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psicologia

Figli e smartphone, ridurre lo “screen time” è una falsa soluzione: ecco perché

I ragazzi passano tantissimo tempo al cellulare e i rischi per la salute ci sono (miopia, obesità, riduzione delle ore di sonno) ma le ricerche, pur evidenziando correlazioni tra screen time e varie problematiche, non hanno dimostrato il rapporto causa-effetto. Per questo è sbagliato bandirlo, basta usarlo con criterio

15 Gen 2019

Ivan Ferrero

Psicologo delle nuove tecnologie


L’utilizzo sempre più massiccio di smartphone, tablet, console e computer da parte dei ragazzi porta a chiedersi se e quanto lo screen time, ossia il tempo che i nostri figli trascorrono davanti allo schermo, influisca sulle loro vite. 

Sebbene sia possibile associare lo screen time ad alcuni alterati comportamenti da parte dei ragazzi, non siamo ancora in grado di avere risposte nette e precise. E, soprattutto, è sbagliato demonizzare la tecnologia: molto più saggio è imparare a usarlo in modo sicuro e consapevole, e nel frattempo lavorare per migliorarlo.

Lo screen time “giusto” per i nostri ragazzi

Ma in che modo allora lo screen time influisce sulle abitudini di vita dei nostri figli, e fino a che punto queste alterazioni comportano un reale pericolo? Per chi ha dei figli preadolescenti o adolescenti lo screen time è diventato un vero e proprio tormento.

Li vediamo costantemente chini sullo schermo dei loro smartphone, non alzano mai lo sguardo neanche per risponderci quando gli facciamo delle domande, talvolta assumendo anche comportamenti molto rischiosi, come ad esempio attraversare una strada senza verificare se ci sono automobili in arrivo.

La sera a casa è ancora peggio, soprattutto quando arriva il momento di andare a dormire, ma i nostri ragazzi sembra non ne vogliano sapere, e rimangono ad interagire con i loro dispositivi sotto le coperte spesso fino a notte fonda.

Nonostante i nostri ripetuti richiami, sembra non ci siano soluzioni, e che la nostra sia una guerra persa in partenza.

A questo aggiungiamo la preoccupazione per le strane e spesso dannose abitudini di vita che vanno di moda tra i nostri figli, prima tra tutte la tendenza alla sempre maggiore riduzione delle ore di sonno.

La riduzione delle ore di sonno: una vecchia storia

La riduzione delle ore di sonno ci appare essere una novità dei nostri tempi moderni.

Tuttavia, se osserviamo le statistiche, la riduzione delle ore di sonno è una storia molto più vecchia, potremmo quasi definirlo un trend del genere umano.

Una ricerca apparsa su Sleep Medicine Reviews nel giugno 2010 ha analizzato la letteratura del settore per un range di anni che va dal 1905 al 2008, comprendendo di conseguenza un campione di 690.747 bambini di 20 Paesi differenti con un’età compresa tra i 5 e i 18 anni.

I risultati indicano un rapido declino delle ore di sonno dei ragazzi che ha inizio sin dal 1905, quindi in tempi non sospetti.

I motivi per cui si è verificata questa impennata possono essere riassunti in due parole: elettricità e lampadina.

Queste due tecnologie hanno comportato un radicale mutamento nello stile di vita del genere umano, primo tra tutti la possibilità di vivere anche nei periodi della giornata che sono privi di luce, di conseguenza andando ad invadere quella parte della giornata che fino ad allora era rigorosamente dedicata al sonno.

Le nuovissime tecnologie stanno dando un’ulteriore spinta a questo trend: il digitale infatti ci spinge ad estendere ulteriormente la nostra veglia per via delle sue costanti e irresistibili tentazioni, e al suo potere di modificare entro un ceto limite di alterare la regolazione del nostro ciclo sonno-veglia.

Miopia e obesità tra i rischi dell’abuso di smartphone

L’aumento dello screen time induce chiare e inconfutabili conseguenze nella salute fisica dei ragazzi, tra i quali un aumento del rischio di sviluppare la miopia, per via della luce emanata dagli schermi, e un aumento del rischio di obesità, per la tendenza a fare meno movimento fisico rispetto alle generazioni precedenti, dal momento che una grossa parte del loro intrattenimento proviene oramai dagli schermi dei loro dispositivi.

Ciò che invece genera maggiore difficoltà di analisi sono proprio gli effetti dello screen time sul sonno, in particolare sulla qualità di questo, e di conseguenza sull’umore, il comportamento e lo sviluppo cerebrale dei nostri figli.

A tal proposito una ricerca apparsa su Sleep Medicine Reviews del giugno 2015 ha analizzato 67 ricerche precedenti pubblicate tra il 1999 e il 2014, ed ha trovato che nel 90% di questi studi lo screen time presenta una correlazione inversa con la qualità del sonno, in particolare la sua durata e l’addormentarsi ad orari sempre più tardi.

