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Direttore responsabile Alessandro Longo

Istruzione

Di Minin (Miur): “Il nostro piano di Scuola digitale coinvolgerà tutti”

di Alberto Di Minin, Consigliere del Miur per l’Innovazione e le Tecnologie

06 Feb 2014

6 febbraio 2014

Rispondendo alle critiche di Paolo Ferri (Università Bicocca di Milano) sul nostro sito, il consigliere del Miur spiega che il ministro voleva evitare un approccio dirigista. Aprirà invece poli formativi per insegnati e tavoli di confronto su libro misto

Leggo con attenzione gli stimoli e le critiche di Paolo Ferri sulla scuola digitale. Li trovo in molti casi utili per il mio lavoro come Consigliere per innovazione e tecnologie del Ministro e nell’ambito dei comitati dove sono chiamato a presentare la posizione del MIUR. Avrei voluto da tempo intervenire nel dibattito in corso per spiegare la mia opinione.

E’ convinzione di chi scrive che ogni scuola debba avere a disposizione i mezzi necessari per essere considerata dagli insegnanti un ambiente di lavoro attrezzato e all’avanguardia, e dagli studenti un luogo di apprendimento stimolante ed interconnesso. In un mondo in cui le professioni cambiano, cambiano gli strumenti e vengono introdotti nuovi modi di insegnare.

Non condivido le recenti critiche espresse da Ferri. Il senso del recente intervento del Ministro Carrozza era quello di evidenziare la necessità di discutere ora di come le nuove tecnologie abilitino una nuova didattica, nuovi contenuti, di come la disponibilità di strumenti digitali  ed il loro consapevole utilizzo in aula da parte degli insegnanti possano sviluppare l’apprendimento di ogni materia: dal latino alla storia dell’arte, passando per la matematica e la musica. Questa è la priorità: la tecnologia abilita e serve a facilitare i processi di cambiamento, migliorare la didattica e l’apprendimento. La digitalizzazione delle nostre aule sarà completata quando tablet, wifi e lavagne interattive verranno considerate delle utility, quando verranno date per scontate.

Il Ministro Carrozza ha voluto evitare un approccio dirigista. In linea con quanto è previsto dall’European Digital Agenda, ci ha invitato ad identificare e rimuovere gli ostacoli, responsabilizzare il mondo scuola, accompagnando e non imponendo modelli o strumenti di digitalizzazione. Questo tanto più in un mercato in continua evoluzione, dove ogni giorno nuove proposte migliorano il rapporto qualità/prezzo di strumenti come lavagne multimediali e tablet.

In questi mesi, il MIUR è dunque impegnato nell’implementazione del Piano Nazionale Scuola Digitale. Il Piano è articolato su tre principali assi di intervento: connettività, formazione degli insegnanti e contenuti.

L’analisi del rapporto OCSE sulla digitalizzazione della scuola e i dati dell’osservatorio sulle dotazioni multimediali ci hanno portato a dare priorità a connettività e formazione degli insegnanti: il 63.5% delle nostre aule non sono raggiunte dalla rete, poco più del 10% degli insegnanti ha ricevuto una formazione all’utilizzo di strumenti di didattica digitale.

Tramite il bando WiFi si è chiesto ai Dirigenti scolastici di indicare al Ministero di che cosa avessero bisogno per collegare i luoghi dove si fa lezione, e la risposta è stata particolarmente elevata, con quasi 4000 progetti di connettività.

Il Ministero sta lavorando insieme alle scuole per l’avvio di poli formativi per gli insegnanti. Il recente Bando Formazione ha visto la partecipazione di singoli istituti o di reti di scuole per la  costituzione di poli formativi. Sono pervenute al MIUR quasi 400 candidature e da subito partiranno 38 poli che andranno a coprire l’intero territorio nazionale. Due le novità di questa iniziativa. Innanzitutto, per la prima volta si propone un aggiornamento professionale incentrato sulla didattica digitale e non sull’adozione di questo o quello strumento. In secondo luogo le lezioni saranno erogate dagli stessi insegnanti, che accompagneranno i colleghi più indietro nell’adozione di strumenti e metodologie per la didattica.

