Oggi la nostra identità digitale è una realtà. Non è un obiettivo comunitario, non è un adempimento burocratico, non è tantomeno (ma è opportuno precisarlo) una forma di controllo. Nel momento in cui un italiano vive in media dalle 5 alle 7 ore all’interno di un dispositivo elettronico, nel momento in cui i nostri dati anagrafici sono dematerializzati, nel momento in cui il nostro stato di salute è contenuto nel fascicolo sanitario elettronico, nel momento in cui la situazione scolastica dei nostri figli è digitalizzata e, soprattutto, nel momento in cui la nostra identità è digitale sotto forma di SpID, CIE o CNS, tutto questo significa che la nostra vita è tanto offline quanto online. Tant’è che, qualcuno, senza azzardi apocalittici, parla di “on-life”, ovvero di una esistenza digitale e connessa.
l'intervento
Capitanio (Agcom): “L’identità digitale in Costituzione, garanzia dei nostri diritti fondamentali”
Una modifica dell’articolo 2 della Costituzione permetterebbe di mettere nero su bianco che la rete è una delle formazioni sociali in cui si esercitano i diritti fondamentali. Si rafforzerebbe così la tutela di tali diritti fondamentali, compresa l’identità digitale
Commissario Agcom

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