Il PNRR digitale si avvia alla chiusura formale, ma la vera partita non è quella contabile: è quella dei risultati concreti ottenuti dalla trasformazione delle pubbliche amministrazioni italiane. Una partita che, stando ai dati e all’assenza di relazioni pubbliche sistematiche, sembra destinata a concludersi senza vincitori.
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Il PNRR si chiude: 194 miliardi spesi senza una strategia
Per la chiusura e altri adempimenti del PNRR il Parlamento ha approvato definitivamente il 15 aprile 2026 il DL 19/2026 e ci sono diverse scadenze (ultima dovrebbe essere quella del 31 dicembre 2026). Per saperne di più rinvio a OpenPNRR. Ma non intendo discutere di questioni amministrative “spicciole”. Alla fine faranno “quadrare” il tutto sotto il profilo formale, contabile, ragionieristico: gestione amministrativa dei progetti. Nessuno “apparirà” responsabile di piani/progetti inconsistenti.
Il “silenzio” più forte coprirà la mancanza di una strategia pubblica su tutto il PNRR. La rendicontazione attraverserà indenne i labirinti amministrativi e progettuali senza particolari problemi. Il settore del digitale apparirà nel suo più grande fulgore di inutilità progettuale (per il futuro; e per avere portato avanti progetti “antichi”).
Intendo riprendere alcune considerazioni già avviate il 24 dicembre 2025 in “Agendadigitale” con l’articolo Cosa resta del PNRR digitale: risultati, costi e nodi irrisolti e riprese nel mio articolo PA digitale: il PNRR ha fallito, ora serve una vera strategia, pubblicato su “Agendadigitale” del 24 febbraio 2026.
Una strategia mancata in un contesto di grande effervescenza tecnologica
Abbiamo speso 194 miliardi senza battere ciglio (ce ne siamo accorti?). Si aprirà la stagione della rendicontazione (cosa hanno fatto i decisori pubblici con i soldi a disposizione e coloro che hanno gestito i progetti e i soldi?) ma oggi dobbiamo occuparci di un “fallimento” di questo piano senza una strategia, senza un “futuro”, con tanti soldi ed interessi da restituire. Perché un Piano di queste dimensioni economiche non ha avuto una strategia (a parte quella della distribuzione “amministrativa” delle risorse e soprattutto il piano digitale previsto dal PNRR non ha avuto una precisa strategia in una situazione internazionale di grande effervescenza tecnologica)?
Due riflessioni sulla chiusura: investimento senza strategia e senza futuro
Si pongono due tipologie di riflessioni: una, relativa alla mancanza di una strategia ed una seconda relativa a come procedere per il futuro quando si decide di investire “soldi propri” e “soldi a debito” e se si tratta di un investimento “pesato”. Le due riflessioni si riuniscono in un unico tema: come pesare l’investimento a fronte di una strategia che pone alla propria base un processo di innovazione da supportare e che poi comporti benefici allo sviluppo del processo di innovazione: verso una nuova cultura della progettazione, della programmazione di settore, verso lo sviluppo di mercati innovativi.
Il DL 19/2026: un decreto “tombale” senza scenario di cambiamento
A leggere il DL 19/2026 (sia nella prima versione parlamentare e sia in quella definitiva di recente approvazione) possiamo concludere che il DL 19/2026 “sistema” le problematiche e le questioni irrisolte. Non offre spunti per una strategia di cambiamento e quindi sarà un decreto “tombale” senza uno scenario di cambiamento. I processi di trasformazione digitale (come le risorse impegnate negli altri progetti o missioni restano pertanto senza risposta) non saranno “pilotati” da nessuno.
Chi risponde ai cittadini sulla qualità degli interventi digitali?
Chi si occuperà di dare una risposta al Paese sulla qualità degli interventi sul settore digitale? Al di là della rendicontazione contabile chi (del Governo: Primo ministro o suo delegato) farà una lettura critica e costruttiva delle risorse impegnate per il digitale? Relazionare sarà un obbligo istituzionale, sociale, economico, tecnologico e di ricerca. Abbiamo speso tanti soldi e le PA non risultano semplificate, trasparenti, con servizi di qualità ai cittadini (art. 7 del Codice dell’amministrazione digitale), con sistemi organizzativi rinnovati (art. 15 del Codice).
