l'analisi

Le criptovalute gettano le famiglie sul lastrico: il caso Celsius e la necessità di un intervento legislativo

L’istanza di protezione dal fallimento chiesta dalla società di prestiti in criptovalute Celsius Network non è che l’ultimo anello di una sorta di reazione a catena innescata dal crac di Terra-Luna. Forse è ancora presto per ipotizzare scenari apocalittici, ma di sicure servono regole ad hoc

19 Lug 2022
Roberto Culicchi

Of Counsel DWF (Italy)

criptovalute

La notizia in qualche modo era nell’aria, ed è solo l’ultimo episodio di default di una società operativa nel mondo delle criptovalute: il 13 luglio scorso Celsius Network, società di prestiti in criptovalute, ha presentato istanza di protezione dal fallimento (il cosiddetto Chapter 11 di cui alla legislazione americana), esattamente un mese dopo aver assunto la decisione di interrompere la possibilità per i propri utenti di effettuare prelievi sulle somme depositate.

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L’operatività di Celsius era di fatto molto simile a quella di una banca, offrendo la società statunitense ai propri clienti rendimenti sui depositi in cripto nettamente superiori a quelli offerti dalle banche tradizionali, sul bitcoin fino al 6,5%, sulle cripto minori si arrivava addirittura al 18% circa. L’operatività aveva già in passato destato più di una perplessità, con i più attenti osservatori pronti a rilevare come di fatto quelli offerti da Celsius fossero dei veri e propri prodotti finanziari, come tali legittimanti un intervento della SEC volto a garantire la tutela economico-finanziaria dei risparmiatori.

Cripto, una reazione a catena

La richiesta di Celsius di accedere alla protezione assicurata dal Chapter 11 rappresenta l’ultimo anello di una sorta di reazione a catena innescata dal crac della stablecoin algoritmica Terra-Luna, che ha poi travolto e affondato l’hedge fund cripto Three Arrow Capital, i cui due fondatori sono attualmente irreperibili. Non è ovviamente possibile escludere che altri fallimenti coinvolgano società attive nel campo delle criptovalute, aprendo scenari inquietanti sul futuro sviluppo del settore cripto.

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La richiesta formulata da Celsius di aderire al Chapter 11 apre al contempo scenari inquietanti anche per i risparmiatori, comportando un forte rischio in termini di possibilità di recupero delle somme investite. Il Chapter 11, infatti, consente a un’azienda che non può più ripagare il proprio debito di procedere ad un’operazione di ristrutturazione che contempla il proseguimento della normale attività sotto il controllo del Tribunale, essendo nel frattempo ai creditori della società inibito l’esperimento di azioni giudiziarie volte al recupero dei risparmi investiti.

Le voci sullo stato di difficoltà in cui versava Celsius erano note da tempo, basti pensare al fatto che alcuni ex dipendenti della società ancora a giugno avevano rivelato come l’azienda fosse mal posizionata per superare le turbolenze del mercato, lamentando un buco di bilancio di circa 2 miliardi di dollari. Ricordiamo che alle voci sulla situazione di difficoltà finanziaria di Celsius aveva fatto immediatamente seguito il crollo di Cel, il token creato da Celsius, che nell’anno d’oro 2021 sfiorava quota 8 dollari, mentre oggi non raggiunge la soglia psicologica del dollaro.

Tra l’altro lo stesso fondatore di Celsius e altri soci, secondo un’inchiesta del Financial Times, avrebbero già venduto milioni di dollari delle loro partecipazioni in Cel con largo anticipo. Solo voci al momento, ma la SEC – la Consob americana – avrebbe già ricevuto esposti da ex dipendenti.

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I danni della mancanza di una efficace regolamentazione

Da vicende come quella di Celsius gli investitori in criptovalute stanno, purtroppo a loro spese, apprendendo come la mancanza di una efficace regolamentazione normativa possa produrre conseguenze nefaste in termini di protezione degli investimenti.

