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la proposta

Semplificare le pratiche amministrative, “serve una nuova ‘Agenzia delle imprese'”, ecco come

Da troppo tempo inseguita ma ancora incompiuta: la semplificazione nel nostro paese resta un miraggio. Si tratta di un processo complesso e dagli obiettivi non sempre condivisi. Eppure basterebbe partire assumendo il punto di vista dell’utente e facendo leva sulle competenze. Ecco cosa servirebbe per chiudere il cerchio

06 Nov 2018

Nicola Testa

Presidente U.NA.P.P.A. Unione Nazionale Professionisti Pratiche Amministrative


Semplificare una procedura non è compilare un modulo in meno, o sostituire la compilazione di un modulo online a quella di un modulo cartaceo. Semplificare non vuol dire neanche deregolamentare le procedure, ma semmai regolare le prassi in modo da renderle più efficaci, realizzare un processo che permetta di assumere il punto di vista dell’utente, rendendogli la vita più facile, ossia aiutandolo nella realizzazione dei fini per cui una certa procedura gli è stata richiesta.

In questo senso, chi vuole semplificare una procedura amministrativa deve anzitutto guardare agli obiettivi per cui quella procedura deve essere realizzata. E per questo servono le competenze adeguate e, forse, servirebbe rispolverare l’Agenzia delle imprese e introdurre la figura del procuratore telematico. Vediamo più nel dettaglio.

Il miraggio della semplificazione

Nonostante la semplificazione rivesta un’importanza strategica, essa continua a rappresentare un miraggio per il nostro paese. Nonostante il succedersi dei governi, e il rinnovarsi delle buone intenzioni di volta in volta manifestate dall’esecutivo di turno. Ciò è vero soprattutto per la Pubblica amministrazione, che rispetto agli indicatori della Banca mondiale figura sistematicamente al di sotto della media dei paesi a più altro reddito. Significativo peraltro è che uno degli scostamenti di maggiore rilievo è quello che riguarda la qualità della regolazione, ossia un aspetto essenziale della semplificazione.

Però dobbiamo intenderci su cosa intendiamo per semplificazione: semplificare vuol dire ridurre la complessità di processi che non sono di per sé semplici. Per questo è illusorio pensare che la semplificazione possa essere raggiunta con mezzi semplici. A maggior ragione in un paese straordinariamente complicato come l’Italia. Non ultimo, la burocrazia è in ogni caso lo strumento che mettono in atto i paesi democratici, senza avremmo anarchia.

Nel corso degli ultimi venti anni un’idea della semplificazione come eliminazione di norme, uffici, procedure, soggetti è stata invocata a non finire da governi di opposti schieramenti politici, con l’adozione di diverse soluzioni normative, senza però nulla ottenere dal punto di vista dei risultati concreti. Non sempre, infatti, semplificazione e snellimento vanno nella stessa direzione. Se indugiamo verso una semplificazione intesa semplicisticamente come sottrazione, eliminazione di un passaggio procedurale, non ne usciamo più. E se poi pensiamo che quella sottrazione possa realizzarsi attraverso una deregolamentazione, che di solito viene sancita con l’introduzione di una nuova norma, allora siamo condannati a un circolo vizioso, destinato a produrre effetti perversi e risultati opposti a quelli sperati. Come ha riconosciuto il TAR del Piemonte “La sequenza dei rinvii a cascata (…) rende pressoché imperscrutabile la voluntas legis” (Sentenza n. 1946/2014).

La distinzione fra regolamentazione e regolazione

Per semplificare davvero, quindi, occorre fare i conti in maniera intelligente con l’ineliminabile complessità delle nostre società, che non discende solo dalle procedure, ma anche dagli attori, dai loro fini, dalle loro strategie, dai loro comportamenti pratici. Non ultimo dal fatto che regolare in modo universale non è mai facile quando la richiesta dell’utente invece è di regolazione della sua specifica necessità. All’utente non interessa il tema generale, ma la sintesi del momento che normalmente coincide con la sua presenza o azione nel gestire l’adempimento.

