Le grandi banche statunitensi hanno cominciato a limitare l’accesso degli agenti AI ai conti dei clienti.
Secondo il Financial Times, Citigroup, Bank of America e JPMorgan Chase stanno restringendo le operazioni consentite ai software esterni. Il motivo è un allarme diffuso.
Il 22 ottobre Axios ha riferito di agenti che accedono ai conti con credenziali o autorizzazioni fornite dagli utenti, talvolta tentando azioni che, secondo le fonti interpellate, sembrano andare oltre le istruzioni degli utenti.
Attenzione: non si parla di accessi criminali, ma del rischio concreto che gli agenti facciano azioni sui conti, come bonifici, senza che i loro utenti l’abbiano chiesto.
I rischi sono numerosi. Il primo riguarda i singoli.
Se l’agente sbaglia beneficiario o importo, chi risponde: il cliente, la banca o il produttore del sistema, OpenAI, Anthropic?
Un secondo rischio è sistemico. Che cosa succede se migliaia di agenti iniziano a spostare depositi fra istituti alla ricerca di interessi maggiori? Ne può andare della stabilità del sistema bancario.
“In Italia e nell’Unione europea esistono già norme sui pagamenti non autorizzati, sui contratti e sui servizi digitali. L’area grigia riguarda il consenso attribuito all’agente e la ripartizione della responsabilità quando il software interpreta male le istruzioni ricevute”, spiega Antonino Polimeni, giurista specializzato in diritti di consumatori e piattaforme digitali. Immaginiamo di chiedergli di pagare una fattura di 200 euro: il programma ne invia 2.000 dopo aver letto un documento sbagliato. La banca registra una sessione autenticata. Ma il titolare ha realmente autorizzato quel bonifico?
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Perché l’agente AI non è il mandatario del correntista
La prima tentazione è parlare di mandato: l’utente avrebbe incaricato il software di agire per suo conto. Ma l’articolo 1703 del codice civile definisce il mandato come un contratto in cui una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici nell’interesse dell’altra. Occorre un soggetto che assuma quell’obbligazione. Un agente AI non possiede soggettività giuridica; il fornitore, normalmente, offre un software anziché promettere di eseguire personalmente operazioni di pagamento.
Il modello genera singole scelte sulla base delle istruzioni, del contesto e delle informazioni che incontra. Non si può trasferire automaticamente al produttore la qualifica di mandatario. La situazione cambierebbe in presenza di un contratto specifico con cui un’impresa si obbligasse davvero a gestire pagamenti per il cliente, assumendo obblighi adeguati: andrebbero allora esaminati il contratto e, se pertinente, anche la disciplina dei servizi finanziari.
Bonifico non voluto: il rimborso previsto dalla PSD2
Allora guardiamo altrove. L’attuazione italiana della PSD2, nel decreto legislativo 11/2010, disciplina gli obblighi del prestatore del servizio di pagamento. Di regola la banca deve rimborsare immediatamente l’importo e comunque entro la fine della giornata operativa successiva alla conoscenza o segnalazione dell’operazione; la disciplina contempla la specifica eccezione del sospetto motivato di frode comunicato all’autorità competente.
La Corte di giustizia UE, con la sentenza C-70/25 del 15 ottobre 2026, Tukowiecka, ha precisato che la banca non può rifiutare quel rimborso immediato solo perché ritiene il cliente gravemente negligente. Il prestatore potrà, in un secondo momento, chiedergli di sopportare le perdite se ne ricorrono i presupposti.
Problema: la PSD2 parla di frodi e qui invece è la questione è su uno strumento usato dall’utente. “Non c’è nulla nella PSD2, né nella sua revisione con la PSD3 e la PS3, che dia margini per consentire il rimborso all’utente”, dice Polimeni.
Fornitore dell’agente AI: le clausole contrattuali non chiudono il caso
Se il cliente ha perso denaro per una scelta sbagliata del software, potrebbe allora rivolgersi anche all’impresa che lo fornisce. Qui bisogna stabilire quali prestazioni siano state promesse, quale inadempimento si sia verificato e quale danno ne sia derivato. Le condizioni d’uso dei servizi agentici spesso attribuiscono all’utente il controllo delle azioni e limitano le responsabilità del fornitore. Ma una clausola non prevale automaticamente sulle disposizioni di tutela del consumatore.
“Gli articoli 33 e seguenti del Codice del consumo consentono di valutare come vessatorie le clausole che creano uno squilibrio significativo a danno del consumatore. Un’esclusione generalizzata della responsabilità del professionista può dunque essere contestabile, in relazione al contenuto concreto del contratto”, spiega Polimeni. Questo non comporta, però, che ogni errore dell’agente generi automaticamente un diritto al risarcimento: occorre individuare un obbligo violato, il danno e il nesso causale.
“Un’altra possibile tutela riguarda i difetti di conformità dei servizi digitali”, aggiunge. Il decreto legislativo 173/2021 ha introdotto nel Codice del consumo gli articoli 135-octies e seguenti. Un servizio che esegua un’operazione diversa da quella promessa potrebbe risultare non conforme al contratto. In presenza dei presupposti, il consumatore può chiedere il ripristino della conformità e, secondo le condizioni di legge, una riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. Il risarcimento segue le regole generali, compreso l’articolo 1218 del codice civile.
