studio dell'Economist

Democrazia in declino nel mondo e la pandemia peggiora le cose

Proteggere la democrazia, uscita fortemente indebolita dall’emergenza sanitaria generata dal covid, è essenziale per imparare, migliorare e prevenire le prossime crisi globali. Ma da dove partire? I dati degli ultimi report sullo stato delle democrazie e le sfide da affrontare

19 Feb 2021
Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant

Photo by Markus Spiske on Unsplash

La pandemia da nuovo coronavirus SARS-CoV-2, oltre a colpire i singoli individui, ha avuto un impatto negativo sulla democrazia e sulla libertà di informazione in ogni Paese. Secondo il “Democracy Index 2020” dell’Economist Intelligence Unitpubblicato a inizio febbraio di quest’anno – quasi il 70% dei paesi analizzati ha registrato, in materia, un calo del punteggio complessivo.

Mentre i governi democratici sono costretti a adottare divieti e restrizioni per contrastare il virus, le democrazie illiberali e i regimi autoritari usano la pandemia per silenziare gli oppositori, rafforzare ulteriormente le misure repressive e superare di gran lunga i limiti previsti dalle leggi internazionali sui diritti umani. Una maggiore sorveglianza sui singoli, sempre più numerose restrizioni alla libertà di espressione e informazione, unitamente ai limiti alla partecipazione pubblica, stanno diventando sempre più comuni, mettendo a rischio la garanzia di una democrazia sana e sostenibile a livello globale.

Come ha affermato Kevin Casas-Zamora – segretario generale dell’International Institute for Democracy and Electoral Assistance (IDEA), durante la “Giornata della Democrazia delle Nazioni Unite” tenutasi lo scorso settembre 2020, il Covid-19 minaccia il futuro della democrazia…ora è il momento di proteggere la democrazia a livello globale…”

“Democracy Index 2020”: il crollo della democrazia

Il report dell’Economist Intelligence Unit fornisce un’istantanea dello stato della democrazia in circa 167 Paesi ed evidenzia come questa nuova emergenza ha fatto scendere – secondo i dati raccolti dall’edizione 2020 – il punteggio globale medio delle libertà civili da 5,44 (su una scala da 0-10) a 5,37, toccando il livello peggiore da quando l’indice è stato prodotto per la prima volta nel 2006.

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La grande maggioranza dei Paesi – 116 su un totale di 167 (quasi il 70%) – ha registrato un calo del punteggio totale rispetto al 2019 (a livello drammatico, per esempio, in Mali). Solo 38 Paesi (22,6%) hanno registrato un miglioramento (come Taiwan, ovviamente come conseguenza di un percorso di crescita già in moto). Altri 13 Paesi risultano invariati nella classifica.

Nel complesso, risulta che solo la metà circa della popolazione mondiale (i.e. 49,4%) vive in paesi più o meno democratici; mentre solo l’8,4% risiede in una “democrazia a pieno titolo”. Più di un terzo della popolazione mondiale (gran parte della quale localizzata in Cina) vive sotto un regime autoritario.

I dati indicativi del report

Secondo il report risulta ancora che:

  • su 167 Paesi, 75 sono considerati democrazie;
  • il numero di “democrazie a pieno titolo” è aumentato a quota 23 nel 2020 contro le 22 nel 2019;
  • il numero di “democrazie imperfette” è sceso a quota 50 da 52 nel 2020;
  • per i restanti 92 Paesi, 57 sono risultati essere “regimi autoritari” (in aumento dai 54 nel 2019) e 35 sono classificati come “regimi ibridi”(in calo rispetto ai 37 nel 2019)

Inoltre, undici Paesi hanno cambiato “categoria” di regime, sette in peggio e quattro in meglio e, precisamente:

  • Giappone, Corea del Sud e Taiwan sono passati dalla categoria “democrazia imperfetta” a quella di “democrazie a pieno titolo”;
  • Albania, è passata da “regime ibrido” a “democrazia imperfetta”;
  • Francia e Portogallo hanno subito un arretramento, perdendo lo status di “democrazia a pieno titolo” – che avevano riconquistato nel 2019 – e sono passati a quello di “democrazie imperfette”.
  • El Salvador e Hong Kong sono passati da “democrazie imperfette” alla classificazione di “regime ibrido”.
  • Algeria, Burkina Faso e Mali hanno perso il loro status di “regimi ibridi” e sono ora designati come “regimi autoritari”.

