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Ascesa della Z pro-Russia: il conflitto simbolico nell’era dei social

Cresce una campagna organizzata di propaganda pro-Russia che è evoluta, in particolare dopo la chiusura delle principali piattaforme social nel Paese, in una sorta di movimento Z nazionalista. E affiora anche in Italia. Lo scontro della propaganda non ha confini

14 Mar 2022
Giovanni Boccia Artieri

Università di Urbino Carlo Bo

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La guerra tra Russia e Ucraina è un campo di osservazione non solo di dinamiche geo-politiche e analisi militari ma rappresenta un momento di riflessione per le forme di propaganda all’epoca di una guerra ibrida in un sistema dei media anch’esso ibrido. Il sistema ibrido dei media è un concetto introdotto dallo studioso di comunicazione politica Andrew Chadwick (è del 2013 il suo fortunato testo “The Hybrid Media System: Politics and Power”) per evidenziare il fatto che i diversi tipi di media non solo coesistono ma formano un sistema che evolve attraverso interazioni reciproche, tra logiche mediali più vecchie e nuove.

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In tal senso i social media oggi raccontano una guerra più “in diretta” e prossima di quanto facessero durante la guerra in Iraq le immagini televisive differite nei telegiornali che mostravano, sgranate, le scie dei razzi o i canali all-news24: a questa narrazione si è aggiunto oggi il racconto “dal basso” – quindi granulare ed emotivamente ancora più coinvolgente – dei protagonisti, militari e civili, che dai loro account possono postare immagini e status coinvolgenti di come la guerra entri nella vita quotidiana, nei pensieri costanti e nelle relazioni sociali. In un gioco che coinvolge un pubblico internazionale pronto a commentare e rilanciare e i media di massa che assorbono questi contenuti per i loro palinsesti, e viceversa.

È in questo contesto che abbiamo visto l’ascesa di visibilità della lettera Z.

Si tratta di una campagna organizzata di propaganda pro-Russia che è evoluta, in particolare dopo la chiusura delle principali piattaforme social nel Paese, in una sorta di movimento Z nazionalista che ha caratteristiche molto simili a quelli di destra che abbiamo visto svilupparsi in Occidente attraverso campagne online basate su meme e simboli veicolati dai social media.

L’ascesa della Z pro-Russia nella propaganda di guerra

Per provare a rintracciare l’origine dell’uso della lettera Z come simbolo a favore dei russi, occorre risalire all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che è iniziata con l’ammassarsi di veicoli militari e carri armati dell’armata rossa lungo la linea di confine con il Donbass.

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  • Su diversi mezzi era possibile vedere dipinta la lettera Z.
  • È la stessa lettera che durante il conflitto è comparsa sulle piattaforme social a supportare contenuti pro-invasione all’interno di meme, dipinta sui vestiti o sventolata su cartelli e bandiere nelle manifestazioni. Un video con più di 1 milione di visualizzazioni mostra persone che sventolano la bandiera russa dietro un gruppo che indossa felpe con il simbolo. È comparso negli scorsi giorni nelle città russe su cartelloni pubblicitari.
  • La Z è stata adottata come simbolo da influencer e celebrità russe, come il ginnasta Ivan Kuliak che è salito sul podio della Coppa del mondo a Doha, in Qatar, accanto a un atleta ucraino sfoggiando sul petto della divisa una Z bianca fatta con nastro adesivo.

Ci sono diverse teorie a riguardo della scelta originaria, teorie che circolano tra mezzi d’informazione e post degli utenti sui social media. Diverse testate riprendono l’ipotesi, circolata sin dalle ore precedenti l’invasione tra gli analisti militari, che la Z sia stata disegnata su mezzi russi per indicare i reparti che stazionavano in un’area specifica – così come in altre zone, l’hardware militare avrebbe dipinte lettere diverse come O, X, A e V –, utile anche a distinguersi sul campo di battaglia. In tal senso Z sarebbe l’abbreviazione di “zapad”, che in russo significa “ovest”, la direzione in cui marciavano le forze russe. O, secondo una vulgata più di carattere simbolico nei circuiti russofili, la Z indicherebbe l’obiettivo principale da eliminare: il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky.

Un post su Instagram del ministero della Difesa russo ha suggerito che il simbolo Z stia per “ЗА ПОБЕДУ”(za pobedu), ovvero “per la vittoria”, alludendo al fatto che, poiché la lettera Z non esiste nell’alfabeto cirillico russo, una lettera che ricorda la figura 3 rappresenta il suono “z”.

Z e la guerra del simbolico

Ma al di là delle diverse congetture possiamo osservare come l’adozione simbolica della lettera Z sia funzionale ai meccanismi della propaganda e a consentire (e indicare) forme di adesione e di appartenenza riproducibili facilmente in contesti urbani e in contenuti da far circolare sui social media.

Per questo il simbolo appare nei video di propaganda dei media statali russi, in cartelloni pubblicitari nelle città russe, viene riprodotto da attivisti pro-Russia su muri delle case ed è molto presente nei feed dei social media di influenti cittadini russi. È stato dipinto anche su diversi edifici dell’Ucraina conquistati dalle truppe russe, un’indicazione indubbiamente inquietante della loro presenza. Il canale televisivo satellitare russo RT (Russia Today), diffuso a livello mondiale, ha messo in vendita magliette con il logo Z di colore bianco come merchandise a supporto di finanziamento delle truppe russe.

