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La roadmap

Donzelli (Miur): “Nel 2014 le prime nuove carte d’identità”

di Paolo Donzelli, Direttore Ufficio Studi e Tecnologie, Miur

11 Giu 2013

Nel 2014 distribuiremo le prime nuove carte d’identità (“documento unico”), in parallelo con l’anagrafe della popolazione, che parte pure l’anno prossimo e sarà a regime nel 2015.

Sono due aspetti che devono andare di pari passo, non si possono avere le nuove carte senza una nuova anagrafe. Il terzo tassello di questa rivoluzione è il domicilio digitale, basato su un indirizzo di posta elettronica certificata, per il quale va definito uno standard europeo. E’ il diritto di qualunque cittadino a interagire con la Pa tramite il domicilio digitale.
                                                     
Un aspetto spesso ignorato, per la nuova anagrafe, è che i Comuni potranno continuare- se vogliono- a tenere i dati in loco, magari per motivi prestazionali, per migliorare l’erogazione dei servizi agli utenti. Ma dati presenti nelle Pa locali avranno validità solo se sono sincronizzati con quelli presenti nell’anagrafe centrale. Adesso invece avviene l’opposto.

In più, la nuova anagrafe permette di aggiungere altri campi nel profilo del cittadino e così stiamo pensando ad altre innovazioni. Per esempio a creare l’anagrafe nazionale degli assistiti della Sanità pubblica. Sarebbero le Asl ad aggiornare i campi relativi, a costi trascurabili. I vantaggi: si faciliterebbe la circolazione dei dati del cittadino tra Pa diverse, si evitano inefficienze ed errori (casi paradossali attuali: ci sono assistiti con doppi medici assegnati o medici che continuano a essere associati ad assistiti ormai deceduti).

Stiamo pensando inoltre a una norma che centralizzi il fascicolo sanitario elettronico, in modo analogo a quanto stiamo facendo con l’anagrafe. Ma ci sembra impossibile far dialogare tutte le aziende sanitarie, per unificare il fascicolo a livello nazionale. Allora la norma potrebbe imporre alle Regioni un’alternativa: si accorpino nella gestione sanitaria entro un certo numero di mesi; se non lo fanno nei tempi previsti siano obbligate a usare il fascicolo sanitario centralizzato.

  • Roberto

    Sono il responsabile dell’ufficio anagrafe di un comune di circa 3000 abitanti e utilizzo da anni il programma anagrafe di un’azienda che gestisce l’intero sistema comunale, quindi abbiamo un unico fornitore per i programmi. Da quello che leggo mi pare di capire che dal 2015 non utilizzerò più questo programma, che il ministero mi obbligherà a usarne un altro. Giusto o sbagliato? Vorrei gentilmente sapere come intende il ministero collegare l’anagrafe nazionale con la banca dati elettorale e stato civile e anche tributi. Vorrei sapere, inoltre, chi darà assistenza a questi programmi visto che il nostro comune è molto soddisfatto di chi ha scelto, per competenza, puntualità nelle risposte e economicità.
    Grazie.
    Roberto

  • LOGOSdiGM

    per ROBERTO>> è soddisfacente vedere che un dipendente pubblico monitorizzi questa newsletter/rubrica! Leggendo l’articolo si evince che la banca dati unificata a livello nazionale conterrà ogni informazione possibile di ogni cittadino, il cui aggiornamento sarà suddiviso per sezioni competenti dal rispettivo ente/pubblica amministrazione locale/centrale, che non saranno necessari software in quanto presenti unicamente sui server che H24/G365 manterranno in consistenza l’archivio in forma centralizzata e le singole amministrazioni vi accederanno via web attraverso un browser internet tipo Mozzilla Firefox gratuito mediante l’immissione di specifiche credenziali di autenticazione. Conoscendo come funziona l’italia, appalteranno la commessa non di certo alla società statale di informatica ma a privati e l’assitenza affidata mediante call centre magari su Numero Unico oppure Numero Premium presso un terzo soggetto privato esterno e così la privacy andrà a farsi benedire. Non è garantito che il database sarà strutturato per archiviare tutto di una persona e dunque poter eliminare in un colpo solo oltre 2500 aziende fornitrici di prodotti similari che spesso volutamente non dialogano tra loro magari in modo semplice per interessi.

  • Paolo

    Ho postato un commento su altro articolo e non sono d’accordo su alcune cose:
    1) le aziende leader nel settore di software per PA (comuni) non sono 2500 ma al massimo 15! Parlo di quelle che, sommando i comuni e le aree maggiori di installazione (demografici, ragioneria, tributi e segreteria) contano il 90% dei 8100 comuni Italiani.
    2) Le stesse non avrebbero problemi a parlare col Ministero di interoperabilità, soprattutto per rimanere sul mercato.
    3) Quello che fa lo stato, non funziona e anche se funzionasse, è una follia che il primo concorrente delle aziende private, sia lo stato.
    4) Assistenza tramite call center? Ma sappiamo come funziona un Comune? Chi ci lavora? Che esigenze ha? Come al solito lo stato dialoga con i grandi centri… ma oltre 7500 comuni in Italia sono piccoli/medi comuni… ma forse dimenticavo che il progetto è quello di eliminarli!
    Paolo.

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