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Direttore responsabile Alessandro Longo

Scuola

Libri digitali: il grande bluff di Renzi

di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano

14 Ott 2014

14 ottobre 2014

Ministero, case editrici scolastiche e insegnanti conservatori: un patto per allontanare il digitale dalla scuola. Nonostante gli annunci del Governo Renzi. Ecco perché

Le novità annunciate sei mesi fa dal Governo, sui libri digitali nelle scuole, si sono rivelate un flop: gli insegnanti hanno ripiegato su soluzioni conservative, tradizionali. Il motivo è che non basta annunciare gli investimenti: bisogna farli. E Renzi non li ha fatti. 

Vediamo perché: proviamo ad analizzare se il provvedimento Giannini, sei mesi dopo, a “adozioni” avvenute e ad anno scolastico avviato, ha prodotto gli effetti desiderati. Si tratta di un tema molto rilevante per la digitalizzazione della scuola italiana.

            1. Le fatiche della libertà: meglio l’adozione obbligatoria.

A una prima analisi delle impressioni di insegnati ed editori scolastici, quello che pare emergere in maniera chiara è che il fatto pochissime scuole si sono avvalse della possibilità di non adottare libri di testo, o di renderne opzionale l’adozione e meno ancora hanno adottato “Libri digitali” o sarebbe meglio dire “Basi dati digitali” per l’apprendimento. La stragrande maggioranza degli insegnati ha mantenuto il “vecchio sistema” cartaceo gutemberghiano e nelle liste di adozione delle scuole, consegnate ai genitori, figurano, ancora tutti i libri di tutte le materie come acquisto “obbligatorio” per i genitori. Il risultato medio di queste scelte è che sia nella scuola primaria sia nelle scuole superiori di primo e secondo grado non sono state rese opzionali le adozioni e i provvedimenti di Giannini non sono stati applicati. Gli insegnanti non hanno, cioè, evitato di adottare i libri di testo anche quando questi, com’è assolutamente evidente nel caso delle Antologie di Italiano, delle Grammatiche e dei volumi di Storia dell’arte, Educazione tecnica, ma anche delle altre discipline che sono drammaticamente sovradimensionati rispetto a quanto possa realmente studiare anche lo studente più zelante, durante un anno scolastico. Inoltre insegnati e dirigenti non hanno minimamente pensato di poter sostituire una parte dei contenuti con contenuti web o materiale digitale prodotto dalla scuola. Il combinato disposto di questi fattori mette ad esempio, un genitore di un ragazzino delle superiori di primo grado, nella condizione di dovere acquistare circa 260 euro di testi scolastici cartacei. Questo è spesso un falso problema, più volte sopravalutato o usato in maniera demagogica: lo smartphone che regaliamo ai nostri figli e il suo abbonamento costa circa lo stesso in un anno.  Il vero problema è che gli studenti sono costretti a trascinare tra scuola e casa cartelle o zaini che raggiungono nel caso di mio figlio circa quindici chili e che potrebbero tranquillamente essere sostituiti da una password e un tablet. Poi a scuola non esistono, almeno in quella di mio figlio, sotto banchi o armadietti – ci sono solo nei telefilm americani – e quindi è necessario sottoporre i pargoli a sedute intensive di potenziamento dei muscoli dorsali …. Ora mi si dirà ma esistono i Libri digitali, che possono risolvere il problema, ma come vedremo le scuole senza Internet e gli insegnanti demotivati da troppi “annunci” non li adottano.

 

