formazione

Alfabetizzazione IA: il decreto italiano lascia scoperte le imprese


Indirizzo copiato

Il decreto 179/2026 organizza l’alfabetizzazione IA per scuola, università, pubblica amministrazione, giustizia, professioni e sanità, ma non crea percorsi dedicati alle imprese. Ai datori di lavoro impone soltanto la formazione sui rischi dei sistemi, mentre l’AI Act chiede sostegno soprattutto per le PMI

Pubblicato il 12 ott 2026

Vincenzo Tomasello

Avvocato e Co-fondatore di DATYCA Legal Design Lab – Professore di Internet Law



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
ChatGPT Image 12 ott 2026, 09_30_36




Il d.lgs. 179/2026, in vigore dal prossimo 23 ottobre, organizza l’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale per scuola, adulti, pubblica amministrazione, università, giustizia, professioni e sanità, mentre ai datori di lavoro chiede di formare i lavoratori sui rischi dei sistemi di IA.

Il confronto tra i testi mostra contenuti diversi da settore a settore, una misurazione prevista solo per università e AFAM e nessun percorso dedicato alle imprese, che il nuovo art. 4 dell’AI Act chiede invece agli Stati membri di sostenere nell’alfabetizzazione del personale.

Il decreto 179/2026 e l’alfabetizzazione IA

Il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, con cui il Governo, in attuazione della legge n. 132/2025 sull’intelligenza artificiale, adegua l’ordinamento all’AI Act, il regolamento (UE) 2024/1689, per i poteri delle autorità nazionali e per l’impiego dell’IA nella formazione, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre 2026.

Il decreto, in vigore dal prossimo 23 ottobre, dedica gran parte del capo III a chi dovrà imparare a conoscere e a usare questi sistemi, dagli studenti ai magistrati, dai dipendenti pubblici agli iscritti agli ordini.

Per le imprese e il loro personale non prevede percorsi dedicati, e l’unica disposizione sulla formazione rivolta ai datori di lavoro, inserita nel testo definitivo, chiede di formare il personale sui rischi specifici dei sistemi di IA, nel perimetro della salute e della sicurezza sul lavoro.

Eppure, secondo l’ISTAT, la quota di imprese con almeno dieci addetti che usano almeno una tecnologia di IA è raddoppiata in un anno, dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Tra le imprese che ne hanno valutato l’uso senza poi adottarla, il primo ostacolo indicato è la mancanza di competenze (58,6%).

Il decreto organizza l’alfabetizzazione per comparti, appoggiandosi alle istituzioni che già formano, e dove un’istituzione di riferimento manca, come nelle imprese, resta un obbligo.

Durante l’iter, peraltro, il quadro europeo è cambiato, perché dal 27 luglio il nuovo art. 4 dell’AI Act, riscritto dal regolamento (UE) 2026/1744 (Omnibus digitale sull’IA), chiede agli Stati membri di sostenere gli sforzi di alfabetizzazione di fornitori e utilizzatori dei sistemi, in particolare delle piccole e medie imprese (PMI).

Il testo definitivo, deliberato il 4 agosto, non contiene una disposizione dedicata a quel sostegno.

Indice degli argomenti

  • I percorsi previsti per ciascun settore
  • Il nuovo art. 4 dell’AI Act dopo l’Omnibus digitale
  • Contenuti diversi da settore a settore
  • Le imprese: tra obbligo di sicurezza e assenza di percorsi dedicati
  • Misurazione e risorse
  • Cosa si potrebbe fare entro il 2027

Alfabetizzazione IA nel decreto 179/2026: i percorsi per settore

Il decreto non definisce l’alfabetizzazione e rinvia alla definizione dell’AI Act, che all’art. 3, punto 56, la descrive come “le competenze, le conoscenze e la comprensione” che consentono di “procedere a una diffusione informata dei sistemi di IA, nonché di acquisire consapevolezza in merito alle opportunità e ai rischi dell’IA e ai possibili danni che essa può causare”. Nel capo III (artt. 36-51) quella nozione è declinata in modo diverso per i destinatari:

Scuola, adulti e comparti destinatari dell’alfabetizzazione IA

  • la scuola (artt. 36-38), con la formazione dei docenti, affidata a un decreto ministeriale atteso entro il 21 gennaio 2027, e attività che gli istituti possono promuovere in coerenza con l’educazione civica;
  • gli adulti (art. 39), con i percorsi dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA);
  • la pubblica amministrazione (art. 40), con un quadro minimo di competenze da definire con linee guida e la formazione affidata alla Scuola nazionale dell’amministrazione e a Formez PA;
  • le università e le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), con contenuti minimi e un monitoraggio annuale (art. 44);
  • la giustizia (art. 46), con l’unico richiamo espresso del decreto all’art. 4 dell’AI Act;
  • le professioni (art. 47), con percorsi da includere nei corsi degli ordini e un monte ore minimo;
  • la sanità (artt. 47 e 51), con una quota dell’obbligo di educazione continua in medicina (ECM);
  • il settore finanziario (art. 50), con misure per “sensibilizzare il pubblico”.

