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Cittadinanza digitale, perché sarà sempre più importante: i prossimi scenari

Cosa significa essere cittadini digitali e quali sono le sfide da affrontare? Vediamo come la cittadinanza digitale è un concetto molto ampio e in continua evoluzione e cerchiamo di definirli attraverso gli atti normativi e sotto il profilo di discipline quali sociologia, psicologia, pedagogia, tecnologia, comunicazione

10 Nov 2021
Giovanni Pascuzzi

Professore ordinario di diritto comparato nell’Università di Trento

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Nel corso dei secoli il concetto di cittadinanza si è evoluto. In tempi recenti si è assistito all’emersione di tipi specifici di cittadinanza. In particolare: la cittadinanza urbana; la cittadinanza europea; la cittadinanza cosmopolita o globale[4]; la cittadinanza multiculturale; la cittadinanza di genere; la cittadinanza legata al consumo; la cittadinanza d’impresa; la cittadinanza attiva[5].

Tra le cosiddette cittadinanze emergenti c’è la cittadinanza digitale. Essa è connessa all’avvento dell’era digitale[6]. Più difficile darne una definizione univoca.

Proviamo allora a inquadrare questo concetto, ampio e in continua evoluzione, non solo sul piano giuridico ma anche nel contesto delle discipline diverse dal diritto: sociologia, psicologia, pedagogia, tecnologia, comunicazione ed altre ancora.

Cittadinanza digitale, che cos’è e perché è importante per i nostri diritti

Il concetto di cittadinanza

Ma partiamo dal principio.

Il concetto di cittadinanza è antico e nel corso dei secoli ha visto evolvere il proprio significato. In prima approssimazione esso individua il nesso che lega un individuo ad un ordine costituito mettendone a fuoco le sue principali articolazioni: aspettative e pretese, diritti e doveri, modalità di appartenenza e di differenziazione, strategie di inclusione e di esclusione[1].

Se affermo: “Sono cittadino italiano”, implicitamente evidenzio:

  • un profilo identitario: lo stato italiano riconosce il mio status di cittadino e io avverto il mio senso di appartenenza alla comunità nazionale;
  • un profilo giuridico: in quanto cittadino sono titolare di diritti (civili, politici, sociali, umani) e destinatario di doveri (ad esempio: pagare le tasse);
  • un profilo politico: concorro, tramite l’esercizio del diritto di voto e la organizzazione dei partiti, alla costituzione e al funzionamento del sistema politico rappresentativo.

Riprendendo una efficace sintesi, si può dire che la cittadinanza è un dispositivo utile a garantire inclusione, coesione, sviluppo delle comunità politiche e che in esso convergono 3 componenti: l’appartenenza; i diritti e i doveri; la partecipazione[2].

La sintesi è di Giovanni Moro che spiega come la cittadinanza sia un’invenzione risalente al V secolo avanti Cristo, ma reinventata a partire dal ‘700 con l’avvento degli Stati moderni[3]. Di quella invenzione la cittadinanza moderna conserva due eredità:

  • l’idea della cittadinanza come partecipazione;
  • l’idea della cittadinanza come eguaglianza dello status legale (anche se sono idee di non facile armonizzazione).

In ogni caso la sua è un’epopea perché sin dall’inizio si è assistito ad una lotta per la cittadinanza.

Basti ricordare le lotte per il conseguimento della reale uguaglianza tra tutti i membri della comunità politica: si pensi alla condizione delle donne, ovvero al raggiungimento del suffragio universale (all’inizio dell’800 in Inghilterra aveva il diritto di voto meno del 5% della popolazione perché erano esclusi le donne, i nullatenenti, gli analfabeti e così via), o ancora, alla condizione degli americani di origine africana.

La cittadinanza digitale negli atti ufficiali

Di seguito alcuni “indizi” di cittadinanza digitale rinvenibili in atti normativi ufficiali.

