la ricerca

Maternità e digitale, Careggi sperimenta un percorso partecipato



Indirizzo copiato

Al Percorso Nascita dell’AOU Careggi una ricerca indaga bisogni informativi, relazionali e comunicativi delle donne in gravidanza e nel post-partum. Il digitale emerge come supporto possibile, ma solo se progettato per rafforzare orientamento, fiducia e rapporto con i professionisti

Pubblicato il 10 lug 2026

Sabrina Sadocco

Ostetrica con incarico di funzione, Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi



shutterstock_2135271543
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti


La maternità contemporanea è attraversata da profondi cambiamenti sociali, culturali e comunicativi. Le donne diventano madri più tardi, sono più istruite, lavorano e utilizzano strumenti digitali, ma si confrontano anche con reti familiari meno presenti e con minori occasioni di apprendimento informale.

Da questa trasformazione nasce la ricerca realizzata presso il Percorso Nascita dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, nell’ambito del Master in Comunicazione Medico-Scientifica e dei Servizi Sanitari, nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze e il Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS (Centro Ricerche sAu). L’indagine ha esplorato i bisogni informativi, relazionali e comunicativi delle donne durante gravidanza, parto e post-partum, mostrando che il problema non è la mancanza di informazioni, ma la necessità di trasformarle in orientamento, fiducia e continuità relazionale.

La proposta è un ambiente digitale in-formativo, partecipato e validato dai professionisti, capace di integrare informazione, ascolto, relazione e comunità.

Professionisti, reti e strumenti della maternità digitale

La domanda da cui prende avvio la ricerca è semplice solo in apparenza: chi accompagna oggi le donne nel diventare madri? Per rispondere, la revisione della letteratura e l’esplorazione delle risorse disponibili online si sono concentrate su quattro nuclei tematici: la maternità contemporanea, le figure che ruotano attorno alla donna, gli strumenti di comunicazione e informazione utilizzati e i contenuti maggiormente veicolati nei diversi contesti, formali e informali.

La letteratura descrive una maternità sempre più complessa: le donne diventano madri in età più avanzata, sono maggiormente inserite nel mondo del lavoro e sono chiamate a conciliare ruoli molteplici, spesso in un contesto in cui le reti familiari tradizionali risultano meno presenti o meno continuative (Save the Children, 2025). Parallelamente, il sapere materno appare sempre meno trasmesso attraverso l’esperienza diretta e sempre più costruito attraverso una pluralità di fonti esterne.

Accanto ai professionisti sanitari emergono nuove figure di riferimento e nuovi spazi di confronto, che ampliano le possibilità di sostegno ma possono anche produrre disorientamento quando le informazioni risultano frammentate, discordanti o non validate (Save the Children, 2025; Ramchandani, 2020). Diversi studi evidenziano inoltre il crescente utilizzo di siti web, applicazioni, forum e social media per cercare informazioni, condividere esperienze e trovare rassicurazione (Lupton, 2016; Lupton & Pedersen, 2016; Bäckström et al., 2022). Tuttavia, questi strumenti non sembrano sostituire il rapporto con i professionisti sanitari, ai quali continua a essere riconosciuto un ruolo di autorevolezza, affidabilità e contestualizzazione (Bäckström et al., 2022).

Le tecnologie digitali e le prime applicazioni dell’intelligenza artificiale aprono nuove prospettive anche in ambito materno-infantile, soprattutto per quanto riguarda l’accesso personalizzato alle informazioni e il supporto all’orientamento. La letteratura, tuttavia, sottolinea la necessità di preservare la relazione di cura, la responsabilità professionale e la qualità etica dei processi comunicativi (WHO, 2019; Sawalha & Karnowski, 2022; AOGOI, 2025). Anche le prime riflessioni sui Large Language Models come strumenti di supporto alla salute materna evidenziano opportunità rilevanti, ma richiedono ulteriori approfondimenti scientifici, etici e progettuali (Sharmin & Afrin, 2026).

Queste evidenze hanno costituito la base teorica della ricerca sul campo e hanno orientato la successiva progettazione di uno strumento digitale pensato non come semplice contenitore di informazioni, ma come ambiente capace di sostenere orientamento, partecipazione e relazione.

Questionari, letteratura e interviste qualitative

La ricerca ha adottato un approccio integrato, articolato in più fasi.

