Boicottati i domini .io, una brutta storia di colonialismo sulla rete | Agenda Digitale

la storia dei chagos

Boicottati i domini .io, una brutta storia di colonialismo sulla rete

La storia dei Chagos per anni è stata tenuta sotto lo stretto controllo della disinformazione dei “regimi imperialisti” di Gran Bretagna e Usa ma oggi, grazie al tam-tam dei programmatori, circola sempre più impetuosamente su Internet. Ecco di cosa si tratta e come si lega al boicottaggio dei domini .io

03 Mar 2021
Emmanuele Somma

Comitato dei Requisiti del Voto in Democrazia

Il Tribunale di diritto marittimo delle Nazioni Unite non ha ancora scritto la parola fine a una lunga e purtroppo poco conosciuta storia di abusi e deportazioni stabilendo, negli ultimi giorni di gennaio, che la Gran Bretagna non ha sovranità sulle isole Chagos. La decisione dei giudici conferma una sentenza della Corte internazionale di giustizia (CIG) e un voto dell’Assemblea generale dell’Onu.

Ma il governo inglese non sembra intenzionato a cedere per non ammettere il comportamento inqualificabile degli inglesi, e in particolar modo della Corona, in questa brutta storia di imperialismo colonialista.[1]

Il boicottaggio dei domini .io

La verità su tutta questa vicenda sta però venendo a galla grazie alla rete e si intreccia con lo «strano boicottaggio» dei domini che finiscono per .io, di cui il Partito Pirata si fa promotore anche in Italia. Il TLD (Top Level Domain) .io appartiene ad un paese il cui nome completo è: Territorio Britannico dell’Oceano Indiano (British Indian Ocean Territory BIOT). La sotto-nazione britannica che potrebbe avere le ore contate.[2]

Ad alcuni siti famosi, ad esempio il notissimo repository di codice sorgente Github, posseduto da Microsoft, che pubblica il suo servizio di hosting, Github Pages, sotto github.io viene richiesto di usare delle alternative etiche ai servizi forniti sui domini .io.

Sembra una vana rivendicazione anti-globalista, ma è molto difficile non condividere le ragioni di diritto che la animano.

La storia dei Chagos per anni è stata tenuta sotto lo stretto controllo della disinformazione dei «regimi imperialisti» di Gran Bretagna e Stati Uniti ma oggi, grazie al tam-tam dei programmatori, circola sempre più impetuosamente su Internet. [3]

Questa bizzarra nazione non indipendente (eppure destinataria di un TLD) è costituita da una cinquantina di piccole isole e atolli strette attorno alla più grande e centrale isola chiamata Diego Garcia, un atollo di soli 44km2 a 1.600 km a Sud dell’India.

Poco più di cinquant’anni fa su Diego Garcia è stata costruita una delle più grandi basi militari americane oltre-oceano. È la base da cui sono partiti nel ’91 gli attacchi americani durante la guerra del Golfo, e poi per gli interventi militari in Iraq e Afghanistan.

La storia ignota di abusi e deportazioni

Sull’arcipelago Chagos[4], già nel ‘700 sotto il dominio coloniale francese, viveva una piccola popolazione locale dedita alle piantagioni di cocco e copra. Nel 1814, con il trattato di Parigi, viene ceduta alla Gran Bretagna l’intera zona, che contiene anche i più grandi e noti arcipelaghi delle Mauritius e delle Seychelles. Nelle Chagos quindi per oltre 200 anni, fino al 1966, vi saranno insediamenti piccoli ma attivi nelle piantagioni e nel commercio.

Quando nel 1950 il viaggiatore Robert Scott visita l’arcipelago di Chagos scrive di un fiorente insediamento a East Point sull’isola di Diego Garcia. “East Point ha l’aspetto di un villaggio costiero francese miracolosamente trasferito intero su questa costa”, scrive. Dà “un’idea di ostentazione all’antica, nel castello e connesso alla chiesa… il modo accogliente in cui i negozi imbiancati a calce, le fabbriche e le officine, i cottage con tegole e paglia, si raggruppano intorno al verde. I lampioni lungo le strade e i camion parcheggiati”. Nota anche che gli isolani possedevano barche, pescavano, facevano giardinaggio e allevavano bestiame. “Ha piantato le radici qui una società particolarmente adatta alle isole e si è [sic] sviluppata”, osserva. Riferisce anche che ci sono altri tre o quattro villaggi sull’isola e numerose frazioni più piccole. [5]

