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Potere e lavoro: dinamiche gerarchiche e strategie non verbali


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Un’analisi sulle dinamiche del potere nel contesto professionale, basata sulle ricerche della docente Deborah Gruenfeld, esplora come la gerarchia, la comunicazione non verbale e la gestione dell’autorevolezza influenzano il successo organizzativo

Pubblicato il 5 ott 2026

Matteo Gargiulo

Editor e specialista in media digitali e comunicazione internazionale



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Potere e lavoro: dinamiche gerarchiche


Punti chiave

  • Le persone tendono a sottovalutare la propria influenza: l’attenzione sociale segue chi detiene l’autorità, mentre i leader convivono con insicurezze invisibili.
  • L’assegnazione di ruolo cambia il comportamento: il potere provoca disinibizione (esperimento dei biscotti) e una chiara gerarchia aumenta efficienza.
  • I leader alternano Powering Up (postura, lentezza, presenza) e Powering Down (vulnerabilità, deferenza), esercitando la autorità con responsabilità e grazia.
Riassunto generato con AI


Nei contesti professionali contemporanei, la percezione dell’autorità e le dinamiche interpersonali determinano in modo profondo il funzionamento delle organizzazioni. La comprensione del potere sul posto di lavoro è al centro degli studi svolti dall’accademica e docente Deborah Gruenfeld, le cui analisi sono state dettagliate nel corso di un’intervista con Anne Morriss e Frances Frei all’interno del podcast Fixable. Attraverso una combinazione di ricerche comportamentali, osservazioni etologiche ed esperienze professionali, emerge un quadro articolato in cui gli individui tendono strutturalmente a sottovalutare la propria influenza, mentre le organizzazioni dipendono dalle strutture gerarchiche per coordinare le attività quotidiane e prevenire conflitti improduttivi.

La percezione del potere e la tendenza a sottovalutare la propria influenza

Uno dei fenomeni più diffusi all’interno delle dinamiche aziendali è la tendenza individuale a ritenere che l’autorità risieda costantemente negli altri. Secondo Gruenfeld, le radici di questo atteggiamento affondano nella psicologia dello sviluppo umano. Gruenfeld spiega: “Veniamo al mondo abbastanza indifesi e pieni di bisogni. Dobbiamo capire chi ci aiuterà e chi ci proteggerà. Penso che questa sensazione, per la maggior parte di noi, non svanisca mai davvero”. Questa vulnerabilità originaria condiziona la modalità con cui osserviamo gli ambienti sociali e professionali.

Nelle dinamiche di gruppo, l’attenzione collettiva si orienta in modo naturale verso chi detiene il controllo sulle risorse strategiche o sulle decisioni fondamentali. Gruenfeld sottolinea che “l’attenzione segue il potere. Quindi cerchiamo tutti la persona nella stanza che ha il controllo sul nostro destino. Per queste ragioni tendiamo ad associarlo agli altri, pensandolo come qualcosa che esiste solo negli altri”.

Questo meccanismo crea un cortocircuito percettivo per chi occupa posizioni di leadership. I leader, infatti, non sperimentano direttamente la percezione esterna della propria autorità, ma convivono con le proprie insicurezze interne. Gruenfeld evidenzia come “per chi si trova in posizioni di potere è molto difficile vedersi attraverso gli occhi altrui, perché non proviamo sensazioni dirette riguardo al nostro potere, mentre le sensazioni legate alle nostre insicurezze e ai nostri bisogni tendono a essere più forti”.

L’effetto del potere sui comportamenti individuali

La disinibizione comportamentale e l’esperimento dei biscotti

La ricerca scientifica dimostra che l’assegnazione di un ruolo autorevole modifica profondamente i comportamenti individuali, generando un effetto di disinibizione. Nel corso del confronto, Frei ha richiamato uno degli esperimenti più celebri condotti da Gruenfeld, sinteticamente definito “più biscotti, più briciole”. Frei ha ricordato: “Se porti un piatto di biscotti e assegni casualmente a una persona del gruppo il ruolo di leader, cioè le dai una posizione di potere, quella persona mangerà più biscotti e lascerà più briciole”. L’esperimento dimostra come la semplice attribuzione formale di un ruolo sia sufficiente a modificare la percezione delle regole sociali e l’accesso alle risorse condivise.

