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Valute digitali e sanzioni finanziarie: i nuovi scenari dopo la guerra in Ucraina

Sempre più paesi stanno valutando l’emissione della valuta digitale di Stato quale strumento per sottrarsi al potere (considerato strapotere) degli Usa di applicare sanzioni di carattere finanziario attraverso un sistema di controllo di tutte le transazioni. Rischi e scenari geopolitici che si aprono

29 Mar 2022
Mario Di Giulio

Avvocato, Partner Pavia e Ansaldo Studio Legale

Rossana Tirenna

Associate at Pavia e Ansaldo

Photo by Chronis Yan on Unsplash

Le sanzioni imposte alla Russia, a seguito della guerra in Ucraina, riaccendono l’attenzione sull’utilizzo delle valute digitali quale possibile strumento di mitigazione delle ripercussioni economiche derivanti da tali misure decise nei contesti internazionali.

Si tratta di un tema molto complesso, che apre a scenari molteplici e difficilmente prevedibili.

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Le valute digitali sovrane

In particolare, il tema che qui si pone è riferito alle valute digitali sovrane (Fiat) e non alle varie criptovalute, quali il bitcoin, non emesse dalle autorità di un governo o di una banca centrale. Diversamente da quel che avviene per queste ultime, l’emissione di una valuta Fiat e il relativo valore si basano su severe regole di creazione e sull’affidabilità dell’ente emittente (e in ultima istanza della nazione che la adotta come propria moneta) che ne assicurano la stabilità.

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Negli ultimi anni si è sempre più parlato di valute digitali e sempre più sono i paesi che ne stanno valutando l’adozione, valutandone pro et contra e che sono passati già ad applicazioni concrete quali la Cina con il digital yuan, la Nigeria con l’e-naira, le Bahamas con il sand dollar e i Caraibi orientali con il DCash e, proprio il 15 febbraio di quest’anno, la Banca Centrale Russa ha annunciato di aver completato con successo i primi trasferimenti in rublo digitale tra cittadini.

E’ importante notare che il fenomeno in questione non riguarda la rappresentazione digitale di uno strumento cartaceo che in qualche modo è trasferito attraverso annotazioni elettroniche (come ad esempio accade con trasferimenti via bonifico bancario o pagamenti con carte di credito mediante i quali si trasferiscono, in via digitale, monete e banconote comunque depositate presso una banca), bensì uno strumento digitale che nasce attraverso una propria rappresentazione elettronica e che esiste e si trasferisce solo per via elettronica.

Un tempo si diceva che attraverso il deposito in banca il denaro si trasformasse da bene materiale (ovvero una cosa che può essere oggetto di diritto) in una rappresentazione numerale che dà diritto alla sua restituzione da parte del soggetto depositario. La digitalizzazione del bene nel nostro caso diviene invece creazione del bene stesso e non sua trasformazione: l’istituto emittente le emette in tale forma, da qui l’acronimo CBDC, ovvero Central Bank Digital Currency.

Perché gli stati considerano le valute digitali per sottrarsi alle sanzioni

Per comprendere il rischio elusivo cui le stesse possono prestarsi è necessario pensare alle modalità con le quali tali valute, una volta emesse, possono circolare tra gli utenti. Il sistema potrebbe infatti avere una infrastruttura centralizzata nella quale le transazioni vengono gestite direttamente dalla banca centrale o sue delegate, per mezzo di un unico deposito digitale da queste controllato; oppure attraverso sistemi distribuiti o vere e proprie blockchain, privi di un amministratore che gestisca il deposito di CBDC assicuri la sicurezza e trasparenza delle transazioni.

Appare chiaro che in quest’ultima ipotesi, l’anonimato che ne deriva potrebbe costituire un primo vulnus alla possibilità di applicare sanzioni finanziarie in maniera efficace.

Per questo, molti stati hanno considerato l’emissione della valuta digitale di stato quale strumento per sottrarsi al potere (considerato strapotere) degli Stati Uniti di applicare sanzioni di carattere finanziario attraverso un sistema di controllo di tutte le transazioni monetarie.

