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Dalla pandemia alla infodemia: breve storia della comunicazione ai tempi del Coronavirus

Oggi più che mai, di fronte a cambiamenti radicali della vita quotidiana, a norme che cambiano di giorno in giorno e a volte anche di ora in ora, il compito di un comunicatore pubblico è orientare i cittadini su quali siano gli stakeholder in grado di diffondere notizie verificate. Vediamo il lavoro portato avanti PA Social

09 Apr 2020
Anna Laura Consalvi

Ufficio stampa ASL Roma 1, Tavolo nazionale sanità Associazione PA Social

Roberta Mochi

Capo Ufficio Stampa ASL Roma 1, Coordinatrice Tavolo nazionale Sanità Associazione PA Social


Nel pieno di una emergenza sanitaria come quella in cui ci troviamo, la priorità del comunicatore pubblico è quella di dare informazioni chiare, semplici, tempestive e di combattere così il dilagare delle fake news che sembrano non avere mai fine.

Non ce ne voglia Oscar Wilde ma la frase “Nel bene o nel male, purché se ne parli”, tratta del celebre romanzo “Il ritratto di Dorian Gray”, oggi con i tempi che corrono non deve valere più. La lotta, spesso simile a quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento per restare in tema letterario, è impari ma non per questo meno degna di essere combattuta con successo.

L’infodemia e il ruolo del comunicatore pubblico

“Circolazione eccessiva di informazioni contraddittorie. Spesso non vagliate con precisione, non verificate, che rendono difficile orientarsi su un determinato tema, argomento, scelta per la difficoltà di individuare fonti non solo affidabili, ma anche certe”, lo scriveva David J. Rothkopf nel 2003 in un articolo pubblicato sul Washington Post dal titolo “When the Buzz Bites Back” parlando di infodemia, un virus che viaggia alla velocità della luce e che si alimenta nei modi più disparati che oggi – purtroppo – vediamo crescere di fronte ai nostri occhi.

A distanza di 17 anni il tema è attuale e il compito di un comunicatore pubblico è anche quello orientare i cittadini su quali siano gli stakeholder in grado di diffondere notizie verificate. Oggi la mission è più che mai questa anche perché siamo di fronte a cambiamenti radicali della vita quotidiana di ognuno, a normative che hanno come obiettivo quello di arginare il contagio e quindi si adattano di giorno in giorno e a volte anche di ora in ora, figlie dell’emergenza che spinge a modifiche costanti e sostanziali capaci di limitare le libertà personali.

I portavoce e il male oscuro della sovraesposizione mediatica

Niente improvvisazione ma regole chiare basate su una pianificazione precisa. Questa è la stella polare della comunicazione in stato di crisi, che lavora per obiettivi avvalendosi di tutti gli strumenti oggi a disposizione, dai siti ai social senza dimenticare quelli più tradizionali come la carta stampata e la televisione. Il mezzo cambia a seconda del messaggio e a questo si adattano anche le spokeperson (i portavoce) che lo veicolano, garantendo tempestività e autorevolezza e facendo in modo che l’aspetto emotivo non prenda mai il sopravvento, coordinando tutti i possibili stakeholder. Un coordinamento della comunicazione interna che stabilisca quindi anche i ruoli, necessario per evitare sovrapposizioni tra le fonti e quindi maggiore confusione sui contenuti e sulla veridicità degli stessi, penalizzando la coerenza necessaria quando si parla ad un pubblico variegato

Fare sistema per arginare il contagio da fake news: PA social, una storia italiana

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Questo sistema per funzionare in maniera organica ha bisogno di terreni di confronto comuni: se i comunicatori pubblici fanno sistema l’infodemia e la catena delle fake news si spezza. Questo è il lavoro che sta portando avanti PA Social, prima associazione in Italia dedicata alla comunicazione e informazione digitale, che non si è mai fermata e, grazie al prezioso contributo della propria rete nazionale di giornalisti, comunicatori, social media manager, esperti di digitale, enti e aziende pubbliche, imprese, ha sostenuto l’attività delle fonti ufficiali, contribuito ad isolare le fake news, promosso uno scambio costante di materiali e informazioni utili, supportato un’ampia attività di diffusione delle notizie corrette e sensibilizzazione dei cittadini. Un lavoro che vede i professionisti della comunicazione sanitaria in prima linea nella gestione mediatica della crisi, fatta di chat sempre aperte, di informazioni che arrivano da più fronti e che vanno spiegate per essere comprese, con l’aiuto di card, infografiche immediate e semplici.

Il confronto aiuta a capire e racconta in tempo reale come cambia il Paese.

Dalla USL di Piacenza, che racconta quotidianamente l’emergenza grazie alla viva voce dei professionisti senza perdere mai il sorriso, alla Usl Toscana Sud Est che ha creato il gruppo Facebook “C. siamo COV-19 Spazio di incontro e condivisione isolamento domiciliare”, come mezzo virtuale per aiutare i cittadini a superare questo momento, fino ad arrivare alla ASL Roma 1, che ha scelto di valorizzare il personale sanitario creando una campagna social accompagnata dall’hashtag #iostocolSSN. Contro la diffusione dei Coronavirus anche l’Azienda ospedaliera di Alessandria con #NoiCiSiamo e Federsanità, #facciamorete, un abbraccio virtuale per tutti gli operatori sanitari a cui si uniscono tante altre esperienze in tutto il Paese che continueranno ad essere raccontate nei giorni che verranno.

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