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Co-intelligence: come l’AI cambia medici, avvocati, giornalisti e altri



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Dal 2025 l’Italia disciplina l’intelligenza artificiale con regole su qualità dei dati, trasparenza e controllo umano, imponendo obblighi informativi nel lavoro e nelle professioni. “Supervisor” guida la transizione dal fare al far fare: reingegnerizzazione e integrazione umano-AI, con casi pratici.

Pubblicato il 12 feb 2026

Filippo Poletti

Giornalista, executive MBA alla POLIMI Graduate School of Management (business school del Politecnico di Milano) e TEDx speaker



Ancora smart working: nel 2022 il lavoro agile e ibrido torna in azienda

L’intelligenza artificiale bussa alla porta del mondo del lavoro, comprese le professioni intellettuali.

La legge italiana sull’intelligenza artificiale

Dal 23 settembre 2025 habemus legem, entrata in vigore il 10 ottobre: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno approvato la normativa italiana in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale[1], promuovendo «un utilizzo corretto, trasparente e responsabile, in una dimensione antropocentrica, dell’intelligenza artificiale, volto a coglierne le opportunità»[2], e sottolineando che l’utilizzo di sistemi e di modelli di AI deve avvenire «nel rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà previste dalla Costituzione, del diritto dell’Unione europea e dei princìpi di trasparenza, proporzionalità, sicurezza, protezione dei dati personali, riservatezza, accuratezza, non discriminazione, parità dei sessi e sostenibilità»[3].

La normativa italiana è chiara: lo sviluppo di sistemi e di modelli di AI deve avvenire «su dati e tramite processi di cui devono essere garantite e vigilate la correttezza, l’attendibilità, la sicurezza, la qualità, l’appropriatezza e la trasparenza, secondo il principio di proporzionalità in relazione ai settori nei quali sono utilizzati»[4]. I sistemi e i modelli di intelligenza artificiale, in sostanza, «devono essere sviluppati e applicati nel rispetto dell’autonomia e del potere decisionale dell’uomo, della prevenzione del danno, della conoscibilità, della trasparenza, della spiegabilità, assicurando la sorveglianza e l’intervento umano»[5].

L’AI al lavoro: obblighi, dignità e trasparenza

Il mondo del lavoro è al centro di questa normativa: il suo utilizzo «deve essere sicuro, affidabile, trasparente e non può svolgersi in contrasto con la dignità umana né violare la riservatezza dei dati personali». Il datore di lavoro e il committente, in particolare, hanno l’obbligo di «informare il lavoratore dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale»[6].

Nel caso delle professioni intellettuali, «l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale e con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera»[7]: per assicurare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, «le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista sono comunicate al soggetto destinatario della prestazione intellettuale con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo»[8].

Come ci dice la normativa italiana, viviamo nel tempo della co-intelligence: l’intelligenza umana collabora con quella artificiale. È l’unione di forze e debolezze, perché l’AI è un collega che ha pregi e difetti complementari ai nostri, donne e uomini in carne e ossa.

Intelligenza artificiale negli studi professionali: perché ora è un tema di lavoro

Questo libro sull’intelligenza artificiale è dedicato ai medici, agli psicologi, agli infermieri, ai commercialisti, ai consulenti del lavoro, agli avvocati, ai notai, agli architetti, ai giornalisti e agli esperti di audio e video.

Abbracciando tanti ambiti, non poteva che vedere la presenza di più intelligenze, portatrici di visioni ed esperienze professionali differenti.

Dentro “Supervisor”: contributi e consultazione con assistente AI

All’interno di Supervisor, i professionisti dell’AI troverete, infatti, più di 50 contributi e interviste a chi opera in ambito accademico, nelle istituzioni, nella consulenza e, appunto, negli studi professionali.

Si potrà leggere come tutti i libri, ma anche consultare tramite un assistente AI: dopo aver inquadrato il QR code presente nella prima pagina di Supervisor, i professionisti dell’AI, infatti, si accederà a una chat room dove, con parole scritte o pronunciate a voce, sarà possibile interrogare l’assistente AI sui contenuti presenti nel volume per l’intera durata del 2026.

Dal fare al far fare: la transizione dei professionisti

La nostra tesi è che l’intelligenza artificiale impone ai professionisti di oggi una transizione cruciale: dal fare al far fare, orchestrando ecosistemi digitali sempre più sofisticati. Siamo di fronte a una rivoluzione identitaria, oltre che tecnologica.

Il medico, grazie all’AI, non eserciterà più la professione come in passato: il medico di domani non sarà più solo un esperto di malattie, ma anche un interlocutore tecnologico. Lo stesso vale per lo psicologo, l’infermiere, il commercialista, il consulente del lavoro, l’avvocato, il notaio, l’architetto, il giornalista e l’esperto di audio e video.

Dopo pagina scopriremo cosa significa tutto ciò, senza sposare l’AI incondizionatamente, ma senza nemmeno assumere atteggiamenti passatisti. E, soprattutto, puntando alla concretezza, ovvero agli utilizzi possibili dell’AI.

Reingegnerizzazione e integrazione: le due parole chiave

Due sono, a nostro avviso, le parole chiave della rivoluzione dell’AI negli studi professionali: la reingegnerizzazione delle attività e l’integrazione tra l’intelligenza umana e quella artificiale.

Se per la prima ci vengono in aiuto l’ingegneria gestionale e l’informatica, per la seconda servono tante scienze a partire dalla psicologia. La teoria di Daniel Kahneman, che vede collaborare il pensiero intuitivo (o «Sistema 1») e quello analitico (o «Sistema 2»), si arricchisce di un nuovo strato cognitivo (o «Sistema 0»), nato dall’interazione tra l’intelligenza umana e quella artificiale.

Agentività: l’AI moltiplica, ma chiede responsabilità

Ai professionisti spetta il compito dell’agentività, intesa come la facoltà di far accadere le cose, intervenendo sulla realtà ed esercitando un potere causale. L’intelligenza artificiale è nelle nostre mani, ma occorre essere, appunto, degli agenti attivi: dà molto, ma chiede a noi umani tantissimo.

In questo senso, possiamo dire che l’AI non sostituisce le competenze umane, ma le moltiplica: l’AI è, dunque, un fattore moltiplicativo.

Come è strutturato il percorso del libro

Nella prima parte del libro vedremo come approcciare l’intelligenza artificiale, demandando alla seconda la trattazione dei singoli ambiti di adozione: ci guideranno le SWOT analisi, le riflessioni dei presidenti degli Ordini nazionali e le presentazioni di alcune soluzioni esemplificative presenti sul mercato, con particolare attenzione a quelle sviluppate in Italia.

Ringraziamenti e invito al confronto

Non resta che compiere questo lungo viaggio nella «supervision» in compagnia di tante intelligenze umane quanti sono i professionisti coinvolti in questo libro, ai quali va la nostra più sincera gratitudine.

Note


[1] Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale, legge del 23 settembre 2025, numero 132, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale numero 223 del 25 settembre 2025.

[2] Ibidem, articolo 1, comma 1.

[3] Ibidem, articolo 3, comma 1

[4]Ibidem, articolo 3, comma 2.

[5] Ibidem, articolo 3, comma 3.

[6] Ibidem, articolo 11, comma 2.

[7] Ibidem, articolo 13, comma 1.

[8] Ibidem, articolo 13, comma 2.

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