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La nuova sfida ESG delle imprese? Raccogliere dati affidabili



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La CSRD sta trasformando la sostenibilità in una sfida di governance dei dati ESG. Per le imprese europee non basta più rendicontare: servono informazioni affidabili, integrate, tracciabili e verificabili, con un ruolo sempre più centrale delle direzioni IT

Pubblicato il 1 set 2026

Marco Calzolari

CEO di Alveo Group



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Emissioni, consumi energetici, fornitori, personale: i dati necessari a misurare la sostenibilità sono sparsi in ogni angolo dell’azienda. La sfida per le imprese europee non è più soltanto raccoglierli per compilare un report, ma renderli affidabili, confrontabili e verificabili.

Con la CSRD e gli standard ESRS, quello che per anni è rimasto un dossier affidato agli specialisti ESG diventa una questione che coinvolge l’intera organizzazione — e soprattutto chi ne governa i dati.

L’evoluzione della normativa europea, guidata dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), gli standard europei che definiscono le modalità con cui le imprese sono chiamate a rendicontare le informazioni di sostenibilità previste dalla direttiva, impone infatti un cambio di prospettiva molto più profondo. Il tema non riguarda più soltanto la produzione di un report di sostenibilità, ma la capacità delle organizzazioni di raccogliere, integrare, governare e valorizzare grandi quantità di dati distribuiti all’interno dell’impresa e lungo l’intera catena del valore. In altre parole, la vera sfida non è più esclusivamente la sostenibilità: è la governance dei dati.

Dalla rendicontazione alla governance dei dati ESG

La CSRD rappresenta uno dei più importanti interventi normativi europei in materia di sostenibilità degli ultimi anni. Il suo obiettivo è aumentare qualità, comparabilità e affidabilità delle informazioni non finanziarie, introducendo standard comuni di rendicontazione e criteri molto più rigorosi rispetto al passato. La portata del cambiamento è tale che, nella proposta originaria della direttiva, la Commissione europea (Q&A CSRD 2021) stimava un’estensione progressiva degli obblighi di rendicontazione a circa 50.000 imprese europee, rispetto alle circa 11.700 precedentemente soggette alla Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD). Sebbene il successivo pacchetto di semplificazione “Omnibus” abbia proposto una significativa riduzione del perimetro applicativo, innalzando le soglie dimensionali per l’applicazione della direttiva, l’impianto normativo continua a richiedere a migliaia di organizzazioni la capacità di strutturare sistemi evoluti di raccolta, gestione e governo dei dati ESG.

Le informazioni richieste alle imprese non riguardano soltanto emissioni di CO₂ o consumi energetici, ma comprendono numerosi indicatori e informazioni di carattere ambientale, sociale e di governance, distribuiti tra funzioni aziendali differenti: acquisti, produzione, logistica, risorse umane, finance, risk management, supply chain e sistemi informativi. Il punto di svolta è proprio questo. La sostenibilità non richiede semplicemente nuovi dati: richiede dati affidabili, tracciabili, coerenti e verificabili.

Come evidenziato dalla stessa Commissione europea (Corporate Sustainability Reporting)SG2 , l’obiettivo della CSRD è proprio quello di garantire che gli investitori e gli altri stakeholder possano accedere a informazioni sulla sostenibilità “comparabili, affidabili e facilmente accessibili”, elevando gli standard qualitativi del reporting aziendale. Questa evoluzione rende evidente come il tema ESG stia progressivamente uscendo dai confini delle sole funzioni dedicate alla sostenibilità per coinvolgere l’intera architettura informativa dell’impresa.

Perché la CSRD rende l’IT protagonista

Per molti anni la digitalizzazione e la sostenibilità hanno seguito percorsi paralleli. Da una parte i progetti di trasformazione digitale; dall’altra le iniziative ESG. Oggi queste due dimensioni stanno convergendo.

Ogni informazione richiesta dagli standard europei nasce infatti all’interno di sistemi gestionali differenti: ERP, sistemi HR, piattaforme dedicate alla produzione, applicazioni per la supply chain, sistemi energetici, CRM e numerose altre basi dati aziendali. La difficoltà non consiste semplicemente nel raccogliere queste informazioni, ma nel renderle comprensibili, coerenti, aggiornate e verificabili.

