CULTURA DIGITALE

I racconti dell’algoritmo: vantaggi e limiti del creative computing

I sistemi di Intelligenza artificiale si fanno largo anche in settori ad alto tasso di creatività come la scrittura. Fornendo all’autore umano suggerimenti e suggestioni che vanno oltre il problem solving. Analizziamo i primi test effettuati e i risultati ottenuti

08 Ott 2020
Catia Maietta

avvocato

Photo by Markus Winkler on Unsplash

Il mondo che ruota intorno all’intelligenza artificiale sta sempre più dilatando i propri spazi, confrontandosi con nuove realtà e mettendosi continuamente in discussione al fine di testare le proprie capacità intrinseche e le possibili compatibilità anche con realtà da sempre legate a visioni tradizionaliste. Il consueto scontro tra ciò che può essere digitalmente realizzato e/o manipolato e ciò che invece è appannaggio della creatività umana o dell’indole del singolo si sta gradualmente smussando a vantaggio di una visione dinamica dell’intelligenza artificiale.

Se in un primo momento ognuna delle due posizioni (la creatività narrativa e l’algoritmo matematico) sono state esaminate nella loro individualità, ossia nel loro essere complete in se stesse secondo la dinamica di un confronto parallelo, adesso le potenzialità scaturenti dalle opposte matrici vengono messe l’una accanto all’altra, non per sfidarsi, bensì cercando di creare incroci e spiragli, sovrapposizioni ed incastri capaci di generare un dialogo costruttivo. Ed è così che l’intelligenza artificiale sta trovando spazio anche nel campo della narrativa.

Progetti e potenziali usi dell’AI

Molti sono gli “esperimenti” fatti. L’ultimo, noto, è l’articolo ottenuto con il nuovo modello GPT-3. 

Si dovrebbe opportunamente parlare di “esercizi di scrittura” portati avanti mettendo sul tavolo ciò che appartiene al mondo della scrittura e ciò che appartiene al mondo delle nuove tecnologie, in particolare attraverso lo sviluppo di algoritmi sempre più complessi ma, soprattutto, sempre più dinamici e liberi, quanto all’elaborazione di eventuali risultati rispetto ai dati incorporati, immessi nell’algoritmo, per fornire la potenziale traccia narrativa da sviluppare.

Delle varie strade che si stanno perseguendo si è già parlato su AI4business.it in un articolo che mette in rilievo i possibili programmi e il loro sviluppo, gli algoritmi adoperati e le modalità di alimentazione, la casistica dei risultati e le fasi di sperimentazione. Interessante è la differenza che emerge raffrontando i risultati conseguiti dall’uso dell’algoritmo per la stesura di un articolo lineare, ad esempio nel caso di elaborazione di articoli tratti dalla sintesi di dati tecnici, con quelli raggiungibili nella sperimentazione dell’uso dell’algoritmo nella narrazione legata ai temi del fantasy.

Incontro fra narratore e algoritmo

L’esame che qui rileva, invece, è ben diverso e si basa sulla vera sperimentazione, ossia seguire, da vicino, le modalità con cui approcciare ad un possibile uso degli algoritmi da parte dello scrittore. Non si fa casistica, non si racconta l’elaborazione di programmi: ci si cala semplicemente nelle dinamiche della creazione di un racconto, al fine di seguire la logica del creativo ed il tipo di spazio che può trovare, al suo fianco, l’algoritmo.

Lo spunto per questo percorso trova la sua matrice in un articolo pubblicato su Technology Review dal titolo “I used an algorithm to help me write a story. Here’s what I learned”. Qui l’autore ricostruisce il suo approccio con l’algoritmo e apre ad un confronto su benefici e difficoltà riscontrate. Sul piatto, dunque, la possibilità di affiancare l’algoritmo al narratore, sfruttando le potenzialità dell’A.I. nella fase creativa, ossia di elaborazione dell’idea e di scrittura della storia.

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È come se si posizionasse l’algoritmo sulla stessa scrivania dello scrittore per un lavoro da portare avanti gomito a gomito.

