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Strategia digitale italiana cercasi: se Pesaro dà l’esempio

Senza investimenti non sarà possibile dare lo slancio necessario alla ripresa post covid. Ma i soldi da soli non bastano: serve una strategia o le risorse economiche finiranno per non creare nessun valore aggiunto. Un esempio di best practice, quello del comune di Pesaro, e tre punti strategici per il Paese

23 Giu 2020
Stefano Bruscoli

Responsabile U.O. Sistemi Informativi & Statistica, Comune di Pesaro

digitale digital

Gli ultimi mesi, a partire dai primi di marzo, ci hanno messo alla prova con una realtà che non avremmo mai immaginato di dover vivere. Oggi il Paese cerca faticosamente di ripartire e la Pubblica Amministrazione è chiamata a fare la sua parte, a rivedere regole, comportamenti e modalità operative.

Da più parti si sente dire che la digitalizzazione è indispensabile per fare il salto di qualità necessario al superamento della situazione creatasi con la pandemia Covid-19. Molti politici affermano che ci vogliono investimenti. Chiaro che senza soldi non si fa nulla, ma altrettanto chiaro che, senza una strategia, le risorse economiche finiranno per non creare nessun valore aggiunto. Abbiamo vissuto nel recente passato una realtà fatta di mega progetti, di milioni di investimenti, di progetti galattici. Tutti buoni principi che hanno partorito pochi risultati sistemici: oserei dire uno solo, aumentare i fatturati delle software-house. Per il resto chiusa la rendicontazione del progetto, solo in pochi e rari casi abbiamo avuto applicativi che sono rimasti in produzione e hanno fatto sistema, cambiando le procedure e i procedimenti fino ad allora usati dalle PA e di cui i cittadini potevano trarre beneficio.

Insomma, un quadro desolante, confermato anche dalla relazione della Commissione Parlamentare d’inchiesta della scorsa legislatura presieduta da Paolo Coppola. La spesa di gestione della PA italiana per ICT è pari a 5,5 miliardi all’anno! La gran parte dedicata alla PA Centrale, la PA locale spende circa il 20% della quota. E paradossalmente è quella più avanti con l’informatizzazione. Guardiamo come è informatizzata la sanità e la giustizia e avremo la conferma di quanto sopra.
In buona sostanza le risorse ci sono già, ma vengono spese malissimo. Se in questo contesto caliamo una nuova pioggia di miliardi senza una strategia, il risultato sarà un fallimento totale.

Pesaro, un esempio di best practice

A questo punto proverò a descrivere nel mio piccolo la strategia adottata a Pesaro, come esempio di buona pratica, poi proverò a dare una ricetta per il sistema Paese.

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Il lockdown e la conseguente necessità di fare smart working è stata una sfida molto complessa, in particolare per l’ elevato numero di dipendenti da trattare in tempi brevissimi. Sono stati tre gli elementi che ci hanno aiutato a vincere la sfida e creare velocemente la possibilità di lavorare da remoto come se si fosse in ufficio. Sono tre attività strategiche pensate nel corso degli ultimi cinque anni, non in ottica smart working ma per l’efficientamento del sistema e la sua razionalizzazione.

  • L’adozione di un sistema di produttività personale basato su un sistema cloud, come Office 365 di Microsoft, introdotto alla fine del 2014. L’uso dei vari moduli, conferenze online, condivisione cloud di file, un sistema di mail disponibile H24 ecc hanno fatto la differenza e reso possibile una interazione fra vari soggetti del medesimo ufficio o di altre strutture molto simile alla presenza simultanea in ufficio.
  • La convergenza dei vari gestionali in un unico gestionale “core” dell’Ente ove, con un unico sistema si potessero trovare applicativi per la protocollazione, gestione atti, finanziaria, anagrafe, personale, ecc. E accanto un sistema di “verticali” per la gestione delle tematiche più specifiche (es. Polizia Locale, Edilizia, ecc) perfettamente integrato con il “core”. Questa attività di cambio software, enormemente faticosa in una realtà con numeri elevati, iniziata dal 2015 ha dato il suo massimo in questa fase: da remoto un click nell’icona dell’applicativo e il mondo informatico del Comune appare all’utente in tutta la sua potenza.
  • Il modello di postazioni di lavoro basato su thin client e desktop remoto. Questo è stato il vero nocciolo della questione: fare lavorare da remoto persone con i propri dispositivi domestici (pc, portatili, ecc) in sicurezza e nel pieno rispetto del GDPR sulla gestione dei dati. Gli addetti ai lavori sanno bene di cosa parlo: vpn, desktop remoto sulle postazioni personali rimaste accese in ufficio non danno quello che un sistema thin client rdp può dare in termini di sicurezza e gestione dei dati per essere in regola con il GDPR. Il client del dipendente dalla propria abitazione fa partire una “bolla” isolata dal cliente medesimo con il quale per impostazioni predefinite non può avere nessuna interazione mette al riparo la Lan aziendale da virus malware, ecc. La gestione corretta dei dati è assicurata dalla loro centralità nel file system aziendale, esattamente come se il dipendete fosse in uffico. Anche questo modello di gestione delle postazioni si è avviato a partire dal 2015.