Anche su libro misto e sulle piattaforme di sviluppo e distribuzione di contenuti l’approccio che sarà seguito dal Ministero sarà improntato alla condivisione e al confronto. Senza imposizioni: la priorità, sia nella presentazione di nuove soluzioni e contenuti, sia nell’adozione degli stessi da parte degli insegnanti e delle scuole, sarà quella di affiancare le scelte autonome degli operatori. Sul libro digitale in particolare, il Ministro ha avviato un dialogo, aperto a quante più parti possibili.

Tanto rimane ancora da fare, bisogna lavorare sui processi interni al mondo scuola, è necessario dotare ogni istituto di tecnici preparati nella prevenzione e risoluzione di problemi. C’è bisogno di ulteriori risorse per rifinanziare i programmi qui descritti, per dotare le scuole degli strumenti adeguati e alimentare un percorso di formazione continua degli insegnanti. 

Sarà fondamentale il coinvolgimento del privato, che deve avvenire in maniera trasparente, perché se da un lato è giusto favorire le dinamiche di mercato, dall’altro è prioritario tutelare gli interessi di studenti e famiglie.

Presto sarà messo a disponibile di privati e scuole una vetrina per presentare e aderire a nuovi protocolli di intesa tra MIUR e soggetti terzi che si propongono di affiancare il percorso di digitalizzazione. L’azienda saprà fin da subito e in tempi rapidi a quali condizioni potrà fare una donazione, le scuole verranno immediatamente a conoscenza di ogni nuova possibilità, sapendo che è stata vagliata dal Ministero.

In tutto questo percorso, tecnici e collaboratori del Ministro e dei Sottosegretari stanno lavorando fianco a fianco. Ognuno di noi sta apprezzando la professionalità delle persone che sono impegnate su questi temi: sono diversi i linguaggi e le competenze, ma è necessario uno sforzo di allineamento. Ecco perché è stato istituito un tavolo di consultazioni informali con soggetti esterni, con scuole, insegnanti, imprese, fondazioni, associazioni che ci hanno raccontato la loro esperienza, ci hanno presentato le loro proposte e idee.

Il mio invito a Paolo Ferri è di venire ad incontrare questo gruppo di lavoro, argomentare le sue posizioni. Mi auguro che in questa discussione emerga la centralità che devono avere gli insegnanti, la loro esperienza, il rapporto con l’aula, gli studenti e gli obiettivi di apprendimento. 

  • Paolo Ferri

    Caro Cosigliere,
    la ringrazio per l’apprezzamento dei mie iterventi, a volte pungenti, ma spero sempre costruttivi. Mi auguro che possiamo incontrarci presto

  • laura biancato

    Chiedere a gran voce che ci sia chiarezza nel percorso formativo sulle competenze digitali non significa essere “dirigisti”. A maggior ragione nel primo ciclo d’istruzione, è necessario che il docente (più o meno esperto in tecnologie) possa contare su linee guida che indirizzino la sua azione didattica. In altre nazioni è così. Il British National Curriculum ha un ambito ITC di una limpidezza sconcertante. E questo è di aiuto ai docenti, ai genitori che vogliano supportare ai figli e , naturalmente, ai ragazzi. Da noi, aver scelto di estromettere le ITC dalle Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, corrisponde a giustificare la scarsa importanza che ancora molti insegnanti attribuiscono a questo ambito.

