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Internet, prove tecniche di chiusura? I rischi di censura, sorveglianza e violazioni dei diritti

Internet come lo conosciamo ora è minacciato da svariate strategie di censura, controllo e sorveglianza massiva. Sempre più Stati avallano un modello di cyber-regolamentazione volto a frammentare la rete per controllarla meglio, reprimere il dissenso, violare i diritti umani. Il punto nel Report di Access Now

Pubblicato il 27 Giu 2022

Angelo Alù

studioso di processi di innovazione tecnologica e digitale

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Photo by Michael Dziedzic on Unsplash

Lo stato di salute di Internet non è dei migliori. È un dato di fatto, purtroppo confermato da numerose evidenze riscontrabili nella concreta prassi: da tempo si assiste ad una progressiva involuzione dell’ambiente digitale che esprime il dilagante “lato oscuro” della Rete ancor più accentuato durante l’emergenza pandemica al punto da ipotizzare un graduale e irreversibile peggioramento del cyber-spazio.

La libertà in internet è in declino, tra censura e sorveglianza: lo studio

Ma siamo davvero di fronte all’inesorabile declino della tradizionale Rete globale?

Censura, controllo e sorveglianza massiva

In uno scenario di crescente “balcanizzazione” di Internet prolifera, come criticità sempre più insidiosa, il perfezionamento di svariate strategie di censura, controllo e sorveglianza massiva destinate a stravolgere la tradizionale configurazione della Rete.

Prende così forma un nuovo modello di cyber-regolamentazione, avallato da un crescente numero di Stati, funzionale a realizzare la frammentazione di Internet in una radicata prospettiva di isolamento tecnologico giustificata dall’esigenza di controllare i flussi veicolati online a presidio della sicurezza nazionale.

Da ciò discende, come inevitabile effetto collaterale, il rafforzamento dei centri di potere dominanti anche a costo di erodere lo spazio di libertà configurabile nello spazio virtuale in contrasto con l’originaria visione di Internet, basata sull’accesso, sull’apertura e sulla trasparenza di tale infrastruttura.

Lo studio di Access Now

A conferma di ciò può essere menzionato il recente Report di studio realizzato dall’organizzazione internazionale Access Now nell’ambito della campagna #KeepItOn lanciata da una coalizione che raccoglie, su scala globale, enti di ricerca, attivisti della società civile e studiosi provenienti da oltre cento Paesi, con l’obiettivo di promuovere la tutela dei diritti digitali e sensibilizzare l’opinione pubblica sui possibili rischi provocati dalla chiusura di Internet.

Lo studio si ispira agli orientamenti formalizzati nella risoluzione ONU sulla promozione, protezione e godimento dei diritti umani su Internet, unitamente al rapporto del Consiglio per i diritti umani del 2019 sulla libertà di riunione pacifica e di associazione nell’era digitale , in combinato disposto con  Documento n. 37(2020) sul diritto di riunione pacifica adottato dal Comitato per i diritti umani per sollecitare gli Stati firmatari del Patto internazionale sui diritti civili e politici a non “bloccare o ostacolare la connettività Internet in relazione allo svolgimento di attività pacifiche”.

Prospettando l’avvento di una nuova era di “autoritarismo digitale”, il Report, già noto per aver segnalato nel biennio 2018-2020, almeno 564 arresti in tutto il mondo (localizzate prevalentemente in Africa, Asia-Pacifico, Medio Oriente e Nord Africa), più di recente ha documentato 182 interruzioni di Internet in 34 Paesi nell’ambito di una pervasiva attività di cyber-controllo sfociata in 159 arresti registrati in 29 Paesi soltanto nel 2020, sino a raggiungere il picco di +23 carcerazioni ulteriori nel 2021.

Si intensifica l’uso di strumenti di censura e sorveglianza utilizzati per reprimere il dissenso di avversari politici e azzerare qualsivoglia forma di protesta civile antigovernativa (come, ad esempio, avvenuto in Etiopia, Myanmar e India), unitamente al blocco generalizzato delle piattaforme di comunicazione con l’intento di limitare la condivisione del flusso dei dati, messaggi testuali e contenuti multimediali “anti-regime”, inibendo altresì l’accesso alle reti private virtuali (VPN) per impedire alle persone di aggirare la censura (circostanza riscontrata in Algeria, Giordania, India, Iran, Iraq, Myanmar, Pakistan, Russia, Sudan e Uganda): tali tendenze dimostrano inequivocabilmente il progressivo declino di Internet globale a causa di una sistemica violazione dei diritti umani. Si tratta, peraltro, di un dato verosimilmente sottostimato, poiché la metodologia statistica utilizzata si basa sull’acquisizione di notizie pubblicate dai media o condivise da account personali come casistica limitata rispetto alle ulteriori restrizioni non segnalate o rilevate in sede di analisi.

Internet e funzionamento della democrazia

Preoccupa anche la rilevazione dedicata a monitorare l’impatto di Internet sul regolare funzionamento della democrazia. In particolare, il report citato evidenzia, come pratica sempre più consolidata soprattutto nel continente africano (Ciad, Iran, Niger, Repubblica del Congo, Uganda e Zambia), la chiusura di Internet durante le elezioni, così come risulta diffuso il blocco della Rete durante gli esami scolastici per prevenire il rischio di brogli nel corso dello svolgimento di tali attività didattiche, riscontrabile specialmente nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (Algeria, Etiopia, Giordania, India, Iraq, Mauritana, Siria e Sudan).