Per il Consiglio d’Europa la cittadinanza digitale è «la capacità di partecipare attivamente, in maniera continuativa e responsabilmente alla vita della comunità (locale, nazionale, globale, online ed offline) a tutti i livelli (politico, economico, sociale, culturale e interculturale)». Il Consiglio d’Europa definisce cittadino digitale la «persona che possiede le competenze per la cultura democratica così da essere in grado di impegnarsi in modo competente e positivo con le tecnologie digitali in evoluzione; di partecipare attivamente, continuamente e responsabilmente alle attività sociali e civiche; di essere coinvolto in un processo di apprendimento permanente (in contesti formali, informali e non formali) e di impegnarsi a difendere continuamente i diritti umani e la dignità»[7].

Per l’Unione europea «la cittadinanza digitale è un insieme di valori, competenze, atteggiamenti, conoscenze e comprensione critica di cui i cittadini hanno bisogno nell’era digitale. Un cittadino digitale sa come utilizzare le tecnologie ed è in grado di interagire con esse in modo competente e positivo»[8].

La cittadinanza digitale in Italia

Per quel che riguarda l’Italia, non abbiamo una definizione esplicita di cittadinanza digitale sul piano giuridico. Cionondimeno essa compare nel nostro ordinamento in una pluralità di significati.

Il Codice dell’amministrazione digitale (d. lgs. 82/2005 – CAD) intitola la sezione II del capo I alla «Carta della cittadinanza digitale». Detta sezione si apre con l’articolo 3 che riconosce il diritto all’uso delle tecnologie, ovvero riconosce a chiunque il diritto di usare, in modo accessibile ed efficace, le soluzioni e gli strumenti del Codice nei rapporti con le pubbliche amministrazioni e i gestori di pubblici servizi anche ai fini dell’esercizio dei diritti di accesso e della partecipazione al procedimento amministrativo. La Carta della cittadinanza digitale comprende altri aspetti che vanno dalla effettuazione di pagamenti in modalità informatica (art. 5) al diritto a servizi online semplici e integrati (art. 7); dalla alfabetizzazione informatica dei cittadini (art. 8) alla partecipazione democratica elettronica (art. 9): tutti questi temi saranno approfonditi nel quarto capitolo.

Si deve anche ricordare che la cittadinanza digitale ha formato oggetto, di recente, di un altro intervento normativo: la legge 20 agosto 2019, n. 92 (introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica). L’articolo 5 di detta legge prevede che l’educazione alla cittadinanza digitale sia parte dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica (reso obbligatorio sin dalla scuola dell’infanzia). I contenuti dell’educazione alla cittadinanza digitale appaiono chiari se si guarda alle abilità e conoscenze digitali che devono essere sviluppate con gradualità tenendo conto dell’età degli alunni e degli studenti.

Cittadinanza digitale, un concetto ampio e in continua evoluzione

Fin qui le definizioni ritraibili da atti normativi. Ma la cittadinanza digitale è oggetto di indagine anche di discipline diverse dal diritto: sociologia, psicologia, pedagogia, tecnologia, comunicazione ed altre ancora. Uno studio recente, che ha analizzato centinaia di articoli dei diversi ambiti appena richiamati, afferma che due sono le definizioni di cittadinanza digitale maggiormente utilizzate nei vari contesti[9]: in una prima accezione la cittadinanza digitale fa riferimento all’uso di norme di comportamento appropriato e responsabile per quanto riguarda l’uso della tecnologia; altri studiosi adottano un significato più ampio facendo coincidere la cittadinanza digitale con la capacità di partecipare alla società online e etichettando come cittadini digitali coloro che usano Internet regolarmente ed efficacemente. Negli studi transdisciplinari più recenti si nota una maggiore focalizzazione sui profili di competenza e di partecipazione nel quadro di una sempre maggiore integrazione tra le due diverse teorizzazioni.

Il concetto di cittadinanza digitale ha a che fare con l’esistenza di strumenti, l’accesso concreto ad essi, il possesso delle competenze necessarie per adoperarli, la titolarità di diritti e doveri, la partecipazione alla vita politica e alle scelte collettive, ed altro ancora. Un concetto, quindi, molto ampio e in continua evoluzione. Non a caso il Consiglio d’Europa (nel documento prima citato) chiarisce che la cittadinanza digitale comprende tanto la partecipazione online quanto quella offline. Forse una prova indiretta del fatto che la cittadinanza digitale è destinata a diventare il paradigma ordinario dello status di cittadino.

