l'analisi

L’anonimato nella finanza decentralizzata, pro e contro: il caso Wonderland

L’anonimato alla base delle iniziative in ambito criptovalute ha sicuramente contribuito in maniera positiva al processo di democratizzazione della finanza, ma i rischi di truffa – senza voler demonizzare il fenomeno – non mancano

17 Mar 2022
Roberto Culicchi

Of Counsel DWF (Italy)

Il mondo delle criptovalute rappresenta un fenomeno in costante ascesa, con centinaia di migliaia di investitori attratti dalla possibilità di ingenti guadagni e i regolatori di tutti i paesi alle prese con l’affannosa ricerca di norme a tutela degli investitori in cui inquadrare il fenomeno. Le sorprese, a volte purtroppo negative, però non mancano: l’ultima in ordine di tempo ha riguardato il progetto Wonderland.

Criptovalute: norme attuali e prossimi scenari

Il progetto Wonderland

Per mesi, gli appassionati di criptovaluta hanno versato centinaia di milioni di dollari nel progetto Wonderland, che sosteneva di fornire un sistema di scambi organizzati a servizio del mondo della finanza decentralizzata.

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Per prendere parte al progetto, gli investitori – raggruppati sotto lo pseudonimo di Frog Nation – hanno affidato i loro risparmi ad uno sviluppatore di criptovalute della cui identità non conoscevano nulla, essendo noto solo il nome del suo profilo, 0xSifu.

Alla fine di gennaio di quest’anno, 0xSifu si è rivelato essere uno pseudonimo di Michael Patryn, un anonimo signore statunitense noto solo per avere scontato 18 mesi in una prigione federale per frode. I riflessi di questa scoperta non si sono fatti attendere. Il prezzo del token Wonderland, $TIME, è crollato durante la notte, quando gli investitori in preda al panico hanno addirittura paventato l’idea di chiudere immediatamente il progetto (la proposta di chiusura non è poi stata approvata dalla maggioranza per pochi voti).

Criptovalute e anonimato: alla base di un mercato più egualitario?

L’episodio di Wonderland può sorprendere ma solo fino ad un certo punto. Fin dalle sue origini, l’industria delle criptovalute è stata concepita sul concetto di anonimato. Si pensi per esempio al fatto che la nascita di Bitcoin, la criptovaluta forse più famosa al mondo, è da a scriversi ad una figura dai contorni incerti e ad un personaggio misterioso come quello di Satoshi Nakamoto.

Del resto la protezione incondizionata dell’identità degli utenti e la capacità di operare in modo anonimo rappresentano i principi cardine alla base della tecnologia crittografica. Tutte le transazioni di criptovaluta sono registrate su sistemi di contabilità decentralizzata basati sulla tecnologia blockchain, e più in generale le finalità perseguite dalla finanza decentralizzata sono ispirate dal fine di disintermediare le operazioni finanziarie da ogni forma di controllo, non richiedendo tali transazioni la necessità di apertura di conti correnti o la necessità di interagire con intermediari finanziari.

Ma il fenomeno forse più interessante che si sta osservando più recentemente è come progressivamente il concetto di anonimato si stia spostando dagli utenti anche agli altri attori della filiera, – fondatori di startup, ingegneri e investitori. Un numero crescente di imprenditori di criptovalute conducono affari tramite misteriosi avatar Internet privi di informazioni identificative. E il concetto di anonimato pare essere ormai riconosciuto anche dagli attori più tradizionali del mondo finanziario: esistono infatti oggigiorno diverse società di venture capital che hanno deciso di investire ingenti somme per sostenere i fondatori di società legate al mondo delle criptovalute senza neppure conoscere la vera identità di questi soggetti.

La protezione totale del concetto di anonimato non sembra però riguardare solo gli utenti o i creatori di società di criptovalute ma l’intera filiera che ruota intorno al mondo delle valute digitali.

È ormai ampiamente accettato anche da alcune delle aziende più potenti del settore che gli ingegneri crittografici e i fondatori di startup spesso preferiscano operare in modo anonimo. Alla base di questa fiducia quasi incondizionata del concetto di anonimato predominante all’interno del mondo delle criptovalute sta la convinzione che l’anonimato consenta la creazione di un mercato più egualitario; le tradizionali forme di valutazione delle competenze tecniche di un imprenditore – e dunque di riflesso anche la bontà di un progetto di investimento da questi proposto – tradizionalmente basate sul suo curriculum accademico o familiare, sono sostituite da valutazioni più “asettiche” in forza delle quali gli imprenditori vengono giudicati in base alle loro competenze tecniche piuttosto che al loro background accademico o familiare. I registri pubblici delle transazioni, messi a disposizione dalla tecnologia blockchain, consentono infatti a osservatori esperti di valutare le competenze di un imprenditore senza dover revisionare il CV di quest’ultimo.

Le motivazioni che spingono all’anonimato

Che il concetto dell’anonimato sia ormai sdoganato all’interno del mondo delle criptovalute è evidente.

