Firma digitale per i referendum, l’Italia nega un diritto: il Governo deve intervenire | Agenda Digitale

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Firma digitale per i referendum, l’Italia nega un diritto: il Governo deve intervenire

Basterebbero poche migliaia di euro per realizzare una piattaforma che consenta di sottoscrivere online referendum e iniziative popolari, permettendo così ai cittadini di esercitare i propri diritti alla democrazia diretta attraverso la rete. La soluzione esiste già, basta volerla adottare. L’appello al Governo

24 Mag 2021
Lorenzo Mineo

coordinatore della campagna “Democrazia a Distanza” dell’Associazione Luca Coscioni

“Libertà è partecipazione”, cantava qualcuno. Ebbene, accanto alla libertà di movimento, la libertà d’impresa e l’insieme delle libertà civili a cui in tutti questi mesi la pandemia ha imposto una stretta, è proprio il diritto dei cittadini di partecipare direttamente alla vita pubblica a essere oggi quasi impraticabile. Mentre le restrizioni anti-Covid hanno imposto un trasferimento dal mondo fisico a quello digitale per buona parte delle attività istituzionali e professionali, la democrazia è rimasta l’unica attività umana dove le innovazioni sono vietate nonostante l’emergenza sanitaria.

Ironico a dirsi per un governo che del digitale ha fatto il suo fiore all’occhiello: con ben 13 miliardi previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dietro la spinta del Ministro Vittorio Colao per l’Innovazione Tecnologica, l’esecutivo ha più che raddoppiato gli investimenti nel settore rispetto ai 6 miliardi previsti dal Governo Conte, puntando soprattutto sulla banda larga. Basterebbero poche migliaia di euro – noccioline al confronto! – per realizzare una piattaforma che consenta di sottoscrivere online referendum e iniziative popolari, permettendo così ai cittadini di esercitare i propri diritti alla democrazia diretta attraverso la rete. C’è qualcuno che si è accorto di questa enorme lacuna democratica, e che ha iniziato a battersi per i diritti di tutti.

L’appello di Marco Gentili

In questi giorni accade, infatti, che uno dei primi firmatari del referendum sull’eutanasia legale (che vedrà il 30 giugno il via alla raccolta firme), il presidente dell’Associazione Luca Coscioni Marco Gentili, si appelli al Ministro per l’Innovazione Tecnologica Colao, chiedendogli di agire subito per consentire la firma digitale sui referendum. “Nell’era del lavoro agile e della didattica a distanza – sottolinea Gentili – penso non si possa accettare che la democrazia resti l’unica attività il cui esercizio a distanza viene precluso, nonostante la tecnologia lo renda possibile. La transizione digitale non può continuare a escludere la democrazia, ma deve essere occasione per rafforzarla”.

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Gentili, affetto da sclerosi amiotrofica laterale, ricorda anche che “per chi si trova in condizioni di malattia e grave disabilità, l’esclusione degli strumenti digitali per la raccolta delle firme diventa, di fatto, un impedimento assoluto alla partecipazione democratica”. Il suo videoappello è stato lanciato in queste ore, e la sua richiesta al Ministro Colao si può sottoscrivere qui.

Del resto il tema della partecipazione digitale è al centro della lotta guidata dall’attivista e giurista Mario Staderini, che con i suoi “Duran Adam”, i sit-in nonviolenti rivolti alle istituzioni, chiede da anni di restituire ai cittadini i diritti politici all’attivazione della democrazia diretta.

L’iniziativa di Staderini è giunta a un exploit storico attraverso l’azione giudiziaria: la decisione di un anno fa del Comitato Diritti Umani dell’Onu nel caso “Staderini De Lucia vs Italy” ha accertato come il diritto riconosciuto dalla Costituzione di promuovere referendum e iniziative popolari sia di fatto negato nel nostro paese. Infatti, le “irragionevoli restrizioni”, previste dalle attuali modalità di raccolta firme, violano il Patto internazionale sui diritti civili e politici: in particolare l’obbligo di raccogliere le firme solo su carta e in presenza di un pubblico ufficiale che le autentichi. A un anno dalla storica decisione dell’ONU – la prima volta che un paese viene sanzionato dal Comitato Diritti Umani su una questione attinente la democrazia diretta – l’Italia non ha ancora riformato la legge del 1970 (ben 51 anni fa!) sulla raccolta delle firme. Solo il Parlamento, con la legge di bilancio, ha votato la richiesta di una piattaforma per la firma digitale delle iniziative popolari. Il Governo dovrà renderla operativa entro fine anno.

Referendum e iniziative popolari, l’Italia bacchettata dall’Onu

Del resto, il tema della partecipazione digitale fa seguito a una questione già nota alle burocrazie ministeriali, ma colpevolmente ignorata dal sistema mediatico-giornalistico, e dunque ancora sconosciuta alla gran parte dei cittadini. Si tratta della decisione di un anno fa del Comitato Diritti Umani dell’Onu nel caso “Staderini De Lucia vs Italy”, che ha accertato come il diritto riconosciuto dalla Costituzione di promuovere referendum e iniziative popolari sia di fatto negato nel nostro paese. Infatti, le “irragionevoli restrizioni“, previste dalle attuali modalità di raccolta firme, violano il Patto internazionale sui diritti civili e politici: in particolare l’obbligo di raccogliere le firme solo su carta e in presenza di un pubblico ufficiale che le autentichi.

A un anno dalla storica decisione dell’Onu – la prima volta che un paese viene sanzionato dal Comitato Diritti Umani su una questione attinente alla democrazia diretta – l’Italia non ha ancora riformato la legge del 1970 (ben 51 anni fa!) sulla raccolta delle firme. Solo il Parlamento, con la legge di bilancio, ha votato la richiesta di una piattaforma per la firma digitale delle iniziative popolari. Il Governo dovrà renderla operativa entro fine anno, ma in mancanza di un decreto attuativo non si vede come possa realizzare questo obiettivo.

A complicare il quadro si aggiunge la pandemia in corso. In assenza di una legge sulla firma digitale, con il Covid i tavolini referendari sono stati semplicemente vietati nel lockdown, e con le riaperture restano in ogni caso difficili da organizzare a causa dei divieti di assembramento e distanziamento fisico. E così i diritti dei cittadini alla democrazia sono soppressi.

La soluzione esiste già

Ma la soluzione esiste ed è ormai costituzionalmente necessaria: legalizzare la raccolta firme online. Con il sistema web based utilizzato da anni dalla Commissione europea per le Iniziative dei cittadini europei. E con i sistemi di firma digitale, anche tramite Spid, già oggi ritenuti sicuri e validi per la sottoscrizione dei più importanti atti di natura civilistica e pubblicistica.

Dopo un anno di inerzia delle istituzioni, il Ministro Colao ha l’occasione di lanciare un cambio di passo sulla democrazia digitale, ascoltando Marco Gentili e agendo subito per realizzare la sua richiesta, restituendo così a tutti i cittadini la possibilità di promuovere referendum. Se invece la partecipazione dal basso restasse tagliata fuori dall’agenda del “Governo dei migliori”, dovremmo tutti cominciare a trovargli un nuovo nome, e concludere che, almeno sulle questioni di democrazia, in nulla si sarà differenziato dai “peggiori” che l’hanno preceduto.

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