Piano Banda ultra larga, il diavolo è nei dettagli

Il punto sugli scogli da affrontare. Si prospetta un Paese segmentato in cluster di attrattività economica e costi infrastrutturali, ma, implicitamente, anche per livello di concorrenza. E a quali condizioni gli operatori privati accetteranno di passare direttamente dai loro piani attuali a 30 Mbps alle soluzioni per offrire i 100 Mbps?

Pubblicato il 03 Dic 2014

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Piano Banda ultra larga, il diavolo è nei dettagli

Dopo il piano Banda ultra larga governativo, siamo già arrivati in vetta alla cima Coppi? Non proprio, visto che sono abbastanza chiari i prossimi scogli da rimuovere.

Si prospetta un Paese segmentato in cluster di attrattività economica e costi infrastrutturali, ma, implicitamente, anche per livello di concorrenza (le famose aree nere, grigie e bianche), con la delicatezza che questo comporta nell’attivazione di strumenti di incentivazione pubblici, laddove sono già in corso investimenti privati (sebbene con livelli prestazionali di breve periodo inferiore all’obiettivo strategico).

L’accelerazione del passaggio ai 100 Mbps richiederà opportuni approfondimenti per capire a quali condizioni gli operatori privati accetteranno di passare direttamente dai loro piani attuali a 30 Mbps alle soluzioni per offrire i 100 Mbps. Il tutto tenendo in dovuta considerazione gli scenari tecnologici, che il documento descrive ampiamente. Il nodo è già venuto al pettine nelle misure di defiscalizzazione anticipate nel recente decreto Sblocca Italia. Allo stesso tempo, andranno allineati i progetti già avviati nel Mezzogiorno.

L’accesso ai fondi è naturalmente aperto a tutti e vincerà gli eventuali bandi chi presenterà i progetti migliori, ma anche chi dispone delle risorse maggiori. Come è noto, oggi è in corso una nuova fase di investimenti da parte di operatori che stanno duplicando gli investimenti per continuare a sviluppare una competizione di tipo infrastrutturale. La discontinuità che si prospetta richiede un’attenta valutazione dell’impatto sull’assetto competitivo.

La parte riguardante gli scenari regolamentari sconta una discussione ancora in corso (ad esempio sulla componente geografica) e l’esigenza di consolidare un assetto che deve orientare gli investimenti dei prossimi anni. Il documento prospetta diverse opzioni, ma andrà chiarita quale si concretizzerà e come verrà implementata. Allo stesso tempo, il processo di semplificazione amministrativa deve proseguire, dando priorità assoluta all’attuazione concreta delle misure esiste e alle nuove misure da proporre.

Come si è già intuito nella declinazione nella programmazione regionale 2014-2020, le Regioni hanno dedicato un’attenzione molto variabile al tema dell’infrastrutturazione a banda ultralarga. Il coordinamento tra i diversi interventi territoriali e le azioni di allineamento, saranno fondamentali per evitare che si crei un nuovo digital divide infrastrutturale nella programmazione e realizzazione degli interventi.

Per scollinare occorre anche superare le mille difficoltà nell’attivazione delle risorse finanziarie, come sempre apparentemente più facile per quanto riguarda quelle europee, ma maledettamente più complicato per quelle nazionali. La fantasia non è mancata, il totale sarà la somma delle parti.

Come sempre, il diavolo sarà nei dettagli.

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