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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 138° PUNTATA

Hillary

30 Set 2016

30 settembre 2016

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner per Agendadigitale.eu

Il dottor Annthok Mabiis, nell’anno 2333, ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia per mezzo del Grand Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia totale, dalla Sindrome della Noia Assoluta”, perché le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura di ciascuno, in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, con la base di copertura su un ricostruito antico bus rosso a due piani, è incaricata di rintracciare le pochissime memorie connesse che riescono ancora a funzionare. Non è ancora chiaro se poi devono distruggerle o, al contrario, utilizzarle per ricostruire tutte quelle che sono state annientate, se devono cioè completare il lavoro del dottor Mabiis o, al contrario, riportare la galassia a “come era prima”.

“È solo una specie di rito ormai, ma comunque quando due tutor arrivano lassù… e uno dei due deve salire al vertice… un confronto finale è sempre spettacolare… carino insomma…” sottigliava la comandante Khaspros.
“Comunque agenti, quest’anno ci siamo noi, anche noi, soprattutto noi… otto mesi fa c’è stato il grande ictus mnemonico… da quel momento ci sono le nostre squadre che cercano di recuperare le memorie connesse rimaste…” la comandante svuotava il fiato.
“A noi non interessano le parole che stanno dicendo i due tutor contendenti, noi dobbiamo seguire le loro espressioni facciali, i loro gesti… il linguaggio del loro corpo… Se i due tutor sono degli umanidi, come si vocifera, allora tutte quelle loro mosse sono regolate da memorie connesse attive… dunque, agenti, faremmo caccia grossa…” gli occhi brillavano. L’appetito è un compagno inseparabile.

La platea era globale. Miliardi di votanti simbolici seguivano ogni anno il duello. Per tradizione. Per rispetto della policrazia. Per sentimento comune. Per immaginazione assiepata. Per una musica ricordata. Una poesia interrotta. Una frase condotta. Un silenzio abbracciato. Un mutismo sognato.

Lui alzava e abbassava l’indice. Preciso come un filo a piombo.
Lei sorrideva in maschera.
Lui un sorso d’acqua.
Lei mordeva la rabbia.

I vetri si abbluavano. Dall’acqua sottostante. I duellanti muti. Conversavano le loro gote. Le loro spalle. I fianchi stanchi. Le fronti. Architravate. Frammentate.

Lui a bagnarsi le labbra.
Lei distendeva il palmo.
Lui col bicchiere in mano.
Lei ascoltava immobile.

Gli agenti sfioccavano dal bus rosso a due piani. Avanzavano. Avvicinavano. I plaudenti arrossavano. Del tramonto. Le mani fracassavano. Di applausi. Le grida affasciavano. Di consensi. La città silenziava il porto. Affollava le inquietudini. Le strade accoglievano. La notte. Le gocce livide. Irrequiete. Salmastre.

Lui a stringere gli occhi.
Lei guardava gli occhi.
Lui dall’alto in basso.
Lei piegava il collo.
Lui con smorfia schifata.
Lei silenziava la bugia.
Lui con mano armata.

La comandante: “Agenti, fatevi sotto, la riconosco quella mossetta delle spalle!… nei secoli è rimasta famosa! È la shimmy!… È la mossetta chiamata Hillary!”
(“Perché si chiama così?”)
(“Boh? Non saprei…”)

(138 – continua la serie. Episodio “chiuso”)

edoflei06@gmail.com

  • Attilio A. Romita

    Sono passati 2000 da quando Catone infiorava la sua orazione con il celebre “delenda Carthago” o Hortensia, oratrice romana, difese nel foro la donne contro una tassa dedicata a loro. Oggi conosciamo le loro parole, ma non possiamo vedere il loro linguaggio del corpo, lo sguardo, le mani, la posizione delle spalle.
    Oggi abbiamo imparato che un discorso è formato da parole, tono della voce e soprattutto movimenti di tutto il corpo che lanciano messaggi subliminali che trascendono le parole.
    Prima gli attori sono andati allo Actor’s Studio per imparare a calarsi nel personaggio e ad agire come se fossero il personaggio. Poi i politici prima di pronunciare un discorso studiano, ma non sempre, l’argomento poi imparano a “recitarlo”.
    Talvolta l’educazione teatrale viene trascurata quando si passa dal discorso al dibattito o meglio al dialogo. In questo caso l’atteggiamento del nostro interlocutore può distrarci ed in qualche modo farci dimenticare le lezioni di recitazione.
    Il dibattito tra Hilary e Trump è una tesi di dottorato in psicologia comportamentale.
    Personalmente non sono un esperto, ma guardando il dibattito con l’audio a zero è possibile avere una idea abbastanza esatta di come la pensano e di come agirebbero al momento di prendere decisioni.
    Da una parte un self-made-man che racconta il suo pensiero unico e guarda, quasi con sufficienza ed indifferenza una “donnetta” che vorrebbe opporsi alla sua vittoria.
    Dall’altra parte una signora che della politica ha fatto la sua ragione di vita, che per anni ha fatto pratica come first lady, che poi ha praticato come rappresentante del suo Paese del quale si avvia ad essere prima Lady President.
    Quando parla Hilary, Trump si muove in continuazione, fa smorfie, beve, interrompe…
    Quando parla Trump, Hilary lo guarda quasi indifferente, quasi a voler dire: “facciamolo parlare tanto nessuno crederà alle sue parole”.
    Sarà interessante vedere come andrà il prossimo dibattito che, anche se conoscete la lingua inglese, vi invito a vedere senza audio perché, malgrado attori e consulenti, il linguaggio del corpo ci dirà molto di più.
    Perché la nostra civiltà ha aggiunto il verbo guardare al verbo ascoltare, i messaggi sono diventati multimediali e crossmediali, ma la nostra educazione, restata alla cultura della parole, deve adeguarsi a leggere il corpo se vuole arrivare ad una “certa verità” ed ad una “verità certa”.
    Guardando un incontro di scherma sportiva si può vedere che moltissime stoccate vincenti non seguono una azione di attacco, ma sono azioni di contrattacco quando l’avversario è sbilanciato a fine attacco. E lo scontro televisivo spesso va oltre la politica per diventare un duello.
    E tra 2000 anni, quando forse l’italiano e l’inglese saranno lingue morte, i nostri nipoti dei pronipoti potranno capire, guardando vecchi video, come andava il nostro mondo.

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