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Regole AI in Italia, quali sono le tutele per cittadini e lavoratori


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Dal 23 ottobre 2026 il decreto italiano 179 sull’AI Act rafforza le garanzie dei lavoratori contro decisioni interamente automatizzate e introduce nuove procedure di reclamo. Il decreto 160, già in vigore, facilita l’accesso alle prove e le azioni di risarcimento per danni provocati dall’intelligenza artificiale

Pubblicato il 16 ott 2026

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu



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Un software assegna a un dipendente un punteggio basso, il responsabile delle risorse umane lo prende per buono e firma il licenziamento. Oppure un cittadino subisce un danno da un sistema di intelligenza artificiale, ma non conosce i dati e i controlli che hanno portato all’errore. Chi ha davvero deciso? E come si fa a dimostrare che l’AI ha contribuito a provocare un danno? Sono due delle domande alle quali rispondono le nuove norme italiane sull’intelligenza artificiale.

Il 23 ottobre 2026 entra in vigore il decreto legislativo 179/2026, che disciplina i controlli sull’AI Act europeo e aggiunge garanzie per i lavoratori. Completa il decreto 160/2026, in vigore dal 30 settembre, dedicato fra l’altro ai risarcimenti, alle responsabilità penali e all’uso di alcuni sistemi di AI da parte delle forze di polizia. Per cittadini e lavoratori le novità riguardano tre situazioni distinte: ottenere una spiegazione di una decisione, chiedere le prove di un danno e segnalare una possibile violazione alle autorità. Confonderle rischia di creare aspettative che la legge non soddisfa.

Decreto italiano AI Act, licenziamenti e valutazioni: il controllo umano deve essere effettivo

Il caso più immediato è quello del rapporto di lavoro. Immaginiamo un addetto di un centro logistico valutato da un programma che calcola consegne, pause e scostamenti dagli obiettivi. L’azienda usa il risultato per avviare una procedura disciplinare. Con l’articolo 41 del decreto 179, la decisione definitiva non può essere presa soltanto dall’algoritmo: deve intervenire una persona fisica con un potere reale e autonomo di valutazione.

La regola copre la costituzione, la modifica e la cessazione del rapporto di lavoro, comprese le valutazioni delle prestazioni e i provvedimenti disciplinari. Un essere umano che approvi meccanicamente la proposta del software, senza poterla esaminare e contraddire, non realizza il controllo sostanziale richiesto dalla norma. Le decisioni adottate in violazione del divieto sono nulle, compreso il licenziamento. Neppure il consenso del dipendente consente di aggirare questa garanzia.

Che cosa può fare in concreto il lavoratore? Può chiedere una motivazione intelligibile, con l’indicazione dell’eventuale influenza esercitata dall’AI e dei principali parametri che hanno orientato la decisione. La risposta deve avvenire mediante l’intervento di una persona fisica. Restano inoltre gli obblighi di informazione sui sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati e i diritti di accesso ai dati personali previsti dal Gdpr. Sono strumenti utili per contestare una valutazione ritenuta inesatta o discriminatoria; non equivalgono, però, al diritto di ottenere sempre il codice sorgente del programma.

Il curriculum scartato automaticamente è un caso diverso

C’è un limite che conta soprattutto per chi cerca lavoro. La nuova nullità non si applica alle attività di ricerca e preselezione delle candidature, anche quando un algoritmo esclude qualcuno dal passaggio successivo. Non sarebbe corretto sostenere, quindi, che dal 23 ottobre qualsiasi curriculum scartato da un software renda illegittima l’intera selezione.

Questo non lascia le persone senza protezione. Un sistema che filtra i candidati resta soggetto, quando pertinenti, alle norme sulla protezione dei dati e contro le discriminazioni. I sistemi di selezione del personale sono inoltre fra gli impieghi classificati ad alto rischio dall’AI Act europeo; ma le principali prescrizioni di quel regime diventeranno applicabili dal 2 dicembre 2027. È una differenza essenziale tra la garanzia nazionale sulla decisione finale di assunzione e i requisiti europei per i sistemi che valutano i candidati.

