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Privacy e democrazia digitale: perché la protezione dei dati è decisiva



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Il Data Protection Day 2026 ha richiamato la Convenzione 108 e il valore della protezione dei dati personali. Crescono rischi legati a tecnologia, cookies e data breach. Consapevolezza, trasparenza, accountability e privacy by design diventano leve per imprese e cittadini oggi concreti

Pubblicato il 24 feb 2026

Elisa Romano

Head of Data Protection & Information Security Automobili Lamborghini S.p.A., Board Member Women for Security



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privacy, G7 Garanti privacy 2024 (1) Verticale sulla privacy Protezione dei dati personali




La protezione dei dati personali è diventata un elemento strutturale degli ecosistemi digitali: tutela i diritti, sostiene la fiducia e contribuisce a rendere più trasparenti le decisioni che ci riguardano, soprattutto quando sono mediate da processi tecnologici e algoritmi.

Data Protection Day e origini della tutela dei dati

Questi temi sono stati al centro dell’ultimo data protection day, il 28 Gennaio 2026, ricorrenza grazie alla quale viene dato il necessario rilievo alla protezione dei dati personali, al fine di promuovere pratiche responsabili ed in linea con il dettato normativo. Questa data è stata scelta in quanto richiama la firma della Convenzione 108 del Consiglio d’Europa del 1981, primo trattato internazionale dedicato a questo diritto fondamentale.
Da allora, di strada ne è stata fatta tanta al fine di rafforzare la protezione della sfera privata e delle informazioni degli individui, per quanto, dall’altra parte, la tecnologia ogni giorno mette sempre di più in crisi l’effettiva protezione dei dati personali.

Consapevolezza su consenso, cookies e tracciamento

Per gli esseri umani è necessario avere un controllo di quello che soggetti terzi possono fare con i loro dati, al fine di, in virtù del principio di autodeterminazione, decidere consapevolmente se essere d’accordo oppure no con un determinato trattamento che vede coinvolti gli stessi.

C’è purtroppo ancora molta inconsapevolezza sul diritto alla privacy e, ad esempio, ancora ci si stupisce del fatto che, dopo una ricerca su internet di un determinato prodotto o servizio, si riceva “casualmente” pubblicità relative al medesimo. Molto probabilmente infatti, per fretta e leggerezza, non si è letta bene l’informativa dei cookies in virtù della quale, per un del tutto inconsapevole “consenso”, è stato autorizzato il tracciamento delle attività sul web a scopo marketing da parte di terzi.

Imprese, fiducia e continuità operativa nella gestione dei dati

Per le imprese raccogliere e trattare i dati correttamente è un fattore necessario per poter rimanere sul mercato ed acquisire la fiducia dei clienti, oltre che ovviamente per operare nella legalità, posto che la poca trasparenza e situazioni di crisi che si possono verificare a seguito dell’accadimento di un data breach comportano come conseguenza danni di immagine e perdita di guadagni, oltre che costi nel caso di eventuali sanzioni.

Va inoltre sottolineata la portata strategica che ha la continuità operativa: grazie ad un sistema robusto che tratti i dati correttamente, si riducono i rischi di interruzioni oppure di blocco al trattamento, causati a seguito di incidenti oppure di provvedimenti in tal senso da parte delle Autorità preposte.

Privacy e democrazia digitale nell’ecosistema degli algoritmi

Un ecosistema che tuteli la privacy non è solo più sicuro, ma fondamentalmente più democratico, mettendo l’individuo e i suoi diritti al centro: gli algoritmi influenzano le nostre decisioni, questo deve essere fatto in modo trasparente e proporzionato.
Con democrazia digitale si intende quindi un modello di società in cui i diritti fondamentali delle persone, quale il diritto alla protezione dei dati personali, sono garantiti anche negli ecosistemi digitali. Senza adeguate garanzie si rischia di degenerare in una società di sorveglianza, il cui controllo dei dati si traduce in manipolazione degli individui.