Nonostante i regolatori abbiano per anni messo in guardia gli investitori evidenziando come le piattaforme di trading crittografico e altri rivenditori di attività crittografiche non offrano le consuete protezioni per investitori e risparmiatori che si applicano quando le banche o le società di intermediazione finanziaria falliscono, tutto questo non si è tradotto nella predisposizione di una regolamentazione speciale per le criptovalute. L’industria crittografica ha infatti ferocemente resistito ai tentativi di applicazione della regolamentazione tradizionale, sostenendo come le regole di Wall Street volte a disciplinare i prodotti finanziari mal si adattassero ai nuovi strumenti introdotti dalla finanza decentralizzata. Allo stesso tempo, le agenzie di regolamentazione e i legislatori non hanno creato regole personalizzate per l’industria crittografica.

Ciò vale in particolar modo per gli Stati Uniti, dove i tentativi di regolamentare le criptovalute sono stati frammentari e balcanizzati. Ad oggi da un punto di vista normativo non è ancora chiaro quale agenzia federale abbia la maggiore competenza in ambito criptovalute, anche se la Securities and Exchange Commission ha più volte e con diversi argomenti cercato di rivendicare quel ruolo.

I motivi del vuoto legislativo

Ma la mancanza di una regolamentazione ad hoc per le criptovalute fa sì che l’applicazione a tale mercato delle regole proprie della finanza tradizionale presti il fianco a più di una lacuna o vuoto legislativo. Ad esempio, le tutele applicabili agli strumenti finanziari, compresa la garanzia che protegge gli investitori quando i loro broker falliscono, si applicano solo quando le imprese regolamentate detengono titoli come azioni o obbligazioni. Allo stesso modo, l’assicurazione sui depositi copre solo alcune forme di denaro, come i conti di risparmio e i conti correnti. Non sempre è possibile classificare le cripto attività all’interno di queste categorie tassonomiche, né è sempre possibile capire come regolare una particolare risorsa o prodotto digitale, dal momento che tale indagine presuppone un approfondimento su come un determinato crypto asset è stato creato, venduto e utilizzato.

All’inerzia in termini di tentativi di regolamentazione da parte delle autorità ha forse contribuito la più volte manifestata convinzione che l’industria crittografica non sembra rappresentare una minaccia sistemica per il sistema finanziario, dal momento che i prestatori di criptovalute non hanno legami significativi con banche o altri intermediari finanziari, come invece accadeva per alcuni tipi di fondi comuni di investimento che sono stati salvati durante le crisi del 2008 e del 2020.

È parimenti indubbio che le caratteristiche multiformi dei cryptoasset abbiano reso più difficile il lavoro di regolamentazione delle criptovalute e complicato i tentativi di estendere le tradizionali regole di tutela dei consumatori agli investitori vittime dei fallimenti delle società operanti in criptovalute. A questo punto appare probabile che questo vuoto legislativo si traduca nel massiccio ricorso da parte dei consumatori ai tribunali per cercare di riavere i loro risparmi, probabilmente sostenendo di essere stati truffati da piattaforme che li hanno fuorviati con riguardo alla loro operatività.

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Un approccio più flessibile alla DeFi poteva essere di aiuto

La situazione venutasi a creare avrebbe forse potuto evitarsi se i regolatori federali avessero offerto all’industria emergente della finanza decentralizzata un approccio più flessibile. La SEC, ad esempio, ha in passato creato regimi di operatività caratterizzati dalla presenza di esenzioni legali per consentire ad altri nuovi prodotti finanziari, come i fondi negoziati in borsa, di essere scambiati all’interno di un regime normativo protetto. In altri termini, se la SEC avesse creato un regime giuridico personalizzato per le criptovalute e se l’industria lo avesse adottato, si sarebbero forse potute prevenire alcune delle perdite che le persone stanno vivendo in questo momento.

Come sopra riportato, negli Stati Uniti invece – ma il fenomeno si è ripetuto in maniera simile anche in Europa – l’approccio della SEC alle criptovalute si è basato fortemente sull’applicazione della normativa disciplinante gli strumenti finanziari, sul presupposto, ribadito recentemente anche dal presidente della SEC Gary Gensler, che molte risorse digitali soddisfano la definizione di strumenti finanziari.