Una prima fase ha previsto l’analisi della letteratura scientifica e dei principali contributi relativi alla maternità contemporanea, alla comunicazione sanitaria, all’utilizzo degli strumenti digitali e al ruolo dell’intelligenza artificiale nei percorsi di cura.

Parallelamente è stata condotta un’analisi esplorativa dei contenuti presenti online, finalizzata a individuare i temi maggiormente discussi dalle donne durante gravidanza, parto e post-partum. Sulla base delle evidenze raccolte è stato costruito un questionario somministrato a 114 donne afferenti al Percorso Nascita dell’AOU Careggi, con l’obiettivo di esplorare bisogni informativi, fonti utilizzate, aspettative nei confronti dei professionisti e percezione degli strumenti digitali.

La ricerca è stata inoltre arricchita da interviste qualitative rivolte a ostetriche operanti nei principali punti di contatto con le donne lungo il percorso nascita, al fine di approfondire il punto di vista professionale e interpretare i risultati emersi dall’indagine quantitativa.

L’integrazione tra dati quantitativi e qualitativi ha consentito di costruire una lettura più ampia dei cambiamenti che stanno interessando la maternità contemporanea e delle opportunità offerte da nuovi modelli di comunicazione e partecipazione.

Maternità contemporanea tra complessità e relazione

Negli ultimi decenni il percorso verso la maternità è profondamente cambiato. Le donne affrontano la gravidanza in età sempre più avanzata, spesso dopo percorsi professionali consolidati o esperienze personali articolate. La maternità non rappresenta più un passaggio quasi naturale all’interno di una sequenza prevedibile di eventi, ma si inserisce in vite caratterizzate da maggiore complessità e da una continua ricerca di equilibrio tra dimensioni differenti.

Parallelamente è cambiato il contesto sociale nel quale questa esperienza si sviluppa. Le famiglie sono meno numerose, la mobilità geografica è aumentata e molte donne vivono lontane dai propri nuclei di origine. Se in passato era frequente condividere la quotidianità con altre donne impegnate nella cura dei figli, oggi questa possibilità è molto meno diffusa.

La maternità non è soltanto un evento biologico: è un processo di trasformazione personale e relazionale nel quale la donna costruisce progressivamente il proprio modo di essere madre.

Dalle reti familiari all’ecosistema digitale

Per lungo tempo questo processo è stato favorito dalla presenza di comunità familiari e reti femminili nelle quali la maternità poteva essere osservata, condivisa e vissuta quotidianamente: molte competenze non venivano insegnate, venivano assorbite. La maternità era un sapere incorporato nelle relazioni.

Oggi questo modello si è profondamente trasformato. Molte donne arrivano alla gravidanza senza aver mai avuto un contatto diretto con la cura quotidiana di un neonato. Non hanno osservato altre donne allattare, non hanno partecipato all’accudimento di bambini piccoli e spesso non dispongono di una rete familiare sufficientemente vicina da poter svolgere una funzione di accompagnamento costante. Questi riferimenti sono profondamente cambiati e le donne si trovano a costruire il proprio percorso all’interno di un ecosistema nel quale convivono professionisti sanitari, reti sociali, strumenti digitali e nuove forme di partecipazione.

Questo non significa che le donne siano sole. I dati raccolti presso il Percorso Nascita dell’AOU Careggi mostrano infatti la presenza di reti familiari e relazionali generalmente solide. Ciò che sembra essersi modificato è piuttosto il modo in cui avviene la trasmissione dell’esperienza.

Fonti digitali e professionisti nella maternità oggi

I dati emersi dal questionario somministrato alle utenti del Percorso Nascita dell’AOU Careggi mostrano un aspetto particolarmente significativo: il professionista sanitario continua a rappresentare il principale punto di riferimento per le future mamme.

Il 79% delle donne coinvolte nell’indagine indica infatti medici e ostetriche come fonte informativa principale, mentre l’80% dichiara di preferire il colloquio diretto con i professionisti rispetto ad altri strumenti di comunicazione.

Questi dati restituiscono un quadro diverso da quello spesso rappresentato nel dibattito pubblico. Le donne non sembrano sostituire il professionista sanitario con il web; piuttosto, integrano fonti diverse all’interno di un ecosistema informativo più ampio. Il 67% delle intervistate utilizza applicazioni dedicate alla gravidanza e una quota significativa consulta siti web, forum e social network. Tuttavia, questi strumenti non eliminano il bisogno di relazione con i professionisti: al contrario, lo rendono ancora più evidente. Le donne cercano informazioni online, ma continuano a riconoscere nei medici e nelle ostetriche un ruolo fondamentale di autorevolezza, contestualizzazione e rassicurazione. Il dato più rilevante, dunque, è che le future mamme non cercano soltanto informazioni: cercano orientamento.

