; tuttavia, riempire le piazze di dispositivi di registrazione non conformi rischia solo di generare pesanti sanzioni.

Il progetto di Lignano Sabbiadoro rappresenta invece un’applicazione veramente innovativa dei principi di minimizzazione dei dati sanciti dal GDPR. L’intelligenza artificiale, in questo caso, interviene a monte: non registra identità cercando illeciti, ma rileva variazioni fisiche di pericolo (l’anomalia cinetica) ignorando chi le compie. Trasformando la telecamera da occhio che “memorizza i cittadini” a semplice sensore che “invia allarmi anonimi alle Forze dell’Ordine”, Lignano Sabbiadoro si propone come un modello tecnologico virtuoso e legalmente inattaccabile, facilmente replicabile su scala nazionale per conciliare il bisogno di una spiaggia sicura con il rispetto assoluto della privacy delle persone.

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