Poco più di dieci anni più tardi gli Stati Uniti, preoccupati per le prospettive di espansione sovietica nell’Oceano Indiano, chiedono alla Gran Bretagna di mettere a disposizione un’isola disabitata dove costruire una base navale. All’inizio pensano ad Aldabra, a nord del Madagascar, ma le rare tartarughe giganti si riproducono nella zona e il governo USA vuole evitare la pubblicità delle proteste degli ecologisti.

Eliminare una comunità per ordine degli Usa

Viene scelta quindi l’isola di Diego Garcia. Gli americani però pretendono l’eliminazione della popolazione locale. Sir Bruce Greatbatch, al tempo governatore delle Seychelles, dice in un memorandum del Foreign Office che gli Stati Uniti pretendono lo spopolamento delle isole Chagos come “una condizione necessaria dell’accordo” poi descrive gli abitanti delle isole, come: “[…] gente [che] ha poca attitudine a fare altro che coltivare noci di cocco”. Sono “non sofisticati e non addestrabili”.

In cambio, gli Stati Uniti rinunciano a 14 milioni di dollari (circa 100 milioni di euro oggi) in tasse di ricerca e sviluppo relative al programma missilistico Polaris della Gran Bretagna. [6]

Va quindi eliminata la piccola comunità locale che per oltre 200 anni hanno abitato sulle isole, conosciuti con il nome di Chagossiani o Ilois. La maggior parte di loro discendenti di schiavi africani o lavoratori delle piantagioni indiane. In totale circa 2000 persone.

Chagos è una zona remota del mondo, gli autoctoni sono pochi, poveri e senza grossi appoggi. Senza rendersene conto qualcuno, sulla mappa degli equilibri geopolitici del mondo, ha posto un grande bersaglio rosso proprio sopra le loro case.

La disinformazione dei Chagossiani sulle questioni del mondo è equilibrata dalla disinformazione del mondo sulla questione dei Chagossiani.

Per affrontare questo piccolo “problema di popolazione”, i politici, i diplomatici e i funzionari britannici si impegnano in una sottile ma penetrante campagna propagandistica definita a tavolino per convincere tutti, ed in particolare le Nazioni Unite, che “non ci sono mai stati abitanti permanenti” sulle isole. I presenti sono, eventualmente, vagabondi, non residenti, “floating people”. Non vivono veramente lì.

C’è la paura (particolarmente fondata) che la comunità internazionale, venendo a sapere dell’esistenza di una popolazione indigena, chiederebbe piuttosto che ai Chagossiani siano riconosciuti e salvaguardati i diritti democratici.

Per evitare l’insorgere di problemi, il segretario coloniale britannico Anthony Greenwood chiarirà che l’unico modo per ottenerne il riconoscimento internazionale per il piano di Stati Uniti e Gran Bretagna di sfrattare gli abitanti di Diego Garcia e stabilire una base militare sull’isola è presentarlo “a fatti compiuti”, dopo cioè la completa deportazione, con la base già in costruzione.

Nel frattempo, le vicine Isole Mauritius ottengono l’indipendenza dalla Corona, ma la Gran Bretagna sottrae le Chagos al nuovo paese indipendente imponendo un contratto di vendita per una cifra non superiore ad una frazione di quanto gli inglesi hanno ottenuto per la cessione di Diego Garcia agli americani. Un bel business dopotutto.

Mentre negli atti pubblici il governo inglese asserisce l’assenza di abitanti locali, i funzionari britannici alle Nazioni Unite sono fin troppo ben consapevoli che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stiano cospirando per nascondere il fatto che il trasferimento dei residenti dall’isola di Diego Garcia includerà abitanti che hanno vissuto lì per generazioni, e che questo è fatto in spregio a tutte le possibili regole internazionali.

