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Identity management, le domande da porsi per definire la strategia



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Le identità diventano il punto di incontro tra cybersecurity, innovazione e business. Per le organizzazioni, una strategia IAM efficace deve governare utenti, fornitori e agenti AI, ridurre i rischi, semplificare il lavoro e trasformare gli accessi in informazioni utili alle decisioni

Pubblicato il 11 set 2026

Gilberto Bonutti

Regional Sales Manager & Head of Italy di Imprivata



estonia identità AI; Le frontiere più promettenti dell’AI nella scienza: le sfide da affrontare
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Per anni la gestione delle identità e degli accessi (Identity and Access Management – IAM) è stata considerata semplicemente la tecnologia che garantiva alle persone l’accesso ai sistemi corretti. Oggi il suo ruolo è cambiato radicalmente, e con esso la posta in gioco per le organizzazioni.

In un contesto in cui le aziende adottano il cloud e l’intelligenza artificiale, digitalizzano e automatizzano i processi, allargano gli ecosistemi di partner e supportano il lavoro da remoto, le identità sono diventate centrali per la sicurezza, ma anche tessuto connettivo tra quest’ultima, l’innovazione e il business.

Allo stesso tempo, i responsabili IT dispongono spesso di budget più contenuti a fronte però di aspettative e sfide più elevate, soprattutto sul fronte della cybersecurity. È determinante che gli investimenti dimostrino un impatto misurabile sul business, riducendo il rischio operativo e migliorando i flussi aziendali.

In questa prospettiva, la strategia di IAM diventa una fonte di intelligenza operativa, capace di far comprendere come si svolge realmente il lavoro, dove si annida il rischio e dove l’innovazione può avere l’impatto maggiore.

Strategia IAM e crescita del business

L’evoluzione verso una strategia IAM matura e potente parte dal saper individuare i punti chiave su cui riflettere.

In particolare ci sono cinque domande che non si possono più eludere.

L’attuale strategia IAM sostiene il business che si sta sviluppando?

Le organizzazioni evolvono più rapidamente di quanto i programmi di identità tradizionali siano stati progettati per gestire. Cloud, lavoro ibrido, dispositivi mobili condivisi, fornitori terzi e workflow basati sull’AI creano un panorama identitario dinamico che va oltre la semplice autenticazione dei dipendenti.

Occorre valutare se il proprio approccio agli accessi supporti l’autenticazione passwordless, l’accesso sicuro ai dispositivi condivisi per i lavoratori in prima linea e l’onboarding di collaboratori, fornitori e, sempre più spesso, agenti AI. In particolare, con l’AI agentica che diventa progressivamente più autonoma, serve un framework capace di governare le identità non umane insieme a quelle umane, permettendo all’innovazione di crescere senza aggiungere complessità o rischio;

Si dispone di una visibilità completa su chi, o cosa, accede ai sistemi e ai dati critici?

Non si può governare ciò che non si vede, eppure molte organizzazioni faticano ancora con identità sparse, privilegi eccessivi e visibilità frammentata tra cloud, SaaS e on-premise. Con la diffusione di agenti AI autonomi, questa sfida si estende oltre gli utenti umani, includendo identità non umane che richiedono governance continua e monitoraggio costante.

Ogni autenticazione genera dati preziosi su come le persone lavorano, pertanto un’intelligence sugli accessi può far emergere applicazioni ridondanti, licenze sottoutilizzate, permessi non necessari e comportamenti rischiosi, oltre a chiarire quali fornitori abbiano accesso ai sistemi sensibili e come gli accessi vadano governati nel tempo. I dati identitari possono così diventare un driver strategico, e non un semplice log di audit;

Si è in grado di individuare le minacce alle identità prima che diventino un blocco all’operatività e al business?

L’identità non è più solo un perimetro, è dove molti attacchi hanno origine, più che sulle infrastrutture: credenziali rubate, account privilegiati compromessi e accessi non autorizzati dei fornitori sono spesso la via più rapida verso i sistemi critici, e l’AI accelera il phishing, la ricognizione e il furto di credenziali.

Per questo l’Identity Threat Detection and Response (ITDR) è diventato un approccio essenziale dell’IAM. L’ITDR offre un monitoraggio continuo capace di rilevare in tempo reale accessi anomali, spostamenti geografici impossibili, escalation di privilegi e autenticazioni sospette, per identità umane e non. Combinato con una gestione adattiva degli accessi, questo sistema aiuta soprattutto i team di sicurezza a rispondere rapidamente riducendo il disagio per gli utenti legittimi;

Si sta bilanciando sicurezza e produttività in tutta la forza lavoro?

La sicurezza genera valore solo se essa non intralcia il lavoro, un aspetto critico per chi condivide dispositivi e si sposta tra postazioni diverse. Le attuali strategie di accesso devono perciò ridurre l’attrito, evitando così scorciatoie di autentificazione pericolose e di conseguenza rafforzando la sicurezza.

Per esempio, l’autenticazione passwordless, la verifica biometrica e l’accesso sicuro ai dispositivi condivisi permettono di autenticarsi rapidamente senza rinunciare alla protezione. È altrettanto determinante che le policy aziendali si adattino al contesto in cui opera l’utente e ai suoi comportamenti, evitando permessi statici anch’essi fonte di frustrazione e carico aggiuntivo di lavoro;

Le identità aiutano a prendere decisioni di business più mirate?

Viene tuttora sottovalutato che le soluzioni di IAM generano dataset molto ricchi, tanto che molte organizzazioni ne sfruttano solo una frazione. I dati sugli accessi rivelano per esempio quali applicazioni sono essenziali, dove i dipendenti impiegano il proprio tempo, quali tecnologie sono sottoutilizzate e dove l’automazione potrebbe avere l’impatto maggiore, permettendo di prendere decisioni più informate a vantaggio dell’efficienza.

Con l’accelerazione dell’AI questa visibilità diventa ancora più preziosa: gli agenti AI richiedono un accesso governato a dati e workflow sensibili per generare risultati significativi. Una strategia IAM potente deve quindi essere affiancata da access analytics capaci di trasformare i dati di accesso in indicazioni preziose.

È quindi evidente che in ogni contesto, che si tratti di accesso passwordless per gli operai della linea produttiva, governance degli accessi privilegiati per i fornitori, individuazione di minacce alle identità o di gestione dei privilegi degli agenti AI, le decisioni sull’identità hanno sempre implicazioni sul business.

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