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amministrazione aperta

I patti di collaborazione e di partecipazione civica: il caso Milano

Quali sono vantaggi della partecipazione dei cittadini alle attività dell’amministrazione in termini di responsabilizzazione, trasparenza e comprensione dei meccanismi di gestione della cosa pubblica. L’esperienza di Milano con i patti di collaborazione e di partecipazione civica

15 Nov 2018

Simona Bonfante

Policy Advisor Assessorato alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open Data del Comune di Milano


La partecipazione civica fa bene alla democrazia e a Milano stiamo facendo passi avanti, a riguardo, con i patti di collaborazione e di partecipazione al bilancio (come evidenziato anche in una recente puntata di Presa Diretta).

I patti di collaborazione: cosa sono e come funzionano

I Patti di Collaborazione, avviati a Milano quest’anno in sperimentazione, sono veri e propri accordi che regolano un processo di presa in carico, da parte dei cittadini, di beni canonicamente gestiti in esclusiva dalle amministrazioni locali. Il Patto si attiva su proposta di cittadini singoli o gruppi civici organizzati che sottopongono all’Amministrazione un progetto di gestione di uno spazio o un bene pubblico, con l’obiettivo di riqualificarne e valorizzarne le funzioni civiche.

Il Patto regola i ruoli e le responsabilità che Comune e cittadini si impegnano a rispettare. Ad esempio, se il bene pubblico oggetto del Patto è un’area verde e il progetto ne prevede la manutenzione, saranno definiti gli oneri, le modalità di esercizio, le strumentazioni e via così.

Il beneficio evidente riguarda lo spazio pubblico che dal degrado, l’incuria e l’abbandono viene restituito alla fruizione collettiva. Il beneficio è però più profondo e strutturale e riguarda la natura stessa del rapporto tra cittadini e istituzioni: il bene pubblico smette di essere di nessuno per diventare sempre più di ciascuno. Il cittadino che si interessa alla piazza del quartiere ha dunque uno strumento per prendersene attivamente cura, invece di esserne escluso dalla responsabilità di amministrarlo e, di conseguenza, non poter far altro che lamentarsi.

La partecipazione civica

Partecipazione civica insomma significa creare strumenti effettivi di responsabilizzazione amministrativa dei cittadini, dunque regole vincolanti, processi trasparenti, funzioni definite. La dimensione regolamentare è preliminare e necessaria a qualunque forma di partecipazione civica che, altrimenti, smette di essere processo democratico per diventare solo una alternativa lessicale à la page alla consueta comunicazione top-down.

Esistono ormai esperienze fruttuose di partecipazione civica presso diverse amministrazioni locali italiane. Si diffonde quindi la consapevolezza che cittadini che si interessano ed hanno gli strumenti per contribuire all’amministrazione pubblica non sono un ostacolo ma, al contrario, un agevolatore di soluzioni condivise.

A Milano, oltre ai Patti di Collaborazione per l’amministrazione dei beni comuni, sono state sperimentate diverse forme di coinvolgimento civico alle scelte pubbliche.

Si è da poco concluso ad esempio il dibattito pubblico sul progetto dell’Amministrazione per la riapertura dei Navigli, una forma sperimentale di dialogo con la città che ha permesso ai cittadini di intervenire sui molteplici aspetti della rivoluzione urbanistica che il progetto attiverà. L’iniziativa dell’Amministrazione Sala nasce da un referendum cittadino, promosso nel 2011 dal comitato Milano Si Muove in cui i milanesi diedero il primo via libera al progetto con il 94% di sì.

Durante il dibattito pubblico, in occasione dei diversi incontri oppure online attraverso il sito del Progetto Navigli sono stati raccolti dall’Amministrazione i contributi dei cittadini. Entro l’anno il Comune è chiamato a contro-dedurre le osservazioni che, se accolte, verranno recepite nel progetto definitivo.