C’è un limite importante: l’articolo 135-novies esclude da questa disciplina i contratti relativi ai servizi finanziari, inclusi quelli bancari e di pagamento. Bisogna quindi distinguere un agente AI generalista, eventualmente impiegato anche per attività finanziarie, da un servizio che per natura e contratto costituisca un’attività finanziaria. Anche nei casi in cui la disciplina sui servizi digitali sia applicabile, dimostrare il difetto, le condizioni contrattuali e il nesso con la perdita economica può essere difficile. Per il cittadino il problema diventa anche probatorio: come accedere a istruzioni, log, autorizzazioni e decisioni intermedie dell’agente per ricostruire l’errore?
“Il cliente risponde verso la banca come se avesse agito di persona, mentre verso il fornitore deve dimostrare un difetto di conformità di un sistema le cui istruzioni d’uso, presumibilmente, scaricano su di lui ogni esito che potrebbero essere superate solo dai consumatori che comunque dovrebbero provare il difetto di conformità (limite pratico vero, perché dimostrare la colpa grave nella progettazione o nella gestione di un agente non è semplice)”, riassume Polimeni.
Gli agenti AI possono spostare depositi e clienti su larga scala
La questione non riguarda soltanto chi rimborsa il singolo bonifico. Un agente può eliminare l’inerzia che oggi trattiene molti risparmiatori presso la propria banca: confrontare continuamente i tassi, individuare nuove offerte e, quando autorizzato e tecnicamente possibile, avviare trasferimenti. Un comportamento conveniente per un cliente potrebbe cambiare il modo in cui gli istituti raccolgono risparmio e finanziano i prestiti.
Il 27 settembre 2026 Torsten Slok, capo economista di Apollo, ha descritto questo scenario nella nota Is an Agentic Bank Run Coming?. Negli Stati Uniti ha confrontato lo 0,1% circa di remunerazione media dei conti correnti con alcune offerte alternative selezionate fra il 3,3% e il 5%. Il divario illustra l’incentivo a cercare condizioni migliori, pur riguardando prodotti con termini e caratteristiche che possono essere diversi. Non rappresenta quindi la distribuzione dei rendimenti dell’intero mercato.
Se tanti agenti cercassero nello stesso momento di massimizzare il rendimento del denaro, le banche potrebbero perdere rapidamente depositi poco costosi. Per trattenerli dovrebbero offrire interessi più alti, comprimendo i margini, oppure sostituire la raccolta, talvolta a costi maggiori. Ne potrebbero risentire condizioni e disponibilità del credito per famiglie e imprese. La concorrenza fra banche può dare vantaggi ai risparmiatori: il rischio sistemico riguarda la rapidità e la concentrazione temporale dei movimenti, non la ricerca di tassi più favorevoli in sé.
Una migrazione ordinata verso banche più convenienti è diversa da una corsa ai prelievi dettata dal panico. Ma in entrambi i casi decisioni automatiche correlate possono ridurre il tempo a disposizione degli istituti per reagire. Perché questo avvenga su larga scala occorrono diffusione degli agenti, accesso a conti e pagamenti, autorizzazioni sufficientemente ampie e comportamenti convergenti: condizioni che oggi non sono dimostrate come universali.
Lo studio BCE: quando gli algoritmi generano corse ai riscatti
Esistono già evidenze sperimentali di queste dinamiche. Il 21 maggio 2026 la BCE ha pubblicato uno studio sulla stabilità finanziaria e le architetture di AI, firmato da Kartik Anand, Sophia Kazinnik, Agnese Leonello ed Ettore Panetti. In una simulazione di riscatti da fondi d’investimento, gli algoritmi Q-learning si sono coordinati fino a produrre dinamiche analoghe a una corsa ai ritiri, anche in situazioni in cui i fondamentali economici erano solidi.
I grandi modelli linguistici hanno mostrato comportamenti differenti: meno propensione a ritiri coordinati con fondamentali solidi, ma decisioni più eterogenee e imprevedibili negli scenari intermedi. Lo studio riguarda un modello di disinvestimento da fondi, non ritiri osservati dai conti correnti. Indica tuttavia che le caratteristiche degli algoritmi possono modificare il modo in cui decisioni individuali si sommano fino a generare instabilità.
Il Financial Stability Board nel rapporto del novembre 2024 aveva già indicato fra i rischi dell’AI per la finanza la correlazione delle decisioni, la concentrazione dei fornitori e le dipendenze tecnologiche. Nel rapporto sulla stabilità finanziaria di luglio 2026 la Bank of England ha richiamato la necessità di osservare i comportamenti collettivi degli agenti. Un sistema può diventare fragile anche quando ogni partecipante cerca di ottimizzare razionalmente la propria posizione.
La stabilità finanziaria e i diritti del consumatore finiscono così per dipendere dalla stessa domanda: chi ha deciso davvero quel movimento di denaro e chi può fermarlo? Senza una risposta controllabile dal punto di vista tecnico e giuridico, gli agenti rischiano di rendere più rapido non soltanto il risparmio di tempo, ma anche il trasferimento dei danni e degli shock da un conto all’intero sistema.


























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