Il valore degli appalti IT banditi da aziende sanitarie, centrali di committenza regionali e Consip è passato da poco più di 1 miliardo di euro nel 2016 a 10,3 miliardi nel 2025. I dati sono raccolti dall’Osservatorio MASAN di SDA Bocconi CERGAS ed estratti dalla Banca dati nazionale dei contratti pubblici di ANAC, e coprono oltre 42.000 contratti in dieci anni.

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Spesa ICT nella sanità pubblica: il salto con il PNRR
Tra il 2016 e il 2020 il valore bandito si è mantenuto in media intorno ai 2 miliardi l’anno; nel quinquennio successivo la media sale a 7,6 miliardi. L’accelerazione coincide con l’avvio del PNRR, che con la Missione 6 ha finanziato fascicolo sanitario elettronico, telemedicina e ammodernamento tecnologico degli ospedali. Cresce anche il peso dell’IT sul totale degli acquisti sanitari monitorati dall’Osservatorio, dal 2,4% del 2016 all’8,5% del 2023, per attestarsi al 6,4% nel 2025.
L’andamento annuale va letto con cautela, perché i grandi accordi quadro nazionali generano picchi negli anni di pubblicazione, come nel 2017 e nel 2025. Il dato di fondo resta una crescita strutturale che riguarda anche le stazioni appaltanti diverse da Consip, il cui valore bandito passa da circa 0,6 miliardi nel 2016 a 2,4-2,8 miliardi l’anno nel triennio 2023-2025.

Fonte: Osservatorio MASAN, SDA Bocconi CERGAS, su dati BDNCP ANAC · tasso di centralizzazione nazionale 2016-2025
Consip e centralizzazione degli acquisti IT sanitari
Consip svolge sempre di più un ruolo cardine nel sistema degli acquisti IT. I suoi bandi rappresentano il 68% del valore complessivo pubblicato nei dieci anni considerati, con una quota che dal 2020 non scende sotto il 65%. In parallelo cresce il tasso di centralizzazione degli acquisti IT delle aziende sanitarie, che passa dal 34% del 2016 all’82% del 2024, con un arretramento al 69% nel 2025. Sempre più aziende, in altri termini, si appoggiano agli accordi quadro centralizzati invece di bandire gare proprie.
Il perimetro dei dati e la spesa ICT non visibile
Occorre però fare una precisazione sul perimetro di analisi. I dati riguardano, infatti, gli appalti della sanità pubblicati da centrali di committenza / soggetti aggregatori e aziende sanitarie. Le società in house che non sono soggetti aggregatori ne sono escluse in prima approssimazione. Più nello specifico laddove un’azienda sanitaria aderisca a uno strumento di acquisto o negoziazione messo a disposizione da un in house allora questo valore viene rilevato. Allo stesso modo si rilevano quelle transazioni per cui – correttamente – l’azienda sanitaria acquista – con una richiesta di regolare CIG – una prestazione a una società in house. Laddove, invece, l’in house metta a disposizione un sistema, una piattaforma, un software o un servizio cloud, e il costo è sostenuto direttamente dalla Regione senza che l’azienda lo tratti come appalto, l’acquisto non è visibile. La spesa IT della sanità risulta quindi in parte sottostimata, e il grado effettivo di centralizzazione è verosimilmente più alto di quello misurato.
La gran parte dei lotti arriva ad aggiudicazione. Tra il 2016 e il 2023 i lotti aggiudicati valgono ogni anno tra il 73% e il 93% del valore bandito; i dati del 2024 e soprattutto del 2025 risentono di procedure non ancora concluse o non ancora comunicate.
Accordi quadro e acquisti effettivi: il divario
Il quadro cambia se si osserva quanto gli accordi quadro si traducono in acquisti effettivi. Gli accordi quadro e le convenzioni pubblicati tra il 2016 e il 2023 valgono 25,1 miliardi di euro, mentre gli appalti specifici che ne discendono, banditi tra il 2016 e il 2025, ammontano a 9,5 miliardi, meno del 40%. Il valore di un accordo quadro è un tetto massimo e non un impegno di spesa, e una parte delle adesioni più recenti deve ancora concretizzarsi. Il divario resta comunque ampio: i plafond messi a gara appaiono sovradimensionati rispetto alla capacità di adesione delle aziende, oppure una quota delle adesioni non viene rilevata come appalto specifico.
Contratti più grandi e mercato IT sanitario a due livelli
Cresce anche la dimensione dei contratti. Il valore medio bandito per contratto passa da circa 400.000 euro nel 2016 a oltre un milione in ciascun anno dal 2021, con un massimo di 2 milioni nel 2022. L’importo medio di un accordo quadro sale da 2,5 a oltre 40 milioni, quello di un appalto specifico da 200.000 euro a quasi un milione nel 2025, mentre il numero dei contratti è quasi quadruplicato.
Fornitori e concentrazione del mercato
Le imprese che hanno vinto almeno un contratto IT nel decennio sono 3.623, ma la distribuzione è molto sbilanciata. Quasi la metà ne ha vinto uno solo, mentre Dedalus e GPI superano i 900 contratti ciascuna. Per valore emergono i grandi operatori di telecomunicazioni e system integration presenti negli accordi quadro nazionali: TIM compare in lotti pari al 45% del valore aggiudicato, Almaviva al 44%, Accenture al 40%. Le quote non sono sommabili, perché nei raggruppamenti e negli accordi plurifornitore l’intero lotto è attribuito a ciascun aggiudicatario, ma indicano chi presidia i contratti di maggiore dimensione.
Il mercato si sta concentrando, ma non in modo uniforme. Lotti sempre più grandi e il peso degli accordi quadro nazionali favoriscono operatori di grande dimensione o raggruppamenti guidati da questi; la lunga coda di imprese con pochi contratti e il volume degli appalti banditi direttamente dalle aziende mostrano però che il mercato resta aperto. Ne risulta una struttura a due livelli, con pochi fornitori sui contratti quadro e un tessuto ampio di operatori specializzati sugli appalti specifici e sulle esigenze locali. Il punto da monitorare è se la crescita dei lotti ridurrà lo spazio di questo secondo livello.
Spesa ICT sanitaria dopo il 2026: cosa resta da monitorare
Resta aperta la tenuta della spesa dopo il 2026. Una parte dell’aumento è legata a investimenti una tantum, e la fine dei finanziamenti potrebbe riportare i valori verso i livelli precedenti al 2021. Alcuni elementi fanno pensare a una discesa più contenuta: i sistemi realizzati generano costi ricorrenti di manutenzione, evoluzione e servizi cloud, gli accordi quadro in essere hanno ampia capienza residua e la spesa delle stazioni appaltanti diverse da Consip è cresciuta in modo stabile. Le prossime rilevazioni diranno se la digitalizzazione della sanità è diventata una voce strutturale di spesa o è rimasta legata a una stagione di finanziamenti straordinari.































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