decennio digitale

Competenze digitali, la vera infrastruttura che manca all’Europa



Indirizzo copiato

Il Rapporto 2026 sul Decennio Digitale segnala progressi europei insufficienti e concentra l’attenzione sulle competenze digitali. L’UE resta lontana dagli obiettivi su alfabetizzazione di base e specialisti ICT, mentre l’IA rende più urgente una strategia stabile, inclusiva e coordinata tra Stati membri

Pubblicato il 16 lug 2026

Nello Iacono

Esperto processi di innovazione e competenze digitali



Cloud and AI Development Act
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti


Il senso e l’analisi del Rapporto 2026 sullo stato del Decennio Digitale possono essere sintetizzati nel titolo scelto dalla Commissione Europea per la pagina principale del documento: “Chiudere l divari strutturali”. Ma chiuderli significa intervenire sulle lacune strutturali per un “cambiamento sia nella portata sia nel coordinamento degli investimenti e delle riforme”. I risultati, anche grazie al Next Generation EU, sono visibili, ma sono ancora insufficienti.

In particolare, la “Comunicazione sullo stato del decennio digitale 2026” va oltre un semplice bilancio e individua i fattori strutturali che condizionano le prestazioni digitali dell’UE e definisce le priorità in materia di riforme e investimenti. Infatti, conclude affermando che, “sebbene siano stati compiuti progressi tangibili dal 2022, questi rimangono insufficienti per raggiungere gli obiettivi dell’UE” e affrontare le sfide necessarie. Come afferma il Rapporto, l’UE ha fatto passi avanti in diversi ambiti, tra cui la connettività di base, la digitalizzazione delle imprese e la diffusione di infrastrutture digitali comuni. Tuttavia, viene sottolineato, permangono lacune significative nelle tecnologie di base, nella capacità di calcolo, nella sicurezza informatica, nell’adozione di tecnologie digitali avanzate, nelle competenze digitali e nella capacità di scalabilità, nonché nell’inclusività e nell’accessibilità delle tecnologie digitali. La prossima roadmap europea e le roadmap nazionali dovranno partire da qui.

Il Rapporto, inoltre, mette in relazione le lacune ancora presenti con quattro aspetti principali che si ritengono necessari per rafforzare la leadership digitale dell’UE:

  1. consolidare la base tecnologica strategica;
  2. rafforzare la sicurezza e la resilienza degli ecosistemi digitali;
  3. accelerare la diffusione e l’adozione delle tecnologie digitali in tutta la società e nell’economia;
  4. garantire che la trasformazione digitale sia a beneficio delle persone, aumentando la resilienza democratica, i livelli di competenze digitali e l’inclusione sociale.

Dalla valutazione dei dati, delle politiche in corso di attuazione e degli investimenti dispiegati sembra evidente come questi due ultimi punti, legati in modo molto stretto con le competenze digitali di base, manageriali e specialistiche, siano quelli su cui si stanno affrontando le sfide con minore forza e organicità. Ma entriamo nel dettaglio.

La situazione europea

Uno degli aspetti che meritano più attenzione riguarda l’area delle competenze digitali, sia di livello base, della popolazione, sia di livello avanzato e specialistico. Nel progresso sempre più rapido dell’IA e della sua affermazione pervasiva come “nuova elettricità”, trasversale, abilitante e sempre più indispensabile, il ritardo sulle competenze è una delle zavorre principali per l’evoluzione e la salute economica e sociale europea. Il concetto stesso di sovranità digitale europea, che si compone di capacità computazionale, modelli e sistemi, regole, competenze, richiede che queste componenti si sviluppino rapidamente e coerentemente, nell’ambito di una strategia chiara e condivisa.

Lo scenario dell’IA pubblica, dell’IA per il bene comune, può concretizzarsi solo agendo su queste direttrici, direzionando le politiche tecnologiche verso il benessere sociale, verso scenari di vita socialmente desiderabili. In questo contesto, preoccuparsi di competenze (digitali e trasversali) significa rendere possibile l’implementazione di una strategia basata sui valori democratici. Inoltre, le regole, senza che sia diffusa la consapevolezza per poterle esigere, rischiano di essere inefficaci.

Come rileva il Rapporto, “le competenze digitali sono al contempo una risorsa per la sovranità nazionale e un fattore abilitante per l’adozione, e la carenza dell’UE in entrambe le dimensioni, competenze di base e specialisti ICT, è acuta”.