Il nuovo art. 4 dell’AI Act e il sostegno alle competenze sull’IA

Il regolamento (UE) 2026/1744, pubblicato il 24 luglio, ha riscritto l’art. 4 dell’AI Act. Nella versione originaria, fornitori e deployer – cioè chi utilizza un sistema di IA nella propria attività – dovevano adottare misure per garantire, nei limiti del possibile, un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale.

Il nuovo par. 1 chiede invece misure “volte a sostenere lo sviluppo” dell’alfabetizzazione, precisando che l’obbligo non impone di garantire “un livello specifico”.

Il par. 2 aggiunge un impegno pubblico: “La Commissione e gli Stati membri sostengono e agevolano gli sforzi dei fornitori e dei deployer di sistemi di IA, in particolare delle PMI”.

Il considerando 8 motiva la modifica con l’onere di conformità “in particolare per le imprese più piccole”. Nelle domande e risposte aggiornate il 27 luglio, la Commissione ha chiarito che non serve un certificato, che le iniziative possono essere documentate in un registro interno e che la vigilanza spetta, da agosto 2026, alle autorità nazionali.

Dagli obblighi ai nuovi strumenti di sostegno

Nel decreto, a quel sostegno sono riconducibili soltanto strumenti generali, come le linee guida che le autorità nazionali possono adottare (art. 11). Lo stesso vale per le attività di formazione sull’applicazione del regolamento “adattate alle esigenze delle PMI” che gli Stati sono impegnati a organizzare dal 2 agosto 2026 in base all’art. 62 dell’AI Act. Nessuna delle due norme impone una legge e il sostegno può arrivare anche da atti amministrativi, ma il decreto è la sede in cui il legislatore delegato ha organizzato la formazione degli altri comparti.

Contenuti dell’alfabetizzazione IA diversi da settore a settore

Gli elenchi di contenuti del capo III sono scritti in modo parallelo ma non coincidente. Per università e AFAM, l’art. 44, comma 3, prevede la comprensione del funzionamento, la conoscenza di limiti, rischi e distorsioni, la capacità di “interpretare criticamente gli output”, le implicazioni giuridiche ed etiche, la sorveglianza umana e i rischi di cybersicurezza.

Per le professioni, l’art. 47, comma 2, prevede profili tecnici sul funzionamento, sulle “tecniche di interrogazione e istruzione”, sulle potenzialità e sui limiti dei sistemi, profili giuridici e profili deontologici.

L’art. 51, per la sanità, ne riproduce il testo, compresi gli “obblighi informativi verso il cliente”.

Tecniche di interrogazione, output e sorveglianza umana

Ne deriva una distribuzione che appare difficilmente giustificabile. Le tecniche di interrogazione compaiono soltanto nei percorsi per giustizia, professioni e sanità, dove manca la valutazione critica degli output, e la valutazione critica soltanto in quelli per scuola, università e istituti tecnologici superiori, dove mancano le tecniche di interrogazione. Sorveglianza umana e cybersicurezza, dal canto loro, sono previste per lo studente universitario e per il personale della giustizia, non per il medico o per l’iscritto a un ordine.

Per professioni e sanità, inoltre, il decreto parla di “alfabetizzazione e formazione all’uso”, sulla scia della legge delega, che riferiva la “comprensione tecnica” ai soli percorsi di università, AFAM e istituti tecnologici superiori (art. 24 della legge n. 132/2025).

Nei percorsi per i professionisti, anche sanitari, non sono menzionati espressamente i rischi e i possibili danni che la definizione europea include nell’alfabetizzazione. Le persone su cui i sistemi sono utilizzati, che il nuovo art. 4 chiede di considerare, compaiono unicamente nei profili deontologici.

Un riferimento comune, proporzionato ai destinatari, costruito sull’elenco universitario e integrato con le tecniche di interrogazione, sarebbe stato coerente con l’impianto del capo III, tanto più che il decreto già richiama i quadri europei delle competenze, ma limitatamente a docenti e CPIA.

Imprese senza percorsi dedicati nel decreto sull’IA

L’art. 42, che non era nello schema trasmesso al Parlamento, corrisponde a un’osservazione del parere approvato il 29 luglio dalle Commissioni IX e X della Camera. Al comma 3 dispone che “I datori di lavoro assicurano un’adeguata informazione e formazione dei lavoratori in merito ai rischi specifici connessi all’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale”.

Nella sostanza la norma esplicita per l’IA obblighi che il d.lgs. 81/2008 già prevede, compresa la formazione in occasione “della introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie” (art. 37), non ha una sanzione propria e appare compatibile con l’AI Act, che fa salve le norme nazionali più favorevoli ai lavoratori.

Il limite della formazione sulla sicurezza

La formazione sulla sicurezza, però, riguarda i rischi per chi lavora, non le conseguenze che un sistema produce sulle persone a cui si applica. Una banca che valuta con l’IA il merito di credito delle persone fisiche utilizza un sistema che l’AI Act classifica ad alto rischio, sul quale vigila la Banca d’Italia.