Ribadisco che si tratta di tre elementi strategici non pensati in maniera specifica per lo smart working, ma a riprova che quando si lavora con una strategia essa può risolvere diverse situazioni.

Una strategia per il Paese

Detto ciò veniamo al problema strategico del Paese in merito ad una sua evoluzione digitale. Servono norme? No, ne abbiamo fin troppe, anche molto disattese causa la loro inapplicabilità ai casi di tutti i giorni dove si deve fare funzionare un sistema. Ne servirebbero molte meno, e che consentissero ai CIO di lavora al meglio. Cito un caso per tutti: il Codice degli appalti, pensato per realizzare opere pubbliche in cemento armato, oppure realizzare strade in asfalto nulla centra con le forniture di natura informatica, o perlomeno la sua applicazione letterale provoca enormi danni.

A mio avviso servono nella strategia digitale del Paese tre cose:

  • Norme specifiche, poche ma buone
  • Infrastrutture digitali
  • Network della PA locale

Sul primo punto ho già espresso in sintesi il mio pensiero, non serve altro.

Sul secondo punto, è chiaro che senza una infrastruttura per la PA locale, quella che tutti i giorni è a contatto con i cittadini, non si va da nessuna parte. Ci sono realtà piccole e piccolissime che non hanno accesso a linee dati a velocità adeguata, e con connessioni con velocità molto simili alle linee dati domestiche si dovrebbero fare funzionare numerose postazioni. Serve una infrastruttura in fibra che consenta l’accesso di tutta la PA locale a servizi digitali ad almeno 100 Mbits. Realizzarla non sarà né facile né economico ma serve in maniera assoluta. Senza è inutile che facciamo discorsi sul cloud, sul SaaS sul PaaS ecc.

Il terzo punto sarà strategico per una corretta gestione delle risorse. Se queste saranno affidate a realtà medio piccole dove la preparazione IT del personale è prossima allo zero significa dilapidare risorse a man bassa. Serve una disposizione coercitiva che individui tre soggetti protagonisti della strategia digitale concordata e definita dal Ministero per l’innovazione che è il fulcro di tutta la strategia. Essi sono rappresentati dalle Regioni, dalle Provincie e dai Comuni capoluoghi di provincia. Ecco il network della PA locale, che togliendo capacità di spesa e decisionale ai piccoli enti potrà consentire la creazione di sistemi locali omogenei, che in un determinato bacino possano trovare nell’utilizzo di sistemi uniformi per le PA componenti la soluzione che possa portare il massimo dei benefici per l’utenza e per gli operatori. Spendo un esempio sul tema: se in un circondario di capoluogo di Provincia di N comuni, tutti hanno adottato lo stesso modello digitale, con i medesimi strumenti e metodologie, l’utenza dei diversi Comuni avrà gli stessi servizi online uniformi su tutto il bacino territoriale. Lato back-office se un dipendente di un piccolo Ente del sistema dovrà assentarsi per una qualche ragione per un periodo più o meno lungo dal lavoro, dipendenti degli altri Enti che usano lo stesso sistema potranno agevolmente sostituirlo.

In questo contesto le piattaforme del Piano Triennale (CIE, pagoPA, fatturazione elettronica) potranno solo dare il massimo della loro potenzialità. Ricucendo una forte interazione con il mondo della PA centrale, che dovrà smettere di avere tanti sistemi informativi l’uno avulso dall’altro e con dirigenti senza competenze tecniche (si vedano a tal proposito la relazione della commissione Coppola), ma dovranno avere la centralità del Ministero dell’Innovazione che sarà la risorsa ITC per tutta la PA Centrale.

Questa breve riflessione, scritta quasi di getto, dopo quanto vissuto nel periodo di lockdown e in attesa di un ritorno alla normalità non vuole avere nessuna pretesa di verità. Semplicemente dire che senza una strategia non si va da nessuna parte.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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