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Direttore responsabile Alessandro Longo

PSD2

Open Banking: così le banche possono conservare il rapporto diretto con il cliente

di Carlo Murolo, partner Deloitte e Michele Mandelli, Senior Executive Monitor Deloitte

05 Ott 2017

5 ottobre 2017

L’Open Banking ridefinirà i rapporti tra banche e clienti e sancirà l’inizio dell’era della bank as a platform. C’è il rischio che si perda la relazione diretta coi clienti e che le banche finiscano per smarrire il loro ruolo primario, un po’ come è successo nel mondo delle tlc con l’arrivo degli OTT. Ma non tutto è perduto

Oggi, nel 2017, i primi 50 gruppi bancari del mondo sono più o meno li stessi di 10 anni fa, al netto di acquisizioni e fusioni incrociate. Lo stesso non si può dire per numerosi altri settori, a cominciare dalla telefonia mobile, dove 10 anni fa il primo player mondiale era Nokia, oggi di fatto scomparsa. Come mai per le banche non si è innescata quella rivoluzione che, invece, ha scompaginato altri mercati e che era stata originariamente diagnosticata da più parti? Una prima risposta risiede nelle barriere molto alte all’ingresso del mercato finanziario fissate dai regolatori, internazionali e nazionali. Ma ce ne sono delle altre, più sofisticate, e che vanno analizzate. Una fa riferimento al fatto che spesso le startup del fintech vengono acquisite da aziende “tradizionali”. Queste ultime, se da un lato integrano nelle loro rispettive strutture l’innovazione messa a punto da queste startup, dall’altro si assicurano contro la possibilità che queste startup – crescendo in via del tutto autonoma e indipendente – possano un domani modificare sensibilmente determinati scenari di mercato. C’è però un altro aspetto che va analizzato: sebbene la maggior parte delle innovazioni di settore sono state introdotte da Fintech, queste in realtà non hanno spostato la ownership della relazione con il cliente ne tantomeno la proprietà dei customer data. Queste continuano ad essere di proprietà delle banche.

Ecco perché l’introduzione delle regole di Open Banking (condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, naturalmente autorizzata dai clienti) rappresenta, a nostro avviso un momento di svolta reale per il settore perchéaprirà le porte ad una moltitudine di nuovi servizi forniti da piccoli player tecnologici specializzati, a partire dal mondo dei pagamenti.

Il timore del sistema bancario è quello di diventare il mero custode dei fondi dei propri clienti, lasciando ad altri i veri servizi a valore aggiunto e soprattutto perdendo la relazione diretta con il cliente e i dati delle sue transazioni. Una fine simile a quella degli operatori del mondo telco, condannati al ruolo di gestori dell’infrastruttura che rende possibile Facebook, Google e Twitter.

In realtà l’Open Banking mette in discussione chi sia il vero detentore della customer relationship, cosa che mai prima d’ora si era realizzata nella rivoluzione digitale in corso. Le Fintech hanno attaccato le istituzioni finanziarie in parti consistenti della loro catena del valore, ma mai nella ownership del cliente. Rispetto al mondo Fintech, gli incumbent hanno però ancora alcuni vantaggi, a partire dalla fiducia dei loro clienti, una significativa base utenti, un patrimonio informativo consolidato e notevoli capacità di investimento.

Se da un lato normative come PSD2 impongono al settore di aprire i propri servizi verso l’esterno, dall’altro questo permette di fornire ai clienti la possibilità di accedere a servizi di terzi senza mai lasciare le piattaforme della banca. Soprattutto le banche maggiori possono quindi giocare una partita in attacco, proponendosi come aggregatori di tutti i servizi finanziari dei propri clienti.

 

Immagina di poter gestire tutti i tuoi soldi da un’unica app, per tenere sotto controllo in un solo punto tutti i tuoi conti correnti e postali, bancomat, carte, finanziamenti e risparmi

 

Secondo una ricerca Deloitte, quando si tratta di gestire in modo unitario le finanze, il 56% dei consumatori preferirebbe un servizio di aggregazione fornito da una banca tradizionale rispetto ad uno fornito da una startup innovativa. E questo valore sale al 62% se si osserva la popolazione sopra i 45 anni, quella che ha maggiori probabilità di avere rapporti con diversi istituti.

Non sorprendemente la situazione si polarizza se si osservano solo i residenti dei grandi centri urbani. In questo caso le fasce più giovani preferiscono nettamente la soluzione startup, mentre dai 45 anni in su la preponderanza della banca è evidente.

L’Open Banking probabilmente decreterà la fine del concetto di rapporto esclusivo, in cui la maggioranza dei servizi sono forniti da un unico soggetto bancario e provocherà un reshaping di tutto l’ecosistema finanziario, in cui ciascuno dovrà decidere strategicamente che ruolo vorrà giocare e con che modalità competere.

Le banche hanno però una grande chance di rimanere protagoniste indiscusse, se sapranno convincere i clienti ad affidare a loro il delicato compito di tenere insieme tutti i tasselli della loro vita finanziaria (e non solo). Inizia l’era della bank as a platform, punto di accesso fidato ad una moltitudine di servizi aperti.

Grazie all’Open Banking, la sfida delle Banche al mondo Fintech è appena cominciata.

  • giorgio

    … ovviamente auspicando una piena reciprocità di apertura e di accesso. Reciprocità che non viene mai nè menzionata nè auspicata. E siccome le fintech non sono solo “le piccole”, è chiaro il contesto!

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