Quando l’AI accelera il lavoro, la sicurezza deve tenerne conto: le garanzie del decreto italiano AI Act

Lo stesso principio di responsabilità si estende all’organizzazione quotidiana. In un call center, un magazzino o una fabbrica l’AI può ridistribuire compiti e turni, fissare priorità e suggerire ritmi produttivi. Se questi sistemi aumentano la pressione sui lavoratori, il rischio non è soltanto informatico: può riguardare stress, affaticamento e sicurezza.

L’articolo 42 del decreto 179 richiede di valutare l’impiego dell’AI nell’ambito degli obblighi di prevenzione previsti dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro. L’impresa deve verificare se la nuova organizzazione comporti rischi da registrare nel Documento di valutazione dei rischi e informare e formare i dipendenti sulle misure di protezione. Non scatta un obbligo automatico di riscrivere ogni documento aziendale solo perché si usa un chatbot: occorre considerare l’effetto concreto dei sistemi sulle attività e sulle persone.

Se l’intelligenza artificiale provoca un danno: il problema delle prove

La seconda grande novità riguarda il risarcimento. Prendiamo l’ipotesi di un paziente che ritenga di aver subito un danno dopo l’impiego di un sistema AI di supporto diagnostico. La vittima può sapere che il programma ha prodotto una raccomandazione sbagliata, ma non conoscere i passaggi necessari a ricostruirne il funzionamento. La difficoltà è provare il legame fra il risultato del software, le decisioni prese e il danno subito.

Per ridurre questo squilibrio, l’articolo 17 del decreto 160 permette al danneggiato, nell’ambito di una causa civile, di chiedere al giudice di ordinare alla controparte o a un terzo l’esibizione delle prove pertinenti. Possono comprendere i registri di funzionamento, la documentazione sul sistema di gestione dei rischi, elementi tecnici e informazioni sulla supervisione umana. La richiesta deve però essere motivata da fatti che rendano verosimile la domanda, compreso il collegamento fra il risultato dell’AI e il danno lamentato. Il giudice limita l’ordine a quanto necessario e tutela i segreti commerciali.

Se un soggetto non rispetta senza giustificazione l’ordine di esibizione, può subirne le conseguenze nel processo. Quando l’inadempimento della parte riguarda i documenti indicati dalla legge, il giudice, dopo aver valutato gli altri elementi, considera ammessi i fatti allegati dal richiedente. Non è un accesso generalizzato ai dati delle imprese: è uno strumento di prova utilizzabile nel procedimento giudiziario alle condizioni stabilite.

La presunzione sul nesso causale e l’azione verso l’assicurazione

Il decreto 160 aggiunge un secondo strumento. Quando il danno deriva dalla violazione di uno o più obblighi applicabili dell’AI Act, il rapporto causale tra la violazione e il danno è presunto, salvo prova contraria. L’obiettivo è evitare che al cittadino sia sempre richiesto di dimostrare ogni passaggio tecnico di sistemi che non può ispezionare autonomamente. La presunzione, però, non trasforma qualsiasi errore dell’AI in un risarcimento garantito: restano da accertare i presupposti della responsabilità, il danno e gli obblighi effettivamente applicabili al caso.

C’è anche una via ulteriore quando esiste una polizza di responsabilità civile che copre quello specifico danno. Il danneggiato può agire direttamente contro l’assicuratore del presunto responsabile, nei limiti della copertura e delle condizioni contrattuali. Può inoltre chiedere preventivamente al soggetto ritenuto responsabile se sia assicurato: la risposta, con gli estremi della polizza, deve arrivare entro trenta giorni. La richiesta non è condizione obbligatoria per iniziare la causa e l’azione diretta non elimina la necessaria partecipazione del presunto responsabile al giudizio.

Per le persone fisiche che agiscono al di fuori di un’attività professionale, la legge riconosce inoltre, in queste cause, la competenza anche del giudice del luogo di residenza o domicilio. Sono strumenti processuali già introdotti dal decreto entrato in vigore il 30 settembre: non vanno attribuiti alla sola scadenza del 23 ottobre.