Discriminazione algoritmica, bias e principi della normativa privacy

Gli algoritmi influenzano le nostre scelte: devono quindi farlo solo ed esclusivamente in modo legale. Il rischio di “discriminazione algoritmica” è evidente, laddove le decisioni vengano, ad esempio, prese a svantaggio di determinate categorie di individui, mediante algoritmi che non sono neutrali ma riproducono bias presenti nei dati stessi oppure nella progettazione del sistema. Le conseguenze possono essere gravissime, quali trattamenti non equi tra utenti, riduzione delle opportunità tramite decisioni ingiuste e non oggettive, penalizzazione di determinate categorie di persone. Questo nasce principalmente da dati che non sono completi, incorretti o che sono aggregati sulla base di criteri discriminatori: la corretta applicazione della normativa privacy, attraverso i suoi principi cardine, quali quello della correttezza, trasparenza, proporzionalità e qualità, è quindi fondamentale per prevenire tali situazioni.

Trasparenza e accountability nei processi digitali

Trasparenza e accountability devono essere sempre presenti nei processi digitali per garantire un utilizzo etico, sicuro e conforme a quanto stabilito dalla legge, dei dati personali.

Tutto parte dal principio di accountability, responsabilizzazione del soggetto che tratta i dati, unitamente a quello della trasparenza: quali dati vengono raccolti, per quali finalità, con quali modalità, ed inoltre, come funzionano gli algoritmi che prendono decisioni che impattano gli utenti, sono attività che devono essere approcciate sempre in maniera corretta.

AI Act e principi richiamati dalla protezione dei dati

Nel regolamento europeo sulla intelligenza artificiale vengono richiamati alcuni dei principi cardine del regolamento della protezione dei dati, in primis la trasparenza, che deve essere garantita al fine di fornire all’utente le informazioni necessarie per sapere, prima che venga posto in essere il trattamento, come i suoi dati vengono utilizzati.

Dalla compliance al valore: privacy by design e minimizzazione

Come trasformare la compliance in un valore?
Per riuscire ad ottenere questo cambio di approccio di mentalità, che deve coinvolgere tutta l’organizzazione, bisogna lavorare a livello di consapevolezza: la protezione dei dati non deve essere intesa quale un mero obbligo formale, bensì un elemento strategico che generi qualità e di conseguenza fiducia.
Il principio cardine di questa prospettiva nasce dall’applicazione della “privacy by design”, in virtù della quale qualsiasi nuovo progetto deve essere pensato e disegnato nel rispetto del dettato normativo, grazie ad un processo ben radicato all’interno di una organizzazione, in quanto noto a tutti ed applicato regolarmente. Attraverso la corretta adozione di questa tipologia di processo si riducono i rischi, aumentando la sicurezza dei dati degli interessati.
In aggiunta, nell’ambito di una democrazia digitale, si deve applicare il principio della minimizzazione dei dati, diretta conseguenza di una corretta applicazione del privacy by design: vanno raccolti solo i dati strettamente necessari per le finalità stabilite, che devono essere chiare e proporzionate, e conservati per il solo tempo necessario al raggiungimento delle stesse.

Conclusioni: la protezione dei dati come pilastro democratico

La privacy non è quindi solo una misura tecnica e di organizzazione di protezione dei dati, ma un pilastro essenziale della democrazia digitale. In un mondo governato da algoritmi, intelligenza artificiale e flussi di informazioni globali, la tutela dei dati personali diventa garanzia di libertà, equità e fiducia. Senza privacy, il rischio è una società di sorveglianza, dove il controllo dei dati si traduce in controllo delle persone. Le normative come GDPR e AI Act non sono semplici obblighi, ma strumenti per bilanciare innovazione e diritti fondamentali. Investire in privacy by design, trasparenza e accountability significa rafforzare la resilienza delle organizzazioni e la fiducia dei cittadini. La democrazia digitale si fonda sulla possibilità di partecipare senza timore di abuso dei propri dati: per tale ragione, la privacy deve essere vista non come un vincolo, ma come un valore strategico e un diritto inalienabile nell’ecosistema digitale.

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