Dall’informazione all’orientamento nel Percorso Nascita

La questione centrale non riguarda soltanto la disponibilità delle informazioni, ma il modo in cui queste vengono comprese, interpretate e ricondotte all’esperienza concreta delle donne. È in questa prospettiva che il paradigma della Comunicazione Generativa – ideato dal Professor Luca Toschi e sperimentato nei progetti del Centro Ricerche sAu e del Generative Communication Lab Fondazione PIN Università di Firenze – offre una chiave di lettura particolarmente utile.

Applicata al Percorso Nascita, questa prospettiva mostra che migliorare la comunicazione non significa semplicemente aumentare la quantità di contenuti informativi, ma costruire contesti nei quali le donne possano orientarsi, partecipare e trovare risposte coerenti con la propria esperienza.

La maternità, infatti, non è un fenomeno standardizzabile. Ogni donna vive la gravidanza, il parto e il post-partum in modo diverso. Per questo motivo una comunicazione efficace non può limitarsi a fornire informazioni corrette: deve generare relazione, ascolto e partecipazione.

La ricerca ha mostrato come molte donne utilizzino contemporaneamente fonti diverse, mettendo a confronto indicazioni professionali, esperienze personali, racconti di altre mamme e contenuti digitali. In questo scenario il ruolo dei professionisti sanitari non si riduce; al contrario, diventa ancora più importante. Il professionista non è soltanto colui che informa, ma colui che aiuta a interpretare.

Mamme informate, ansia e bisogno di ordine

Le interviste realizzate con le ostetriche coinvolte nella ricerca hanno permesso di osservare il fenomeno da una prospettiva professionale privilegiata. Pur provenendo da contesti diversi e appartenendo a generazioni differenti, le professioniste intervistate hanno restituito un quadro sorprendentemente convergente.

Le mamme di oggi vengono percepite come più consapevoli e informate rispetto al passato. Arrivano agli incontri conoscendo già molti aspetti della gravidanza e del parto: hanno letto, cercato informazioni, consultato applicazioni e confrontato esperienze.

Tuttavia, questa maggiore disponibilità di informazioni non si traduce necessariamente in una maggiore sicurezza. Al contrario, molte ostetriche descrivono donne più esposte all’ansia, più preoccupate di sbagliare e più inclini alla ricerca continua di conferme.

Come racconta una delle professioniste coinvolte: “Le donne arrivano molto preparate, ma spesso hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a mettere ordine tra tutte le informazioni che hanno raccolto”.

Un’altra ostetrica sottolinea come una parte significativa del lavoro assistenziale non consista più nel fornire nuove informazioni, ma nel contestualizzare quelle già possedute dalle donne: “Molte volte non dobbiamo spiegare qualcosa che non conoscono. Dobbiamo aiutarle a capire cosa è utile per loro e cosa invece genera solo preoccupazione”.

Continuità relazionale lungo il percorso nascita

Le interviste mostrano inoltre una crescente richiesta di continuità relazionale. Le donne desiderano sapere che esiste una figura di riferimento capace di accompagnarle nel tempo, offrendo non soltanto informazioni, ma anche sostegno, rassicurazione e ascolto.

La ricerca suggerisce che oggi non basta più poter contare su una fonte informativa autorevole. Le donne cercano anche una presenza relazionale stabile, con la quale costruire fiducia, continuità e confronto lungo tutto il percorso nascita.

Questo bisogno si confronta però con modelli assistenziali sempre più complessi, nei quali l’alternanza di professionisti e servizi può rendere più difficile la costruzione di relazioni continuative. In questo scenario, la relazione diventa parte integrante della qualità percepita dell’assistenza. Tale elemento emerge in modo particolarmente evidente quando si affronta il tema del post-partum.

Bisogni emotivi nella maternità contemporanea

Uno dei risultati più significativi della ricerca riguarda alcuni temi che raramente trovano spazio nei percorsi informativi tradizionali. Durante la gravidanza si parla molto di esami, controlli, diagnosi, travaglio e parto; molto meno, invece, degli aspetti emotivi e relazionali della maternità. Eppure proprio questi aspetti rappresentano una delle principali aree di bisogno espresse dalle donne.