Rendicontare è un obbligo: ma le PA non sono semplificate né digitali
Una risposta è necessaria come è mancata una relazione sistematica (anno per anno) sui risultati ottenuti dal PNRR digitale. Abbiamo rappresentato come contributi evolutivi e segnale di cambiamento il fatto che sia stata approvata una legge nazionale sulla IA, o siano state adottate linee guida sull’applicazione della IA alle PA. Ma come si fa a varare cambiamenti senza processi profondi di riorganizzazione e di gestione dei dati, dei documenti, delle informazioni. Quanti dipendenti pubblici sono stati formati al cambiamento sulla base di un programma formativo ben strutturato ed efficace. Quante relazioni sono state diffuse su risultati positivi raggiunti anche nelle fasi intermedie di progetto dal 2022 al 2026? Quante relazioni sui processi di trasformazione digitale sono state diffuse dal Dipartimento per la trasformazione digitale in merito ai processi di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche e dei servizi ai cittadini? Quante relazioni sulla evoluzione tecnologica ed organizzativa delle PA da parte di Agid? Al 2026 cosa ci dicono i responsabili di decisioni sul PNRR digitale e sui risultati raggiunti? Oppure al 2022 le PA erano già “perfette” e bene organizzate cosicché le risorse sono servite a consolidare questa situazione iniziale delle PA? E allora non ci siamo accorti che già eravamo perfetti e bene attrezzati tanto da ritenere inutili piani di riorganizzazione, di semplificazione, ecc. E non c’era necessità di formare i pubblici dipendenti al cambiamento, alla innovazione, ecc. E la nostra dirigenza era già formata a progettare e realizzare processi innovativi per un contesto tecnologico avanzato dove le stesse PA hanno svolto il ruolo di trascinamento produttivo. Ma la nostra dirigenza pubblica a tutti i livelli istituzionali esprime una condizione di transito e di cambiamento molto significativa tale da potere supportare ed accompagnare il processo di transito digitale verso nuove situazioni? E i principi che sono alla base del piano di informatica delle PA (obbligatorio da adottare non solo a livello formale) sono ormai da considerare patrimonio progettuale, organizzativo e tecnologico delle stesse PA? E cosa dire dei sistemi misti analogico/digitale diffusi in tutte le burocrazie pubbliche che creano problemi oggettivi per l’avvio di sistemi nativamente digitali e non più misti. Possiamo continuare all’infinito a sollevare dubbi, problemi, criticità, ecc. ma non siamo riusciti a trovare documenti pubblici di pubblici decisori con analisi positive ed efficaci sui processi di trasformazione digitale.
Dal 2022 al 2026: tanti soldi, tanti progetti, pochi risultati reali
Sulla base di carenza totale di relazioni di qualità sui processi trasformazione e transizione digitale possiamo concludere che dal 2022 al 2026 abbiamo vissuto in una situazione caratterizzata da tanti soldi, da tanti progetti o promesse di progetti ed oggi (2026) faremo i conti con fantasmi digitali.
Tre anni di vuoto digitale: il rischio di un divario sempre più ampio
Gli stessi decisori pubblici di oggi sono in grado di proiettare nel futuro un nuovo approccio strategico? Meglio ancora, il Governo oggi è in grado di definire una strategia per investimenti in innovazione, trasformazione, tecnologia? Restiamo sempre sul digitale. Come pianificare e gestire le risorse per il futuro? Le risorse, non solo quelle economiche ma anche quelle umane, strumentali, ambientali, ecc. Il futuro come nuovo scenario strategico. Oppure il Governo non si occuperà di nuove strategie sul digitale e sul digitale pubblico in particolare e rinvierà tutto al nuovo governo e Parlamento. Resteremo senza informazioni pubbliche, utili e precise fino al 2028: nessuno attiverà analisi e relazioni pubbliche fino alla fine del 2026 (perché alla fine del 2026 dovrebbe chiudersi definitivamente il PNRR). Il 2027 si vota e quindi il PNRR sarà oggetto di marketing istituzionale per i voti. Nel 2028 andremo a regime con un nuovo Governo e Parlamento. Quindi, per tre anni ci sarà un vuoto sui processi innovativi e digitali da parte pubblica: tre anni che aumenteranno ancora di più il divario tra Italia, Europa e resto del mondo. Tre anni di vuoto che contribuiranno a consolidare ed ampliare spazi di mercato (dominio USA) e mi auguro che ci sia più apertura verso tutti i mercati (statunitensi e cinesi). Tre anni di vuoto che non credo saranno bilanciati da grandi sviluppi del settore digitale in UE. Siamo messi proprio male!
Il ruolo della società civile: associazioni e ricerca per colmare il vuoto
Dal 2026 le associazioni di settore, le associazioni e le fondazioni scientifiche e culturali indipendenti potrebbero avviare un processo di analisi e proposte prospettando elementi utili per la costruzione di una strategia nazionale ed europea partecipata ed aperta a tutti coloro che sono in grado di fornire elementi utili. Siamo poco abituati a contributi corali di questo tipo ma non mancano i “cervelli” e le “esperienze” per costruire una visione con il contributo di tutti. Chi si fa avanti? Chi inizia?
Come procedere: progetti veri, risorse pesate, controlli in corso d’opera
Intanto, i decisori pubblici devono operare adottando progetti veri e con risorse pesate con un approccio senza inutili, lunghi e dannosi controlli burocratici, con verifiche dei progetti in corso d’opera e con la pubblicazione delle analisi sui siti delle PA (ai sensi del dlgs 33/2013 e sm).