I dati relativi ai due indicatori scelti per il Decennio Digitale in ambito competenze digitali mostrano come gli obiettivi posti sono ancora molto lontani:

  • per la popolazione con competenze digitali almeno di base, dove il dato è adesso del 60,4%, con un buon incremento rispetto al 2023, il trend porta però a stimare il raggiungimento dell’80% (obiettivo ritenuto necessario per poter affermare l’esistenza di un’effettiva inclusione digitale) solo nel 2037;
  • per la percentuale di specialisti ICT sugli occupati, il dato del 2026 è del 5%, metà dell’obiettivo posto (10%, equivalente a circa 20 milioni di specialisti ICT), con una quota molto bassa di donne, e con un trend valutato di fatto “stagnante”, tanto da poter proiettare soltanto al 2052, ai ritmi attuali, il raggiungimento del target definito per il 2030. In questo contesto, il dato relativo al genere rimane sconfortante e molto inferiore alle necessità, infatti nel 2025, le donne rappresentavano il 19,5% degli specialisti ICT impiegati, una percentuale rimasta invariata dal 2024. Nell’ultimo decennio, il divario di genere nell’occupazione nel settore ICT è rimasto marcato, con gli uomini costantemente in maggioranza rispetto alle donne di circa 60 punti percentuali: la rappresentanza femminile ha oscillato tra il 16,2% e il 19,5%, mentre quella maschile tra l’80,5% e l’83,8%.

Le valutazioni e le raccomandazioni europee – competenze digitali di base

Questi dati sono da considerare in un contesto di rapida evoluzione tecnologica, dove

  • l’alfabetizzazione in IA entra sempre più nel perimetro delle competenze digitali di base (come anche evidenziato dalla nuova versione 3.0 del DigComp), alzando ancora di più l’asticella per i target con maggiori carenze (popolazione con basso livello di istruzione, abitante in zone rurali, di età avanzata);
  • un’implementazione dell’IA nelle organizzazioni non orientata a una visione di medio-lungo termine, e quasi esclusivamente efficientista, conduce a ritenere non interessanti le competenze specialistiche ICT di livello iniziale, dei giovani, perché rimpiazzabili dai tool di IA. Con una dinamica che contrasta l’attrattività delle discipline ICT nelle università e quindi anche un recupero UE sul numero di specialisti ICT.

Rispetto al ritardo della popolazione adulta, il dato del Rapporto 2026 mostra come la strategia europea non sia ancora pienamente in grado di rispondere alle esigenze di un rapido recupero sugli obiettivi. Solo alcuni Paesi, come l’Italia, hanno avuto nell’ultimo biennio un tasso di crescita coerente con il trend necessario per il raggiungimento dell’80%, e i progressi riscontrati in ambito UE sono stati ottenuti in gran parte grazie a investimenti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ormai in fase conclusiva. Il rischio è che l’incremento ottenuto e le azioni correlate si inquadrino in un contesto progettuale il cui ciclo si considera concluso. e non sembra delinearsi un piano di investimenti che consenta di procedere in continuità e con la stessa forza.

Le raccomandazioni per l’ambito competenze digitali di base della popolazione sono, pertanto, di “dare priorità a investimenti e politiche coerenti a sostegno dell’istruzione e delle competenze digitali”, tra cui vengono esplicitamente indicati:

  1. politiche e sostegno mirati per i gruppi che riscontrano maggiori difficoltà di accesso a queste opportunità, come, ad esempio, le persone provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, coloro che vivono in zone remote, coloro che sono esclusi dal mercato del lavoro, gli anziani e le persone con disabilità, i gruppi emarginati che subiscono discriminazioni razziali o etniche, nonché coloro che non ricevono un sostegno sufficiente dall’istruzione formale e dalla formazione professionale;
  2. azioni volte a rafforzare l’alfabetizzazione digitale, la conoscenza delle competenze digitali di base, l’intelligenza artificiale e la sicurezza informatica per l’intera popolazione, anche attraverso valutazioni periodiche e programmi di istruzione e formazione personalizzati.

In altri termini, per la Commissione UE è necessaria una organica e vigorosa azione di sistema che abiliti i diversi Stati membri verso la progettazione e l’implementazione di iniziative che siano consapevolmente di carattere straordinario nella forza di impatto e non in quella temporale, dove la preparazione a una continuità costante di miglioramento è necessaria.

In questo contesto è importante sottolineare l’avvio di alcune iniziative attivate nell’ambito della strategia dell’Unione delle competenze (Union of Skills), come l’AI Skills Academy, che supporta la dimensione del mondo del lavoro nell’ambito dell’agenda per l’adozione dell’IA, e il quadro di riferimento per l’alfabetizzazione all’IA per l’istruzione primaria e secondaria, sviluppato in collaborazione con l’OCSE, che delinea le principali competenze che i giovani devono sviluppare a scuola per beneficiare della trasformazione digitale in modo critico e responsabile.

