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AI nei piccoli Comuni: perché servono competenze condivise


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L’intelligenza artificiale è già entrata negli uffici dei piccoli Comuni, mentre gli stessi dipendenti gestiscono PNRR, piattaforme, dati e servizi quotidiani. L’esperienza umbra mostra perché formazione e competenze condivise sono decisive per trasformare l’innovazione in una reale semplificazione

Pubblicato il 22 ott 2026

Silvio Ranieri

Segretario generale ANCI Umbria



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In questo momento sembra difficile parlare di innovazione senza arrivare, nel giro di poche frasi, all’intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti Donald Trump ne ha fatto uno dei terreni della leadership tecnologica e strategica americana e la sua amministrazione sta introducendo strumenti basati sull’AI anche nei servizi federali.

In Italia, pochi giorni fa, Giorgia Meloni ha definito l’intelligenza artificiale «la rivoluzione tecnologica più dirompente della storia del genere umano» e, in un intervento pubblicato da La Stampa, ha posto la necessità di regole globali per tutelare verità, lavoro e centralità dell’essere umano.

Papa Leone XIV ha dedicato all’intelligenza artificiale una parte centrale della sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, richiamando il primato della persona e la necessità che responsabilità e decisioni rimangano umane.

L’AI è diventata contemporaneamente una questione industriale, geopolitica, sociale, culturale ed etica. Vista dalla prospettiva di un piccolo Comune, però, tutta questa discussione atterra su una domanda molto concreta, chi se ne occupa lunedì mattina?

Perché l’intelligenza artificiale arriva dentro amministrazioni che negli ultimi anni hanno già attraversato una successione molto rapida di trasformazioni, ciascuna accompagnata da piattaforme da adottare, procedure da modificare, scadenze da rispettare e nuove competenze da acquisire. Una grande amministrazione può distribuire attività e responsabilità tra uffici e professionalità differenti, nei piccoli Comuni le stesse persone seguono spesso contemporaneamente i servizi ai cittadini, gli adempimenti amministrativi, i bandi, la rendicontazione e la trasformazione digitale.

Mentre discutiamo delle opportunità aperte dall’AI, credo quindi sia utile chiederci anche quanta innovazione possa assorbire un’amministrazione composta da poche persone continuando, nello stesso tempo, a garantire ogni giorno i servizi alla propria comunità.

L’intelligenza artificiale nei piccoli Comuni arriva su scrivanie già sovraccariche

ANCI Umbria conosce bene questo processo perché accompagna da anni i Comuni nelle diverse fasi della trasformazione digitale. Nel 2019 lavoravamo con gli enti locali alla diffusione della banda ultralarga. Il modello umbro delle conferenze di servizi organizzate per gruppi di Comuni, insieme al supporto tecnico-amministrativo offerto agli enti, consentì in sei mesi di autorizzare oltre la metà dei Comuni umbri e di aprire più di trenta cantieri. ANCI contribuì anche alla sottoscrizione delle convenzioni da parte di tutti i 92 Comuni della regione.

Pochi anni dopo è arrivato il PNRR e con PA Digitale 2026 i Comuni sono stati chiamati a lavorare sulla migrazione al cloud, sull’identità digitale con SPID e CIE, su pagoPA e app IO, sull’interoperabilità attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, sulle notifiche digitali e sul miglioramento dei servizi online. Nel frattempo sono cresciute le responsabilità sulla protezione dei dati e sulla cybersecurity. Oggi, mentre una parte di questi processi è ancora in corso, sulle stesse scrivanie arriva l’intelligenza artificiale.

Questa stratificazione conta. Ogni tecnologia destinata a semplificare il lavoro richiede tempo per essere conosciuta, integrata nei processi e utilizzata correttamente, mentre con l’intelligenza artificiale gli strumenti cambiano nel giro di pochi mesi e l’amministrazione deve continuare contemporaneamente a garantire tutti i servizi ordinari.