Covid, diritti e democrazia

È doveroso sottolineare come il deterioramento del punteggio globale nel 2020 è stato determinato da un peggioramento dell’indice medio in ogni area a livello globale. In particolare, si sono registrati forti peggioramenti nelle regioni dell’Africa Sub-sahariana, Medio Oriente e del Nord Africa – tutte dominate da “regimi autoritari” – che hanno registrato una diminuzione dell’indice, rispettivamente, di 0,10 e 0,09 tra il 2019 e il 2020.

Sia l’Europa occidentale sia l’Europa orientale hanno subito un calo di 0,06 dei punteggi regionali medi.

Il punteggio medio dell’America Latina è diminuito di 0,04 nel 2020, segnando il quinto anno consecutivo di regressione per la regione.

Il Nord America ha registrato una diminuzione del punteggio medio pari allo 0,01; anche se gli Stati Uniti hanno subito un calo maggiore di 0,04 alterato da un miglioramento del punteggio del Canada.

Il giornalista Ezio Mauro, nel suo libro dal titolo “Liberi dal male. Il virus e l’infezione della democrazia”, ha scritto: “…. Questa epidemia sta cambiando le nostre libertà, i nostri diritti, la nostra democrazia”. Ed ancora: “Mentre il potere attacca il virus, il virus ha già intaccato il potere. Non è lui che muta, come temevamo nei peggiori incubi: si sta accontentando di modificare noi, cioè il rapporto tra i cittadini e lo Stato…

Le sfide per i governi democratici

Secondo The Brooking Insitution (un’organizzazione di politica pubblica senza scopo di lucro con sede a Washington, DC) sono cinque le sfide principali che le democrazie dovranno affrontare nella fase post-Covid19. Vediamo in dettaglio quali sono e quali azioni politiche sono necessarie per garantire la resilienza democratiche negli anni a venire:

Proteggere la sicurezza e l’integrità delle elezioni

Molti governi, nel momento di maggiore diffusione della pandemia, hanno modificato, posticipato o cancellato le elezioni nell’”interesse” della sicurezza pubblica. In Francia, ad esempio, è stata molto criticata la scelta di tenere le elezioni a metà marzo 2020 quando l’epidemia cominciava a diffondersi più rapidamente. Inoltre, il voto per “corrispondenza”, è diventato un metodo controverso soprattutto negli Stati Uniti, dove è stato ripetutamente screditato. In futuro si auspica che le democrazie investano maggiormente in nuove e più sicure modalità di voto per incoraggiare la partecipazione politica e l’affluenza alle urne.

Trovare il posto giusto per le competenze

Gli scienziati e gli esperti di salute pubblica sono stati i protagonisti della risposta al Covid19 – anche nei Paesi dove movimenti populisti ne avevano fortemente criticato l’ingerenza nel campo politico – e hanno fornito il loro supporto sulla necessità o meno di applicare misure restrittive, muovendosi spesso nel buio data la mancanza di dati certi. Talvolta, certe scelte politiche – quali ad esempio la riapertura delle scuole o delle attività economiche – sono avvenute in contraddizione con le misure più rigorose di precauzione sanitaria; pertanto, in futuro, le democrazie dovranno fare in modo di integrare i consigli degli esperti, ma rimettendo alla politica le responsabilità delle decisioni.

Affrontare una probabile ripresa di “ondate” populiste e nazionaliste”

Se da un lato i partiti populisti più moderati hanno mitigato la propria posizione anti-establishment, dall’altro lato quelli ultranazionalisti hanno intensificato sia la loro propaganda xenofoba e razzista sia i messaggi veementi contro le organizzazioni internazionali. Purtroppo, non molto è cambiato dal 2008, da quando questi partiti hanno iniziato a fare “capolino”, sollevando, con il pretesto di voler contrastare le diseguaglianze sociali, azzardati dubbi sulla solidarietà internazionale e dissensi estremisti circa le questioni migratorie. Pertanto, se questi temi non saranno gestiti e risolti prontamente e, soprattutto, se non si riuscirà a coinvolgere tutti i cittadini nella vita democratica, queste istanze potrebbero assumere ben presto posizioni ancor più radicali.