In questo scenario il ruolo delle direzioni IT cambia profondamente. Non sono più chiamate esclusivamente a garantire il funzionamento dell’infrastruttura tecnologica, ma diventano protagoniste nella costruzione di un patrimonio informativo affidabile, capace di supportare sia gli obblighi normativi sia le decisioni strategiche dell’organizzazione. Qualità del dato, interoperabilità tra sistemi, automazione dei flussi informativi, tracciabilità delle modifiche e sicurezza delle informazioni diventano elementi essenziali della governance aziendale.

La sostenibilità, quindi, smette di essere soltanto un tema ambientale o regolatorio e diventa un tema di data architecture.

Frammentazione dei dati ESG e rischi per il reporting

Molte imprese si trovano oggi ad affrontare un problema comune: i dati necessari per il reporting ESG esistono già, ma sono distribuiti tra sistemi differenti, raccolti con metodologie non uniformi oppure gestiti ancora attraverso attività manuali. Questa frammentazione comporta diversi rischi.

Il primo riguarda la qualità dell’informazione. Dati incompleti o incoerenti compromettono l’affidabilità del reporting e rendono più complesso il processo di verifica previsto dalla normativa.

Il secondo riguarda invece l’efficienza operativa. La raccolta manuale delle informazioni aumenta tempi, costi e probabilità di errore, sottraendo risorse ad attività a maggiore valore aggiunto.

Infine, esiste un rischio strategico. Se i dati ESG vengono gestiti esclusivamente per rispondere a un obbligo normativo, l’impresa perde un’importante occasione per trasformare quel patrimonio informativo in uno strumento di supporto alle decisioni.

È proprio questo passaggio che distingue una logica di semplice compliance da una vera cultura della governance dei dati.

Dalla compliance alla competitività con la governance dei dati ESG

Ridurre la CSRD a un semplice adempimento normativo significherebbe coglierne solo una parte del potenziale. La vera opportunità risiede nella possibilità di utilizzare il percorso di adeguamento come occasione per migliorare la qualità delle informazioni aziendali e rendere più efficaci i processi decisionali.

Una governance strutturata dei dati ESG permette infatti di disporre di informazioni più affidabili non solo per il reporting, ma anche per la gestione dei rischi, il monitoraggio delle performance operative, la valutazione della supply chain e la pianificazione degli investimenti.

Le prime esperienze di applicazione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) mostrano inoltre come la governance dei dati ESG sia un processo in continua evoluzione e non un’attività che si esaurisce con il primo esercizio di rendicontazione. Secondo il report State of Play 2026 di EFRAG, l’82% delle imprese analizzate ha aggiornato nel secondo anno la propria Double Materiality Assessment, ossia l’analisi con cui vengono individuati i temi di sostenibilità realmente rilevanti sia per gli impatti che l’azienda genera sull’ambiente e sulla società, sia per i rischi e le opportunità che tali fattori possono avere sul business. Lo stesso studio evidenzia inoltre che il 67% delle imprese adotta un approccio ibrido, combinando le valutazioni strategiche del management con il coinvolgimento delle diverse funzioni aziendali e degli stakeholder. Un’evidenza che conferma come la gestione dei dati ESG stia progressivamente diventando un processo trasversale, che richiede il contributo coordinato di competenze organizzative, tecnologiche e di business.

Si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico. La sostenibilità smette di essere un processo “a valle”, finalizzato alla predisposizione di un documento annuale, e diventa un patrimonio informativo integrato nella gestione quotidiana dell’impresa. Lo stesso report di EFRAG evidenzia inoltre che le imprese individuano mediamente 6,4 temi materiali previsti dagli ESRS, ma definiscono obiettivi misurabili soltanto per 3,3 di essi. Un dato che evidenzia come il percorso verso una piena integrazione della sostenibilità nelle strategie aziendali sia ancora in evoluzione e richieda strumenti, processi e modelli di governance sempre più maturi.