Sono azioni importanti che richiedono una riconfigurazione dell’ambiente educativo, con percorsi di innovazione didattica che consentano di trattare l’IA non soltanto come nuova tecnologia da utilizzare, ma come nuovo contesto operativo da considerare per il proprio percorso di apprendimento e di attività.

Le valutazioni e le raccomandazioni europee – specialisti ICT

Sul fronte degli specialisti ICT, rispetto a una situazione che in ambito UE non ha registrato progressi significativi, sembra necessaria una valutazione sulle azioni promosse e sulla loro capacità di impatto.

Il Rapporto traccia le raccomandazioni sottolineando la necessità di raccordo con il Piano strategico per l’istruzione STEM, la Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano, le Conclusioni del Consiglio sulla competitività europea nel decennio digitale e il Piano d’azione europeo sull’IA. In questo contesto, secondo il Rapporto, gli Stati membri dovrebbero sostenere l’espansione della forza lavoro nel settore ICT attraverso:

  1. il sostegno all’avvicinamento precoce dei giovani, in particolare delle ragazze, all’istruzione STEM e la promozione dell’accesso delle donne alle carriere nel settore ICT lungo tutto il percorso formativo e professionale;
  2. la promozione dell’istruzione e formazione professionale e dell’apprendimento permanente nel settore ICT e l’accelerazione dello sviluppo di corsi di istruzione e formazione in collaborazione con l’industria, in particolare promuovendo e contribuendo alle Accademie europee per le competenze digitali;
  3. l’ampliamento dei percorsi di migrazione lavorativa per attrarre specialisti ICT altamente qualificati provenienti da paesi extra-UE e l’incentivazione del rientro dei talenti europei nel settore ICT.

Appare evidente che non sia da agire sulla quantità di azioni, quanto sul loro aspetto organico e di stretto raccordo tra la visione e la strategia complessiva, il sistema educativo nel suo insieme e i meccanismi e le dinamiche del mercato del lavoro. Azioni pesanti per un forte impatto.

In buona parte troviamo queste considerazioni nelle raccomandazioni del Rapporto, ma è evidente che occorra anche qui, rapidamente, un’azione di sistema per cambiare il ritmo di avanzamento attuale.

La situazione dell’Italia

I dati continuano a indicare la necessità di recuperare nell’area delle competenze, nonostante i progressi registrati.

I dati Istat

Come già sottolineato commentando il rapporto Istat, l’Italia registra, sulle competenze digitali, uno degli incrementi più rilevanti nell’Ue, passando dal 45,7% al 54,3% della popolazione con livello di competenze digitali almeno di base e riducendo sensibilmente il divario rispetto alla media Ue che si attesta al 60,4%. Il che è un chiaro segnale positivo di un percorso virtuoso avviato, ma anche che la situazione attuale non è ancora soddisfacente. In più, rimane molto ampia la platea (circa 16 milioni di persone) di utenti Internet che non possiede competenze digitali almeno di base.

Sul fronte degli specialisti ICT il dato segna un lieve regresso, dal 4% al 3,8%, ponendo il tema della necessità di azioni organiche della stessa portata e capillarità di quelle avviate per le competenze digitali di base.

Le valutazioni e le raccomandazioni dell’UE

Le raccomandazioni della Commissione UE per l’Italia si focalizzano sulla necessità di rafforzare l’offerta di specialisti ICT e colmare il divario delle competenze digitali di base:

  • per quanto riguarda le competenze digitali di base, le raccomandazioni chiedono forte attenzione alle persone con livelli di istruzione formale assenti o bassi, combinando le azioni tra istruzione iniziale, formazione continua e infrastrutture di inclusione digitale. Il Rapporto indica come esempio il consolidamento della Rete dei servizi di facilitazione digitale come componente permanente dell’infrastruttura nazionale di inclusione digitale;
  • sul fronte degli specialisti ICT, il focus delle raccomandazioni è sull’intensificazione degli sforzi per migliorare e riqualificare le competenze del personale sia nel settore privato che in quello pubblico, soprattutto nei settori strategici (ad esempio quantistica, semiconduttori, intelligenza artificiale), e per aumentare la partecipazione delle donne agli studi e alle carriere nel settore delle ICT.