Dal 2 dicembre 2027, se il sistema non era stato immesso sul mercato o messo in servizio prima di quella data, o se viene modificato in modo significativo, la banca dovrà affidarne la sorveglianza umana a persone “che dispongono della competenza, della formazione e dell’autorità necessarie” (art. 26 dell’AI Act).

Il rischio di una valutazione non accurata ricade sul cliente, non sulla salute dell’addetto, e l’art. 42 non lo intercetta.

Paradossalmente, per il settore finanziario il decreto prevede misure per sensibilizzare il pubblico, e quindi il cliente della banca, ma nessun percorso per chi, in banca, quel sistema lo usa.

Il personale delle imprese raggiunto solo indirettamente

Quanto all’alfabetizzazione, il personale delle imprese è raggiunto solo in via indiretta, ad esempio come iscritto a un ordine, attraverso l’offerta dei CPIA e degli istituti tecnologici superiori o tramite accordi facoltativi con università ed enti pubblici di ricerca.

La legge delega prevedeva percorsi anche a cura delle “associazioni di categoria maggiormente rappresentative” e “per gli operatori dello specifico settore” (art. 24, comma 2, lett. f)), ma nel decreto le associazioni di categoria compaiono una sola volta, per attività facoltative “specificamente rivolte ai professionisti” (art. 43).

Le imprese sono, del resto, la platea potenzialmente più ampia dell’obbligo europeo, perché nel 2023, secondo l’ISTAT, quelle attive erano 4 milioni 617 mila, con 18 milioni 644 mila addetti, in larga parte dipendenti.

Monitoraggio e risorse per la formazione sull’intelligenza artificiale

Un monitoraggio annuale sull’attuazione è previsto solo per università e AFAM, a cura del Ministero dell’università e della ricerca (art. 44). Per gli altri percorsi manca un monitoraggio dell’attuazione, e per nessuno è prevista una relazione al Parlamento.

Quanto alle risorse, il decreto opera a invarianza finanziaria, salvo fino a 100 milioni del programma nazionale “Scuola e Competenze 2021-2027” per formare i docenti sull’uso dei social media e delle piattaforme digitali (art. 37), e non richiama gli strumenti che già finanziano la formazione nelle imprese, dal Fondo nuove competenze ai fondi paritetici interprofessionali, attraverso i quali passa, per molte PMI, il principale accesso a competenze e casi d’uso dell’IA.

Entro il 2027 un canale comune per l’alfabetizzazione IA nelle imprese

Per costruire il sostegno chiesto dall’art. 4 non sembrano necessari istituti nuovi, perché per la formazione sulla sicurezza il d.lgs. 81/2008 già affida i contenuti minimi a un accordo in Conferenza Stato-Regioni, coinvolge gli organismi paritetici e registra le competenze acquisite nel fascicolo elettronico del lavoratore (art. 37). Su quel modello, alle imprese servirebbero, senza nuovi obblighi a loro carico:

Quattro strumenti per sostenere le imprese

  • un canale dedicato, affidato alle associazioni di categoria maggiormente rappresentative nella linea della lett. f) della delega, con il concorso dei fondi interprofessionali;
  • un riferimento comune di contenuti, proporzionato al settore e al rischio dei sistemi;
  • un’attestazione dei percorsi, che agevoli la tenuta del registro interno indicato dalla Commissione;
  • una misurazione unica, che consolidi i dati sulla formazione che ordini, sistema ECM e amministrazioni già registrano e ne dia conto ogni anno al Parlamento.

Il ruolo dell’Osservatorio e la scadenza del 2027

La sede naturale per coordinarli sarebbe l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, istituito presso il Ministero del lavoro, che, “promuove la formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro in materia di intelligenza artificiale” (art. 12 della legge n. 132/2025) e che il decreto non richiama. In Europa abbiamo l’esempio della Germania, dove lo sportello dell’Agenzia federale delle reti (Bundesnetzagentur), rivolto in particolare a PMI e start-up, offre indicazioni anche sulla costruzione delle competenze sull’IA.

Dal 2 dicembre 2027 chi utilizza un nuovo sistema ad alto rischio dell’allegato III, come quelli per selezionare il personale o per valutare il merito di credito delle persone fisiche, dovrà affidarne la sorveglianza umana a persone con competenza e formazione adeguate.

Magistrati, dipendenti pubblici e professionisti avranno percorsi disciplinati dal decreto, mentre per le imprese la formazione rischia di dipendere in larga parte da ciò che ciascuna saprà organizzare da sé.

I poco più di tredici mesi che separano l’entrata in vigore del decreto da quella scadenza basterebbero probabilmente a costruire un canale comune, se il sostegno chiesto dal regolamento europeo trovasse una sede e strumenti propri.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

People&Change

Tutti
AI IN AZIENDA
FORMAZIONE
CULTURA AZIENDALE
COMPETENZE
AI in azienda
Carriera
AI leadership
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x