Divario di genere, colmarlo usando tecnologie e social: ecco come | Agenda Digitale

Global Gender Gap Report

Divario di genere, colmarlo usando tecnologie e social: ecco come

In tutto il mondo, se si nasce femmine, si è già condannate a faticare di più per far rispettare i propri diritti universali. Tecnologie e social rappresentano però strumenti cruciali per una possibile svolta e il “sofagate” che ha visto protagonista suo malgrado Ursula von der Leyen è un esempio. Come imparare a usarli

03 Mag 2021
Darya Majidi

imprenditrice, speaker, docente, mentore, femminista tecnologica, founder Community Donne 4.0

I dati del recente Global Gender Gap Report del World Economic Forum, uscito nel marzo 2021, evidenziano la necessità di affrontare con nuovi approcci e con un cambio di marcia la sfida della chiusura del divario di genere. Ecco alcuni dei dati più allarmanti:

  • la pandemia ha allungato ancora di più i tempi già biblici per raggiungere la parità di genere a livello globale (saranno necessari 135,6 anni, contro i 99,5 anni precedenti),
  • la rappresentanza politica femminile, ovvero la presenza delle donne ai tavoli decisionali dove si creano le leggi è del 22% a livello globale e
  • per chiudere il divario di genere nel settore economico a livello mondiale ci vorranno circa 267,6 anni.

Dati sbalorditivi e anacronistici. In un contesto di grandi trasformazioni, nel quale stiamo vivendo, dove grazie alle tecnologie e alla digital transformation mondiale, tutto avviene velocemente e in continuo cambiamento e miglioramento, sembra impossibile che ci vogliano tanti anni per raggiungere uno scenario di equità, dove alle donne siano garantite gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini. In uno scenario di innovazione distruptive, dove le tecnologie diventano sempre più accessibili a tutti, diventa incredibile e non più accettabile che tutta la classe dirigente mondiale non si sforzi per chiudere questo divario in modo più efficace.

Perché le donne devono faticare di più per far rispettare i propri diritti

In tutto il mondo, se si nasce femmine, si è già condannate a faticare di più per far rispettare i propri diritti universali. Ma perché? Perché in questa battaglia le donne sono state lasciate sole. Esattamente come le suffragette venivano derise, maltrattate se non addirittura arrestate dagli uomini per le loro richieste di libertà e di voto, oggi giorno alle donne vengono negate pari stipendio, pari opportunità di carriera, pari rappresentanza, pari diritti da parte degli uomini. E in alcuni stati vengono ancora arrestate per le loro richieste di equità.

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Statistic: The global gender gap index 2021 | Statista

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Gli uomini sono dei privilegiati e spesso non ne hanno neanche la consapevolezza. Nei paesi occidentali, con il gender gap più contenuto, ma sempre esistente, spesso gli uomini, con superficialità, danno per scontato che le donne abbiano già raggiunto gli stessi loro diritti e messi di fronte ai numeri che rappresentano e misurano in modo oggettivo la realtà, spesso addirittura negano l’evidenza. Nelle discussioni sui social, diventano anche violenti (i famosi haters) se le donne non tacciono e difendono il loro diritto ad avere una voce. In alcuni stati al mondo sono proprio i governi (ovviamente guidati dagli uomini) ad essere ancora ostili alle donne e a negare loro i diritti civili di base.

Ma perché è così difficile agli uomini vedere le ingiustizie che le donne subiscono? Perché non intervengono? È un problema di consapevolezza e di cultura che abbiamo per troppo tempo taciuto e non combattuto.

Una novità all’orizzonte

Finalmente però c’è una grande novità e le donne hanno ora uno strumento nuovo per darsi voce e per coinvolgere nelle loro battaglie anche gli uomini giusti: le tecnologie ed i social. Il recente caso del presidente turco Erdogan, che ha lasciato la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen senza una sedia, ha fatto finalmente scalpore. Finalmente non solo le donne, ma anche gli uomini hanno visto l’ostilità dello sgarbo fatto alla donna più potete di Europa, umiliata da un dittatore, come giustamente è stato definito dal nostro Premier Mario Draghi.