            2. Il frutto avvelenato delle tre I (incurie).

Prima di insegnare all’Università ho lavorato undici anni in una casa editrice scolastica e molti dei miei amici ancora vi lavorano, in redazioni sempre più deserte a causa della crisi. Quello che emerge dalle discussioni che ho avuto con loro e dal loro osservatorio privilegiato è che la maggior parte dei “Libri digitali” – i primi, in vero, realmente tali – che i grandi editori hanno proposto per l’anno scolastico 2014/2015 come “novità” sono andati invenduti e non sono stati adottati (ho amici sia in Pearson sia in Mondadori sia in Rizzoli). Le basi dati di contenuti digitali e la dematerializzazione spaventano gli insegnanti. Le loro scelte si sono orientate o sulla conferma dei vecchi “libri misti” con CD o PDF on-line davvero di bassa qualità. Nel caso, poi, delle poche “novità” adottate hanno optato per testi molto tradizionali e “rassicuranti” e non su quelli realmente innovativi, i “Libri digitali” appunto. Per questo se de jure i “libri digitali” potrebbero rappresentare una soluzione al problema del costo dei libri ma soprattutto a quello dello spreco di carta e di energie dei nostri figli per trasportare cartelle insostenibili, de facto questo non succede. Allo stesso modo è ampiamente inattuata o attuata al minimo delle possibilità la tanto invocata dematerializzazione della burocrazia scolastica. La scuola italiana ha cioè, finalmente, una “normativa europea” rispetto alla digitalizzazione dei contenuti didattici e alla “dematerializzazione” delle pratiche amministrative ma nei fatti nessuno la attua, ovviamente salvo virtuose eccezioni. Ora in questo processo le responsabilità sono equamente suddivise tra il Ministero, gli editori, e con più attenuanti gli insegnati.

            a. Le responsabilità del Ministero. Non sostiene con adeguati finanziamenti in infrastrutture digitali e formazione gli “annunci” di innovazione e le nuove norme, anche quelle future contenute ne  “La buona scuola”. Non si può, infatti, avviare, come sta facendo il Ministero, un progetto di una formazione degli insegnanti sul Coding, quando la maggior parte delle aule delle scuole non hanno accesso a Internet e gli insegnanti non sono ancora stati formati ad usare il “registro elettronico” o gli “ambienti virtuali di apprendimento”. Inoltre non si posso bloccare ancora (sono fermi da cinque anni) gli scatti di stipendio degli insegnati, già con i redditi più bassi d’Europa, e pensare che si impegnino poi appassionatamente per la “Buona scuola”.

            b. Le responsabilità degli editori scolastici. Non hanno in questi dieci anni mai realizzato gli investimenti necessari alla digitalizzazione dei loro corsi e hanno creduto per molto tempo di evitare il problema adottando la “strategia dello struzzo”. Se gli editori non promuovono i contenuti digitali, gli insegnanti non li adottano e anche le reti di vendita degli editori penso abbiano qualche difficoltà a promuovere basi dati digitali in scuole prive di Internet e infrastrutture. Inoltre gli insegnanti, non si fidano più delle Case editrici, che per lungo tempo li hanno delusi proponendo loro come espansione digitale dei volumi cartacei impresentabili pdf non scaricabili e con un solo un livello di zoom (è così per due libri su tre di quelli che usa mio figlio, in alcuni non esiste neppure l’espansione Web). Si tratta di materiali pochissimo interattivi e davvero inutili…. Sempre gli editori “vendono” i nuovi “Libri digitali”, anche quelli di buona qualità, allo stesso prezzo di quelli analogici, quando negli USA e nel Regno Unito il risparmio per le scuole e le famiglie, ove scelgano la versione digitale degli Handbook, si aggira intorno al 60%! Lo dimostra CourseSmart – il market place di contenuti digitali dell’Associazione degli editori USA e anglosassoni (www.coursesmart.com ).

            c. Le responsabilità degli insegnati. Gli insegnanti di fronte alle opportunità offerte dalla nuova normativa in una cospicua maggioranza hanno ancora paura del digitale e preferiscono farsi sedurre dalle voci dei “tecno catastrofiste” di Casati e Carr – per non parlate di Spitzer – (http://www.agendadigitale.eu/competenze-digitali/1002_dilaga-la-tecnofobia-in-italia-allarme-rosso.htm), sulla presunta inefficacia dei contenuti digitali per l’apprendimento, piuttosto che comprendere come il digitale nella sia oramai una necessità improrogabile e non un opzione. Non è nemmeno “credibile” per un insegnante o un dirigente scolastico straniero in visita in Italia, il fatto che solo il 10% delle classi italiane abbia Internet, pensano a uno scherzo … Ovviamente esistono anche insegnanti e dirigenti “innovatori” ma sono una minoranza che non è mai stata riconosciuta né dal punto di vista della carriera – che non esiste per gli insegnati – né dal punto di vista economico: il che aiuterebbe la motivazione.