E l’AI, intanto, è già entrata negli uffici. Da una rilevazione che abbiamo condotto in Umbria emerge che circa il 50% dei dipendenti pubblici umbri utilizza già strumenti di intelligenza artificiale. Per questo come ANCI abbiamo iniziato a lavorare sulla formazione, perché accompagnare le persone diventa essenziale quando l’innovazione precede persino le decisioni organizzative dell’ente.

Dai Comuni umbri, i problemi concreti dell’intelligenza artificiale

È anche da questa consapevolezza che abbiamo scelto di partecipare a PerugIA Next partendo dall’ascolto. Con la Provincia di Perugia abbiamo costruito una survey nelle nove Zone Sociali per incontrare amministratori, dirigenti e responsabili della transizione digitale e capire quali fossero i problemi prima di immaginare le soluzioni. È un metodo che abbiamo condiviso fin dall’inizio, proprio perché l’innovazione osservata da un convegno o da un ufficio centrale può apparire molto diversa da quella che arriva sulla scrivania di chi lavora ogni giorno in un Comune.

Da quegli incontri è emerso un quadro molto concreto. Ci sono Comuni che stanno lavorando su strumenti evoluti e si scontrano con problemi molto meno spettacolari dell’algoritmo come la disponibilità dei dati, i contratti con i fornitori, l’interoperabilità tra sistemi costruiti in momenti diversi, il rischio di lock-in, la formazione delle persone che dovranno poi utilizzare ciò che viene acquistato.

Dati, contratti e interoperabilità nei Comuni

In una delle survey, per esempio, è stato raccontato il caso di un progetto di digital twin che avrebbe avuto bisogno dei dati del trasporto pubblico. Quei dati esistevano, ma il contratto stipulato con il fornitore del servizio non ne aveva previsto la disponibilità nelle forme necessarie al nuovo utilizzo. Una tecnologia potenzialmente molto avanzata può quindi fermarsi davanti a una clausola contrattuale scritta anni prima, quando nessuno immaginava che quei dati sarebbero diventati necessari per costruire un servizio completamente diverso.

Formazione e accesso alle soluzioni digitali

In altri incontri è emerso il tema della formazione, che troppo spesso finisce per dipendere dalla disponibilità personale di chi lavora negli enti a studiare nuovi strumenti oltre alle proprie attività ordinarie. Poi ci sono la migrazione dei dati, standard differenti, sistemi che non dialogano e dubbi sulla titolarità delle informazioni, problemi poco spettacolari, che decidono però concretamente se un Comune sarà in grado di utilizzare l’AI.

Un altro elemento che ritorna spesso è quello di sapere che una soluzione esiste. La trasformazione digitale produce strumenti con una velocità tale che per un’amministrazione piccola diventa difficile perfino seguire tutto ciò che è disponibile, comprenderne l’utilità e capire a chi rivolgersi. In uno degli incontri territoriali è emersa questa frase: «La tecnologia più bella del mondo, se nessuno sa dove trovarla, è tutto inutile». È forse una delle immagini più efficaci di ciò che significa accompagnare davvero l’innovazione.

Competenze condivise per l’AI nei piccoli Comuni

Questa difficoltà non nasce con l’intelligenza artificiale. Nel 2022 ANCI Umbria e il Consiglio delle Autonomie Locali hanno realizzato un’indagine sulla capacità dei Comuni umbri di accedere ai finanziamenti europei. Risposero 59 dei 92 Comuni della regione. Soltanto tre, il 5%, disponevano di un ufficio dedicato alla progettazione europea e appena otto avevano personale qualificato specificamente per questa attività.

Quei numeri ci hanno aiutato a vedere il problema da un’altra prospettiva. Sarebbe stato poco realistico pensare di costruire decine di uffici specializzati separati, soprattutto nei Comuni più piccoli. Abbiamo lavorato quindi sulla capacità di sistema, costruendo strumenti di accompagnamento, competenze e una governance che consentissero agli enti di accedere a professionalità difficili da mantenere stabilmente all’interno di ogni singola amministrazione.

È anche la ragione per cui nel 2026 abbiamo avviato un percorso formativo sull’intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione al quale si sono iscritti circa ottanta dipendenti, cinque incontri su strumenti, applicazioni pratiche, regole e protezione dei dati.