L’aneddoto di Rolling Stone e la libertà dalle convenzioni

La disinibizione associata all’autorità trova riscontro anche nelle esperienze sul campo citate durante l’intervista. Gruenfeld ha raccontato un episodio risalente ai suoi primi anni di carriera, quando lavorava per un executive di relazioni pubbliche che rappresentava Jann Wenner, celebre editore della rivista Rolling Stone. Nel corso di una riunione mattutina presso l’ufficio dell’editore, Wenner si è allungato verso un piccolo frigorifero posizionato accanto alla scrivania, ha estratto una bottiglia di vodka e una bustina contenente cipolle affettate, consumando shottini direttamente dalla bottiglia e mangiando cipolle crude durante il colloquio di lavoro.

L’episodio ha mostrato come chi si trova al vertice di una gerarchia tenda ad agire privo delle inibizioni ordinarie. Gruenfeld ha ricordato la reazione della sua responsabile, che non mostrò alcuna sorpresa di fronte al comportamento dell’editore, il quale non si offrì di condividere nulla con le presenti. Tale evento ha rappresentato per l’accademica un chiaro esempio pratico di come il potere agisca da fattore disinibitore nei contesti professionali e sociali.

La funzione della gerarchia nelle strutture organizzative

Sebbene nel dibattito manageriale contemporaneo le differenze gerarchiche vengano talvolta considerate in modo negativo, le evidenze scientifiche indicano che la gerarchia costituisce uno strumento essenziale per l’organizzazione dei gruppi. Gruenfeld precisa che la gerarchia è una realtà inevitabile in ogni contesto sociale e che la sua negazione crea inefficienze strutturali.

L’ordine di beccata e l’efficienza aziendale

Per illustrare il valore della chiarezza gerarchica, Gruenfeld ricorre a studi condotti in ambito etologico sul comportamento delle galline, da cui deriva la definizione scientifica di ordine di beccata. L’autrice osserva che “ci sono anche studi che dimostrano che quando c’è una chiara gerarchia all’interno di un gruppo di galline, queste producono più uova”. Traslando questa evidenza empirica nelle aziende, Gruenfeld evidenzia che “nelle organizzazioni, se ci pensate, quando non c’è una gerarchia chiara, c’è un grande dispendio di energie e risorse incanalate nel contrattare, nel gareggiare per la posizione e nel cacciare una gallina dal cibo perché non è il suo turno”.

La formazione di una struttura d’autorità consente di stabilire chi dirige, chi contribuisce e chi esegue, fornendo stabilità e prevedibilità. Gruenfeld afferma infatti: “Se osservi i gruppi che si organizzano, una delle prime cose che fanno è formare una gerarchia: si accordano su chi comanda, chi ha più influenza, chi segue e chi aiuta. È un modo per creare intesa e sicurezza, perché una volta che tutti capiscono il proprio posto, conoscono il copione, si sentono parte del gruppo e provano un senso di appartenenza”.

Segnali non verbali e occupazione dello spazio

La definizione dei ruoli gerarchici raramente avviene attraverso negoziazioni verbali esplicite. Al contrario, si articola mediante un complesso sistema di comunicazione non verbale, utilizzo degli oggetti e gestione del territorio. Gruenfeld rileva come l’abbigliamento, la disposizione delle sedute attorno a un tavolo e l’appropriazione dello spazio costituiscano segnali impliciti di dominanza. Analogamente al mondo animale, dove la gerarchia evita lo scontro fisico permanente attraverso piccoli segnali ritualizzati, nei contesti di lavoro le segnalazioni non verbali prevengono conflitti continui e mantengono l’ordine organizzativo.

Tecniche pratiche di comunicazione: Powering Up e Powering Down

Nel suo saggio Acting with Power, Gruenfeld identifica strategie comportamentali per modulare la propria presenza a seconda delle esigenze professionali.

Aumentare l’autorevolezza attraverso il Powering Up

La modalità definita Powering Up comprende l’insieme delle tecniche utilizzate per comunicare maggiore autorità e sicurezza quando si entra in contesti intimidatori.

Tra le tecniche citate figura quella adottata da Oprah Winfrey, che consiste nel richiamare alla mente, prima di fare ingresso in una stanza difficile, tutte le figure storiche e i predecessori che hanno affrontato contesti analoghi, al fine di percepire il sostegno di una collettività. A livello fisico, la comunicazione dell’autorevolezza richiede l’espansione della postura corporea, il mantenimento del torace aperto per segnalare assenza di minaccia percepita e il rallentamento dei movimenti e del linguaggio. Gruenfeld evidenzia un principio fondamentale legato alla gestione del tempo: “Correre comunica che ciò che dici non merita tempo”. In caso di interruzioni durante un discorso, l’indicazione è di non alzare il tono della voce, ma di sollevare semplicemente un dito per riprendere il controllo della conversazione.