Dall’analisi della letteratura, del web e dei dati raccolti sono emersi con particolare frequenza alcuni temi ricorrenti: la paura di non essere all’altezza del ruolo materno, il senso di inadeguatezza, il bisogno di rassicurazione, il cambiamento dell’identità personale, il baby blues, la trasformazione della relazione di coppia, la sessualità dopo il parto e la gestione del sonno del neonato.

Si tratta di argomenti spesso affrontati nei gruppi social, nei forum e nelle community online, ma ancora poco presenti nella comunicazione istituzionale. I dati della ricerca confermano questa tendenza: il 42% delle donne intervistate dichiara di temere di non essere all’altezza del proprio ruolo di madre.

È un dato che racconta molto della maternità contemporanea e delle aspettative che la accompagnano. La maternità appare oggi sempre più come un’esperienza nella quale la ricerca della performance rischia talvolta di sostituire l’accettazione della complessità e dell’imperfezione. Proprio in questo spazio emerge il bisogno di una comunicazione capace non soltanto di informare, ma anche di normalizzare, accompagnare e sostenere.

Post-partum e orientamento nella maternità digitale

Tra tutti i risultati emersi dalla ricerca, uno appare particolarmente significativo. Quando viene chiesto alle donne quali siano le principali preoccupazioni legate alla maternità, il dato più frequente non riguarda il parto, ma la gestione pratica del neonato. Il 56% delle partecipanti identifica infatti questo aspetto come uno dei principali elementi di ansia e incertezza.

Durante la gravidanza, gran parte dell’attenzione è concentrata sul parto. Le donne partecipano ai corsi di accompagnamento alla nascita, si informano sulle modalità assistenziali, sulle tecniche di controllo del dolore e sull’organizzazione dei percorsi ospedalieri. Molto meno spazio, invece, viene dedicato alla quotidianità che seguirà la nascita.

Il bambino rimane spesso sullo sfondo fino al momento in cui diventa improvvisamente reale. Ed è allora che emergono nuove domande: perché piange? Mangia abbastanza? Dorme troppo poco? Dorme troppo? Sto facendo la cosa giusta?

Molte ostetriche descrivono il post-partum come la fase più fragile dell’intero percorso nascita: un momento in cui le donne si confrontano con aspettative spesso molto diverse dalla realtà e nel quale il bisogno di orientamento raggiunge la sua massima intensità. È proprio in questa fase che emerge con maggiore evidenza il valore della relazione e della continuità assistenziale.

Intelligenza artificiale e maternità come supporto alla relazione

Quando si parla di innovazione digitale in sanità, il dibattito tende spesso a concentrarsi sulle potenzialità della tecnologia. L’intelligenza artificiale, in particolare, viene descritta come uno strumento capace di facilitare l’accesso alle informazioni, supportare alcuni processi decisionali e personalizzare l’esperienza degli utenti.

Anche il mondo della maternità è attraversato da questo cambiamento: applicazioni sempre più sofisticate, chatbot conversazionali, sistemi di supporto informativo e piattaforme intelligenti stanno progressivamente entrando nell’esperienza delle donne durante gravidanza, parto e post-partum.

Tuttavia, uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda la distanza tra la narrazione tecnologica e i bisogni reali delle persone. I dati raccolti mostrano infatti che il 70% delle donne coinvolte nell’indagine non utilizza ancora direttamente strumenti di intelligenza artificiale per ottenere informazioni sulla gravidanza e sulla maternità.

Questo dato non deve essere interpretato come una resistenza all’innovazione. Suggerisce piuttosto che l’adozione delle nuove tecnologie dipende dalla loro capacità di rispondere a bisogni concreti e percepiti come rilevanti. Le donne non chiedono necessariamente nuovi strumenti: chiedono strumenti utili.

Durante le interviste, le ostetriche hanno mostrato un atteggiamento generalmente aperto verso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, soprattutto per le sue potenzialità nell’orientamento e nella personalizzazione delle informazioni. Allo stesso tempo, tutte le professioniste coinvolte hanno evidenziato un elemento fondamentale: l’intelligenza artificiale può supportare il percorso, ma non può sostituire la relazione.