 

3. I nuovi contenuti digitali anche prodotti dagli utenti richiedono fatica e impegno che va remunerato.

La nuova normativa sui contenuti digitali sostiene la possibilità da parte degli insegnanti di avviare la produzione di contenuti digitali all’interno della scuola che dopo un’opportuna validazione del Ministero potrebbero divenire un patrimonio condiviso di tutta la scuola italiana. Il punto di vista del Ministero è davvero “utopico”. Solo pochi insegnanti molto motivati sono disposti e sono in grado di progettare prototipi di contenuti di qualità, ma nessuno di loro è in grado di “industrializzare” la produzione e men che meno è in grado il Ministero di validare in forma efficiente i contenuti stessi. Del resto perché gli insegnanti dovrebbero prestare lavoro volontario al di fuori del loro orario di lavoro per produrre contenuti che se realizzassero per un operatore privato (come accadeva e accade nel caso dei libri) garantirebbero loro un equo compenso? I programmatori dell’“open source” mettono a disposizione della comunità di riferimento gratuitamente il loro lavoro perché questo fa crescere la loro reputazione e quindi il “valore” economico delle loro consulenze, oltre che accrescere le loro competenze. Perché per gli insegnati non dovrebbe valere lo stesso principio? Non accade perché oggi gli editori pagano molto meno i contenuti digitale per l’educational rispetto ai testi tradizionali e il Ministero vuole che producano contenuti gratuitamente !

4. Conclusioni

Ecco dunque qual è il patto scellerato tra le diverse componenti della scuola.  Il circuito vizioso può essere descritto nel modo seguente. Il Ministero promulga normative adeguate e “annuncia” incentivi per il merito ma nei fatti taglia gli stipendi e non finanzia le infrastrutture digitali. Gli insegnanti frustrati si arroccano su posizioni difensive e rifiutano un’innovazione difficile da praticare. Così anche se i grandi editori – ad esempio Pearson, Mondadori, e RCS e Zanichelli – hanno adeguato le “novità” editoriali agli standard ministeriali dei nuovi contenuti digitali, quest’anno gli insegnanti hanno ripiegato anche nelle nuove adozioni su “soluzioni conservative” e hanno snobbato le nuove proposte degli editori e gli annunci del Ministero. Si esce da questa empasse solo investendo nella scuola: non annunciando investimenti. Devono investire tutti i contraenti del patto scellerato. Il Ministero riformando la carriera degli insegnanti e premiando il merito. Gli editori investendo di più nell’innovazione sui contenuti e abbassando i prezzi. Gli insegnanti provando a sperimentare i nuovi contenuti digitali, adottandoli e seguendo l’esempio delle poche, ma rilevanti esperienze di scuole innovative presenti sul territorio nazionale. C’è molto da fare … . Good nigth and Good luck Mister Renzi.

  • mariano

    Come insegnante ho a che fare con “saggi digitali” di diversi editori che a mio modo di vedere non rispettano gli standard che riguardo i documenti elettronici

    _1) per leggere il libro-digitale devo installare un player ad hoc fornito dallo stesso editore, che guarda caso non è mai disponibile per il mio ebook-reader che utilizza lo schermo e-ink (inchiostro elettronico) che risulta essere la migliore tecnologia per lettura degli e-book

    _2) il lavoro cognitivo per tenere aggiornati libri-digitali & player di diversi editori con diversi sistemi di protezione e autenticazione è davvero notevole anche per una persona che come me da sempre usa le tecnologie dell’informazione

    _3) per capire meglio il problema vediamo un caso, ho sottomano alcuni testi ricevuti in saggio in formato ME-book di Mondadori Education, il player fornito è pesante da installare e da utilizzare, l’esperienza di uso è pessima, lo zoom varia a scatti ed è di uno o due livelli soltanto. In questo momento ho in lettura sul mio desktop di casa con ampio schermo di 24 pollici un testo che in formato cartaceo è di 29×21 centimetri a causa del formato rigido fatico a leggerlo, vi lascio immaginare l’esperienza di lettura sul mio laptop che porto in classe con schermo di soli 12 pollici. Naturalmente non posso leggerlo sul mio e-reader.