L’anno scorso, FTX – un exchange di criptovalute, ha addirittura reclutato un influencer con lo pseudonimo di Twitter SolanaLegend per consigliare i propri clienti interessati ad investire in NFT.

Alcune società di venture capital hanno anche assunto ingegneri e ricercatori che operano in modo anonimo; appaiono sulla pagina del personale dell’azienda sotto pseudonimi, e della loro vera identità non si conosce nulla, fatta eccezione per qualche informazione generica su hobbies e interessi personali.

Interrogati circa i motivi che li spingessero a nascondersi dietro l’anonimato, alcuni imprenditori e ingegneri di criptovalute anonimi hanno evidenziato una serie di motivazioni alla base della loro scelta di celare la propria identità. Alcuni hanno infatti lamentato come la sempre crescente attenzione dei regolatori verso forme di disciplina delle attività di investimento in criptovalute possa condurre ad una repressione normativa del fenomeno tale da metterli nel mirino delle forze dell’ordine. Altri hanno affermato che la loro crescente ricchezza connessa alle attività in criptovalute potesse farli divenire oggetto dell’attenzione di malintenzionati o di hacker.

I casi eclatanti di anonimi di successo

Si è addirittura arrivati al paradosso per cui in alcuni casi gli imprenditori di criptovalute hanno adottato misure estreme per mantenere la propria identità privata, utilizzando software di alterazione della voce durante le chiamate o richiedendo ai partner commerciali di firmare accordi di riservatezza. Nonostante ciò, le società di venture capital sono comunque disposte a investire in queste iniziative imprenditoriali celate sotto forma di anonimato. L’anno scorso, 0xMaki, uno sviluppatore che ha aiutato a gestire l’importante progetto crittografico SushiSwap, ha raccolto 60 milioni di dollari da un gruppo di investitori di venture capital senza mai rivelare la propria identità.

Anora la scorsa estate, l’anonimo fondatore di Alchemix, un altro importante progetto di crittografia, ha raccolto 4,9 milioni di dollari da un gruppo di società di venture capital guidate da CMS Holdings. Intervistato sui motivi alla base della scelta di un investimento relativo ad un progetto guidato da un imprenditore desideroso di celarsi dietro l’anonimato, uno dei fondatori di CMS ha affermato che la reputazione in questo settore rappresenta un valore fondamentale, per cui appare improbabile che ragazzi con una solida reputazione costruita nel corso degli anni possano improvvisamente scappare con i fondi raccolti per la loro iniziativa imprenditoriale.

I rischi della fiducia incondizionata verso gli imprenditori anonimi

Al di là di queste professioni di fede da parte di sofisticati investitori finanziari la verità è che per molte persone può risultare difficile valutare le credenziali di uno sviluppatore sconosciuto che opera sotto uno pseudonimo. E le truffe legate alle iniziative imprenditoriali di sviluppatori anonimi nel mondo delle criptovalute non mancano, ed anzi iniziano a manifestarsi con una certa frequenza.

I fondatori anonimi di uni iniziativa legata al mondo delle criptovalute chiamato AnubisDAO hanno raccolto quasi $ 60 milioni in poche ore; meno di un giorno dopo, i fondi sono scomparsi nel secondo rug pull più grande del 2021, uno scam in cui i truffatori drenano liquidità da un protocollo, lasciando gli investitori senza alcuna possibilità di agire.

L’allerta di Consob e Bankitalia

Recentemente un comunicato congiunto di Consob e Bankitalia ha messo in guardia gli utenti “contro i rischi insiti nelle cripto-attività”. E in effetti le cripto-attività e in particolare alcune truffe come quelle sopra evidenziate, sono esempi importanti di come gli scam e gli hack su progetti cripto possano danneggiare gravemente gli utenti. Si ricordi anche che il continuo aumento dei casi giudiziari riguardanti il traffico di fondi illegali e truffe è stato sicuramente uno dei motivi scatenanti della lotta da parte del governo cinese agli scambi di criptovalute e in particolare alle piattaforme di prestito OTC già dal 2017. Consentire ai broker OTC di operare senza controllo offre ai criminali un modo semplice e ovvio per riciclare i loro fondi illeciti. Quindi per bloccare questo traffico è necessario che tutti gli scambi a livello mondiale avvengano in ottemperanza a principi di KYC e monitoraggio delle transazioni, collaborando attivamente con governi e forze dell’ordine.

Conclusioni

Se questo è vero è altrettanto indubbio però che l’anonimato alla base delle iniziative in ambito criptovalute ha sicuramente contribuito in maniera positiva al processo di democratizzazione della finanza. Demonizzare a priori l’utilizzo di forme di anonimato non appare dunque la soluzione ideale ed in una equilibrata (anche se difficile) convivenza tra regole di trasparenza e protezione dell’anonimato si collocano le prospettive di sviluppo legate all’utilizzo delle criptovalute anche in ottica di accesso al modo della finanza da parte di investitori fino ad oggi solo parzialmente coinvolti o addirittura esclusi.

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