marco Camisani calzolari

Metaverso, quali effetti sull’ecosistema internet

Come sarà il futuro nel Metaverso?

Metaverso è l’ultima buzzword, ma questa volta non è Second Life, “sbarchiamoci”, si, ma cum grano salis

04 Dic 2021
Marco Camisani Calzolari

Tecnologo, Scrittore, Divulgatore, Esperto e Docente di Comunicazione Digitale

Come sapete il Metaverso è un concetto che deriva dalla fiction degli anni 90 e che adesso sta diventando realtà, soprattutto a seguito del passo avanti fatto da Meta, che ha recentemente presentato il futuro dei suoi prodotti basati sulla realtà virtuale. Ma quali implicazioni ci saranno per tutto l’ecosistema internet?

Come sarà il futuro nel Metaverso?

Così come senza la diffusione dei device (PC/Laptop) non ci sarebbe stato il successo del web, questa volta il supporto hardware consiste nei visori 3D. Che però ad oggi sono prodotti da poche aziende, e quelli con un prezzo accessibile e con qualità accettabile sono solo tre o quattro. Inoltre, hanno bisogno di una grande potenza di calcolo, dovuta alle esigenze grafiche, e come sappiamo per i prossimi tre anni difficilmente la situazione cambierà a causa della carenza di chip nel mercato.

I mondi da creare

Poi ci sono i mondi da creare. Uno è quasi pronto ed è di Meta/Facebook, ma si basa su un sistema proprietario. Ciò significa che chiunque voglia crearne un nuovo pezzo, dovrà entrare nel loro market e rispettare i loro standard, tecnologici ed economici. Un po’ come si fa ora con le app. Probabilmente ci saranno altri standard aperti, ma che per ovvie ragioni di mercato saranno meno diffusi e meno competitivi.

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Nel frattempo, la concorrenza non sta lì a guardare. Apple sta lavorando su un qualche genere di visore 3D. Che sia realtà aumentata o virtuale, sarà formalmente parte e integrabile a quel che si può definire Metaverso. Idem i big asiatici.

Uno o tanti Metaversi?

Quindi più che un Metaverso, è più probabile che ci siano più metaversi, che quindi è quasi un ossimoro, così come oggi ci sono più store, in cui come sappiamo l’interoperabilità è rimasta solo un sogno.

Certo, ci sarà anche un Metaverso, aperto, di tutti, così come lo è oggi il protocollo http e il suo html, ma ricordiamo che prima delle app e della semplificazione delle subscription o degli acquisti, i modelli di revenue del solo web erano arrivati al capolinea, sostenuti dal solo advertising e coi valori sempre più bassi e sempre più tirati.

Per cui il sogno che comunemente si sta diffondendo in questi mesi, di un Metaverso come nuovo spazio di vita comune, con le crypto che saranno la moneta di scambio, gli NFT per dare valore univoco alle varie proprietà, e la blockchain dietro a garantire il tutto, sarà davvero futuribile?

Buzzword o realtà?

Come sappiamo quando i nomi diventano buzzword nascondono a volte insidie. E anche con le tech “aperte” tutto può essere comunque chiuso: la blockchain può essere proprietaria, gli NFT sono attualmente, di fatto, deboli nel definire una proprietà con certezza, e le crypto possono essere formalmente decentralizzate ma di fatto nelle mani di poche grandi balene.

E a tutto questo dovrà coincidere un impianto legislativo/normativo adeguato, che tuteli quel nuovo modo di vivere virtuale. In un videogame se mi rubano la macchina non succede quasi nulla. Ma se me la rubano nel metaverso, dove avrò parte della mia vita e della mia economia, cosa accadrà? Chi mi tutelerà? Anche se dovessero promulgare leggi ad hoc, di quale stato e giurisdizione saranno? Quindi amici, Metaverso è l’ultima buzzword, ma questa volta non è Second Life, “sbarchiamoci”, si, ma cum grano salis.

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