Gli studi più recenti sulla salute mentale nei paesi OCSE indicano un generale peggioramento negli ultimi 25 anni, soprattutto per quanto riguarda condizioni come la depressione e i disturbi correlati. Analizzando la letteratura scientifica alla ricerca di possibili cause, emergono alcuni macrofattori associati all’aumento del malessere psichico.
Uno di questi è la sovrastimolazione digitale, alla quale molti di noi sono esposti costantemente, soprattutto attraverso i nuovi media. Nonostante la portata del fenomeno, tuttavia, la politica fatica ancora a comprenderlo in modo sistematico e a sviluppare strumenti adeguati per misurarlo e regolamentarlo. Eppure, la sovrastimolazione digitale dovrebbe essere trattata sempre più come un problema di salute pubblica, al pari di altri fattori ambientali che incidono sul benessere psicologico e cognitivo degli individui.
Passando ai dati, sebbene la sovrastimolazione non sia misurabile con un’unica metrica, diversi indicatori mostrano aumenti marcati. Il tempo trascorso davanti agli schermi è cresciuto di circa due o tre volte rispetto ai primi anni 2000: oggi gli adulti passano in media 7–8 ore al giorno sugli schermi (di cui circa 4–5 al di fuori del lavoro), mentre gli adolescenti arrivano spesso a 7–9 ore.
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Sovrastimolazione digitale e frammentazione dell’attenzione
Parallelamente, è aumentata la frammentazione dell’attenzione: il multitasking digitale e il rapido passaggio tra compiti sono diventati la norma, con effetti documentati sul controllo attentivo e sulla memoria di lavoro. Inoltre, gli smartphone hanno introdotto un flusso continuo di interruzioni: un utente medio oggi riceve da alcune decine a oltre 100 notifiche al giorno, contro meno di una decina nei primi anni 2000.
Anche l’esposizione pubblicitaria è esplosa, spesso sotto forma di brevi impressioni visive o digitali, molte delle quali non vengono elaborate consapevolmente. Si è passati da circa 2.000–3.000 messaggi al giorno intorno al 2000 a 6.000–10.000 oggi. Infine, i contenuti stessi si sono accelerati: molte piattaforme digitali propongono nuovi stimoli ogni 0,5–2 secondi, riducendo la tolleranza alla noia e mantenendo elevato il livello di attivazione mentale.
Smartphone, piattaforme digitali ed enshittification
Questi cambiamenti sono dovuti, da un lato, all’introduzione di nuove tecnologie e al fatto che gli smartphone sono diventati strumenti “tuttofare”, sempre accesi e connessi; dall’altro, al progressivo peggioramento delle piattaforme digitali — ciò che Cory Doctorow ha definito enshittification (che possiamo tradurre, con una certa approssimazione, come “escrementizzazione”). Inizialmente progettate come servizi gratuiti per connettere gli utenti e facilitare l’accesso alle informazioni, queste piattaforme tendono nel tempo a trasformarsi in ambienti saturi, che distribuiscono in modo capillare contenuti e pubblicità.
Di conseguenza, gli utenti, per sottrarsi all’inondazione di stimoli “non richiesti”, sono spesso costretti a pagare sottoscrizioni mensili, che di fatto mantengono un livello di servizio precedentemente offerto gratuitamente.
Tutto ciò è avvenuto nell’arco di circa 25 anni, senza che le politiche pubbliche nei paesi OCSE siano riuscite a intervenire in modo significativo per proteggere gli utenti, anche solo rendendo espliciti i rischi connessi all’ecosistema digitale. Sono certamente da accogliere con favore i recenti studi, le azioni legali e le prese di posizione contro i social media che creano dipendenza; tuttavia, per rendere l’esperienza digitale meno nociva per la salute mentale, è necessario prendere seriamente in considerazione i dati sopra riportati e introdurre paletti normativi che tutte le piattaforme e gli operatori del digitale siano tenuti a rispettare.
IA, superstimoli e nuove forme di esposizione digitale
Negli ultimi anni, molte aziende hanno iniziato ad applicare l’intelligenza artificiale alla creazione di pubblicità e di “superstimoli”, cioè contenuti progettati per catturare compulsivamente l’attenzione degli utenti (come animazioni iperrealistiche), sempre più difficili da ignorare. Inoltre, è ormai evidente che moltissime persone, di tutte le età, trascorrono svariate ore alla settimana a interagire con chatbot basati su IA. Naturalmente, è difficile stabilire come normare queste attività affinché risultino il meno possibile dannose per gli individui.
L’IA, infatti, è in continua evoluzione ed è difficile prevedere con precisione quali sviluppi porterà nel medio termine. In ogni caso, quando si parla di regolamentare un settore, è necessario partire da alcuni punti fermi e definire limiti chiari che proteggano gli individui, soprattutto i più giovani, da un ulteriore aumento del tempo trascorso davanti allo smartphone e da superstimoli e interruzioni personalizzate che interferiscono con la capacità di prestare attenzione e portare a termine attività.
Regolamentazione digitale e tutela della salute mentale
È necessario, in altre parole, definire parametri normativi chiari oppure istituire commissioni permanenti incaricate di valutare la qualità delle piattaforme online ed esprimere pareri vincolanti per il decisore politico.
Lo stesso principio dovrebbe valere per chi offre accesso a videogiochi online e, più in generale, per tutti i servizi digitali che possono arrecare danni significativi agli utenti e, indirettamente, alla collettività. Tali decisioni — ed è importante sottolinearlo — dovrebbero rientrare nella competenza di professionisti della salute mentale ed esperti di sociologia, e andrebbero mantenute distinte da questioni più strettamente politiche, come il controllo delle fake news o la regolamentazione dell’informazione sui social network.
La ragione è semplice: evitare che i partiti al governo percepiscano queste commissioni come strumenti potenzialmente ostili o politicamente orientati. È probabile, infatti, che anche le fake news o i messaggi razzisti e discriminatori abbiano effetti negativi sulla salute mentale degli individui; tuttavia, molte forze politiche — che talvolta beneficiano anche della diffusione di tali contenuti — difficilmente sarebbero disposte a sostenere interventi incisivi per limitarli.
Per questo motivo è necessario individuare distinzioni normative che risultino politicamente sostenibili e che possano resistere sia alle pressioni delle piattaforme digitali sia alla polarizzazione ideologica.
Esposizione digitale e benessere delle nuove generazioni
La crisi di salute mentale, che colpisce in particolare le nuove generazioni, rende urgente investire risorse per misurare in modo sistematico l’esposizione digitale e i suoi effetti sulla salute degli individui.
Allo stesso tempo, è necessaria una maggiore pressione da parte della comunità scientifica e degli operatori sanitari affinché il monitoraggio e la regolamentazione delle piattaforme digitali diventino priorità non più rimandabili.
Ignorare questi effetti significherebbe lasciare che l’evoluzione dell’ecosistema digitale continui a procedere più velocemente della capacità delle società democratiche di proteggere il benessere cognitivo e psicologico dei cittadini.
Lista di reference
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