  • Gianzilio

    In anni e anni di lavoro, “grazie” 🙂 anche al fatto di essere
    disabile e solo al mondo, ho potuto realizzare questo corso di matematica “gioiosa e solidale”, che metto a disposizione a studenti e prof in un’ottica di “charityware”:
    http://www.chihapauradellamatematica.org/
    Chi volesse dargli una rapida occhiata, è benvenuto …

  • laura

    ottime riflessioni, per avviare una discussione fattiva. purtroppo, però, la videoscrittura comporta una revisione capillare del testo: in questo, da prof un po’ pignola, trovo molti refusi (da “insegnati” senza n ripetuto più volte, fino a “nigth” scritto sbagliato…grazie comunque! 🙂

  • Sandro Sanna

    Le leve estrinseche per incrementare o mantenere la motivazione di quello che oggi viene chiamato il «capitale dottore di umano», del personale di una qualsiasi azienda, impresa, organizzazione profit o non profit, … sono, da sempre, due: il denaro e/o la gloria. Oggi, per gli insegnanti, non vi è né l’uno né l’altra. Rimane solo la motivazione intrinseca dei docenti che, per ragioni legati ai propri valori sociali e/o politici e/o religiosi continuano, nonostante tutto, ad essere dei professionisti dell’educazione scolastica, a fare bene il proprio lavoro al passo coi tempi che cambiano e, in molti casi, ad essere anche innovatori e a condividere le proprie ricerche didattiche e i loro risultati.
    Basta fare una ricerca per qualunque materia scolastica, per qualsiasi ordine e grado, per trovare gratuitamente abbondante materiale – spesso pronto all’uso – in grado di corroborare un processo di insegnamento-apprendimento degno di questo nome.
    Come giustamente osservi «I programmatori dell’“open source” mettono a disposizione della comunità di riferimento gratuitamente il loro lavoro perché questo fa crescere la loro reputazione e quindi il “valore” economico delle loro consulenze, oltre che accrescere le loro competenze. Perché per gli insegnati non dovrebbe valere lo stesso principio? Non accade perché oggi gli editori pagano molto meno i contenuti digitale per l’educational rispetto ai testi tradizionali e il Ministero vuole che producano contenuti gratuitamente!». Dunque, meglio un po’ di gloria a pochissimi denari.

    La questione delle recenti (non) adozioni è solo una questione di soldi, che non ci sono. Non ci sono per la connessione, cablatura/wifi della sede scolastica, per dotare ogni aula di uno “schermo” comune e di un (virtual)desktop, per … per pagare agli insegnanti il caro abbonamento per usufruire di una “banda” decente.
    Non è dunque vero che «Si esce da questa empasse solo investendo nella scuola: non annunciando investimenti», è VERISSIMO.

  • Fabio

    Sono un insegnate che ogni giorno si batte con le lentezze del,a burocrazia e la mancanza di infrastrutture digitali. Una LIM, una rete Wi-Fi, qualche tablets, nell unico liceo classico della piana di Gioia Tauro. La cosa che più frena la via verso una didattica più la passo con i ragazzi è l’intero a dei colleghi, la mancanza di stimoli, la politica degli annunci….l’utilizzo di Linux ad esempio potrebbe fare risparmiare milioni di euro invece il governo propone solo slogans. Tempi bui all’orizzonte.

  • Paolo Ferri

    Ringrazio tutti quelli che hanno commentato l’articolo. Non a caso sono tutti insegnanti. Sono quelli che faticano la minoranza di innovatori che nonostante tutto crede ancora nella scuola italiana e nel suo valore sociale. Anch’io ci credo e credo che dovremmo moltiplicare gli sforzi perche il Miur riconosca la fatica e finanzi sia la formazione degli insengnati sia promuova il merito anche e perchè non con riconoscimenti economici dei moltissimi insegnanti italiani di talento. Mi scuso per i refusi ma come ho già avuto modo di segnalare non l’ortografia non è il mio forte e anche i correttori non riescono ad aiutarmi del tutto

  • Iacopo

    Tutto vero ma non dimentichiamoci dell’usabilita’.
    All’inizio dell’era internet si parlava di “usabilita’” poi e’ arrivata’ l'”accessibilita’” e per quanto possa sembrare incredibile le offerte editoriali scolastiche non soddisfano nessuno dei due criteri. Proprio quest’anno ho provato a seguire mia figlia con le nuove adozioni del liceo. E’ stato un incubo! Solo la Zanichelli ha 4-5 applicativi per leggere i propri testi. Alcuni codici coupon di Scuolabook non vengono riconosciuti se usi Google Chrome come browser. E altro ancora potrei raccontare e voglio precisare che utilizzo regolarmente un ebook reader per i libri di narrativa per non passare come un neo luddista.
    Un saluto
    Iacopo