Quali strumenti usare nei diversi casi

SituazioneQuale diritto o stradaLimite da ricordare
Licenziamento o sanzione basati sull’AIChiedere una motivazione comprensibile e verificare che una persona abbia deciso autonomamenteLa nullità riguarda la decisione finale assunta solo in modo automatizzato
Curriculum scartato da un softwareValutare diritti sulla protezione dei dati e possibili discriminazioniLa nuova nullità dell’art. 41 esclude la preselezione
Danno causato dall’impiego dell’AIIn una causa, chiedere al giudice le prove pertinenti; valutare l’eventuale copertura assicurativaOccorrono elementi iniziali e presupposti della responsabilità
Sospetta violazione dell’AI ActPresentare reclamo all’autorità competenteIl reclamo non dà automaticamente risarcimento o annullamento di una decisione
AI che modifica ritmi e condizioni di lavoroChiedere come sono stati valutati i rischi e quali informazioni e misure sono previsteLa valutazione dipende dagli effetti concreti sull’attività lavorativa

Un mutuo rifiutato dall’algoritmo: a chi si può fare reclamo?

Supponiamo che un istituto finanziario utilizzi un sistema di AI per valutare il merito creditizio e che una persona ritenga discriminatorio o illegittimo il trattamento ricevuto. Il decreto 179 stabilisce chi deve vigilare sul rispetto dell’AI Act: l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale è l’autorità generale di vigilanza, mentre nei rispettivi settori operano anche Banca d’Italia, Consob e Ivass; il Garante per la privacy conserva le competenze attribuitegli dalla normativa europea.

L’articolo 18 consente alle persone che hanno motivo di ritenere violato il regolamento europeo di presentare un reclamo all’autorità di vigilanza competente. Se viene indirizzato all’ufficio sbagliato, sarà questo a trasmetterlo a quello giusto informando l’interessato. In specifiche controversie finanziarie potranno inoltre essere utilizzati gli organismi di risoluzione stragiudiziale già previsti nei settori bancario, finanziario e assicurativo, entro i rispettivi ambiti di competenza.

Occorre distinguere il reclamo dalla contestazione del singolo diniego di credito. L’AI Act non impone alle banche di concedere un mutuo a chi presenta un reclamo, né rende automaticamente illegittime tutte le valutazioni algoritmiche. Le norme europee sui sistemi ad alto rischio utilizzati per il merito creditizio diventeranno in via generale applicabili nel dicembre 2027; intanto possono già operare le tutele del Gdpr sulle decisioni automatizzate, secondo le condizioni previste da quel regolamento.

Controlli e sanzioni: quanto rischiano le aziende

Il nuovo sistema di vigilanza serve a rendere effettive le regole. Le autorità possono chiedere informazioni, avviare verifiche e adottare le misure previste per far cessare una violazione. Per le pratiche vietate dall’AI Act il decreto prevede sanzioni fino a 35 milioni di euro oppure al 7% del fatturato mondiale annuo, se superiore. Per altre categorie di inosservanze le soglie sono più basse e per le imprese minori si applicano criteri di massimale specifici.

Questi importi indicano i limiti massimi delle sanzioni, non multe automatiche. La loro applicazione dipende dalla violazione, dalla gravità e dalla data dalla quale l’obbligo europeo è effettivamente operativo. Nei casi meno offensivi il decreto permette anche misure correttive alternative alla sanzione economica. Per il cittadino l’effetto atteso è avere interlocutori pubblici in grado di verificare e imporre correzioni, non ricevere automaticamente un indennizzo dall’autorità.

Sistemi ad alto rischio: misure di sicurezza e nuove responsabilità penali

La possibilità di ottenere tutela civile si accompagna a misure preventive. Il decreto 160 ha introdotto nel codice penale una fattispecie che riguarda, fra l’altro, l’omissione delle misure di sicurezza e di sorveglianza umana previste per l’AI ad alto rischio, quando da tale condotta derivi un pericolo per la vita o l’incolumità delle persone. La pena prevista nella fattispecie base va da uno a cinque anni di reclusione; la norma riguarda anche, in casi determinati, l’utilizzatore professionale che ometta intenzionalmente la sorveglianza umana.

Non ogni errore di un chatbot diventa dunque un reato. Sono necessari i requisiti descritti dalla disposizione, incluso il pericolo concreto individuato dalla legge, e la valutazione deve tenere conto delle misure giuridicamente dovute nel momento dei fatti. Le date di applicazione differenziata dell’AI Act restano rilevanti anche per capire quali obblighi siano già esigibili.