In un telegramma inviato alla missione britannica presso le Nazioni Unite i funzionari britannici ammettono “[…] che siamo in una posizione difficile per quanto riguarda i riferimenti alle persone attualmente sulle isole distaccate”, e che “Sappiamo che alcuni sono nati a Diego Garcia e forse in alcune delle altre isole, e così i loro genitori prima di loro. Non possiamo quindi affermare che non ci sono abitanti permanenti, per quanto questo sarebbe stato a nostro vantaggio”. Ma ciò nonostante pretendono che i funzionari presso le Nazioni Unite, mentano. “In queste circostanze, pensiamo che sarebbe meglio evitare ogni riferimento agli abitanti permanenti”.

Questo è l’atto di nascita dei Territori Britannici dell’Oceano Indiano, che includevano l’arcipelago Chagos, le isole di Aldabra, Farquhar e Desroches (queste ultime due sono successivamente tornate alle Seychelles quando divennero indipendenti nel 1976).

Le Nazioni Unite suggellano, come previsto, le decisioni e gli americani costruiscono la loro base.

La battaglia dei Chagossiani

Ma la brutta storia di imperialismo coloniale degli Stati Uniti e della Gran Bretagna non è terminata negli anni ’70.

Molto più recenti sono i tentativi inglesi di impedire che i Chagossiani ottengano giustizia. Le responsabilità della Corona britannica nella questione sono troppo forti per poterle semplicemente ammettere.

Infatti, la deportazione non è mai stata approvata dal Parlamento o da un tribunale britannico. Fu decisa attraverso l’uso della Prerogativa Reale. Nel 2000, l’Alta Corte inglese giudicò illegale lo sfratto dei Chagossiani ma nel 2004 il governo di Tony Blair ha usato ancora questo arcaico istituto della Prerogativa Reale per annullare la decisione della corte, aggirando di nuovo il Parlamento e il sistema legale. Per non allarmare media e popolazione, la promulgazione dell’atto avvenne il giorno delle elezioni, un momento in cui i media erano distratti da altro. [7]

I Chagossiani hanno però continuato a dare battaglia in tribunale e nel 2007 la Corte d’appello ha respinto l’ordine della Corona, e contrastato l’argomento sostenuto del governo che la Prerogativa Reale sarebbe immune da qualsiasi forma di controllo. Anche quest’ordine giuridico fu successivamente ribaltato di stretta misura nella Camera dei Lord nel 2008. Il Governo inglese ha poi tentato di zittire la questione proponendo degli indennizzi, che solo pochi Chagossiani hanno accettato. La Corte Suprema il 22 giugno 2015 che ha confermato la decisione. [8]

La battaglia dei Chagossiani per rientrare nella loro terra natia è però ancora aperta a livello internazionale, e passa anche da un aspetto apparentemente secondario, ma importante a rendere visibile questa ormai decennale battaglia contro la sopraffazione imperialista occidentale e i guasti della distorsione della conoscenza tramite la propaganda dei regimi che si vantano di essere democratici.

La Corte di Giustizia Internazionale ha giudicato illegale il contratto con cui il governo inglese si era affrettato a coprire con una parvenza legale il passaggio delle isole alla Corona. Il contratto, stretto prima dell’effettiva indipendenza delle isole Mauritius, è stato riconosciuto come frutto di minacce segrete e coercizione sulla base anche delle dichiarazioni, nel 2018, de segretario alla difesa mauriziano, Sir Anerood Jugnauth, che chiarì che l’acquisizione delle isole Chagos da parte della Gran Bretagna fu un “distacco illegale di una parte integrante del […] territorio alla vigilia della nostra indipendenza”. Le azioni della Gran Bretagna hanno violato la risoluzione 1514 delle Nazioni Unite, che “ha specificamente vietato la divisione dei terreni coloniali prima dell’indipendenza”. [9]

La verità e la conoscenza sulla sorte dei chagossiani stanno inesorabilmente venendo a galla. Solo con il riconoscimento della completa responsabilità del governo britannico, con il rientro dei Chagossiani nelle loro isole e il riconoscimento di indennizzi adeguati a quanto hanno dovuto sopportare, si può onorevolmente chiudere questa storia.

Sarebbe un primo, timido segno, che il mondo potrebbe essersi incamminato su una strada di civiltà, in cui la Storia non viene scritta della propaganda dei vincitori ma dal diritto e dalla conoscenza.