  • Peo

    D’accordo su tutto. La scuola dal basso è drammaticamente diversa. La preside che si appella a problematiche di sicurezza se tu vuoi portare in classe un tuo computer per avere uno straccio di hardware in classe. I genitori che protestano perché metti online a disposizione degli studenti capitoli di un libro di filosofia fatto da te e non usi su quegli autori il libro adottato.
    Le piattaforme dei contenuti digitali ognuna diversa dall’altra, cervellotiche nelle abilitazioni, disordinate e non sistematiche nei materiali e manchevoli di ciò che servirebbe di più, ossia un repertorio ragionato delle risorse disponibili in Internet.
    Bisogna essere selfcentered.
    PS ad hominem. Contenuti digitali del De Bernardi-Guarracino, ricorda?

  • marco tommasi

    L’unica novità della circolare del 9 aprile 2014 era la presa d’atto della possibilità di autoprodurre i materiali didattici che, per onestà, deve essere ascritta all’emendamento dell’on. Gallo piuttosto che alla ministra Giannini che si è sempre dimostrata abbastanza fredda rispetto all’innovazione didattica.
    Non darei alcuna colpa ai docenti per le adozioni di quest’anno che, ricordo, sono state fatte a maggio 2014 a pochi giorni dalla citata circolare e che non si sono dirette verso il “vecchio sistema” per le seduzioni dei tecno-catastrofisti, ma semplicemente per mancanza di alternative.
    Come rete di scuole (Polo Formativo FVG) stiamo cercando di “industrializzare” la auto-produzione di libri (veramente) digitali fornendo supporto ai docenti che vogliano intraprendere questa strada.
    Su tale percorso sono presenti però diversi ostacoli (non dipendenti dalle “posizioni difensive” dei docenti): non sono state ancora emanate le Linee Guida per la autoproduzione di materiali didattici (promesse per giugno 2014), la nostra normativa regionale prevede esplicitamente che i finanziamenti per il comodato d’uso non possano andare ad iniziative di autoproduzione, non esistono finanziamenti o riconoscimenti specifici per i docenti che lavorano in tale ambito.
    Se “patto scellerato” v’è stato (e visto che lei ha conoscenze nel mondo editoriale, probabilmente ha ragione), la quasi totalità dei docenti non solo non è stata complice, ma neppure è stata informata. Moltissimi insegnanti sono pronti non solo a provare a sperimentare i nuovi contenuti digitali, ma anche a produrli se gli venisse data l’effettiva concreta possibilità di farlo…
    Tommasi Marco

  • Karl

    Ho insegnato fisica negli Istituti Tecnici e nei Licei per oltre trent’anni e già negli anni ’80 risultava superato l’uso di un testo specifico: molto più importante l’attività di laboratorio, le ricerche, le relazione ed eventualmente qualche appunto del professore. Ma già allora c’era la lotta per poter fare… le fotocopie. Vedo che non è cambiato niente, anzi promesse ed annunci si sono centuplicati, gli stipendi sono peggiorati grandemente, ed ora siamo al Mago Otelma al cui confronto era più dignitoso il Gattopardo. Sono in pensione da 13 anni per mia fortuna.

  • Fab4

    Oltre al libro di testo digitale ed auto prodotto! Non è poi così difficile, ricordo esperienze di autoproduzione in classe di tipo cartaceo di qualche decennio fa, con il romantico nome di dispense. Sono un insegnante di economia aziendale nelle secondarie superiori di Rimini e credo che il problema del libro di testo digitale vada inquadrato nel contesto di scuola in rete o web 2.0 e 3.0. Una scuola che sia in rete: insegnanti – allievi, insegnanti – insegnanti, insegnati – dirigenza ecc. Se realizzassimo piattafrome digitali, o meglio implementassimo quelle già esistenti del registro elettronico, con insegnanti disponibili on line per sportello disciplinare, con contenuti da scaricare, e via di seguito … molto altro verrebbe di conseguenza. L’effetto domino in questi casi è straordinario, basterebbe partire anche con piccoli investimenti. Il primo passo spetta al Ministero e poi alla case editrici che non potrebbero più arroccarsi dietro il desueto cartaceo Alle case editrici va riconosciuto un grande merito, hanno innovato la didattica negli anni passati più di qualsiasi riforma o riordino di cicili, chapeau! ma è tempo di cambiare … buon anno scolastico a tutti gli stakeholder delle scuola
    Fabio Ciuffoli