Un ulteriore strumento pratico è la tecnica del copricapo invisibile. L’esercizio mentale consiste nell’immaginare di indossare una corona pesante prima di entrare in un incontro. Questa visualizzazione induce una correzione posturale immediata: le spalle si abbassano, il torace si espande e la testa rimane centrata con il mento leggermente sollevato, comunicando sicurezza all’interlocutore.

Costruire intesa con il Powering Down

Accanto all’affermazione dell’autorità, Gruenfeld sottolinea il valore strategico della cessione deliberata del potere, definendo la tattica del Powering Down. L’autrice osserva che “quasi tutti vogliono più autorità e gravitas, ma lo strumento più prezioso è comprendere il potere di cedere il potere”. Questa modalità si basa sulla dimostrazione di vulnerabilità, sul rispetto reciproco e sull’abbassamento delle difese altrui.

Il Powering Down si realizza attraverso segnali di deferenza come il sorriso e una gestione calibrata del contatto visivo. Mentre il mantenimento prolungato dello sguardo mentre si parla indica dominanza, la riduzione dell’autorità prevede di distogliere lo sguardo o guardare in basso mentre si parla, offrendo invece un’attenzione visiva concentrata quando si ascolta l’altro. A livello posturale, posizionarsi leggermente fuori squadro, spostando il peso su un fianco o orientandosi di lato anziché frontalmente, riduce la percezione di intimidazione fisica e favorisce il dialogo.

La Grazia nella leadership e le dinamiche interpersonali

L’analisi di Gruenfeld distingue nettamente l’uso strumentale dell’autorità dalla capacità di esercitarla con responsabilità.

Il concetto di Grazia e la responsabilità relazionale

Per descrivere l’alternativa al controllo coercitivo, introduce la nozione di Grazia, definendola come l’orientamento di chi sceglie deliberatamente quando non esercitare il proprio peso gerarchico.

Gruenfeld precisa che “hai potere quando gli altri hanno più bisogno di te di quanto tu ne abbia di loro”. L’autorità non è una proprietà individuale, ma il prodotto di una rete di relazioni. La Grazia rappresenta una manifestazione di benevolenza e sicurezza interiore. Gruenfeld sintetizza il concetto spiegando che “la grazia è uno stato d’animo caratterizzato dall’accettazione: auto-accettazione, disinvoltura con la propria autorità, capacità di mettere da parte le proprie insicurezze per agire a beneficio degli altri, tolleranza, accettazione incondizionata del prossimo e una leggerezza fisica nel modo di muoversi”.

I modelli etologici confermano che il dominio basato unicamente sulla forza risulta instabile. L’osservazione dei gorilla di montagna e le ricerche sugli scimpanzé condotte da Frans de Waal evidenziano che la posizione di un maschio alfa dipende dalle coalizioni sociali e dal consenso del gruppo. La forza pura o l’intimidazione offrono un controllo temporaneo, ma la stabilità della leadership si fonda sulle relazioni di fiducia.

Raccomandazioni per i nuovi leader e la sfera privata

Per i professionisti che assumono per la prima volta un ruolo di comando, il suggerimento di Gruenfeld è di evitare l’impulso immediato di dover dimostrare il proprio valore attraverso decisioni affrettate. La condotta più efficace consiste nel dedicare la fase iniziale all’ascolto, all’osservazione e al rallentamento dei processi decisionali, al fine di placare le insicurezze personali ed evitare errori di valutazione.

Infine, le dinamiche di autorità influenzano anche la sfera privata e le relazioni coniugali. Gruenfeld nota che l’idea di una perfetta parità in ogni aspetto della vita di coppia risulta spesso irrealistica se porta a una negoziazione continua. Gruenfeld osserva che “l’uguaglianza si ottiene spesso scambiandosi il potere tra i diversi ambiti: è utile concordare chi è il decisore o l’esperto in un dato settore per evitare di contrattare continuamente su tutto”. Il potere, in definitiva, va interpretato come un ruolo temporaneo all’interno di un sistema relazionale, la cui gestione richiede la capacità di agire con senso di responsabilità verso gli altri, sia nel lavoro sia nella vita quotidiana.

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