La Commissione UE sta sempre di più affermando la centralità del programma del Decennio Digitale anche per i singoli Stati membri, fino a considerare il riscontro alle raccomandazioni inserite nei rapporti per i singoli Stati un riferimento sempre più rilevante per la definizione dei futuri programmi e investimenti europei, anche nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

La roadmap per il Decennio Digitale, di cui è prevista la revisione a fine anno, è quindi, allo stesso tempo, un quadro di progettazione nazionale condivisa e un impegno di azione per contribuire al miglioramento di un contesto europeo dove le scelte dei singoli Stati devono essere correlate in un percorso ambizioso ma realistico di costruzione delle condizioni per una sovranità tecnologica europea. L’Italia, con l’iniziativa strategica trasversale Repubblica Digitale, citata anche nel Rapporto, si presenta in modo coordinato con un ciclo annuale di monitoraggio sull’attuazione della Strategia nazionale per le competenze digitali, nella consapevolezza che il raccordo, le sinergie e le collaborazioni tra settore pubblico, privato e terzo settore costituiscono il contesto necessario per procedere e migliorare sul percorso intrapreso.

Le prospettive, i prossimi passi

L’IA ha alzato l’asticella rispetto a una situazione in cui già, per l’Italia, quasi la metà della popolazione non possiede le competenze adeguate per esercitare in autonomia i propri diritti di cittadinanza, la partecipazione economica e sociale, per comprendere e farsi un’opinione sulla realtà. L’alfabetizzazione digitale e dell’IA si configura, pertanto, come un diritto, e in questo contesto si inseriscono importanti iniziative come quella in ambito accademico della “Lettera aperta per una visione realistica dell’IA” o, in ambito di terzo settore e società civile, del Manifesto Filantrop-IA, per una IA per il bene comune.

Il tema è quindi: come si costruiscono le condizioni per uno sviluppo e un’azione della tecnologia, e quindi prima di tutto per l’IA, ormai trasversale e indispensabile, che siano orientati al bene comune? La sovranità digitale, che può realizzarsi in ambito europeo con scelte coerenti a livello nazionale, è uno degli obiettivi dell’intero programma per il Decennio Digitale e si basa su una visione di cambiamento dell’attuale situazione tecnologica, finanziaria e politica caratterizzata da oligopoli orientati al profitto e al potere, in contrasto con i valori democratici. In una tensione che richiede attenzione a tutti i livelli, dal livello parlamentare continentale al livello di competenza e di consapevolezza di ciascuno di noi.

L’esclusione digitale e sociale è un pericolo per la democrazia, prima di tutto, e quindi contrastarla merita la costruzione rapida, e basata sul territorio, di un sistema di apprendimento permanente che parta da una rete di presìdi educativi sul territorio per poi estendersi congruentemente online, anche grazie all’IA, con possibilità di palestre di innovazione e percorsi formativi personalizzabili.

Nel contesto italiano la Rete dei servizi di facilitazione digitale, citata dalla Commissione UE, appare come una parte importante, la spina dorsale a cui aggregare altri centri/luoghi di formazione e facilitazione, anche grazie all’esperienza multistakeholder, capillare e diffusa di un’infrastruttura di oltre 4000 Punti Digitale Facile di cui hanno già fruito oltre 3 milioni di cittadini per servizi di formazione e facilitazione digitale.

La prospettiva che si disegna è quella per cui questa infrastruttura sia lo sfondo di un sistema di eccellenza che può coniugare l’attività sul fronte del sistema educativo con un ruolo fondamentale del pubblico ma anche del privato, con un’opera sinergica sia nella filiera educativa sia nell’ingresso che nella carriera lavorativa. Tra gli esempi virtuosi si possono citare i sistemi sviluppati dal Ministero del Lavoro EDO – con una collaborazione con il Dipartimento per la trasformazione digitale della PCM – e AppLI.

L’attrattività rispetto alle professionalità ICT passa da una chiara governance dei profili da sviluppare rispetto alle esigenze identificate e dichiarate dalle organizzazioni (e qui l’attuazione della nuova norma UNI 11621-8, con i suoi 12 profili AI, può dare un contributo molto rilevante). Non solo, ma questo si lega a un cambiamento profondo nella cultura organizzativa, verso una valorizzazione dei giovani nelle responsabilità assegnate, nel loro sviluppo e nelle retribuzioni.

Come è sempre più evidente negli ultimi anni, la necessità non è di imparare una tecnologia ma di essere in grado di affrontare con consapevolezza e proattività la velocità di cambiamento indotta da questa quarta rivoluzione industriale plasmata dall’IA.

Pertanto, occorrono capacità connesse a pensiero critico, interdisciplinarità, flessibilità, ascolto, esplorazione, sperimentazione in una logica di mentalità di crescita e “learning agility”, con una visione organica e multipolare del sistema di apprendimento permanente. Si tratta di un cambiamento culturale che deve trovare trama organica nei percorsi di azione per il Decennio Digitale.

La consapevolezza necessaria, a livello nazionale ed europeo, è che per affrontare questo tema, che è insieme un tema di diritti e di sviluppo sociale ed economico, è essenziale porlo come strategico, “tenerci”, pensare davvero che sia vitale per il nostro futuro.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x