social e dati personali

Educare i ragazzi alla privacy: sfruttiamo l’appeal degli influencer



Indirizzo copiato

Le piattaforme digitali devono fornire informazioni sui dati personali in modo chiaro e attraente, considerando l’età media degli utenti. Coinvolgere influencer e migliorare l’alfabetizzazione digitale sono strategie chiave per garantire comprensione e consapevolezza, come evidenziato dall’AI Act e dalle linee guida Agcom

Pubblicato il 4 nov 2024

Sergio Aracu

Founding Partner di Area Legale S.r.l.



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
influencer agcom codice condotta linee guida influencer marketing




Chiunque tratti dati personali è tenuto a garantire che le informazioni dovute per Legge siano erogate agli interessati in modo intellegibile, chiaro e trasparente.

È stato definito autorevolmente che questo dovere si estrinseca nella necessità di valutare il livello medio degli interessati cui ci si rivolge e tarare, quindi, le modalità con cui le informazioni vengono messe a disposizione. E allora perché non provare a sfruttare il potere mediatico degli influencer per educare i giovani sui rischi e le opportunità del mondo online?

Il livello medio di utenza dei social

Quale è il livello medio di utenza di una piattaforma digitale video, o di un social network?

Attualmente: considerando che ciascuna piattaforma ha una fascia di utenza parzialmente difforme, è possibile considerare che il grosso degli utenti medi abbia dai 12 ai 40 anni, con preponderanza di giovanissimi.

Verrebbe automatico, quindi, pensare che le informazioni previste per legge vengano erogate in un formato pensato e studiato per i più giovani.

Ovviamente, così non è.

“Appeal”, inteso come “capacità di attrazione, di richiamo” è un termine forse forte, ma se si legge con attenzione ciò che richiede la Legge e si tiene conto dell’opinione delle Autorità preposte ad interpretarla, è esattamente ciò che ci si attende da parte di chi è tenuto a fornire informazioni in ordine al trattamento di dati personali, in particolare dei minori.

Ed è quindi un dato di fatto che le piattaforme digitali abbiano l’obbligo di studiare le modalità di informazione con maggiore “appeal” per i loro utenti medi, se ci riferiamo alla necessità che essi siano informati in modo chiaro, completo, trasparente ed intellegibile rispetto alle questioni attinenti al trattamento dei loro dati personali.

Ma hanno altresì la responsabilità etica e morale di essere più coinvolgenti ed efficaci anche nel combattere l’analfabetismo digitale inteso come incapacità di comprendere i rischi dei propri comportamenti online (sia attivi che passivi?)

Tutto lascia pensare che la risposta sia sì.

L’AI Act e il concetto di necessaria “alfabetizzazione”

Lo ricaviamo, ad esempio, dall’AI Act, laddove introduce il concetto di necessaria “alfabetizzazione”.

Essa viene intesa come “attività volta ad implementare competenze, le conoscenze e la comprensione che consentono ai fornitori, ai deployer e alle persone interessate, tenendo conto dei loro rispettivi diritti e obblighi nel contesto del regolamento, di procedere a una diffusione informata dei sistemi di IA, nonché di acquisire consapevolezza in merito alle opportunità e ai rischi dell’IA e ai possibili danni che essa può causare”.

Si auspica, inoltre, che la stessa responsabilizzazione possa trovare spazio nelle linee guida Agcom, che dovrebbero essere di prossima emanazione.

E, senza voler entrare nelle altrui competenze, è facile fare una valutazione da “esterni” e presupporre che il canale più intellegibile e attrattivo sia proprio quello che garantisce “appeal” a ciascuna piattaforma.

Arruolare gli influencer per combattere l’analfabetismo digitale

In un futuro prossimo ideale, dovrebbero forse essere (rispetto a piattaforme di intrattenimento video o social) proprio gli influencer (tik-tokers, youtubers, etc.) – debitamente formati e contrattualmente “obbligati” a farlo – a veicolare le informative privacy e, ancora perché no, a contribuire nel modo sicuramente più efficace a combattere l’analfabetismo digitale dei propri followers.

Perché non sfruttare, per il caso delle piattaforme di gaming online, l’appeal dei protagonisti dei vari giochi online, per trasmettere messaggi di informazione e sensibilizzazione prima o durante la sessione di gioco?

E così via, per ciascuna tipologia di piattaforma digitale.

Fatico a pensare che questo sia difficile da realizzare.

Fatico a pensare che questo verrà realizzato in tempi brevi.

Fatico, però, ancora di più a pensare che sia considerabile conforme l’attuale assetto.

L’importanza di una formazione accurata

Mio figlio sa cosa è una VPN e come funziona non perché si è sorbito un padre DPO per 6 dei suoi 12 anni, ma perché, banalmente, ben DUE Youtubers sono sponsorizzati da una nota azienda che vende servizi di VPN e, quindi, ne parlano in modo intellegibile ed evidentemente efficace per qualche secondo in ogni loro video. Full stop. Cos’altro vogliamo aggiungere?

Forse, potremmo solo aggiungere che le informazioni che il suddetto minore (mio figlio) ha acquisito dal suddetti youtuber sono tutte sicuramente corrette dal punto di vista del funzionamento tecnico, ma non altrettanto dal punto di vista della legittimità degli utilizzi prospettati.

Ed è pertanto fondamentale riflettere sull’importanza di fornire una formazione accurata a chi dovesse essere investito dell’onere di promulgare informazione o sensibilizzazione e, al di là di questo, anche a chi si avventura in tali ambiti per fini pubblicitari.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

People&Change

Tutti
AI IN AZIENDA
FORMAZIONE
CULTURA AZIENDALE
COMPETENZE
AI in azienda
Carriera
AI leadership
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x