Una “tassonomia” dei blocchi di Internet

Dopo aver definito un arresto di Internet un’interruzione intenzionale di Internet e/o dei sistemi di comunicazione elettronica conseguente ad una interferenza – diretta o indiretta – di apparati governativi che, a scopo punitivo, rendono tali infrastrutture inaccessibili o inutilizzabili per una determinata popolazione localizzata in un specifico territorio al fine di controllare il flusso delle informazioni veicolate online, il Report ha predisposto una vera e propria “tassonomia” dei blocchi di Internet, individuando alcuni indici sintomatici delle interruzioni virtuali che, mediante l’implementazione di sofisticate tecnologie, interferiscono sul corretto esercizio dei diritti umani, mettendo a rischio la sicurezza delle persone esposte al pericolo di censure massive in grado di alterare l’esito del processo elettorale, nascondere crimini di guerra e facilitare colpi di Stato.

Otto specifici tipi di “shutdown”

Nell’ambito della “tassonomia” dei blocchi di Internet, sono classificati i seguenti 8 specifici tipi di “shutdown”:

  • chiusura fondamentale dell’infrastruttura (“Fundamental infrastructure shutdown”);
  • blocco del traffico di instradamento (“Routing”);
  • manipolazione del sistema dei nomi di dominio (“Domain Name System (DNS) manipulation”); 4) filtraggio (“Filtering”);
  • ispezione approfondita dei pacchetti (“Deep Packet Inspection”);
  • attacco ad un’infrastruttura “canaglia” non autorizzata (“Rogue infrastructure attack”);
  • negazione del servizio (“Denial of Service attack”);
  • limitazione del flusso dei dati (“Throttling”).

In particolare, la chiusura fondamentale dell’infrastruttura si verifica in presenza di un qualsiasi arresto esterno causato da danni fisici provocati ai sistemi di comunicazione in grado di paralizzarne il relativo funzionamento, con conseguente “spegnimento” della Rete che si prolunga intenzionalmente a seguito della mancata manutenzione della sua architettura tecnica.

Il blocco del traffico di instradamento, senza realizzare un attacco diretto alle infrastrutture fisiche di comunicazione, paralizza il processo di trasferimento dei dati nello scambio tra i diversi nodi collegati alla rete, impedendo la possibilità di qualsivoglia modalità di comunicazione.

La manipolazione del sistema DNS agisce sul corretto funzionamento del protocollo IP provocando, talvolta anche con il supporto degli ISP, un blocco generalizzato del relativo traffico sull’indirizzamento delle risorse veicolate online a causa della mancata fornitura dei servizi digitali di comunicazione.

Il filtraggio consiste in un’attività di selezione dei contenuti realizzata per finalità di censura e controllo del flusso comunicativo condiviso online all’interno di piattaforme sociali, siti web multimediali e servizi di messaggistica, mediante l’installazione di metadati associati a specifiche parole chiave utilizzate dagli utenti per impedirne la diffusione massiva.

L’ispezione approfondita dei pacchetti costituisce un pervasivo controllo dell’ambiente virtuale predisposto per effettuare una sistematica sorveglianza dei contenuti veicolati in Rete mediante l’utilizzo di tecnologie perfezionate anche con il supporto degli operatori telematici in grado di monitorare l’attività degli utenti.

L’attacco ad un’infrastruttura “canaglia” non autorizzata si verifica quando vengono clonate le infrastrutture di comunicazione per controllare, mediante l’installazione di sofisticati strumenti, i contenuti scambiati tra gli utenti su dispositivi mobili e reti Wi-Fi associati all’infrastruttura “canaglia”.

Tecniche per chiudere una piattaforma o una rete

Quando i governi vogliono chiudere una piattaforma o una rete fanno ricorso alla tecnica della negazione del servizio (DoS) per interrompere le comunicazioni scambiate all’interno di un Paese, mentre la limitazione del flusso dei dati viene utilizzata per bloccare l’accesso ad Internet o rendere non disponibili specifiche piattaforme come strumenti destinati alla condivisione di messaggi, anche peggiorando la qualità o la velocità del servizio.

Conclusioni

Di fronte a tale dilagante scenario dalle rilevanti implicazioni negative, peraltro destinato ad un possibile ulteriore peggioramento involutivo nei prossimi anni, la campagna #KeepItOn ha elaborato il Manuale “Internet shutdowns and elections handbook” che funge da guida operativa rivolta agli attivisti, operatori politici e rappresentanti istituzionali, implementando le coordinate formalizzate nel progetto “Eyes on Internet Shutdown: Documenting for Human Rights” per aiutare le persone a documentare le violazioni dei diritti umani a causa della chiusura di Internet, nell’ottica di favorire la più ampia cooperazione tra società civile e settore pubblico sia ex ante in funzione preventiva volta ad anticipare le possibili interruzioni di Internet, sia ex post in funzione riparatoria per monitorare qualsivoglia intervento di censura, monitorando in tempo reale le restrizioni predisposte dai governi con l’intento di ripristinare il corretto funzionamento dell’ambiente digitale, contestualmente alla proficua raccolta di prove utilizzate nei confronti dei presunti responsabili degli illeciti telematici, nell’ottica di facilitare le attività di tribunali e delle organizzazioni internazionali operanti sotto l’effige dell’ONU.

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