Immagine

Come elemento di distinzione ha la funzione anche di segnalazione e minaccia, nel clima di terrore che si sta propagando: il 5 marzo è stata disegnata una Z sulla porta dell’appartamento a Mosca dell’attivista Rita Flores, appartenente al gruppo delle Pussy Riot, e che ha lasciato la Russia l’anno sorso dopo molteplici arresti, accanto alla frase “porremo fine a questa guerra”.

La Z è diventato un territorio simbolico su cui si struttura uno scontro comunicativo, così che le popolazioni ucraine o i loro supporter la utilizzano nel tentativo di “addomesticarla”, appropriandosene per veicolare i propri contenuti. In rete circola un meme – in inglese, per parlare all’opinione pubblica internazionale – che mostra i carri armati dell’armata rossa scrivendo “RUSSIA’S OPERATION ‘Z’” e gli stessi distrutti con la scritta “UKRAINE’S OPERATION ‘CTRL-Z’”; il commento indica ironicamente che la Z stia per “zhopa”, che possiamo tradure con “testa di …” rivolto ai russi, in riferimento alla strenua resistenza degli ucraini.

Molti sono i tentativi online di veicolare il messaggio “Z =ZELINSKY” con post, meme, video, disegni come consapevole atto di appropriazione, seguendo un percorso simbolico simile – anche se diverso – a quello utilizzato da minoranze o comunità per deviare i significati di epiteti slur facendoli diventare parte del proprio lessico, come ad esempio è capitato agli epiteti gay e queer da parte della comunità omosessuale o del termine nigger solo tra afroamericani. Qui ci troviamo ovviamente di fronte non a un termine dispregiativo nei confronti del popolo ucraino ma di un simbolo a cui far cambiare direzione di senso.

Altri tentativi a supporto degli ucraini, invece, cercano di spingere più a fondo in un campo negativo il simbolico agganciato all’uso Z da parte dei russi, ad esempio con immagini animate che trasformano la svastica nazista usata nella seconda guerra mondiale in una Z utilizzata nell’attuale conflitto, spesso descrivendo con altre immagini o descrizioni Putin come un Hitler contemporaneo.

Il movimento Z

Sul canale Telegram Nakanune è stato pubblicato un video di un un flashmob dance a supporto di Putin dei dipendenti dello store online di prodotti russi Sima-land che inizia mostrando una Z bianca su campo infuocato e in cui i dipendenti indossano felpe nere con la scritta Putin Team

Si tratta di un marchio di abbigliamento lanciato dall’ala sinistra della squadra di hockey su ghiaccio Washington Capitals, il russo Alex Ovechkin che nel 2017 ha dato vita sui social media al movimento (e al brand) Putin Team a sostegno della rielezione.

Sono operazioni come queste che richiamano per analogia la crescita di movimenti di (ultra)destra attorno al presidente Trump e alla viralità del “Make America Great Again”.

E visto che al centro del discorso c’è una lettera dell’alfabeto che compare per riempire di simbolico oggetti e contenuti, è immediato il rinvio alla comparsa della lettera Q su magliette e cappellini, cartelli e striscioni dei sostenitori di Donald Trump: la Q della narrazione cospirazionista QAnon, e che rinvia all’esistenza di un Deep State che avrebbe tramato alle spalle dell’ex Presidente US e i suoi supporter.

Pur mantenendo distinte le vicende e gli obiettivi, le analogie richiamano alla capacità di propagazione di una narrazione convergente, in cui forme dall’alto (MAGA per Trump e l’adozione di Z da parte della comunicazione di Stato per la Russia) e dal basso (forme come QAnon ma anche “Pepe the Frog” e l’adozione di Z da parte di attivisti e persone comuni) creano un contesto accelerato e potenzialmente transnazionale, in cui è possibile fare della diffusione virale di simboli (da stampare su magliette e cappellini o da condividere online) una scorciatoia per un attivismo politico leggero e granulare, capace di comparire all’improvviso nei contesti quotidiani nascosto tra gli altri simboli. E di servire, come Z durante la guerra, come strumento di propaganda virale interno e di minaccia simbolica esterno.

Kamil Galeev, che è un ricercatore indipendente di sociologia storica – ex membro del Wilson Center, un think tank politico apartitico a Washington DC –, in un lungo thread su Twitter che analizza la propaganda russa scrive: “Discutiamo di cosa sta succedendo in Russia. Per dirla semplicemente, sta diventando completamente fascista. Le autorità hanno lanciato una campagna di propaganda per ottenere il sostegno popolare per la loro invasione dell’Ucraina e ne stanno ottenendo molto”. E spiega come si siano diffusi su Telegram canali Z e bot Z– trovate un elenco qui – che fanno molto lavoro per l’intelligence russa: ad esempio, racconta come tramite il “bot RSOTM_Z_BOT si può riferire ai russi la posizione e il movimento delle truppe ucraine. È così che i russi raccolgono informazioni”.

Ma il vero tema è quanto il movimento Z riesca ad allargare i suoi confini e raccogliere una sensibilità politica al di fuori della Russia, se, come QAnon, abbia la capacità di aggregare tensioni politiche più profonde. A guardare i segnali deboli in rete che emergono anche dalla parte dell’Italia trovare post come questi:

“mi dispiace per la gente ucraina, ma la guerra è Nato-Russia… se non sei filo-americano… una Z nella foto profilo… tanto per far capire che non siamo deficienti”.

O vedere postate immagini come questa (in Veneto)

Immagine che contiene testo Descrizione generata automaticamente

fa pensare che vada tenuto alto il livello di guardia.

Perché la natura simbolica di un conflitto ha radici così profonde da essere esportabile molto più vicino a noi di quanto immaginiamo.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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