Governare l’intelligenza artificiale senza creare nuovi adempimenti

Negli ultimi anni abbiamo chiesto ai Comuni uno sforzo enorme. Il PNRR e le piattaforme nazionali hanno accelerato la digitalizzazione e migliorato molti servizi, ma ogni passaggio ha avuto un costo organizzativo per integrare piattaforme, modificare procedure, formare il personale, mettere in sicurezza i dati, rispettare nuovi adempimenti.

Nei piccoli enti tutto questo lavoro tende a concentrarsi sulle stesse persone. Se aggiungiamo continuamente innovazione senza occuparci della capacità delle amministrazioni di assorbirla, possiamo arrivare al paradosso di strumenti nati per semplificare finiscono per generare, almeno durante la loro introduzione, nuova complessità.

L’AI può certamente alleggerire attività ripetitive e restituire tempo a persone che oggi ne hanno pochissimo, ma perché questo accada occorre prima costruire la capacità amministrativa necessaria a governarla.

Abbiamo già imparato, dalla banda ultralarga alla progettazione europea, che un Comune può partecipare pienamente a una trasformazione senza possedere al proprio interno ogni singola competenza necessaria. Con l’intelligenza artificiale questa capacità di lavorare insieme diventa ancora più importante, anche perché non abbiamo il tempo di aspettare che il quadro sia fermo e definitivo. Metà dei dipendenti pubblici umbri, secondo la nostra rilevazione, utilizza già questi strumenti.

Una rete territoriale per l’AI nei Comuni umbri

Una delle possibilità sulle quali vale la pena lavorare è partire da ciò che esiste già. PerugIA Next ha utilizzato la rete dei DigiPASS delle Zone Sociali per andare ad ascoltare i Comuni nei loro territori e la Provincia di Perugia ha indicato come obiettivo quello di trasformare questo percorso in una «piattaforma permanente di confronto tra istituzioni, università, imprese e pubblica amministrazione», capace di accompagnare nel tempo una strategia condivisa per l’innovazione dell’Umbria.

Come ANCI Umbria sappiamo già che condividere capacità tra Comuni è possibile. Lo stiamo facendo sulla progettazione europea e lo abbiamo sperimentato anche in un ambito molto concreto come la protezione civile. In Valnerina, quattordici Comuni hanno costruito insieme un Piano intercomunale multirischio , con un modello operativo condiviso nato da otto mesi di lavoro sul territorio.

Un punto di accesso per enti e dipendenti

La domanda che oggi possiamo porci è se lo stesso principio possa essere applicato alle competenze necessarie per governare l’intelligenza artificiale. Se un dipendente di un piccolo Comune deve capire se può utilizzare un determinato strumento, quali dati può affidargli, come affrontare un problema di interoperabilità o dove trovare una professionalità che il proprio ente non possiede, dovrebbe poter sapere a chi rivolgersi senza dover ricominciare ogni volta da zero.

La rete dei DigiPASS potrebbe essere uno dei punti da cui partire. Sono presìdi territoriali già esistenti e PerugIA Next li ha già utilizzati come luoghi di ascolto e relazione con le amministrazioni. Possiamo chiederci se, collegati a competenze specialistiche condivise, possano diventare anche punti di accesso alla formazione e all’accompagnamento sull’intelligenza artificiale.

Da PerugIA Next a un ecosistema regionale

PerugIA Next è una «rete stabile di confronto , sperimentazione e sviluppo». La sfida adesso è darle una forma operativa, facendo circolare anche le risposte che oggi ogni amministrazione cerca separatamente. Se gli stessi problemi si presentano in decine di Comuni, non è necessario replicare in decine di municipi tutte le competenze per risolverli.

Accanto alle infrastrutture digitali ne serve una fatta di persone, competenze, luoghi fisici e relazioni tra enti. In Umbria una parte di questa infrastruttura esiste già. Il passo successivo è collegarla e farla lavorare come un ecosistema.

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