Tuttavia, gli stessi ricercatori dichiarano i limiti riscontrati nelle ricerche da loro analizzate, tra cui:

  • Da queste ricerche non è possibile individuare una effettiva correlazione tra screen time e i problemi trattati
  • Molte delle ricerche presentavano errori di misurazione della durata e della qualità del sonno
  • Presenza di dati non completi, e che quindi non sono in grado di spiegare con correttezza e precisione il fenomeno

Anche i problemi comportamentali sono innegabili, ma non come possiamo immaginare.

Una ricerca di Justin Parent, BA, Wesley Sanders, MA, e Rex Forehand, PhD, della University of Vermont, Burlington, VT (2016), ha analizzato 621 ragazzi tra i 3 e i 17 anni suddivisi in tre fasce di età, ed ha riscontrato una correlazione tra lo screen time e disturbi del sonno, con conseguente incidenza sul comportamento dei ragazzi.

Se a questa ricerca associamo un’indagine apparsa sulla Sleep Research Society 2018 in cui è stata trovata una correlazione tra il dormire meno di 7 ore al giorno e la riduzione nella performance di natura cognitiva in alcune aree quali quelle del ragionamento e del problem solving, e quelle verbali, allora la preoccupazione nasce spontanea.

Tuttavia, anche per la ricerca di Parent, Sanders e Forehand, è da notare che non è tanto lo screen time a generare i disturbi nel comportamento, ma la ridotta durata del sonno.

Allo stesso modo la compromissione di alcune capacità cognitive è dovuta alle ridotte ore di sonno, indipendentemente dal fatto che questo avvenga per via dell’utilizzo di un dispositivo elettronico fino a tarda notte, oppure per via di altri motivi che non hanno nulla a che vedere con il digitale e l’elettronica in generale.

Questo ci porta a chiederci se il vero problema non sia la durata dello screen time, quanto il periodo della giornata, ossia quando lo screen time va ad invadere lo spazio che dovrebbe essere fisiologicamente dedicato al riposo.

Ci arriveremo tra poco.

Screen time: è questo il vero problema?

Come abbiamo visto, le ricerche sugli effetti dello screen time sui ragazzi sono ormai numerose, tuttavia molte di queste presentano forti lacune che rimettono in discussione quanto il tempo trascorso davanti ad uno schermo incida così negativamente.

In particolare, la maggior parte delle ricerche si focalizza su:

  • effetti della privazione del sonno
  • effetti della riduzione dell’attività fisica
  • effetti della riduzione dei momenti sociali

Tuttavia, molte di queste ricerche si concentrano sullo screen time, non considerando la complessità di fenomeni quali la riduzione del sonno il peggioramento della qualità dello stesso, che di sicuro non possiamo esaurire studiando esclusivamente quanto tempo i nostri ragazzi trascorrono davanti ad uno schermo.

Inoltre, la maggior parte di queste ricerche si basa sulle autovalutazioni da parte dei soggetti presi in esame, il che comporta un enorme rischio di bias nella raccolta dei dati, con conseguente distorsione nell’analisi e nella valutazione di quanto emerge dagli stessi.

Possiamo quindi affermare che queste ricerche non ci mostrino la verità?

Sicuramente no.

Al di là di eventuali bias nella raccolta dei dati, tutte queste ricerche ci mostrano che esistono delle correlazioni tra screen time e le varie problematiche indagate.

Ciò che però non sono ancora in grado di mostrarci è il rapporto di causa-effetto tra screen time e le criticità di volta in volta emerse, soprattutto per ciò che riguarda l’aspetto psicologico, come emerso da una ricerca condotta da Kayt Sukel per la Dana Foundation e pubblicata sul loro sito nel novembre 2017.

Ad esempio:

  • È lo screen time che riduce i momenti sociali di nostro figlio, oppure è nostro figlio che, non essendo in grado di gestire i suoi rapporti sociali, trova nel digitale un proprio rifugio?
  • È il massiccio ricorso ai videogiochi violenti ad innescare nei ragazzi forti sentimenti di aggressività, oppure più semplicemente questi ragazzi trovano nei loro videogiochi l’opportunità di esprimere un sentimento di rabbia che stanno già provando dentro di loro?
  • È il ricorso al consumo dei video che riduce alcune capacità cognitive di nostro figlio, oppure è nostro figlio che, sentendo di avere difficoltà nel leggere ed elaborare un libro, si trova naturalmente e istintivamente più a suo agio nel preferire un video al testo?
  • È il tempo trascorso davanti allo schermo che incide sulla qualità e durata del sonno, oppure è il periodo della giornata in cui questo avviene?
  • E così via, ma soprattutto: è lo screen time l’unico fattore da considerare?

