diritto d'autore

Perché la riforma europea del copyright è un passo avanti per l’innovazione

Il testo di compromesso della riforma della normativa Ue sul diritto d’autore, preceduto da tre Consultazioni, può essere considerato un processo di innovazione legislativa che segue misure già adottate a livello di imprese nella tutela dei contenuti. Ecco perché

Pubblicato il 13 Giu 2018

Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)

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Il destino dei progetti legislativi sul copyright in Europa è sempre stato accompagnato da polemiche e dibattiti feroci legati alle potenziali ricadute sullo sviluppo delle reti digitali e anche questa volta il tema ha generato forti emotività (vedi recente articolo di Assotelecomunicazioni – Asstel, ndr.).

Il pacchetto presentato dalla Commissione nell’ambito del Digital Single Market, nel 2016, è approdato, come noto, al Parlamento europeo e al Consiglio degli Stati membri dove, nei giorni scorsi, è stato adottato un testo di compromesso.

Un passo avanti in un programma di ampio respiro che ha già visto la Commissione portare a casa le regole sul geoblocking e la portabilità dei contenuti online.

Le tre consultazioni pubbliche della Commissione

Il testo della Commissione è stato il risultato di una serie di consultazioni pubbliche. Quella sul riesame della normativa Ue sul diritto d’autore effettuata tra il 5 dicembre 2013 e il 5 marzo 2014 ha fornito una panoramica dei punti di vista dei portatori di interessi su tale riesame, incluse le eccezioni, le limitazioni e la remunerazione degli autori e degli artisti (interpreti o esecutori). La consultazione pubblica effettuata tra il 24 settembre 2015 e il 6 gennaio 2016 sul quadro normativo per le piattaforme, gli intermediari online, i dati e il cloud computing e l’economia collaborativa ha fornito riscontri e pareri di tutti i portatori di interessi sul ruolo degli intermediari nella diffusione online di opere e altro materiale. Tra il 23 marzo 2016 e il 15 giugno 2016 si è infine svolta una consultazione pubblica sul ruolo degli editori nella catena del valore correlata al diritto d’autore e sulla “libertà di panorama”. Quest’ultima consultazione ha permesso, in particolare, di raccogliere opinioni sull’eventuale introduzione nel diritto dell’Unione di un nuovo diritto connesso per gli editori. Tra il 2014 e il 2016 la Commissione ha inoltre avuto colloqui con i portatori di interessi sui vari temi affrontati dalla proposta.

Proposta di direttiva copyright, i nodi che preoccupano le aziende digitali

Piattaforme audio-video e distorsione del mercato

Pertanto va subito detto che c’è stata un’ampia consultazione e analisi e certamente non si può parlare di assenza di “impact assessment” o di distanza dall’evoluzione del mercato.

Al contrario, il testo originariamente presentato proponeva di affrontare e risolvere alcuni elementi di squilibrio presenti sul mercato digitale, come ad esempio, la questione del “value gap”, la discriminazione remunerativa presente nel settore della musica digitale tra piattaforme audio e piattaforme video, in particolare YouTube.

E’ evidente a tutti, infatti, che l’evoluzione del settore musicale è stata un modello di integrazione tra tecnologia e contenuto che ha abilitato nuove piattaforme, ha sviluppato nuovi modelli di business ed ha consentito di raggiungere un pubblico sempre più vasto.

I limiti alla “immunità” degli intermediari

Tuttavia quello che possiamo definire un vero e proprio baco normativo, ovvero la collocazione giuridica di piattaforme di contenuti caricati dagli utenti all’interno dell’alveo del cosiddetto “safe harbour” ha prodotto una distorsione del mercato che andava risolta per garantire un level playing field adeguato e proporzionato.

Originariamente la direttiva sul commercio elettronico aveva stabilito l’assenza di responsabilità per gli intermediari che fossero neutrali e passivi, ovvero, principalmente i carrier di telecomunicazione.

Questo modello giuridico si è poi esteso ad altri intermediari che tuttavia erano tutt’altro che passivi e neutrali, come, ad esempio YouTube, consentendo loro di godere di un’esenzione di responsabilità per i contenuti caricati dagli utenti che ha prodotto una vera e propria distorsione competitiva, in termini di negoziazione di licenze con in titolari dei diritti, tale da limitare enormemente i ricavi per artisti, autori e produttori.

La proposta normativa ha individuato una soluzione che fatte salve la garanzie previste dalla direttiva sul commercio elettronico, stabilisce entro quali limiti una piattaforma possa godere dell’immunità.

Questo testo è stato recentemente adottato come compromesso dagli Stati membri, grazie anche all’ottimo lavoro svolto dal governo italiano, ed è ora all’esame della Commissione JURI del parlamento EU.

L’innovazione legislativa nella tutela dei contenuti

E’ evidente che siamo di fronte non ad un passo indietro, o ad una censorship machine come qualcuno ha scritto, ma ad un processo di innovazione legislativa che segue misure già adottate a livello di imprese nella tutela dei contenuti.

L’adozione standard di modelli di riconoscimento dei contenuti e di rimozione come il content ID di YouTube, responsabilizzano le piattaforme, agevolano le licenze del contenuto legale e semplificano le procedure di rimozione e/o monetizzazione.

Tutte queste misure sono in linea con le normative comunitarie e con le decisioni della Corte di Gisutizia Ue che ha già più volte affrontato la questione della messa a disposizione di contenuti online e dei limiti effettivi alla responsabilità degli intermediari.

Un quadro giuridico bilanciato

Nei prossimi giorni il voto al Parlamento europeo rappresenterà un importante passo avanti nell’innovazione del settore. Nel segmento musicale abbiamo già visto nascere e crescere importanti imprese europee come Spotify e Deezer ed altre start up sono in fase avanzata in altri interessanti segmenti come, ad esempio, quello della blockchain o della AI.

La definizione di un quadro giuridico bilanciato è stato proprio l’obiettivo della Commissione e la proposta, con le progressive migliorie del Consiglio e del Parlamento potrebbe giocare un grosso ruolo nel dare ulteriore spinta all’innovazione nel settore dei contenuti. Le preoccupazioni di chi ancora ripete il vecchio mantra del copyright vs innovazione o di industrie innovative vs vecchi monopoli sono purtroppo il risultato di poca visione su quello che sarà il futuro della produzione e distribuzione dei contenuti nell’era dello streaming.

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