Nessun algoritmo può sostituire l’empatia, l’ascolto e la capacità di interpretare emozioni, paure e bisogni impliciti che caratterizzano il rapporto tra una donna e il professionista che la accompagna. Questo aspetto è particolarmente importante nella maternità, dove le domande esplicite spesso nascondono bisogni più profondi: rassicurazione, riconoscimento e sostegno emotivo. La sfida, quindi, non è sostituire la relazione con la tecnologia, ma progettare tecnologie capaci di rafforzarla.

Un ambiente in-formativo per la maternità digitale

L’elemento più importante emerso dal percorso di ricerca non riguarda soltanto ciò che già esiste, ma soprattutto ciò che potrebbe essere costruito a partire dai bisogni espressi dalle donne e dalle professioniste.

L’analisi dei dati raccolti ha evidenziato che il problema principale non è la scarsità di informazioni disponibili. Viviamo infatti in un contesto in cui le informazioni sono facilmente accessibili e abbondanti; ciò che manca, piuttosto, è uno spazio capace di ricomporle all’interno di un percorso coerente.

Le donne ricevono informazioni da molteplici fonti: professionisti sanitari, siti internet, social network, applicazioni, gruppi di confronto, associazioni, influencer e, sempre più spesso, sistemi digitali avanzati. Da questa frammentazione nasce la proposta progettuale sviluppata nel corso del Master: non una semplice applicazione, non un chatbot, non un archivio digitale di contenuti, ma un ambiente “in-formativo” costruito attorno ai bisogni reali delle donne.

L’utilizzo del termine “in-formativo” non è casuale: l’informazione rappresenta soltanto una delle funzioni del sistema. L’obiettivo è costruire un ambiente capace di dare forma ai bisogni delle persone, generando orientamento, partecipazione e relazione.

Dalle domande delle donne a nuovi servizi

Uno degli elementi distintivi del progetto riguarda il metodo stesso di costruzione dello strumento in-formativo. La piattaforma non nasce come un prodotto ideato dai professionisti e destinato alle donne, ma come il risultato di un processo partecipato, nel quale professionisti e mamme contribuiscono insieme alla definizione dei bisogni, dei contenuti e delle modalità di comunicazione.

L’intero percorso di ricerca ha mostrato che le utenti non possono essere considerate semplici destinatarie di informazioni. Le donne sono portatrici di conoscenze, esperienze, bisogni e competenze che rappresentano una risorsa fondamentale per la costruzione di servizi realmente efficaci.

Per questo motivo il progetto assume una logica partecipativa e generativa: le domande delle donne diventano contenuti, i bisogni emergenti diventano occasioni di sviluppo, le esperienze diventano patrimonio condiviso.

La piattaforma si configura così come uno spazio dinamico, in continua evoluzione, alimentato dall’interazione tra professionisti sanitari, utenti e strumenti digitali.

Informare, orientare, partecipare, connettere

L’architettura concettuale dello strumento si sviluppa attorno a quattro dimensioni principali:

  • Informare significa garantire l’accesso a contenuti affidabili, validati e costantemente aggiornati, facilmente comprensibili e adattabili alle diverse fasi del Percorso Nascita.
  • Orientare significa accompagnare le donne nell’individuazione delle informazioni, dei servizi e dei professionisti più coerenti con i propri bisogni. Non tutte le donne, infatti, hanno bisogno delle stesse informazioni nello stesso momento. È proprio in questa dimensione che l’intelligenza artificiale potrebbe offrire il contributo più significativo.
  • Partecipare significa riconoscere alle utenti un ruolo attivo nel processo comunicativo. Le donne non sono semplici consumatrici di informazioni, ma protagoniste capaci di condividere bisogni, domande, suggerimenti ed esperienze.
  • Connettere significa favorire la costruzione di relazioni. La piattaforma non sostituisce incontri, colloqui e percorsi assistenziali, ma li integra, creando collegamenti tra donne, professionisti, servizi e risorse presenti sul territorio. In questo senso, contribuisce a costruire comunità.

Comunicazione sanitaria e maternità digitale nel Percorso Nascita

L’esperienza sviluppata durante il Master ha mostrato come la vera innovazione non coincida necessariamente con l’introduzione di nuove tecnologie. L’innovazione nasce quando si riesce a osservare un problema da una prospettiva diversa.

Per molti anni abbiamo pensato che il principale obiettivo della comunicazione sanitaria fosse produrre e diffondere informazioni. Oggi questa prospettiva appare insufficiente. Le informazioni sono disponibili; ciò che spesso manca è la capacità di trasformarle in conoscenza utile, orientamento e fiducia.

