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infocert

Georeferenziazione, il “luogo certo” dà più valore al documento digitale: ecco come

di Carmine Auletta, Chief Innovation Officer di InfoCert - Gruppo Tecnoinvestimenti

08 Mar 2017

8 marzo 2017

Applicare il dato “gps” a un documento digitale migliora i processi in numerosi settori. Infocert può già offrire questo servizio, grazie a un nuovo brevetto. Vediamo gli scenari pratici di utilizzo

Applicare la georeferenziazione a un documento digitale significa inserire un’ulteriore tessera in un mosaico nel quale firma digitale, PEC e marca temporale si sono già da tempo consolidati quali strumenti in grado di certificare alcuni aspetti fondamentali della transazione digitale: l’identità di chi sottoscrive un documento spedito, dare certezza sui suoi contenuti e fornire prova di quando l’operazione viene effettuata. La georeferenziazione consente, in più, di attestare anche il luogo in cui la transazione è avvenuta, certificando dove un documento è stato firmato.

Per “documento digitale” dobbiamo intendere non soltanto i normali file di testo ma anche foto, video, audio e così via: la possibilità di georeferenziarli in modo attendibile conferisce loro un valore probatorio unico. La presenza di un garante terzo (la Certification Authority) assicura infatti validità legale ad attività svolte remotamente (manutenzioni, sopralluoghi, ispezioni e in generale tutte quelle operazioni avvenute a distanza senza alcuna possibilità di controllo diretto).

E’ facile immaginare come questo apra la strada a notevoli miglior9i.

A iniziare dal comparto assicurativo. Qui, infatti, tutte le pratiche di back office legate alla gestione dei sinistri continuano – almeno nella maggior parte dei casi – a essere amministrate in forma prevalentemente cartacea, con una ridottissima capacità di governance: con la georeferenziazione, attività quali perizie, visite o sopralluoghi potrebbero essere invece completamente digitalizzate e gli elementi salienti del sinistro – partecipanti, data, ora e luogo – assumerebbero una forte evidenza probatoria.

Nel settore immobiliare, invece, la georeferenziazione consentirebbe di attestare non solo la presenza di beni quali edifici, appartamenti o terreni, ma pure le loro effettive condizioni, lo stato degli accessi e i controlli di sicurezza, in un luogo specifico e in un momento determinato.

Analogamente, anche le pubbliche amministrazioni avrebbero a disposizione un efficace strumento di verifica e accertamento con il quale ad esempio contrastare l’abusivismo edilizio e monitorare lo stato di avanzamento di opere pubbliche. O, ancora, certificare i servizi manutentivi che oggi vengono rendicontati dai fornitori con semplici verbali o file Excel (spesso da migliaia di record) senza alcuna possibilità di controllo da parte dell’amministrazione, che paga servizi non sempre erogati o non sempre erogati nel modo opportuno. Verrebbero così agevolati, di  conseguenza, il controllo della spesa, gli sconti su base d’asta non sempre giustificabili, nonché la trasparenza delle forniture.

D’altronde, la georeferenziazione risulterebbe determinante in qualsiasi ulteriore ambito ispettivo, cioè ogniqualvolta sia necessario verificare e attestare, sempre in un determinato luogo e momento, lo stato in cui si trovano specifiche strutture, macchinari o materie prime e il loro livello di conservazione e manutenzione. O persino per accertare le condizioni sul posto di lavoro.

Nel settore Trasporti e Spedizioni, la georeferenziazione consentirebbe invece la possibilità di opporre a terzi la prova dell’avvenuta consegna di plichi, missive e quant’altro in un luogo preciso, mentre in ambito sanitario permetterebbe di certificare le visite mediche di controllo effettuate su richiesta del datore di lavoro, in caso di assenza per malattia di un dipendente, o le attività di operatori sanitari che devono erogare prestazioni domiciliari agli assistiti (dato che spesso il personale medico ha la responsabilità di visitare i pazienti e somministrare loro dei farmaci in determinate fasce orarie).

Un altro caso d’uso rilevante è quello delle manutenzioni, spesso fatte da fornitori esterni che si recano sul posto. Questi ultimi fanno un sopralluogo e, a fronte di un guasto rilevato, sostituiscono una parte danneggiata. Come avere certezza però che il sopralluogo sia avvenuto? E quale era la gravità del guasto rilevato? Il pezzo è stato poi effettivamente sostituito e installato correttamente? Pensiamo a tutti quei casi dove tali processi, oltre ad avere una rilevanza economica (parti sostituite), hanno anche una rilevanza dal punto di vista della responsabilità penale e civile (manutenzioni ascensori, manutenzioni aeromobili, treni) o responsabilità legate alla sospensione di pubblico servizio (rete elettrica, rete ferroviaria, …). Oggi per riuscire a tracciare la catena di responsabilità di questi processi occorre produrre un’enorme mole di documentazione cartacea, complessa ed onerosa da gestire, avente il solo scopo di dimostrare che un intervento è stato effettuato, da chi, quando e come. Anche la mera sostituzione di un componente apparentemente irrilevante (es. cambio di una vite di un aeromobile) produce un report con tanto di foto che dovrà essere redatto, stampato, firmato, inoltrato a più soggetti e archiviato. Quanto costa questo processo? È davvero ineccepibile dal punto di vista formale (le firme ci sono tutte, sono state apposte dalle persone giuste e al momento dichiarato)?

Insomma, appare chiaro l’enorme potenziale della georeferenziazione, a patto che questa coniughi una fruibilità semplice e immediata con una capacità probatoria a termini di legge: caratteristica, la seconda, di cui sono assolutamente prive le tante app integrate con sistemi di geo-localizzazione. I dati relativi al segnale GPS che esse producono non hanno infatti alcuna caratteristica di immodificabilità e non sono certamente opponibili a terzi. Ad esempio, sono disponibili diverse soluzioni che permettono di forzare dei “fake positioning”. Il riferimento geografico per essere reso “trusted” deve essere calcolato localmente, da una app “securizzata” su dispositivi la cui sicurezza non sia stata compromessa (es. Jailbreak). Tale riferimento potrà quindi essere trasformato in un attributo proprio e riconosciuto di una firma digitale a norma di legge con cui firmare documenti digitali che, a quel punto, attestano una geolocalizzazione sicura. Solo così il documento prodotto (verbale di sopralluogo, ispezione, intervento, …) riporterà in modo immodificabile (hash del documento) e opponibile a terzi le informazioni relative a: chi (firma digitale), quando (time stamping) dove (riferimento certificato GPS), cosa (relazione intervento), evidenze (foto e/o filmati embedded). Notificando il verbale magari on una PEC (comunicazione non ripudiabile equivalente ad una raccomandata).

Proprio partendo da questi spunti e grazie a un’attività mirata di R&D, InfoCert – Gruppo Tecnoinvestimenti è riuscita a ottenere il brevetto per GeoSign, la soluzione di firma digitale georeferenziata basata su un’app utilizzabile con grande semplicità da smartphone e da tablet.

Con GeoSign, l’operazione di geolocalizzazione è sicura senza alcuna possibilità di alterare la lettura delle coordinate. Infine, con l’invio in conservazione del documento digitale georeferenziato viene garantita anche la sua immodificabilità e leggibilità nel tempo.

  • giuseppe cassetta

    Teoricamente, tutto sicuro. In realtà è lo stesso dispositivo che collazione la prova e certifica. Quindi falsificabile e sostituibile.

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