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la riflessione

Auto a guida autonoma, come coniugare esigenze di mercato e questioni etiche

Le auto a guida autonoma sono il futuro neanche troppo lontano dell’automotive. Le aspettative sono enormi, ma anche i problemi da risolvere e non riguardano solo gli ambiti strettamente tecnologici. Vediamo quali sono gli scenari, i principali problemi di sicurezza e le questioni etiche da risolvere

04 Giu 2019

Davide Giribaldi

data protection specialist


Auto elettriche, connesse, a guida assistita ed autonoma rappresenteranno il futuro dell’automotive. Un futuro neanche troppo lontano se pensiamo che tra poco più di 7 mesi, sarà possibile acquistare in tutta Europa auto a guida autonoma e molte città hanno già approvato i protocolli d’intesa con le case automobilistiche per effettuare test su circuiti urbani (Parma e Torino sono state tra le prime in Italia).

Ma ci sono ancora molti ostacoli da superare – di ordine tecnologico, etico e di sicurezza – prima di poter sviluppare un mercato che, si calcola, nei prossimi 6-10 anni potrebbe valere complessivamente 620 miliardi di euro.

Nel frattempo,aziende del calibro di Amazon, Google, Apple e Tesla stanno investendo tantissimo per poter raggiungere per prime un livello minimo di affidabilità che consenta di cambiare radicalmente un comparto le cui regole di funzionamento economico sono le stesse da circa un secolo.

Le offerte già disponibili per l’auto a guida autonoma

Già oggi però il mercato propone modelli con funzionalità tecnologicamente avanzate come ad esempio l‘“autopilot” installato sulle vetture di Tesla. Il sistema, pur non automatizzando completamente le funzioni della vettura nasce per garantire un maggior comfort e per consentire almeno in linea teorica una migliore sicurezza eliminando ad esempio le distrazioni che sono causa della maggior parte degli incidenti dovuti all’uomo.

Come tutti i sistemi di controllo di guida autonoma, “autopilot” si basa su componenti come sensori, radar e telecamere, che nonostante il livello altissimo della tecnologia non sono ancora riusciti ad eliminare problematiche come la limitazione del campo visivo e l’impossibilità di prevedere i comportamenti altrui.

Gli incidenti che hanno visto coinvolto anche vetture Tesla, sono la dimostrazione che la tecnologia non possa essere ancora considerata sicura e che siamo ancora lontani dal giorno in cui prenoteremo un’auto e la troveremo ad aspettarci sotto l’ufficio esattamente all’ora prevista. Un’ulteriore prova ci viene data dal fatto che facendo dei test di verifica su alcuni modelli di auto, è stato dimostrato che alterando la pavimentazione stradale con dei banalissimi adesivi bianchi era possibile ingannare il sistema e far viaggiare contromano la vettura con tutte le inevitabili conseguenze del caso.

Uno dei possibili rimedi a questa problematica è dato dalla possibilità di connettere tra loro i sistemi delle diverse automobili ed obbligarli a collaborare attraverso protocolli di comunicazione universale che tra l’altro, tramite l’intelligenza artificiale potrebbero aiutare a gestire i flussi di traffico ed evitare gli ingorghi, o a spostare i mezzi verso aree ad alta densità di utilizzo per consentire ad esempio il car sharing con il maggior grado di redditività possibile.

Il tema della sicurezza

Strettamente connesso alla tecnologia c’è il tema della sicurezza: le autovetture già da diversi anni sono dotate di computer e l’uso sempre più intensivo di sensori, videocamere e radar, non fa altro che aumentare gli appetiti degli hackers che al pari di qualsiasi altro device connesso al web potrebbero prendere il controllo dei nostri mezzi di trasporto per alterarne il percorso piuttosto che per creare incidenti.

Il Cybersecurity lab del CNR di Pisa ha da poco ultimato un esperimento al termine del quale è stato sviluppato un software denominato Candy Cream” capace di accedere al sistema digitale delle auto e controllare da remoto l’apertura delle porte, le frecce piuttosto che il tachimetro. I ricercatori hanno potuto prendere il controllo remoto di un mezzo semplicemente sfruttando una vulnerabilità del sistema operativo Android installato sull’autoradio di una vettura non cosi recente da poter essere governata in autonomia, ma sufficientemente tecnologica da poterne prendere il controllo.

E’ proprio sul tema sicurezza che si stanno intensificando gli investimenti delle aziende non strettamente correlate al mondo automotive come Apple e Google che vogliono andare in soccorso dei produttori di auto le cui organizzazioni ancora oggi non hanno adeguate competenze in ambito sicurezza da poter stare al passo con lo sviluppo di mezzi a guida autonoma.

Soltanto il 30% delle case automobilistiche mondiali ha messo in piedi team di cyber security dedicati ai sistemi tecnologici che vengono installati a bordo dei propri mezzi ed è davvero troppo poco rispetto al fatto che Tesla abbia annunciato un milione di taxi a guida autonoma entro il 2020 o rispetto ad Uber che solo negli ultimi 18 mesi ha investito un miliardo di dollari per migliorare il proprio sistema d’intelligenza artificiale per gestire una prossima generazione di mezzi di proprietà a guida autonoma ed evitare incidenti come quello del ciclista investito ed ucciso pochi mesi fa da una delle proprie auto senza conducente. In quel caso purtroppo il sistema di guida della vettura non è riuscito ad identificare e classificare correttamente come “persona in bicicletta” la vittima, scambiandola per un oggetto, forse per un sacchetto di plastica svolazzante e quindi travolgendola consapevolmente.

Le questioni etiche nella guida autonoma

Si è trattato quindi di un errore di programmazione che ha evidenziato la difficoltà di tenere sotto controllo tutti gli aspetti di una tecnologia per nulla matura e pone importanti quesiti tanto su chi debba certificare l’affidabilità di questi sistemi quanto su come gestire l’etica correlata a questi episodi.

Non è infatti ancora possibile determinare quale potrebbe essere il criterio di scelta di un’auto a guida autonoma che davanti ad un ostacolo improvviso dovesse scegliere il minore dei mali tra investire un anziano od un bambino, piuttosto che salvare tutti e due e sacrificare il passeggero a bordo del veicolo. La risposta a questa domanda non è solo di tipo tecnologico ma è influenzata da diversi fattori umani.

Uno studio del MIT di Boston ha consentito di raccogliere in 5 anni, oltre 40 milioni di risposte provenienti da 233 nazioni diverse. I risultati che sono emersi hanno evidenziato una notevole differenza nelle risposte in base a fattori come sesso, età, livello d’istruzione ed ovviamente provenienza geografica.

Siamo ancora molto lontani dal poter vedere risolti tutti i quesiti che ruotano intorno ai veicoli a guida autonoma e le difficoltà di risposta derivano dal fatto che sia necessario sovrapporre tematiche tra loro molto distanti come tecnologie, norme e principi etici, ma anche dal fatto che la propulsione verso un nuovo tipo di concezione dell’auto sia legato principalmente ad esigenze di mercato piuttosto che ad un reale beneficio nei confronti degli utenti.

E’ necessario comunque dare risposta a tutte le domande prima di poter vedere sfrecciare davanti ai nostri occhi automobili in cui il conducente sta tranquillamente leggendo un giornale: le regole di mercato parlano di pochi anni, la speranza è che serva più tempo ma si arrivi ad una soluzione con il minor numero possibile di dubbi.

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