Rispondere alla disinformazione a livello Paese e a livello Internazionale

L’eccessiva circolazione di informazioni sul Covid19 ha contribuito alla cosiddetta “infodemia” che ha portato al proliferare di teorie di complotti, notizie false, e disinformazione – sia a livello Paese sia a livello internazionale (soprattutto da parte di Russia e Cina), generando sfiducia nelle istituzioni. Ne consegue che, per gestire al meglio questo tipo di minacce a livello internazionale, le democrazie dovranno necessariamente coordinarsi tra loro e coinvolgere maggiormente i vari partner/stakeholder pubblici, privati e la società civile.

Difendere il sistema di governo democratico

In questi mesi la Cina e i regimi autoritari hanno ripetutamente “pubblicizzato” le risposte più tempestive attuate per il contenimento del contagio rispetto alle democrazie che si trovavano alle prese con delicati equilibri politici. È doveroso notare che la forma di governo non è di per sé un indicatore per l’efficacia o meno della gestione della pandemia. In alcuni casi, il virus è stato – come evidenziato anche dal Democracy Index 2020 – il pretesto per estendere il potere dell’esecutivo e istituire misure di sorveglianza senza garanzie attendibili. Nel futuro sarebbe auspicabile che le democrazie tutelassero maggiormente il ruolo delle istituzioni – anche nelle situazioni di crisi – oltre a promuovere la conoscenza sia del funzionamento e della consapevolezza delle libertà democratiche sia delle responsabilità che ne derivano.

Come i Governi possono sostenere la democrazia

Nel 2020 le misure prese dai governi, per far fronte all’emergenza sanitaria pubblica causata dalla pandemia di coronavirus, hanno comportato la restrizione – quanto addirittura la sospensione – delle libertà civili di intere popolazioni per periodi prolungati. Si è assistito alla resa volontaria delle libertà fondamentali da parte di milioni di persone che hanno accettato le decisioni dei propri governi nella speranza che fossero utili per contrastare una nuova malattia mortale – verso la quale gli esseri umani non avevano un’immunità naturale – e prevenire una perdita catastrofica di vite. La pandemia ha acceso, di fatto, i riflettori sulla natura della governance nelle democrazie del XXI secolo e, in particolare, sul rapporto tra i governi e le persone, evidenziando i “deficit democratici” che esistono da molto tempo

Jean Beagle – Direttore generale dell’Organizzazione internazionale del diritto dello sviluppo (International Development Law Organization – IDLO), in occasione di una delle ultime riunioni ONU ha chiesto alla platea “Come possiamo trasformare le sfide in opportunità? …e come possiamo costruire una società più resiliente oggi, in modo da poter recuperare e proteggere la democrazia e lo Stato di diritto in futuro?”

La risposta non è facile da attuare, ma è chiara: è giunto il momento per i governi di: ridurre le disuguaglianze che alimentano la vulnerabilità e che con le pandemie si accrescono; proteggere le minoranze vulnerabili che sono state lasciate indietro. Non c’è modo migliore che cominciare da qui per sostenere la democrazia. Inoltre, sarà sempre più necessario che i governi dei vari Paesi attuino cambi di paradigma e siano disposti a condividere la lesson learned, attraverso un approccio multilaterale e integrato, in cui la società civile gioca un ruolo centrale. Proteggere la democrazia è essenziale per imparare, migliorare e prevenire le prossime crisi globali.

Conclusioni

Concludo ricordando altre parole di Ezio Mauro, già sopra citato: “Dobbiamo vincere il maleficio per proteggere i nostri corpi insidiati, ma anche per salvarci l’anima… perché la rinascita non è soltanto un problema di risorse economiche, ma di autonomia intellettuale, di indipendenza culturale: da parte i cittadini liberi davvero, perché liberi dal male”.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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