A tal proposito una ricerca condotta da Andrew K. Przybylski della Università di Oxford, e pubblicata sul The Journal of Pediatrics il 30 ottobre 2018, ci mostra come in realtà tra il gruppo di controllo e il gruppo esaminato lo screen time occorso durante la giornata incideva sulla durata del sonno di 3-8 minuti per ogni ora di differenza, attestando quindi che sì, lo screen time riduce il sonno dei nostri ragazzi, ma con un’incidenza così bassa da poterla ritenere praticamente inesistente.

La stessa ricerca indica altri fattori probabilmente più degni di studio, quali l’orario di inizio delle lezioni a scuola.

I benefici dell’utilizzo dei dispositivi

Uno smartphone è uno strumento e, sebbene abbia la potenzialità di produrre innegabili effetti sulla salute di chi lo utilizza, valutarne la sua bontà indagando esclusivamente i rischi significa comprendere questa tecnologia solamente per metà.

Del resto, l’automobile ogni giorno semina morte e scarichi inquinanti così importanti da comportare una seria minaccia per la salute dell’uomo e del nostro pianeta stesso, eppure tutti noi ne riconosciamo l’utilità per la vita moderna, tanto che nessuno si sognerebbe mai di bandire questo mezzo, ma piuttosto di migliorarlo in modo da ridurne progressivamente la pericolosità.

Di recente l’American Academy of Pediatrics ha pubblicato un articolo indicando alcuni punti per cui il digitale, e gli strumenti utilizzati per accedervi, offre in realtà nuove opportunità per i ragazzi e gli adulti coinvolti nel processo educativo, tra cui:

  • Alcuni strumenti digitali possono aiutare i membri della famiglia a comunicare meglio tra loro e stare insieme.
  • La natura multimediale e fortemente esperienziale delle nuove tecnologie può favorire un migliore apprendimento.

Noi possiamo aggiungere un altro importante elemento: Internet è un ottimo strumento per entrare in contatto con la diversità del mondo, con nuove idee, e quindi stimolare la curiosità dei ragazzi, oltre che al pensiero critico.

Tutto questo ragionamento ci conduce ad una conclusione: lo smartphone è solamente uno strumento con il quale al giorno d’oggi possiamo accedere al digitale, altro elemento quest’ultimo che è così permeato nelle nostre vite da diventare inscindibile dalla nostra quotidianità.

In quanto strumento non è perfetto, esattamente come il fuoco ci ha permesso di compiere enormi salti evolutivi, ma il cui utilizzo non è affatto esente da rischi.

Quindi ragionare su come bandirlo dalle nostre vite non ha senso.

Ciò che invece ha molto più senso è imparare ad utilizzarlo in modo da non danneggiarci, e nel frattempo lavorare per migliorarlo, limarne gli elementi di pericolosità, ed eventualmente trovare strumenti alternativi per accedere alla nostra vita digitale.

Del resto, il cellulare come lo conosciamo oggi sta già mutando forma, spostandosi verso apparecchi quali smartwatch con Sim integrata, e presto sarà destinato ad essere rimpiazzato da strumenti quali visori di realtà aumentata e altri wearable device.

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Bibliografia e siti di riferimento

Conor J Wild, Emily S Nichols, Michael E Battista, Bobby Stojanoski, Adrian M Owen; Dissociable effects of self-reported daily sleep duration on high-level cognitive abilities, Sleep, , zsy182, https://doi.org/10.1093/sleep/zsy182

Courtney Nugent, Lauren Supplee, 5 ways screen time can benefit children and families, marzo 2018, https://www.childtrends.org/child-trends-5/5-ways-screen-time-can-benefit-children-and-families

Kayt Sukel, The Truth About Research on Screen Time, November 06, 2017, http://www.dana.org/Briefing_Papers/The_Truth_About_Research_on_Screen_Time/

Lauren Hale, Stanford Guan, Screen time and sleep among school-aged children and adolescents: A systematic literature review, Sleep Medicine Reviews, Volume 21, 2015, Pages 50-58, ISSN 1087-0792, https://doi.org/10.1016/j.smrv.2014.07.007.

Lisa Matricciani, Timothy Olds, John Petkov, In search of lost sleep: Secular trends in the sleep time of school-aged children and adolescents, Sleep Medicine Reviews, Volume 16, Issue 3, 2012, Pages 203-211, ISSN 1087-0792, https://doi.org/10.1016/j.smrv.2011.03.005.

Przybylski, Andrew K., Digital Screen Time and Pediatric Sleep: Evidence from a Preregistered Cohort Study, The Journal of Pediatrics, Volume 0, Issue 0, https://doi.org10.1016/j.jpeds.2018.09.054

Tzipi Horowitz‐Kraus, John S. Hutton, Brain connectivity in children is increased by the time they spend reading books and decreased by the length of exposure to screen‐based media, Acta Paediatrica,
Volume107, Issue4, 2018, Pages 685-693, https://doi.org/10.1111/apa.14176.

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