Il tema in realtà appare però più complesso, dal momento che il sistema finanziario globale si basa, in ultima istanza, sulla convertibilità delle valute di stato in una moneta comune, che sino a oggi è stata rappresentata dal dollaro, in considerazione dell’affidabilità delle sue regole di creazione e, in fin fine, della nazione che lo adotta.

Le riserve obbligatorie delle banche centrali mondiali sono infatti costituite per lo più da dollari. Si spiega così l’efficacia punitiva della sanzione più in uso da parte degli States, che, impedendo l’utilizzo delle riserve in dollari, inibiscono, in buona sostanza, il funzionamento dell’economia di stato derivante proprio dalle riserve della banca centrale. In Russia, ad esempio, congelare le riserve internazionali della banca centrale significa sottrarre al Paese circa 630 miliardi di dollari. Per queste ragioni, in vari momenti della storia più o meno recente, diversi stati hanno cercato di sottrarsi al gioco degli Stati Uniti consentendo il cambio con valute emesse da altri stati sovrani. Il rischio però, in questi casi, è rappresentato dall’affidabilità economica della valuta sostitutiva negli scambi internazionali.

Valute digitali e sentiment dei mercati

Per venire ai nostri giorni, dollaro, euro o rublo non godono dello stesso sentiment nei mercati, e non hanno lo stesso peso economico sugli acquisti. Da qui, è lecito dubitare che la diffusione del rublo digitale possa consentire alla Russia di aggirare efficacemente le sanzioni imposte e difendere la propria economia. La Banca di Russia si troverebbe, infatti, in ogni caso ad affrontare le ripercussioni economiche derivanti dalla scarsa affidabilità di cui gode, specialmente in questi giorni, la moneta russa, cartacea o digitale che sia.

Tra l’altro, il rublo perde terreno anche nei rapporti economici con la Cina, dal momento che lo yuan sta diventando lo strumento nel quale avvengono le transazioni tra i due paesi. E nel momento attuale la Russia ha le materie prime e in particolare l’energia di cui la Cina ha bisogno, mentre la Cina ha la tecnologia richiesta dalla Russia e che sarà negata dall’Occidente laddove le sanzioni siano confermate e rimangano in essere. La possibilità di utilizzare una medesima valuta negli scambi diretti, che possa circolare al di fuori dei canali bancari, può fare davvero la differenza. Se poi tale valuta è credibile e sorretta da una nazione forte con politiche monetarie chiare e severe, esiste la possibilità che la medesima sia utilizzabile anche al di fuori di scambi meramente bilaterali.

Lo yuan digitale e la supremazia del dollaro americano

L’esistenza dello yuan digitale, che proprio grazie alla propria dematerializzazione si inizia a utilizzare fuori dalla Cina per la cessione di materie prime e l’acquisto di tecnologia anche in paesi più distanti dal conflitto europeo (quali quelli africani), potrebbe minare forse la supremazia monetaria che il dollaro americano ha sempre esercitato e vanificare, almeno in parte, le sanzioni finanziarie che si legano su un sistema di tracciabilità proprio delle transazioni bancarie, dove ogni movimento è oggetto di verifiche bilaterali attraverso chiavi di identificazione e autenticazione. La disintermediazione bancaria che le valute digitali appaiono sottendere, attraverso la gestione delle valute mediante la blockchain, può in questo senso davvero costituire lo strumento di neutralizzazione delle sanzioni a trazione occidentale.

Conclusioni

Un nuovo mondo si apre allo sguardo degli osservatori più attenti, con scenari molteplici e difficilmente prevedibili, ben visto da chi si fa portatore di nobili ideali di democrazia finanziaria (quali l’affrancamento dal monopolio economico del dollaro) e da chi è invece interessato al “lato oscuro” della finanza digitale (quale la mancanza di trasparenza e sicurezza nel tracciamento delle transazioni), e osteggiato da altri ancora che vogliono difendere l’ordine costituito oppure sono spaventati semplicemente dalla imprevedibilità degli sbocchi di dove tutto ciò possa portare: probabilmente assisteremo a un nuovo ordine mondiale dove non è detto che il nuovo sole nascente sia migliore di quello che sembra tramontare.

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