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Fattura elettronica: più che una proroga, serve flessibilità

Adesso evitiamo che si ripresenti il problema dei ritardi attuativi in gennaio con l’obbligo di fattura elettronica per tutti. Ecco di chi sono le responsabilità e come affrontarle, anche da parte delle imprese. Il punto di Assosoftware

Pubblicato il 29 Giu 2018

Roberto Bellini

Direttore Generale AssoSoftware

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software fatturazione elettronica

In Italia una proroga non si nega mai a nessuno. Questa volta tocca ai benzinai, individuati dalla Legge di Bilancio come la prima categoria che doveva partire con la fatturazione elettronica dal primo luglio 2018 e che, invece, lo farà da gennaio 2019 allineandosi all’obbligo valido per tutte le imprese (leggi sulla proroga fattura elettronica ai benzinai). Si badi bene, non voglio esprimere giudizi sull’effettiva necessità di uno slittamento che, come sempre, spetta all’Esecutivo e al confronto con le parti, tuttavia, da osservatore interessato e conoscitore del tema, rilevo che, come spesso accade, anche in questo caso, dopo ben sei mesi dall’emanazione della norma, il Paese non è stato in grado di prepararsi adeguatamente alla scadenza e, sotto la minaccia di uno sciopero, il Governo si è trovato invitato a posticipare di ulteriori 6 mesi la partenza dell’obbligo.

Fattura elettronica benzinai, rinvio al 2019: che succede ora

Gli svantaggi della proroga

Le responsabilità sono variamente distribuite, a partire da quelle in conto al Legislatore e all’Amministrazione finanziaria, da cui ci si aspettavano norme più chiare e tempestive, a quelle a carico dell’Agenzia delle Entrate, che forse ha promesso funzionalità e strumenti anche aldilà dello stretto necessario, a quelle delle Associazioni di categoria e dei Professionisti, in ritardo nell’opera, fondamentale, di informazione capillare. Infine anche gli stessi provider e le software house solo ora sono pronti a consegnare i prodotti aggiornati. Il risultato è che il provvedimento di proroga sposterebbe di sei mesi il problema senza dare la possibilità di testare sul campo la tenuta delle infrastrutture tecniche e tutti gli strumenti necessari per gestire correttamente l’adempimento.

Una soluzione alternativa AssoSoftware l’aveva proposta suggerendo un avvio senza sanzioni per un certo periodo per togliere la pressione e la preoccupazione di un adeguamento in ritardo o per qualche errore formale, ma che nella sostanza mantenesse ferma la data del primo luglio e quindi la necessità per tutti gli operatori coinvolti di accelerare sul completamento delle attività e sul tempestivo avvio della fatturazione elettronica. La cosa singolare è che perfino all’interno della stessa categoria le voci sono diverse tanto che l’Unione Petrolifera si è premurata di precisare che la proroga potrebbe riguardare solamente i soggetti che erogano carburante “in strada” con clienti finali titolari di partita IVA e non le cessioni a monte tra operatori del settore che già si scambiavano fatture, per i quali dovrebbe rimanere l’obbligo di fatturazione elettronica.

Quello che dovrebbe essere scongiurato è uno slittamento totale a gennaio 2019, con conseguente abbassamento della guardia da parte di tutti e il probabile risultato di trovarsi a ridosso della nuova scadenza con i compiti a casa ancora da fare e la necessità di ulteriori rinvii.

Fattura elettronica come opportunità

È opportuno ricordare che la Fatturazione elettronica è considerata da tutti un passo importante verso la digitalizzazione del Paese: non è in gioco solo la possibilità di recuperare gettito dalla lotta all’evasione (al capitolo Fe sono legati ben 2 mld di euro all’anno di maggiori entrate), ma soprattutto uno scatto in avanti dell’efficienza delle imprese nella gestione dei loro processi interni grazie all’elaborazione dei dati presenti nelle fatture e alla riconciliazione dei medesimi con le altre informazioni aziendali. Senza dimenticare i risparmi tangibili legati all’eliminazione della carta, alle spese di spedizione e alla riduzione degli spazi di archiviazione e di conservazione delle fatture.

Ma in realtà parliamo di vantaggi che solo l’azienda informatizzata può apprezzare e cioè solo quel 20 % degli operatori economici, poco più di un milione di imprese su un totale di 5 milioni e mezzo di partite IVA. Per il restante 80% (fatto principalmente di ditte individuali e lavoratori autonomi) il primo risultato dell’adozione della Fattura elettronica sarà un deciso passo verso l’informatizzazione dell’azienda, con l’adozione di un software, magari una semplice App, che permetterà di memorizzare clienti e fornitori, le prestazioni o i beni più venduti, la creazione di un preventivo o l’invio di un ordine e poi la conversione del medesimo in fattura. Ci sarà la possibilità di vedere le scadenze di incasso e pagamento, gestire la tesoreria e fare un minimo di pianificazione finanziaria, il tutto in modo integrato senza ridigitare dati o commettere errori.

La sfida per le piccole imprese

Per un’impresa che compilava i documenti con carta e penna o nella migliore delle ipotesi con word o excel, sarà un salto evolutivo importante, innanzitutto culturale e poi operativo, che, inizialmente, richiederà impegno e potrebbe presentare qualche difficoltà ma che nel giro di qualche anno renderà l’imprenditore consapevole delle potenzialità della digitalizzazione e pronto a sfruttarne i benefici fino in fondo.

Il numero enorme di piccole e piccolissime imprese, composte spesso da uno a tre persone, è un fattore di forza per la qualità e la fortuna del Made in Italy ma diventa un ostacolo, nel confronto con gli altri Paesi Europei, quando è il momento di fare innovazione (basti vedere l’indice DESI che misura il livello di digitalizzazione dove non ci schiodiamo dalle ultime posizioni). È infatti difficile far comprendere i vantaggi dell’adozione di una nuova tecnologia a chi, oberato dall’attività quotidiana, non ha il tempo di riflettere e valutarne i benefici. In questi casi ben venga anche l’obbligo normativo che ci impone un salto in avanti, magari inizialmente non compreso, ma che alla distanza si rivelerà prezioso per stimolare la crescita e per migliorare la competitività dell’intero tessuto economico.

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