Ma perché il caso ha fatto scalpore? Perché grazie ai social, non è rimasto nelle stanze dei poteri, dove spesso le donne subiscono umiliazioni in modo nascosto, ma in modo trasparente grazie a internet e ai social network è stato visto da milioni di persone in tempo quasi reale. Neanche dopo pochi minuti dalla diffusione del video, personalmente ho ricevuto in tutte le chat a cui appartengo, la segnalazione dell’accaduto e tutti abbiamo fatto rimbalzare sui social la notizia condannandola apertamente. La soddisfazione più grande? Veder criticato, soprattutto dagli uomini, non solo il presidente turco, ormai apertamente riconosciuto ostile alle donne e ai diritti civili, ma anche il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, che ha fatto quello che spesso gli uomini fanno in situazioni del genere, ovvero non intervenire e far finta di niente. Finalmente ho sentito la voce di uomini condannare un uomo pubblicamente per aver ignorato la situazione e di non essere intervenuto in modo attivo. Il caso ha un valore simbolico rilevante. Un dittatore ha negato la presenza al contesto decisionale ad una donna più potente di lui e l’uomo che avrebbe dovuto essere alleato della donna, non è intervenuto. In altri tempi, nessuno lo avrebbe mai neanche saputo, oggi grazie ai social è sotto gli occhi e sotto il giudizio di tutti.

I social sono uno strumento potente di denuncia, che noi donne dobbiamo imparare ad usare per difendere i nostri diritti. Nel mio recente libro “Sorellanza Digitale” ho affrontato il tema dei diritti civili partendo dalla dichiarazione dei Diritti Universali dove ho fatto una parafrasi degli articoli più significativi, declinati al femminile ed ho iniziato a pubblicare queste parafrasi sui miei canali social. Sono impattanti. Ecco ad esempio il primo articolo e la parafrasi al femminile:

Articolo 1 Dichiarazione universale dei diritti umani

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.”

Parafrasi al femminile:

“Tutte le donne nascono libere ed eguali in dignità e diritti.”

Purtroppo, è evidente, che non è così.

Come uscire dall’impasse

Come uscirne? Come scorciare drasticamente gli anni indicati dallo studio del World Economic Forum? Partiamo in primis dal fatto che le donne devono avere un atteggiamento più proattivo. Dobbiamo investire nella formazione e nella nostra crescita personale e professionale ed imparare a usare le tecnologie ed i social a nostro vantaggio. Nel manifesto della Community Donne 4.0 che ho fondato due anni fa, abbiamo indicato chiaramente i 4 pilastri su cui intervenire, attraverso strumenti ed iniziative online e offline per far accrescere la consapevolezza e la rappresentanza delle donne:

  • formazione sin dalle elementari delle bambine sulle opportunità lavorative create grazie alle STEM in genere e alle ICT in modo particolare,
  • creazione di lavoro qualificato per le donne grazie al re-skilling e ups-killing con nuove competenze digitali,
  • presenza delle donne ai tavoli decisionali nel pubblico, nel privato e nella politica e
  • incentivi alle donne imprenditrici e manager executive nelle aziende e ruoli tech. Tante donne si stanno attivando.

Istituzioni come UN Women hanno iniziato a dare visibilità attraverso le piattaforme online a progetti impattanti nella vita di migliaia di donne con progetti di imprenditoria, empowerment e leadership femminile. Progetti quali One Bilion Rising e Women March, hanno iniziato a toccare le coscienze delle persone che hanno iniziato ad agire. Noi donne dobbiamo capire che insieme siamo una potenza, che non siamo né sole, né una minoranza. Siamo il 50% della popolazione mondiale. Le giovani donne sono più istruite dei loro compagni e dobbiamo solo avere piena consapevolezza che se vogliamo cambiare le regole scritte e non scritte dobbiamo impegnarci e opporci con forza, in modo unito e coeso.

Conclusioni

Uno scatto da parte delle donne è necessario, ma non sufficiente e se vogliamo vedere queste ingiustizie chiudersi più velocemente, è necessaria una nuova alleanza e complicità con gli uomini di buona volontà. Gli uomini devono impegnarsi per vedere il mondo con una nuova prospettiva, con gli occhiali viola, dal punto di vista delle donne, per combattere lo status quo. Esempi di movimenti quali il #metoo e #timesup ci hanno dimostrato quanto i social siano potenti nel dare voce alle donne e a far crollare i poteri ingiusti. Le donne apripista, le outsider devono con il proprio coraggio dare l’esempio, essere di ispirazione e motivazione per le altre e gli uomini possono e devono aiutarci. I movimenti #he4rshe, #notallmen e #allmencan hanno coinvolto molti uomini che finalmente, apertamente hanno iniziato a difendere le donne e a scendere in campo con loro. Ma ad oggi questi uomini sono ancora troppo pochi.

Il mio auspicio per il futuro? Che le previsioni del World Economic Forum siano drasticamente smentite dalle nuove generazioni più sensibili alla sostenibilità e all’equità mondiale.

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