La maternità contemporanea rappresenta un osservatorio privilegiato di questa trasformazione. Le donne continuano a cercare professionisti competenti, ad attribuire valore alla relazione e a desiderare ascolto e accompagnamento. Allo stesso tempo, utilizzano strumenti digitali, applicazioni e piattaforme online per integrare e completare il proprio percorso informativo.

La sfida per i servizi sanitari non consiste quindi nello scegliere tra relazione e tecnologia, ma nel costruire un equilibrio nuovo tra queste dimensioni. In questa direzione si colloca la proposta di ambiente in-formativo emersa dalla ricerca, attualmente in fase di progettazione.

Il futuro della comunicazione nel Percorso Nascita

La ricerca realizzata presso il Percorso Nascita dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi racconta una maternità in trasformazione: abitata da donne più informate, più consapevoli e più protagoniste delle proprie scelte, ma ancora attraversata da bisogni profondamente relazionali.

I dati mostrano che le future mamme non cercano soltanto informazioni: cercano orientamento, rassicurazione, continuità e comunità. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali possono rappresentare strumenti preziosi, a condizione che siano progettate come supporto alla relazione e non come sua sostituzione.

La sfida più importante per la comunicazione sanitaria del futuro, dunque, non sarà semplicemente produrre più contenuti, ma aiutare le persone a costruire significati. Una tecnologia può fornire una risposta, un professionista può aiutare a interpretarla, una comunità può contribuire a trasformarla in esperienza.

È probabilmente in questo equilibrio tra innovazione, relazione e partecipazione che si gioca il futuro della comunicazione nel Percorso Nascita.

Bibliografia

  • Toschi, L. (2011). La comunicazione generativa. Apogeo.
  • World Health Organization. (2019). WHO recommendations on digital interventions for health system strengthening.

Sitografia

Sharmin, S., & Afrin, S. (2026). Beyond judgment: Exploring LLM as a support system for maternal mental health. ResearchGate. https://www.researchgate.net/publication/400583160

AA.VV. (2012). Five-year follow-up of harms and benefits of behavioral infant sleep intervention: Randomized trial. PubMed. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22966034/

AOGOI – Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani. (2025). Libro bianco sull’intelligenza artificiale in ostetricia e ginecologia. https://www.aogoi.it/media/9872/libro-bianco-ai-2025-min.pdf

Bäckström, C., et al. (2022). Expecting parents’ use of digital sources in preparation for parenthood in a digitalised society: A systematic review. Digital Health. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35449713/

Durgun, S. K., & Ulaş, S. C. (2023). Knowledge and practices of primary health care professionals on maternal blues. International Journal of Mental Health and Addiction, 21(1), 650–665. https://doi.org/10.1007/s11469-022-00887-x

Flo Health. (n.d.). App gravidanza Flo. https://flo.health/it/prodotto/app-gravidanza

HappyMamma – Regione Toscana. (n.d.). HappyMamma. https://happymamma.sanita.toscana.it/

iMamma. (n.d.). iMamma: La migliore app per mamma e ginecologo. https://imamma.it/imamma-la-migliore-al-mondo-per-mamma-e-ginecologo/

Landman, A., Ngameni, E. G., Dubreucq, M., Dubreucq, J., Tebeka, S., & Dubertret, C. (2024). Postpartum blues: A predictor of postpartum depression, from the IGEDEPP cohort. European Psychiatry, 67(1), e30. https://doi.org/10.1192/j.eurpsy.2024.1741

Lupton, D. (2016). The use and value of digital media for information about pregnancy and early motherhood: A focus group study. BMC Pregnancy and Childbirth. https://doi.org/10.1186/s12884-016-0971-3

Ramchandani, A. (2020). How night nannies fit into affluent urban family life. The Atlantic. https://www.theatlantic.com/family/archive/2020/01/night-nannies-nurses/604696/

Save the Children. (2025). Le equilibriste: La maternità in Italia nel 2025. https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2025

Sawalha, N., & Karnowski, V. (2022). Maternità digitale: App di auto-monitoraggio per le madri che allattano al seno – uno studio sull’utilizzo e sugli effetti sul benessere materno. European Journal of Health Communication, 3(3), 69–91. https://doi.org/10.47368/ejhc.2022.304

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x