Riconoscimento facciale e polizia: autorizzazioni e limiti

Il decreto 160 disciplina inoltre l’identificazione biometrica remota in tempo reale nei luoghi pubblici per specifiche attività di prevenzione e ricerca di persone. Si pensi alla ricerca mirata di uno scomparso o di una vittima di sequestro. Non autorizza il riconoscimento indiscriminato di tutti i passanti: l’impiego è delimitato per finalità, persone interessate, territori e durata.

Per gli impieghi di prevenzione e ricerca disciplinati dall’articolo 8, la richiesta va al procuratore della Repubblica competente e l’autorizzazione dura al massimo quindici giorni, con eventuali proroghe motivate; nei casi urgenti valgono regole specifiche e termini ristretti per la convalida. È vietato utilizzare banche dati biometriche alimentate da raccolte indiscriminate di immagini. È una tutela distinta dalle altre modalità di riconoscimento facciale per le quali il decreto prevede differenti procedure.

Scuola e professioni: imparare a riconoscere errori e rischi

Le novità riguardano anche la formazione. Il decreto 179 prevede percorsi per insegnanti e studenti, orientati alla comprensione dei sistemi, alla valutazione critica dei contenuti generati e alla protezione dei dati. Il Ministero dell’istruzione deve adottare entro novanta giorni le regole della formazione dei docenti; fino ad allora restano valide le linee guida scolastiche del 2025. La legge prevede anche attività per gli studenti, ma non introduce il 23 ottobre una nuova materia con un orario obbligatorio uniforme.

Gli ordini professionali dovranno includere percorsi sull’AI nella formazione iniziale e continua e aggiornare le proprie regole entro sei mesi. Per le professioni sanitarie è previsto un accordo in Conferenza Stato-Regioni sull’integrazione nei programmi di educazione continua in medicina. Per chi si affida a un medico, un avvocato o un altro professionista, il risultato auspicato è una maggiore capacità di riconoscere quando il software va verificato e quando non si può delegargli una decisione.

Che cosa è in vigore e che cosa cambia nel 2027-2028

La data del 23 ottobre non va confusa con l’entrata in applicazione di tutte le norme europee. Il regolamento è stato modificato dal Digital Omnibus sull’AI del 2026, che ha posticipato i requisiti principali per i sistemi ad alto rischio. I decreti italiani organizzano controlli e tutele, ma non cancellano il calendario europeo.

Le date da conoscere per orientarsi fra i nuovi diritti

DataChe cosa accadePerché interessa ai cittadini
30 settembre 2026Entra in vigore il decreto italiano 160/2026Nuovi strumenti processuali per danni da AI e norme penali e di polizia
23 ottobre 2026Entra in vigore il decreto italiano 179/2026Garanzie per i lavoratori, reclami, autorità di vigilanza e formazione
2 dicembre 2026Nuovi divieti europei relativi a specifici contenuti sessuali e di abuso su minoriSi estende il catalogo delle pratiche vietate
2 dicembre 2027Si applicano i requisiti principali per i sistemi ad alto rischio dell’allegato IIIFra gli ambiti: lavoro, selezione del personale e merito creditizio
2 agosto 2028Si applicano i requisiti principali per i sistemi ad alto rischio integrati in prodotti regolamentatiFra gli esempi: alcune applicazioni AI in prodotti e dispositivi sottoposti a norme di settore

Per il cittadino la prima verifica, davanti a una decisione sospetta, è quindi capire quale diritto sta esercitando e quale obbligo sia già applicabile. Un dipendente può domandare chi abbia preso la decisione finale e quali parametri dell’AI siano stati considerati. Chi lamenta un danno deve conservare gli elementi disponibili e valutare l’accesso alle prove in giudizio. Chi sospetta una violazione del regolamento può rivolgersi all’autorità di settore. Sono percorsi diversi, con risultati e presupposti diversi.

La novità più importante di questa stagione normativa sta proprio qui: quando una persona viene giudicata, organizzata o danneggiata da un sistema automatico, la responsabilità non può dissolversi dietro l’opacità del software. Il diritto prova a ricostruire la catena che porta dal risultato dell’AI alle scelte umane e alle loro conseguenze. Ma per farlo servono documenti conservati, controlli reali e procedure che i cittadini possano utilizzare senza dover essere esperti di algoritmi.

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