Come scrivere insieme all’algoritmo

Ovviamente si tratta, prima di tutto, di modificare il proprio modo di impostare il lavoro accettando l’idea di un ipotetico compagno di scrittura, pronto a suggerirci nuove soluzioni o a fornirci differenti percorsi. Ciò che viene fuori è un confronto articolato. Il narratore resta la figura centrale, con il compito di filtrare e adoperare gli imput che provengono dal nuovo compagno di scrittura.

E’ questo un uso ben diverso dai precedenti, perché, riconoscendo, comunque, allo scrittore il compito principale di “narrare” la storia, consente a quest’ultimo di assorbire tutto ciò che ritiene di interesse e che proviene dall’algoritmo.

In sintesi. L’algoritmo non è deputato a scrivere per il narratore, siede accanto a lui, può suggerirgli qualcosa. L’algoritmo non inventa la storia, fornisce spunti. L’algoritmo non copia, elabora alternative. L’algoritmo non impone la sua scelta, propone ed insinua, lasciando l’autore libero di allontanarsi o di seguire la traccia. L’algoritmo non congiunge i pezzi, rilascia imput, flash che sta all’autore interpretare o trovare il modo di collegare intrecciando una storia.

Tutto questo è ben diverso dall’idea, seguita da altri esperti, di spingere l’intelligenza artificiale a sostituirsi all’uomo anche nella pratica della scrittura creativa. Idea comunque valida e che ha dato interessanti risultati.

Potenzialità e criticità dell’utilizzo di AI

Nel caso in esame si tendono a creare flussi dinamici attraverso i quali l’algoritmo viene messo al servizio dell’uomo-scrittore affinché questi trovi maggiori spunti o idee creative da adoperare per la narrazione. Inteso in questi termini l’algoritmo è come una finestra su un mondo infinito di possibilità. E, per lo scrittore, è un grande vantaggio poter contare su una fonte inesauribile di “soluzioni creative” con il minor dispendio di energie: la possibilità di generare nuove idee e di alimentare la propria fantasia per ottenere il giusto racconto, intriso di novità, innovatività, connessioni, storia, avventura, emozioni, trama e tutto quello di cui l’autore può aver bisogno.

L’autore non deve più cercare o fare esperienze al fine di trovare qualcosa di creativo ed originale: ha già sotto mano una potenzialità infinita di spunti creativi. Deve trovare, però, la giusta strada per costruire il racconto, le dinamiche, i collegamenti. Inoltre, non sarà certo obbligato ad adoperare tutto il materiale che si ritroverà a disposizione, potendo, una volta creata la sua di storia, abbandonare, tralasciare, modificare tutto ciò che non riterrà opportuno seguire.

L’algoritmo potrà, inoltre, occuparsi anche di altri aspetti più “tecnici” ma che comunque rientrano nelle fasi costruttive della narrazione: potrà, ad esempio, suggerire l’uso di un certo numero di avverbi, oppure potrà proporre l’uso di frasi concise o, ancora, potrà suggerire ulteriori regole narrative. Tutto verrà distribuito su di una ipotetica scrivania ed il narratore potrà sempre seguire o meno ogni singolo suggerimento.

Algoritmo e scrittura: il rischio caos

Avere a disposizione tanti riferimenti, potrebbe, tuttavia, deteminare anche effetti deleteri ed indurre a generare un potenziale caos: un eccesso di materia e di materiale potrebbe essere fonte di distrazione per chi, ad esempio, è abituato a costruire le proprie narrazioni nel divenire della storia, magari anche modificando un eventuale progetto originario.

Ma se è vero che sono possibili potenziali momenti di confusione va pur sempre detto che questo tipo di utilizzo dell’algoritmo si presta bene a fornire un tipico supporto da “dietro le quinte” al narratore.

E’, pertanto, perfettamente lecita una fase di organizzazione ed adattamento ad un nuovo modello. Tuttavia è bene rilevare che tale contributo si colloca in un momento talmente embrionale di creazione della storia, da non influire negativamente né tantomeno da poter riconoscere all’algoritmo un ruolo determinante nella definizione di trama e testo.

Restando ogni scelta finale a carico della mente umana, potrà tranquillamente parlarsi di un uso dell’algoritmo al servizio della creatività umana ma di certo non potrà parlarsi di storia generata da un algoritmo, come in altri esperimenti condotti cui si è fatto cenno prima.

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