Il Dibattito Pubblico ha permesso al progetto di uscire dai dossier tecnici riservati agli addetti ai lavori per tradursi in dialogo, confronto, riflessione diffusa sulle implicazioni concrete e prospettiche per la città, restituendo all’Amministrazione cognizione sui diversi bisogni dei cittadini e spunti per la definizione delle soluzioni progettuali.

Il bilancio partecipativo

Milano è stata anche la prima grande città italiana a sperimentare nel 2015 il Bilancio Partecipativo. La seconda edizione, avviata nel 2017, è stata costruita sugli errori commessi in quella esperienza. Il Comune ha avviato un lavoro di analisi e valutazione, coinvolgendo l’Università, e creato le condizioni amministrative interne perché il Bilancio Partecipativo diventasse un canale effettivo di “progettazione pubblica”.

Il nuovo processo partecipativo è stato rielaborato nelle regole e negli strumenti. L’evidenza dimostra infatti come fondamentale per il successo di queste esperienze sia un quadro regolamentare scientificamente fondato, istruito sulla base delle pratiche, dei dati, delle conoscenze maturate anche a livello accademico in tutta Europa.

Il patto di partecipazione

Così, il fondamento della seconda edizione del Bilancio Partecipativo è stato il Patto di Partecipazione, l’accordo tra cittadino partecipante e amministrazione che ne regola i diritti e le rispettive responsabilità.

Il risultato, nei numeri e nella qualità della partecipazione, è stato ben superiore alle attese. I proponenti hanno concorso con progetti talvolta anche tecnicamente molto avanzati. Singoli cittadini sono stati capaci di aggregare e mobilitare altri cittadini e gruppi in tutti quartieri della città, collaborando spontaneamente allo sviluppo e al sostegno (online e offline) delle proposte. Sono stati capaci di portare dentro l’amministrazione, sui tavoli tecnici di co-progettazione, soluzioni intelligenti, elaborate mettendo insieme competenze individuali e in grado di affrontare problemi condivisi dalla stessa amministrazione.

Con la proclamazione dei progetti vincitori, lo scorso aprile, si è avviata la fase di accompagnamento dei progetti lungo l’iter delle opere pubbliche – iconicamente rappresentata sul sito del Bilancio Partecipativo da una pista composta da una serie lunga e complessa di tappe amministrative, dal Piano triennale delle opere pubbliche al cantiere.

I vantaggi dell’apertura ai cittadini

Oggi i cittadini proponenti partecipano alle riunioni con i tecnici del Comune e concorrono attivamente e con competenza alla definizione del documento di fattibilità economica. Questo processo di vera e propria co-progettazione coinvolge i diversi attori, Municipi e Comune, e investe i diversi livelli dell’amministrazione, tecnico e politico, in un flusso trasparente e aperto di collaborazione attiva.

Anche i più scettici tra i funzionari dell’Amministrazione hanno dovuto convenire su come questo confronto con i cittadini sia, ai fini della qualità progettuale e dell’innovazione urbanistica, tutt’altro che un’onerosa incombenza. Spesso sono i proponenti stessi ad agevolare il lavoro dei tecnici, grazie al complesso lavoro istruttorio e progettuale già autonomamente e professionalmente compiuto.

Aprire l’Amministrazione ai cittadini significa inoltre facilitarne la comprensione all’esterno. Le lungaggini e gli ostacoli che da fuori appaiono incomprensibili vengono compresi nel momento in cui i cittadini sono inclusi e resi partecipi dei passaggi necessari.

Oggi il Bilancio Partecipativo di Milano è nella fase di “monitoraggio” per la quale, insieme all’Università Statale di Milano, è stata sviluppata una piattaforma ad hoc che consente ai cittadini di seguire passo passo lo sviluppo dei progetti, stimolando il dialogo costruttivo all’interno della comunità e nel confronto con l’Amministrazione.

A Milano si è insomma verificato concretamente come, se valorizzato e incardinato in un quadro regolamentare chiaro, l’impegno civico individuale è il primo e più profondo tassello per restituire ai cittadini fiducia nelle istituzioni e consapevolezza delle responsabilità individuali in una democrazia.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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