Molti «cittadini di Internet», tra quelli che hanno più sensibilità su questi temi, si sentono chiamati ad agire di persona. Quindi evitare l’acquisto dei domini .io, concessi dai Territori Britannici dell’Oceano Indiano, e fare pressione su quei siti, come Github o gli altri perché adottino alternative «più etiche» a questi domini può essere un modo per far crescere la pressione internazionale verso la positiva soluzione di questo problema.

Che mezzo miliardo di Indiani, seguendo un capo carismatico come Gandhi, siano riusciti ad avere ragione di un governo imperialista come quello britannico seguendo la via della nonviolenza è senza dubbio una cosa da ricordare e celebrare. Ma che poche centinaia di Chagossiani riescano a mettere in ginocchio due potenze imperialiste come Stati Uniti e Gran Bretagna solo grazie alla forza della conoscenza e alla capacità di Internet di diffonderla sarebbe quasi sublime: il miglior segnale che il mondo contemporaneo può dare al nostro futuro.

Per informarsi sulla lotta dei Chogossiani:

  1. Andrew Harding “UN court rules UK has no sovereignty over Chagos islands” BBC 28 Gennaio 2021 https://www.bbc.com/news/world-africa-55848126
  2. Kirsty Holmes “Are .IO Domains at risk?” CpmLaude https://www.comlaude.com/are-io-domains-at-risk/
  3. Veverak “Provide an ethical alternative to the .io TLD” https://gitlab.com/gitlab-org/gitlab/-/issues/297229
  4. Le informazioni sulla storia dei Chagos e sull’insediamento della base di Diego Garcia sono tratte principalmente dal volume di Peter H. Sand United States and Britain in Diego Garcia The Future of a Controversial Base, Palgrave Macmillan 2009 e dal servizio della BBC “The Chagos Islands: A Sordid Tale,” 3 November 2000. http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/politics/1005064.stm. Altri riferimenti che si possono considerare sono Marjorie Miller, “Britain Illegally Expelled Chagos Islanders for US Base, Court Rules,” Los Angeles Times 4 November 2000; ; CBS News, “Diego Garcia: Exiles Still Barred,” 13 June 2003. https://web.archive.org/web/20030614090127/http://www.cbsnews.com/stories/2003/06/12/60minutes/main558378.shtml; John Pilger “The Secret Files That Reveal How A Nation Was Deported” October 22, 2004 ZNet http://johnpilger.com/articles/the-secret-files-that-reveal-how-a-nation-was-deported. In Italiano: Anna di Lieto “La Questione Dell’Arcipelago Chagos All’Esame Della Corte Internazionale Di Giustizia” SidiBlog http://www.sidiblog.org/2017/08/07/la-questione-dellarcipelago-chagos-allesame-della-corte-internazionale-di-giustizia/. Una linea temporale completa delle informazioni riportate si può consultare su History Commond relativamente a Diego Garcia http://www.historycommons.org/timeline.jsp?timeline=diego_garcia.
  5. Robert Scott “Diego Garcia, the islanders Britain sold,” Sunday Times (London), 9/21/1975 citato in
  6. US Congress, House, “The debate over the base and the island’s former inhabitants”, 94th Cong., 1st sess. 11/4/1975 https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=pur1.32754074689690&view=1up&seq=1
  7. Ewen MacAskill “Evicted islanders to go home” The Guardian 4 Nov 2000 https://www.theguardian.com/world/2000/nov/04/ewenmacaskill
  8. Fred Attewill “Chagos islanders win right to return” The Guardian 23 Maggio 2007 https://www.theguardian.com/world/2007/may/23/politics.foreignpolicy; John Pilger “Paradise cleansed” The Guardian 2 Ottobre 2004 https://web.archive.org/web/20101205002010/http://www.guardian.co.uk/politics/2004/oct/02/foreignpolicy.comment
  9. John McEvoy “The UK government is being shamed in the Hague over its colonial record (again)” 6 Settembre 2018 https://www.thecanary.co/uk/2018/09/06/the-uk-government-is-being-shamed-in-the-hague-over-its-colonial-record-again-2/
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 2