  • framapao

    sono insegnante e formatore e mi occupo di questi temi da alcuni anni. Condivido la prima parte dell’articolo. Come sa migliaia di docenti si confronto in modo serio, aperto e con lo scopo di condividere il proprio know how sui vari social network su questi temi. Nella singola scuola si fa fatica, oltre la scarsità dei mezzi (a volte però non scarsi, appena sufficienti ma sottoutilzzati) a far capire l’importanza della formazione continua e del puntare decisamente a giungere alla meta che è quella di rendere trasparente la tecnologia della comunicazione e informazione (come è percepita trasparente la tecnologia penna, carta, libro, non era così per Platone), del far divenire normalità l’utilizzo del digitale e del risparmio cartaceo, di fax e telefono…Se da ogni scuola, o almeno da ogni gruppo di scuole in rete, chiamate ad un confronto chi ha le caratteristiche di sapienza ed esperienza (cioè titoli e competenza sul e nel campo scuola, quando coi progetti del 1998 A1 B1 ecc si chiamarono esperti informatici a fare i corsi ai docenti quasi tutti furono un fallimento, il quid è cosa serve sapere dei mezzi ICT per e nella didattica) forse daremo una svolta importante anche per il sistema paese.

  • Mr Amoroso

    Sono un insegnante e mi sto facendo in 4 anzi 16 per introdurre la tecnologia nel mio modo di insegnare, come strumento e non come finalità, ma non ho mai capito dove, a chi, con chi parlare nelle alte sfere anche solo per sapere: ma nei fatti dov’è che partecipano gli insegnanti alle decisioni, alla formazione, alle progettazioni delle politiche? Io sono in trincea e nessuna notizia ci raggiunge. Ma quali poli, quali progetti, ma chi le sa queste cose se non a giochi chiusi?

  • marco tommasi

    Faccio parte della rete di scuole a cui è stato affidato dal MIUR il Polo Formativo del Friuli Venezia Giulia.
    Condivido molte delle sue affermazioni e, nonostante l’esiguità delle risorse messe in gioco (poco meno di 12.000 euro in due anni per il nostro Polo), ritengo che sia un buon punto di partenza per venire incontro alle esigenze formative dei docenti relativamente alle nuove tecnologie didattiche.
    Fornisco la mia disponibilità a partecipare ai tavoli di consultazione dove, forse, la voce dei docenti che operano sul campo dovrebbe essere più presente.

  • Attilio A. Romita

    In tanti anni di frequentazione con lo ICT come Cliente, Fornitore e Consulente mi sono sempre trovato ad affrontare un problema riassumibile con una forma proverbiale: prima lo HW o prima il SW? Cioè è sufficiente fornire “belle macchine” poi l’umano sfruttando la sua intelligenza le userà oppure prima facciamo in modo che l’umano capisca cosa le macchine possono fare (in termini marketing…creiamo l’esigenza) e poi forniamo le macchine per rispondere alle esigenze.
    Mi sembra che troppo spesso si sia percorsa la prima strada anche perchè facilita delle belle foto di taglio dei nastri o fa emergere soluzioni locali non sempre ottimali.
    La seconda via è più difficile da percorrere perchè è necessario convincere, fornire istruzioni, creare soluzioni simili, ma diverse a seconda delle esigenze, in una parola studiare, costruire e fornire soluzioni valide. Un PC, O una LIM possono essere usati per fare un partita a carte, dimostrare il teorema di Pitagora o studiare un sistema di equazioni differenziali .- nel caso della Scuola la LIM deve essere usata come uno strumento di supporto ad una didattica diversa. E proprio in questa direzione devono essere gli sforzi, i consigli, gli indirizzi e la fornitura degli strumenti migliori.
    Una ponderata e efficiente scelta fatta da un organo centrale non è dirigismo, è un migliore e più efficiente uso delle risorse mentre una malintesa libertà di scelta provoca soltanto un aumento infinito dell’entropia (confusione) del sistema.

  • Carlinet

    Stato di abbandono totale delle scuole, vedi acquisto lim e tablet che
    non vengono utilizzati, perché i docenti non sono assolutamente stati formati .
    Prima fare la formazione dei docenti, e poi acquistare hardware non credo che sia dirigismo ma una linea da seguire assolutamente, che forse al ministro è sfuggita…..
    Pertanto è comprensibile la resistenza da parte dei docenti all’introduzione delle tecnologie digitali,
    anche se questo crea gravi danni culturali agli studenti.
    Cordialità
    Carlo Tomasi

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