Non è un caso che il concetto di double materiality, introdotto dalla CSRD, richieda alle aziende di analizzare non solo gli impatti delle proprie attività sull’ambiente e sulla società, ma anche il modo in cui i fattori ESG possono influenzare risultati economici, competitività e capacità di creare valore nel tempo. Un approccio di questo tipo presuppone necessariamente dati affidabili, tempestivi e condivisi tra le diverse funzioni aziendali.

Automazione e intelligenza artificiale per i dati di sostenibilità

La crescente complessità del quadro normativo rende sempre meno sostenibile una gestione manuale delle informazioni.

Le imprese dovranno confrontarsi con un numero crescente di indicatori, aggiornamenti continui e processi di assurance sempre più rigorosi. In questo contesto, automazione e integrazione dei sistemi non rappresentano soltanto un’opportunità di efficientamento, ma una condizione necessaria per garantire qualità e continuità del dato.

Anche l’intelligenza artificiale potrà assumere un ruolo sempre più rilevante, non tanto nella produzione dei contenuti del reporting, quanto nella classificazione delle informazioni, nell’identificazione di anomalie, nella riconciliazione automatica dei dati provenienti da sistemi differenti e nel monitoraggio continuo degli indicatori di sostenibilità. L’efficacia di questi strumenti dipenderà tuttavia dalla disponibilità di basi dati strutturate, interoperabili e governate secondo criteri condivisi: senza una solida architettura informativa, anche le applicazioni più evolute di intelligenza artificiale rischiano infatti di produrre risultati incompleti o poco affidabili. Come spesso accade nei processi di trasformazione digitale, la tecnologia può amplificare il valore dei dati, ma non può compensarne eventuali lacune. Per questo motivo, la costruzione di un’infrastruttura informativa solida rappresenta il presupposto indispensabile per qualsiasi evoluzione futura.

Un percorso ESG che coinvolge tutta l’organizzazione

L’adeguamento alla CSRD richiede una collaborazione sempre più stretta tra competenze differenti: sostenibilità, finanza, controllo di gestione, operations, procurement, risorse umane e, soprattutto, sistemi informativi.

Il tema ESG diventa così un terreno di incontro tra competenze manageriali e tecnologiche, imponendo una visione integrata della trasformazione aziendale. Le direzioni IT sono chiamate a progettare architetture capaci di garantire interoperabilità, qualità del dato, sicurezza e tracciabilità, mentre le funzioni di business devono contribuire alla definizione di processi comuni e criteri condivisi di raccolta delle informazioni.

Questa evoluzione riflette un cambiamento più ampio che interessa il ruolo stesso della tecnologia nelle imprese. L’IT non è più soltanto un abilitatore operativo, ma diventa un elemento centrale della governance aziendale, contribuendo direttamente alla capacità dell’organizzazione di rispondere ai cambiamenti normativi e di cogliere nuove opportunità competitive.

Oltre la normativa: CSRD e trasformazione digitale

Negli ultimi anni la trasformazione digitale è stata trainata da fattori differenti: cloud, cybersecurity, automazione, intelligenza artificiale. Oggi anche la sostenibilità entra a pieno titolo tra i motori del cambiamento.

La CSRD rappresenta certamente un obbligo regolatorio, ma può diventare anche un acceleratore dell’innovazione organizzativa. Le aziende che sapranno affrontare questo percorso limitandosi al rispetto formale della norma rischieranno di perdere una parte significativa del valore generato dalla trasformazione. Al contrario, quelle che investiranno nella qualità del dato, nell’integrazione dei sistemi e nella governance delle informazioni potranno costruire basi più solide per decisioni strategiche, maggiore efficienza operativa e una migliore capacità di adattamento ai futuri cambiamenti del contesto economico e normativo.

In questa prospettiva, penso che la sostenibilità non rappresenti più soltanto un tema ESG. Diventa una questione di governance dei dati, di architettura dei sistemi informativi e, in ultima analisi, di trasformazione digitale. È proprio su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività delle imprese europee nei prossimi anni.

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