I sei vincoli da eliminare per attivare vera innovazione nelle PA
Quali sono gli ostacoli concettuali, metodologici ed operativi, reali rilevati in questi 4 anni di PNRR da eliminare per il futuro. Si tratta di alcuni “vincoli” molto forti per attivare processi di innovazione e cambiamento burocratico nella logica della trasformazione digitale:
- I processi innovativi non hanno niente a che fare con modelli organizzativi pubblici datati, non semplificati, con procedure lunghe e complesse, senza considerare i bisogni dei cittadini, ecc.
- Le PA non sono semplificate e le tecnologie non sono in grado di sostituirsi alle amministrazioni non semplificate (anche con il ricorso alla IA).
- Abbiamo bisogno di risorse umane in grado di progettare i cambiamenti, di riorganizzarsi. Le Amministrazioni non sono in grado di “progettare” i cambiamenti.
- I decisori pubblici non possono più seguire logiche di gestione burocratica della spesa pubblica.
- Il criterio di base per valutare i progetti deve essere: non approvare ed adottare progetti che non incidano concretamente sui cambiamenti organizzativi, sulla qualità dei servizi.
- Valorizzare i progetti che riguardano le giovani generazioni.
Una strategia pubblica per PA moderne e nativamente digitali
Una nuova strategia per valorizzare al massimo le PA e le risorse da dedicare ai processi innovativi:
- Attivare e realizzare nuovi modelli organizzativi delle PA (modelli di organizzazioni semplificate, trasparenti, digitali).
- Progettare e realizzare modelli di sostenibilità organizzativa, normativa, tecnologica, digitale, ambientale dei sistemi burocratici pubblici innovativi.
- Progettare e sperimentare modelli organizzativi di servizi semplificati e digitali ai cittadini e alle imprese.
- Adottare solo sistemi documentali nativamente digitali.
- Formare tutti i dipendenti pubblici sui processi innovativi e di cambiamento strutturale e funzionale.
I quattro pilastri dell’amministrazione moderna: semplificazione, trasparenza, digitale, sicurezza
Una amministrazione moderna a norma (secondo le leggi) è una amministrazione:
- Semplificata (legge 241/90 e sm); art. 15 del Codice dell’amministrazione digitale.
- Trasparente (dlgs 33/2013): pubblicare sul sito di ciascuna amministrazione tutto quanto possa essere utilizzato dai cittadini per verificare come i decisori pubblici utilizzano le risorse per le proprie attività decisionali, amministrative, per i servizi ai cittadini.
- Digitale: amministrazioni nativamente digitali ai sensi del Codice dell’amministrazione digitale e delle regole tecniche stabilite dallo stesso Codice.
- Sicura: le amministrazioni devono essere sicure in quanto devono tenere in sicurezza i dati, i documenti, le informazioni, i dati personali, la logistica dove operano i pubblici dipendenti o transitano i cittadini, le tecnologie digitali.
Se manca uno di questi elementi sopra indicati l’amministrazione non può essere valutata “amministrazione moderna”, è una amministrazione certamente non a norma.
Gli enti locali: la priorità dimenticata della strategia digitale italiana
Una particolare attenzione per il futuro Governo e per una nuova strategia di investimento sul digitale pubblico sarà da dedicare al sistema delle autonomie locali. Un sistema molto articolato che comprende amministrazioni provinciali, comunali, piccoli comuni, comuni montani, comuni che operano in aree interne, ecc.
Tutti questi enti locali hanno necessità di entrare dentro un processo di trasformazione digitale in quanto hanno bisogno di:
- riorganizzarsi
- semplificazione
- partecipare a processi di digitalizzazione anche in modalità associata
- ridefinire i propri servizi in rete
- applicare in modo corretto le linee guida Agid
- tenere in sicurezza i dati personali e la documentazione degli enti
- operare per la tutela e la valorizzazione del territorio, dell’ambiente e dei beni culturali
- digitalizzare i sistemi di mobilità e dei relativi controlli
Una strategia pubblica per lo sviluppo dei processi di trasformazione e transizione digitale degli enti locali diventa fondamentale e necessaria per lo sviluppo delle stesse economie locali. Quindi, per il futuro i decisori pubblici (politiche pubbliche a livello nazionale oltre che locale) dovranno prendere in seria considerazione il settore degli enti locali come elemento primario per una strategia del digitale in Italia. Con uno specifico piano dedicato proprio agli enti locali. Gli enti locali potrebbero dare quel contributo (anche come espressione diretta dei cittadini) indicato al precedente punto 3.














Un grosso tema sul cui è rimasto veramente molto da fare, a mio parere, è l’interoperabilità