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Ripensare la PA digitale: prima i processi, poi il software



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Negli anni ’90 le software house hanno codificato i processi delle organizzazioni direttamente nei gestionali, sottraendone la proprietà intellettuale agli enti. Oggi i process orchestrator e il vibe coding offrono due strade concrete per restituire alle PA il controllo dei propri flussi

Pubblicato il 18 giu 2026

Sebasatiano Schiavi

Direttore Generale SIxS

Andrea Tironi

Project Manager – Digital Transformation



classificazione_di_documenti_con_l_ai_agendadigitale; CAD eIDAS 2.0; MUAI uso malevolo AI


Proviamo a focalizzare questa scena. Siamo a metà degli anni ’90, in un ufficio comunale qualsiasi. Entrano due persone con una valigetta e un laptop che pesa come un mattone. Vengono dalla software house. Passano tre giorni a “studiare” i processi dell’ente: raccolgono i moduli cartacei, fotografano i registri, chiedono a qualche impiegato come funziona il protocollo.

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