Eppure i tentativi negli Stati Uniti di creare un regime particolare per le criptovalute non sono mancati, con audizioni sul tema e inviti rivolti al Congresso per identificare le autorità di regolamentazione di settore.

Il caso Celsius e la spinta verso una normativa ad hoc

Attualmente i democratici della Camera, guidati dalla deputata Maxine Waters, stanno lavorando alla definizione di una legislazione ad hoc relativa alle risorse digitali, ma il lavoro è in gran parte focalizzato sulle stablecoin, un tipo di criptovaluta progettata per essere scambiata in linea con il dollaro USA o un’altra valuta nazionale. Il risultato finale è che i progressi sul tema sono stati lenti in un Congresso strettamente diviso e bloccato in vista delle elezioni di medio termine di novembre che potrebbero determinare una nuova composizione degli assetti di potere, benché sia i democratici che i repubblicani abbiano espresso ottimismo sul raggiungimento di un accordo.

È comunque probabile che le gravi perdite subite dagli investitori connessi ad investimenti nel mondo dei cryptoassets e le recenti vicissitudini in cui sono incappate società come Celsius, possano fornire un impulso allo sviluppo di una disciplina ad hoc. Ma almeno per il momento la situazione negli Stati Uniti è quella per cui le piattaforme che utilizzano la blockchain e tecniche crittografiche operano ancora in gran parte al di fuori della regolamentazione, con poche leggi federali specifiche per le criptovalute e la SEC che si occupa di casi contro singole aziende su base ad hoc. Gli analisti hanno osservato che la crescita del settore – del valore di oltre 3 trilioni di dollari al suo apice l’anno scorso – ha superato la capacità dei regolatori di tenere il passo.

Sul fronte delle iniziative legislative va segnalato che lo scorso 7 giugno è stato presentato al Congresso americano un progetto di legge che si propone di definire una chiara distinzione tra risorse digitali in quanto merci o in quanto titoli. Evidente il tentativo di agevolare le società di asset digitali e criptovalute nell’individuazione dei loro obblighi normativi. Nell’intento dei proponenti il disegno di legge stabilirà un quadro normativo che stimoli l’innovazione, sviluppi standard chiari, definisca confini giurisdizionali appropriati e protegga i consumatori. È importante sottolineare come il disegno di legge Lummis-Gillibrand (dal nome delle due senatrici che lo hanno proposto) si proponga di fornire chiarezza sia all’industria che alle autorità di regolamentazione, mantenendo al contempo la flessibilità per tenere conto dell’evoluzione in corso del mercato delle risorse digitali. Tra l’altro, uno degli aspetti più interessanti del nuovo Disegno di Legge Lunnis-Gillibrand è il depotenziamento della Securities and Exchange Commission (SEC). Infatti, da quanto è dato modo di comprendere, pare proprio che la supervisione delle criptovalute più diffuse sarà affidata alla Commodity Futures Trading Commission (CFTC).

Conclusioni

È forse presto per parlare di crisi delle criptovalute o ipotizzare scenari apocalittici quali quelli sperimentati nelle più recenti crisi finanziarie. Per il momento, gli operatori del settore confidano che l’attuale crisi rappresenti esclusivamente una ripetizione del cosiddetto “crypto winter” verificatosi nel 2018, durante il quale i cattivi attori che hanno orchestrato il boom delle ICO (le offerte iniziali di valute digitali) sono stati eliminati, finendo per rendere di conseguenza il sistema più forte.

Altrettanto indubbio però è che i recenti default fatti registrare da società operanti in criptovalute sottolineino l’importanza di identificare soluzioni in grado di integrare le risorse digitali nel perimetro di operatività delle leggi esistenti (o, ove questo non sia possibile, fare ricorso ad una regolamentazione ad hoc) e sfruttare l’efficienza e la trasparenza di questa classe di attività affrontando i rischi correlati. Perché il settore delle criptovalute continui a crescere, è in conclusione fondamentale che i regolatori, e dunque anche la politica, elaborino una legislazione che promuova l’innovazione proteggendo al contempo gli investitori dai cattivi attori.

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