Ma allora dobbiamo distinguere chiaramente fra regolamentazione e regolazione. Una distinzione apparentemente semplice, peraltro ben nota alle amministrazioni pubbliche di molti paesi avanzati, a cominciare dal mondo anglosassone, ma che in Italia è assolutamente disconosciuta. La regolamentazione è l’introduzione di vincoli amministrativi dall’alto verso il basso, nella forma di comando e/o controllo. La regolazione, viceversa, è l’introduzione di meccanismi e incentivi che sollecitano la lealtà di chi si intende regolare a comportarsi in maniera corretta.

Regolare le prassi, non deregolamentare le procedure

Semplificare è, quindi, regolare le prassi in modo da renderle più efficaci, non deregolamentare le procedure attraverso l’approvazione di nuove norme. Ma per farlo occorre anzitutto capire una cosa. Innovare il funzionamento della Pubblica amministrazione attraverso l’utilizzo dei canali di interazione di tipo digitale, assumersi la responsabilità di scelte che alleggeriscano le verifiche ex ante per realizzare più onerosi ma efficaci controlli ex post, esternalizzare alcune prestazioni amministrative, sono soluzioni che richiedono maggiori competenze negli attori, dall’amministrazione pubblica all’impresa, dai cittadini ai diversi professionisti che supportano cittadini e imprese nella giungla delle autorizzazioni.

La figura del procuratore telematico

Non si semplifica una procedura di autorizzazione amministrativa replicandola paro paro dalla carta al digitale, attraverso una modulistica on line che ricalca il dettato normativo, senza accompagnare l’utente nella sua compilazione, ma anzi rendendogliela più difficile perché di fatto non può più nemmeno chiedere chiarimenti allo sportello. Ecco perché per semplificare può essere utile un intermediario, un soggetto che aiuti il cittadino e l’impresa nella realizzazione delle procedure amministrative più complesse, in cui la sostituzione di un portale allo sportello non è di per sé sufficiente a semplificare la vita all’utente. Per questo ci battiamo per l’istituzione del “procuratore telematico”, come figura professionale che assuma una delega di scopo per la gestione di particolari adempimenti a nome di cittadini e imprese dando ad essi le dovute garanzie che chi gestisce per proprio conto questa parte sia in grado di assumere la dovuta responsabilità. Certo esistono già molte categorie professionali, il commercialista, l’avvocato, ecc., ma è altrettanto vero che oggi la multidisciplinarietà e la collaborazione sono due pilastri fondanti dell’evoluzione delle competenze, per questo riteniamo che sia utile anche a questo scopo l’istituzione di questa figura. Non ultimo potrebbe chiarire l’attuale confusione che regna in questo mondo che frena lo sviluppo delle nostre attività.

L’Agenzia delle imprese

Siamo nell’era digitale, dove innovazione e semplificazione possono incontrarsi come non è mai accaduto in passato. Avere figure competenti e capaci di assistere con professionalità cittadini e imprese nei loro adempimenti amministrativi più aiutarci a sfruttare meglio le opportunità fornite dal cambiamento ma allo stesso tempo nell’ottica della “sussidiarietà” anche valutare nuove opzioni che possano accompagnare questo processo complesso che è la semplificazione. A tal proposito sarebbe opportuno rispolverare la Legge (DDL 112/08 convertito in Legge 133/2008 e DPR 159/2010) che istituii l’Agenzia delle Imprese con l’intento di avviare questa opzione, ma poi, nei fatti la stessa legislazione ha fatto di tutto per non consentirle l’avvio. Un passo forte che a nostro avviso ha spaventato la pubblica amministrazione anche se lei stessa ne avrebbe avuto grandi vantaggi. Si pensi poi a come un provvedimento di questo tipo spinga la crescita: pur avendo le caratteristiche per realizzarla contemplando investimenti e crescita esponenziale di collaboratori all’interno di tutte le imprese che aderiscono al nostro circuito, abbiamo dovuto arrenderci e desistere non avendo la chiarezza che una norma dovrebbe garantire.

Semplificare è complesso ma un dubbio forte viene sempre quando si parliamo di questi temi, che il legislatore non sia poi veramente interessato a produrla. Iniziamo ad esempio a semplificare il modo di scrivere le leggi e i regolamenti. Via da subito i “visto o richiami vari” quando si scrive o si modifica una norma che questa sia riepilogativa di tutto il quadro completo, quasi un testo unico. Già da qui potrebbe partire una semplificazione che tra in questa occasione avrebbe “costo zero”.

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