  • Attilio A. Romita

    L’analisi del prof. Ferri è purtroppo assolutamente esatta. Esiste una assoluta dissociazione tra MIUR e mondo scolastico. Il primo (MIUR)inventa inutili proclami, il secondo è dall’altra parte di un larghissimo fiume che è quasi impossibile traversare perchè nessuno sa nuotare ed il fiume è presidiato da feroci produttori di carta ed inchiostro che non sanno rinunciare alla loro posizione e reddito.
    Poi il MIUR fa finta di promuovere la scuola digitale, ma solo su base volontaristica (dichiarazione ufficiale).
    Una proposta di un cretino ignorante (IO):
    ogni anno le famiglie spendono una grande cifra per i libri di carta;
    un banale libro PDF (tanto per cominciare) potrebbe essere disponibile in rete ad un costo, remunerativo, ridotto di circa il 70%.
    metà di questo 70% lasciamolo alle famigle.
    metà del 70% versiamolo alle scuole per adegauarsi.

    Lo so che è una proposta cretina, ma è sempre meno sciocca di certe iniziative d’immagine!!!!!

  • Attilio A. Romita

    …e scrivo questto commento dopo aver letto la nota del prof,Ferri ed i commenti dei Docenti accomunati da un lungo cahier de doleance.
    Devo riconoscere che sono tutti condivisibili e corretti.
    Permettetemi qualche considerazione da tecnico ed esterno.
    Sicuramente il vero “libro digitale” è molto di più che una foto elettronica di un libro cartaceo perchè può essere è elaborabile e rielaborabile, ma peer far questo occorre lavorare sulla conoscenza dello strumento che non è patrimonio, e non per loro colpa, dei docenti delle nostre scuole.
    All’università oltre le materie di studio normali si studia la didattica cioè il metodo di far conoscere quelle materie ai discenti. Questa didattica usa strumenti psicologici e strumenti come la lettura e la scrittura che abbiamo imparato dalla prima elementare.
    Il passaggio da libro cartaceo a “libro digitale” impone cambiamenti nella didattica e negli strumenti.
    Sicuramente l’Università aggiornerà i suoi corsi, ma nel frattempo, almeno 20 anni, dobbiamo prevedere delle “norme transitorie” che non possono essere attività volontaristiche (dichiarazioni ufficiali), coding e coderdojo, belle cerimonie nella sala di Montecitorio.
    Io mi auguro che quanto ho scritto possa essere comprensibile.
    Le nozze si possono fare con i fichi secchi e possono essere felici, ma la scuola è molto più importanta……..

  • Observer

    Ma come sono andate le sperimentazioni in questi anni? Non se ne se niente. Si sa solo che oggi i ragazzi, tutti immersi nel digitale, non sanno più né leggere né scrivere e non capiscono nemmeno quel che leggono. Però sanno fare degli ottimi copia e incolla. Alla faccia di Gutenberg (con la “n”, per inciso). Coraggio: l’Italia ha due record in Europa: il più basso numero di libri e il più alto numero di smartphone. Continuiamo così.
    Ah, quanti libri ci vogliono per fare 15 chili?

  • Attilio A. Romita

    che non tutti siano osservatori leggermente miopi. Scambiare la causa con lo strumento è realmente una visione aperta ed oculata della istruzione. Leggere sulla carta o scrivere con la penna d’oca produce letterati, usare uno schermo ed una tastiera produce subumani.
    Ma questi laudatores temporis acti si guardano mai allo specchio….o forse incurvati dal peso dei libri no ricordano una bella frase di Leonardo “”Una volta che avrete imparato a volare, camminerete sulla terra guardando il cielo, perchè è lì che vorrete tornare”

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