le considerazioni

Il digitale per lo sviluppo del Sud, quattro punti per il nuovo Governo

Ripartire dal Sud con determinazione ponendo il digitale al centro delle politiche di sviluppo. E’ quanto dovrebbe fare il nuovo Governo: puntando su e-commerce, formazione di competenze digitali, centri di competenza ICT territoriali. Con un piano sistemico di riqualificazione digitale. Ecco come

08 Giu 2018
Giuseppe Pirlo

Delegato dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro per la Terza Missione e i Rapporti Territoriali Direttore del laboratorio nazionale del CINI su Competenze Digitali, Formazione, Certificazioni

digital disruptive

La diffusione del digitale rappresenta un’opzione fondamentale per lo sviluppo del Paese. Nessun settore può infatti sentirsi oggigiorno completamente svincolato dall’esigenza di interpretare il cambiamento a cui, spesso, corrisponde la necessità di confrontarsi con nuovi modelli produttivi ed organizzativi, supportati quasi sempre da metodi e tecnologie digitali.

Il coraggio richiesto giustamente da più parti al nuovo governo di aderire con la massima convinzione alla scelta del digitale appare però ancora più necessario con riferimento al Sud del Paese. Ripartire dal Sud con determinazione ponendo il digitale al centro delle politiche di sviluppo è una opzione da non lasciarsi sfuggire in quanto proprio il Sud può diventare nuovamente – attraverso il digitale – quella piattaforma strategica di ricerca e sviluppo, quel luogo di condivisione, integrazione ed elaborazione culturale per la crescita economica e sociale dei paesi del mediterraneo e di raccordo con l’Europa, confermando la sua aspirazione e funzione millenaria.

In particolare sono quattro le azioni da fare. Vediamo nel dettaglio.

Il Sud e l’azione “disruptive” del digitale

Appare però evidente come, benché sia l’intero Paese a dover condividere l’esigenza di promuovere pienamente il digitale quale asset strategico abilitante ai diversi domini, per alcuni territori, come quelli del Sud Italia, le potenzialità del digitale necessitano di essere messe a valore con maggiore incisività ed urgenza. L’obiettivo non è tanto ridurre il gap economico e sociale rispetto a territori economicamente più avanzati del Paese, secondo strategie poco efficaci già adottate in passato, quanto favorire quell’azione “disruptive” indispensabile per collocare il Sud, almeno in alcuni ambiti, direttamente sulla frontiera internazionale in termini di processi e prodotti, in condizioni di concorrere alla pari di regioni più evolute alcuni percorsi di promozione territoriale e di crescita economica e sociale.

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L’e-commerce per il Sud

L’economia del Sud, basata principalmente su imprese di piccole-medie dimensioni può trovare infatti proprio nello sviluppo e nell’adozione di piattaforme digitali innovative di e-commerce quegli hub di integrazione indispensabili per superare i limiti produttivi, logistici ed economici legati alla parcellizzazione dell’offerta. Si pensi ad esempio alle problematiche legate alla gestione delle filiere agro-alimentari dove l’offerta troppo frammentata di piccoli produttori non riesce non solo a confrontarsi con le richieste dei grandi buyers internazionali ma anche con le problematiche di sistemi amministrativi, logistici ed economici oramai globalizzati.

La possibilità di essere presenti sui mercati nazionali ed internazionali attraverso piattaforme digitali in grado di ottimizzare il matching tra domanda ed offerta, fornirebbe inoltre una importante e necessaria spinta all’aggregazione delle PMI, alla standardizzazione e condivisione di procedure aziendali, alla nascita di nuovi modelli economici e di business. Consentirebbe infine a numerose piccole-medie imprese di poter aggredire mercati altrimenti inavvicinabili anche garantendo la tipicità dei propri prodotti, grazie a tecniche avanzate di anticontraffazione e per la tracciabilità basate ad esempio su tecnologie blockchain.

Centri di competenza ICT territoriali per servizi digitali avanzati

Ovviamente non è attualmente immaginabile, sia per ragioni culturali che economiche ed organizzative, che imprese di piccole-medie dimensioni possano sviluppare ed utilizzare autonomamente tali piattaforme e sistemi. Per poter ottenere questi risultati è quindi indispensabile che il digitale sia affrontato a livello di politica di sviluppo territoriale in modo sistemico ed implementando meccanismi convergenti che agiscano sia sull’offerta di servizi digitali avanzati (quali ad esempio servizi di cyber security, web reputation, brand promotion, business intelligence, big data analytics, etc.) che sulla domanda (ad esempio attraverso il sostegno alla costituzione di forme innovative di gruppi di acquisto di servizi digitali, ecc.). Servono quindi centri di competenza ICT territoriali per lo sviluppo di servizi digitali avanzati.

Competenze digitali e formazione

Un altro aspetto centrale della difficoltà di sviluppare il digitale al Sud è rappresentato dal gap in termini di competenze digitali. Infatti, nonostante il Sud esprima un importante ed efficace sistema accademico di formazione in ambito digitale, in grado di sviluppare figure professionali con conoscenze e competenze molto apprezzate e richieste dal mercato nazionale ed internazionale, queste competenze trovano spesso collocazione nelle regioni italiane ed europee maggiormente sviluppate, privando il Sud di figure professionali chiave per il suo sviluppo. Per far fronte a questa emorragia di professionalità, la cui gravità è anche legata alla circostanza che le politiche di incoming attirano poche professionalità al Sud anche dai paesi stranieri ed in particolare da quelli dell’area euro-mediterranea, è indispensabile che il sistema delle imprese sappia riconoscere e valorizzare adeguatamente le professionalità del territorio, garantendo loro pari dignità e uguale possibilità di crescita professionale rispetto agli altri colleghi italiani ed europei.

Un piano di capacity building

Nondimeno è sempre più improrogabile l’attuazione di un piano sistemico di “capacity building” che affianchi alla formazione relativa a competenze tradizionali, azioni formative legate a nuove competenze per “professioni non disciplinate”, quindi “soft skill” in grado di esaltare la capacità di lavorare in domini multidisciplinari e a favore della riqualificazione continua (che sarà sempre più richiesta in futuro visto la rapida obsolescenza delle competenze specialmente in ambito ICT).

Quattro punti per rilanciare il Sud

In sintesi, alcuni aspetti sui quali è opportuno quanto prima agire con decisione per favorire una crescita sistemica del Sud attraverso il digitale possono essere riassunto in:

  • creazione/potenziamento di specifici centri di competenza ICT territoriali per lo sviluppo di servizi digitali avanzati
  • sviluppo e diffusione di piattaforme di e-commerce innovative
  • rafforzamento del sistema accademico di formazione in ambito digitale
  • sviluppo di un piano sistemico di Capacity Building e di riqualificazione in ambito digitale.

Ovviamente tanto potrà avere effetto solo se combinato ad una analoga azione sulla PA locale che dovrà sempre più assumere diventare il riferimento territoriale in grado di chiedere e favorire il cambiamento.

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