Le sfide della cittadinanza digitale

Essere cittadini nell’era digitale significa accettare molte sfide.

La prima è quella dell’inclusione. Quanto più le tecnologie saranno presenti nelle nostre vite, al punto da far scomparire la distinzione tra offline e online, tanto più il rifiuto di misurarsi con esse avrà come unica conseguenza l’esclusione. Invece non solo bisogna combattere questa nuova è più subdola possibilità di emarginazione, ma bisogna fare ogni sforzo per abitare appieno lo spazio digitale.

Ecco perché la seconda sfida attiene alle competenze. Non basta comprare un ritrovato tecnologico per essere davvero in grado di padroneggiare opportunità e rischi che lo stesso schiude o comporta. Bisogna apprendere competenze tecniche, cognitive, metacognitive, emotive, sociali, giuridiche utili a metterci in grado di accettare la sfida. Occorre continuare ad imparare per tutta la vita perché le tecnologie diventano sempre più evolute e sofisticate.

La terza sfida è direttamente legata al tema delle responsabilità. Cittadinanza digitale non può che essere sinonimo di cittadinanza attiva. Si è cittadini solo se si agisce attivamente per far funzionare la democrazia e dare corpo all’appartenenza ad una comunità sociale e politica. Questa affermazione è ancora più vera se si guarda all’impatto che le tecnologie hanno sull’esercizio concreto della cittadinanza. Il cittadino digitale ha la responsabilità di alimentare la partecipazione democratica; ha la responsabilità di difendere il pluralismo delle idee; ha la responsabilità di vigilare sulle politiche relative ai dati personali. Sono solo esempi. La costruzione della cittadinanza digitale è un cantiere aperto. È responsabilità dei cittadini partecipare a questa costruzione operando perché la transizione al digitale non comporti una regressione sul piano della tutela dei diritti.

L’ultima sfida è quella dei valori. I cittadini digitali creano, usano e controllano la tecnologia per migliorare l’umanità. Lo scenario tecnologico, già complesso, si sta popolando di macchine sempre più autonome e intelligenti (i robot, ma non solo). È di vitale importanza portare e riaffermare nel futuro i valori alla base della nostra civiltà.

*

Il libro “La cittadinanza digitale. Competenze, diritti e regole per vivere in rete” (Il Mulino 2021) si propone di scandagliare definizione, contenuti e processi della cittadinanza digitale.

L’obiettivo è quello di restituire la complessità del tema attraverso modalità che spieghino concretamente chi è e cosa può e deve fare il cittadino digitale così che il libro costituisca appunto una vera e propria guida alla cittadinanza digitale.

Note

  1. Costa, Cittadinanza, Roma-Bari, Laterza, 2005.
  2. Moro, Cittadinanza, Milano, Mondadori education, 2020.
  3. Sulle invenzioni operate dal diritto vedi Pascuzzi, La creatività del giurista. Tecniche e strategie dell’innovazione giuridica, Bologna, Zanichelli, 2018.
  4. Di educazione alla cittadinanza globale si occupa la risoluzione adottata dall’Assemblea generale dell’ONU il 25 settembre 2015, n. 70/1, Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, obiettivo 4.7.
  5. Cotturri, La forza riformatrice della cittadinanza attiva, Roma, Carocci, 2013.
  6. Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, Bologna, Il Mulino, 2020.
  7. Recommendation CM/Rec(2019)10 of the Committee of Ministers to member States on developing and promoting digital citizenship education.
  8. Conclusioni del Consiglio sull’istruzione digitale nelle società della conoscenza europee 2020/C 415/10, nota 7.
  9. Lu Chen, Mirpuri, Rao, Law, Conceptualization and measurement of digital citizenship across disciplines, in «Educational Research Review», 2021, 33, 100379.
@RIPRODUZIONE RISERVATA

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